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Notizie dal Mondo della Grande Atletica: articoli e comunicati ripresi dalla Gazzetta dello Sport,
dai siti Fidal.it e Iaaf.org
Dai record di Faniel e Crippa alla doppia gara di Gressier: l’anno si è chiuso col botto!

Dall'Italia alla Spagna con risultati da primato: ecco come sono andate le ultime gare del 2020. Che show!

Fine d’anno con doppio record italiano nei 5000 e 10.000 su strada per i nostri due numeri uno azzurri del fondo e mezzofondo prolungato Yemaneberhan Crippa ed Eyob Faniel Ghebrehiwet.

SAN SILVESTRE VALLECANA – Quest’ultimo, che nel corso del 2020 è diventato il nuovo primatista italiano della maratona con 2.07.19, ha gareggiato sui 10 km sulle strade di Madrid nella classica “San Silvestre Vallecana” conquistando un prestigioso secondo posto davanti a tanti atleti di nome e dietro soltanto al keniota Daniel Simiu Ebenyo vincitore in 27.41. Il suo crono finale di 28.08 eguaglia al secondo il primato italiano stabilito da Daniele Meucci il 12 gennaio 2020 a Valencia. Un bel test di velocità per chiudere bene l’anno prima di iniziare la preparazione specifica per la maratona dei giochi olimpici di Tokyo. Che però per ragioni climatiche dovrebbe svolgersi a Sapporo nel nord del Giappone.

BO CLASSIC – Crippa invece, causa il rispetto delle norme anti coronavirus, ha gareggiato in una inedita edizione della Bo Classic su di un circuito di 975 metri ricavato dentro una pista di Go Kart a Vadena, appena fuori Bolzano. Obiettivo, oltre a quello praticamente scontato di migliorare il primato italiano di 13.48 di Michele Gamba, l’attacco al primato europeo di 13.18 del francese Jimmy Gressier. Il mezzofondista azzurro, reduce da un mese di duri allenamenti a Tenerife, ci è andato vicino chiudendo la sua fatica in un ottimo 13.20. Una gara partita veloce con un primo km in 2.36 e che poi ha perso un po’ di slancio nei successivi 3 km. All’ultimo giro Crippa ha provato a ravvivare il ritmo andando davanti ad accelerare le cadenze pagando però dazio negli ultimi 300 metri quando ha dovuto lasciar via libera al 19 enne ugandese Oscar Chelimo primo in 13.17 davanti al sorprendente belga Robin Hendrix che con 13.19 ha sfiorato il primato europeo di Gressier ed all’esperto mezzofondista marocchino Abdelaati Iguider che con 13.20 lo ha preceduto di pochi decimi di secondo sul traguardo. Crippa, quarto all’arrivo, si è pero consolato con il nuovo record italiano e la conferma di essere già in ottima forma sulla strada verso i giochi olimpici di Tokyo.

DOPPIO GRESSIER – In Spagna si è gareggiato anche a Barcellona con la “Cursa dels Nassos”. Il protagonista principale è stato il francese Jimmy Gressier primatista europeo dei 5 km su strada. Il 23 enne mezzofondista transalpino prima ha vinto la gara dei 5000 metri in 13.39. Poi, pochi minuti dopo, ha preso il via anche nella successiva prova dei 10.000 metri finendo al terzo posto in 28.13 nella gara vinta dal connazionale Morad Amdouni in 27.43. Pochi secondi peggio del crono di Eyob Faniel a Madrid. Personaggio estroverso a cui piace dare spettacolo, ma anche grande agonista, Gressier nella sua carriera ha vinto tre volte consecutivamente il titolo europeo under 23 di corsa campestre.

Mondo 2020: record nonostante tutto

Le imprese di Duplantis, i primati di Cheptegei, la strada che prende il volo. Il talento, la giovinezza e lo specchio della normalità in un anno che di normale ha avuto poco

Il primo dietrofront viene reso noto ai media il 25 gennaio. La prima manifestazione che fa le spese del coronavirus outbreak sono i campionati asiatici indoor di Hangzhou (Cina, 600 km da Wuhan) previsti per metà febbraio. La valanga è alle porte e sta per travolgere tutto. Saltano i Mondiali indoor di Nanchino, poi le maratone di Tokyo e Nagoya, i campionati NCAA indoor, poi quella corsa così attesa, quell'altro evento di minor risonanza, poi tutto. La spianata della discesa libera del virus maledetto fa piazza pulita dell'atletica, dello sport, dei Giochi Olimpici che restano sospesi nel limbo, in attesa della clemenza di una natura che, al momento, chiude l'umanità e la normalità dietro una porta. Eppure, il segnale della normale bellezza è arrivato, si è srotolato lungo un anno difficilissimo, seppur con dinamiche nuove, più individuali che di massa. Meno concorrenti, meno spettatori a incorniciare le strade di maratona lungo le città. Il segnale è arrivato, ironia della forza e non della sorte, subito dopo i primi allarmi e notizie allarmistiche, poi nel pieno delle totali cancellazioni. Arriva l'8 di febbraio, in Polonia, per il primo dei record del mondo che hanno colorato a tinte forti un annus horribilis tutto bianco, come la distesa di neve effetto della valanga.

UNA SETTIMANA DA DIO - Sale dove nessuno mai. Armand Duplantis aggiunge un centimetro alla conquista di quello spazio figlio di Renaud Lavillenie, sulla pedana di Torun, in Polonia, dove il World Indoor Tour scrive una pagina storica. Mondo di qua, Mondo di là, ma a 20 anni non ci si ferma a guardarsi allo specchio. Sette giorni dopo, nell'arena di Glasgow, il 6,18 del ragazzo svedese nato in Louisiana fa già dimenticare il 6,17 polacco. Che importa se c'è il tetto, il record è assoluto come da regolamento. E poi a Armand, il tetto inizia ad andare stretto. Il suo 2020 sciorina meraviglie. Chiude le gare in sala con cinque gare tutte oltre i sei metri. Il 6,07 di Liévin, subito dopo l'abbuffata record, appare a palati grossolani come una delusione (sic!). All'aperto riparte da Oslo con le sagome a sostituire il pubblico, poi Montecarlo, Stoccolma, la meravigliosa sfida di Losanna con Capitan Kendricks, l'apoteosi del Golden Gala, per i 6,15 mai superati da un umano a cielo aperto. Imbattuto. Imbattibile.

LUNGA È LA STRADA - Il primo a scrivere un primato del mondo è un altro ragazzo del '99, Rhonex Kipruto, che il 12 gennaio sulle strade di Valencia corre i dieci chilometri in 26:24, togliendo il limite all'ugandese Cheptegei. Una specie di ampio compasso che parte dalla finale mondiale dei 10.000 metri a Doha, dove l'ugandese si era laureato campione del mondo e Kipruto, alla prima grande rassegna in pista, era salito sul podio con il bronzo. I loro destini, e la location valenciana, sono legati a doppio filo.

STRISCIA RECORD MOZZAFIATO - Il tris d'oro è firmato proprio da Cheptegei. Inizia dalle strade monegasche il 16 febbraio, con l'aggiornamento della fresca casistica del primato del mondo dei 5 km su strada. L'ugandese è il primo a scendere sotto i tredici minuti in 12:51. Toglie il primato a chi? A Kipruto, che nel record di Valencia era transitato al quinto chilometro in 13:18, ancorché un primato decisamente in via di evoluzione. Il Principato di Monaco pulsa per i garretti di Cheptegei alla vigilia di Ferragosto, è il primo ugandese a cifrare un record del mondo sui 5000 metri in 12:35.36, due secondi sotto al limite di Bekele ormai vecchio di oltre tre lustri. E' finita? No, torna in auge ancora Valencia, la nuova Mecca del cronometro. Il 7 ottobre, Cheptegei va in orbita sui 10.000, accoppiando il primato al titolo iridato di un anno prima. E' ancora Bekele il re detronizzato dall'ugandese, stavolta di sei secondi e mezzo, fino a un impensabile 26:11.00. Lussuoso affresco valenciano è la scorribanda sui 5000 donne di Letesenbet Gidey, etiope di flessuosa eleganza, che in 14:06.62 si prende il record di Tirunesh Dibaba. Tutto in meno di un'ora.

L'ORA DEI PRIMATI - Laddove manca il sale, viene buono il pepe. Lo aggiungono a Bruxelles il 4 settembre i nuovi primatisti mondiali Mo Farah e Sifan Hassan, che in un'ora altamente tecnologica percorrono rispettivamente 21,330 km e 18,930 km. A esser pignoli, ci scappa anche il limite ai 20.000 metri del belga Abdi (56:20.02), per pochi attimi capofila davanti all'ombra-killer del britannico pigliatutto. La Diamond League, mortificata dalle limitazioni, assicura comunque tre primati del mondo e il capolavoro romano di Duplantis.

RIVOLUZIONE MEZZA MARATONA - I limiti cadono quattro volte. Nell'esotica Ras al-Khaimah apre le danze l'etiope Ababel Yeshaneh, che in 1h04:31 toglie 20 secondi al record della keniana Jepkosgei, e strada facendo copre i primi venti chilometri in un crono mai visto (1h01:11). Secondo e terzo capitolo sono di stampo keniano, con la due volte iridata sulla distanza Peres Jepchirchir, che abbatte il limite della mezza per sole donne e non mista, prima a Praga in 1h05:34 poi nel Mondiale di Gdynia in 1h05:16. L'apocalisse cronometrica è una volta di più a Valencia, solo tre settimane fa. Il 6 dicembre le strade della capitale 2020 dei primati vedono l'impossibile, ben quattro atleti sotto il precedente record del mondo (58:01 del keniano Kamworor), con un altro keniano, Kibiwott Kandie, a disegnare un presente inimmaginabile in 57:32. Il delfino di Cheptegei, Jacob Kiplimo, gli finisce a cinque secondi a soli vent'anni, ma si prende il miglior crono di sempre al passaggio del 20esimo chilometro (54:42). Rhonex Kipruto, un habitué di questa review, è terzo in 57:49. Fuori podio, ma con prestazione sotto il record mondiale, il keniano Mutiso, 57:59, crono stordente, mani vuote.

APPENDICE - Come tralasciare altri grandi momenti dell'anno più sui generis? Il giusto riconoscimento va al pazzesco Karsten Warholm, che prima del piatto forte del record europeo dei 400hs a Stoccolma (46.87 urtando l'ultimo ostacolo) aveva firmato un 300hs in solitaria negli Impossible Games di Oslo, primo dei terrestri a chiudere sotto i 34 secondi (33.78). Da record mondiale indoor il triplo della venezuelana Yulimar Rojas, 15,43 in sala a Madrid. Ancora, il 10.000 metri di marcia più veloce di sempre (37:25.21) del nipponico Takahashi, e nella stagione delle distanze spurie, i 150 metri piani dell'olimpionica dei 100hs Brianna McNeal (16.41). Da Warholm a un altro figlio dei fiordi. Il tributo va a Jakob Ingebrigtsen, che all'european best di Oslo sui 2000 metri (4:50.01) nella sfida a distanza con i keniani, accoppia una delle perle della stagione, il record europeo sui 1500 metri in 3:28.68 nella magica serata di Montecarlo, cedendo solo al campione mondiale Timothy Cheruiyot (3:28.45).

Valencia, che botti: Kandie fa il record del mondo nella mezza. E che super maratona

Il keniano, sui 21 km, vola in 57’32”, con altri tre atleti sotto il precedente primato. Maratona a due connazionali: Chebet (2h03’00”) e Jepchirchir (2h17’16”). La Straneo cede dopo il 25° km: 2h37’04”

Valencia è sempre più la terra promessa del running. Il 24enne keniano Kibiwott Kandie, con 57’32”, nella super bolla della città spagnola, polverizza il record del mondo della mezza maratona che, con 58’01”, dal 2019 apparteneva al connazionale Geoffrey Kamworor. Altri tre atleti volano sotto quel limite, realizzato a Copenaghen: l’ugandese Jacob Kiplimo, campione del mondo in carica della specialità (57’37”) e gli altri keniani Rhonex Kipruto (57’49”), debuttante sulla distanza ed Alexander Mutiso (57’59”). Merito delle nuove scarpe con solette in fibra di carbonio, certo. Ma anche di una generazione di talenti con pochi eguali.

CHE TEMPI—
La gara si risolve in una sfida a due tra Kandie, portacolori della scuderia del trentino Gianni Demadonna, che attacca poco dopo il 18° km e Kiplimo, atleta rappresentato dal bresciano Federico Rosa. Il keniano affonda il colpo una seconda volta dopo il 19° km e il 20enne ugandese non replica. Parziali da brividi: 13’37” al 5° km, 27’25” al 10° (13’48”), 41’10” al 15° (13’45”) e 54’42” al 20° (13’32”), con i secondi 10 km (un fantastico 27’17”) più rapidi dei primi. Per Kandie, 70.000 euro di bonus per il primato e sui 21,097 km vice iridato in carica, è la consacrazione: per lui, nel 2020, è la quarta mezza sotto i 59’, con tanto di successi a Ras Al Khaimah in febbraio e a Praga in ottobre. Migliori europei lo svizzero Julien Wenders, ora allenato dal torinese Renato Canova (8° in 59’55”) e lo spagnolo Carlos Mayo (9° in 1h00’06”). Non da meno la prova femminile: è appannaggio della grande Genzebe Dibaba in 1h05’18”, dodicesimo crono all-time e il migliore di sempre per un’esordiente. L’etiope primatista del mondo dei 1500, su strada non aveva nemmeno mai corso una 10 km... Alle sue spalle la keniana Sheila Chepkirui (1h05’39”) e l’altra etiope Sembere Teferi (1h05’51”). Quinta la statunitense Emily Sisson (1h07’26”), a 1” dal primato americano di Molly Huddle.

LA MARATONA— A Valencia – budget da 5,3 milioni di euro, un’organizzazione perfetta pur in condizioni difficili come quelle attuali e un meteo favorevole con temperatura di 10 gradi – fanno le cose in grande. E così anche la contemporanea maratona, la prima valida per l’ottenimento dei minimi olimpici dopo la riapertura della relativa finestra temporale, regala spettacolo e grandi prestazioni. Fioccano crono strabilianti. In campo maschile e femminile, con primati della gara abbattuti. In un cast eccelso, il vincitore è relativamente a sorpresa: ad affermarsi, con 2h03’00” (1h01’41” alla mezza), sesto uomo all-time e primo del 2020, è infatti il 32enne keniano Evans Chebet, rivelatosi negli ultimi mesi con i successi di Buenos Aires (con il personale di 2h05’00”) del settembre 2019 e di Lake Biwa (2h07’29”) del marzo scorso. Il braccio di ferro nei due km finali con il connazionale Lawrence Cherono, ultimo vincitore a Boston e a Chicago (nel 2019), è entusiasmante. E si risolve per una questione di 4”. Dietro di loro l’etiope Legese (2h03’16”) e un altro keniano, Amos Kipruto (2h03’33”). Cade il record spagnolo di Julio Rey (2h06’52”; Amburgo 2008): Ayad Lamdassem, a 39 anni, fa 2h06’34”. Arriva anche il primato tedesco (2h07’18” di Amanal Petros). In 41 fanno meglio del 2h11’30” del minimo olimpico, con 18 atleti europei. Persino più prestigiosa la prova femminile. Va alla 27enne keniana Peres Jepchirchir che, con 2h17’16” (1h09’04” nella prima metà) diventa la quinta donna di sempre, la più veloce nel 2020. Il suo, non a caso tra le finaliste per il riconoscimento di miglior atleta dell’anno, sarà da ricordare: nella mezza ha vinto il titolo iridato e migliorato due volte la miglior prestazione mondiale. E adesso, in una sola volta, il progresso sui 42 km è di 6’44”. Seconda piazza per la 26enne connazionale Joiciline Jepkosgei, ultima vincitrice a New York e argento mondiale sulla mezza nel 2018: 2h18’40”. Sul podio anche la 40enne namibiana Helalia Johannes (2h19’52”). È il trionfo del manager Demadonna: anche Chebet, la Jepchirchir e la Jepkosgei sono rappresentate dalla sua agenzia.
POCA ITALIA— Poca gloria per i due italiani al via: Daniele D’Onofrio, al debutto, chiude 59° in 2h15’36” (1h06’47” alla mezza), Valeria Straneo, che a 44 anni inseguiva le 2h29’30” dello standard di partecipazione ai Giochi di Tokyo, va in crisi dopo il 25° km (1h14’17” a metà gara) e ha comunque la forza di terminare (in 2h37’04”).

Yehualaw 1h04:46 nella mezza di Delhi

L'etiope a 15 secondi dal record del mondo batte l'iridata di maratona Chepngetich e la primatista Yeshaneh. Walelegn 58:53 nella velocissima mezza maschile, la quarta della storia con tre atleti sotto i 59 minuti.

Nella mezza maratona di Nuova Delhi sono caduti entrambi i primati della corsa. La prestazione più importante è stata registrata nella gara donne, vinta dall'etiope Yalemzerf Yehualaw, che in 1h04:46 ha firmato la seconda performance di sempre sulla distanza e nuovo world best under 23, già suo con l'1h05:19 ottenuto nel Mondiale di Gdynia a metà ottobre, quando salì sul podio conquistando la medaglia di bronzo. L'1h04:46 di Delhi fa della Yehualaw la sesta atleta a correre sotto l'1h05 in condizioni regolari, a soli 15 secondi dal primato del mondo della connazionale Ababel Yeshaneh (1h04:31), ottenuto in febbraio a Ra's Al-Khaymah, stavolta battuta e terza in 1h05:21. Tra le due etiopi, l'iridata di maratona a Doha 2019, la keniana Ruth Chepngetich, in 1h05:06, ora ottava prestazione di sempre. Strabattuto il primato della corsa della vincitrice uscente Tsehay Gemechu (1h06:00), che ha chiuso quinta in 1h07:16. Ritirata all'ottavo chilometro Brigid Kosgei, primatista mondiale di maratona.

Passaggi ovviamente velocissimi, con transito in 15:27 al quinto chilometro e con un poker di atlete cronometrate in 30:49 al decimo chilometro (Yehualaw, Yeshaneh, Chepngetich e l'altra keniana Cheptai, alla fine quarta in 1h06:43). Staccata la Cheptai dopo metà gara, le battistrada hanno chiuso la terza frazione, al quindicesimo chilometro, in 46:15 (tra le migliori venti prestazioni di sempre), poi la sola Yehualaw è stata capace di seguire il ritmo dettato dal pacemaker keniano Alex Kibarus fino a due chilometri dal traguardo. Non sono ancora noti i passaggi al ventesimo chilometro, dove con ogni probalità la Yehualaw ha stabilito un'altra miglior prestazione mondiale under 23.

WALELEGN PER UN SECONDO - Nella gara maschile, resta sul podio il vincitore uscente Andamlak Belihu, secondo in 58:54, sconfitto di un niente dall'altro etiope Amedework Walelegn (58:53), con terzo l'ugandese Stephen Kissa (58:56, a sette secondi dal record nazionale di Jacob Kiplimo ottenuto per conquistare il titolo mondiale a Gdynia), per la quarta mezza maratona della storia con tre atleti capaci di esprimersi sotto i 59 minuti, dopo i precedenti di Ra's Al Khaymah 2013, Copenhagen 2017 e Valencia 2018.

EDRIS ESORDIO SUPER - Se il crono di Walelegn non scombussola le graduatorie di sempre (diciannovesimo all-time e terzo del 2020), ma frantuma il primato della corsa di Ayola (59:06), è il quarto classificato, l'esordiente Muktar Edris, due volte campione del mondo sui 5000 metri, a stupire in un formidabile 59:04, secondo miglior debutto di sempre sulla distanza. Passaggi da 13:57, 27:50 e 42:00. Sotto l'ora anche il keniano Leonard Barsoton (59:10), l'etiope 21enne Tesfahun Akalnew (59:22), l'ugandese anch'egli 21enne Victor Kiplangat (59:26) e l'altro keniano Shadrack Kimining (59:51).

MARATONA A NANCHINO - Titoli nazionali assegnati oggi in Cina. Prestazioni interessanti relativamente al contesto locale, con successo maschile in 2h08:50 per Peng Jianhua, seguito da Yang Shaohui (2h08:56), Duo Bujie (2h09:03) e Chen Tianyu (2h09:55). Tra le donne vince Li Dan in 2h26:59. Sotto le 2h30 anche Jin Mingming (2h27:08), Bai Li (2h29:10) e Pan Yinli (2h29:19).

STRADA E CROSS - Martedì scorso la 36enne statunitense Keira D'Amato ha stabilito a Washington il nuovo record nazionale sulle dieci miglia in 51:23, quasi un minuto sotto al limite stabilito dalla ex-keniana (poi cittadina USA) Janet Bawcom (52:14), vecchio di sei anni. Il polacco Marcin Lewandowski ha vinto sabato i campionati nazionali di cross a Kwidzyn, aggiudicandosi il titolo sul percorso dei quattro chilometri davanti a una coppia di under 23, Kozlowski e Mutwil. Lewandowski tornava a gareggiare ai nazionali di cross dopo quattro anni. Per il polacco, il primo test sul percorso di avvicinamento agli Europei indoor di Torun, dove cercherà di vincere il terzo oro consecutivo sui 1500 metri dopo i successi di Belgrado 2017 e Glasgow 2019.

VAN ROOYEN 87,62 - Gran lancio del giavellottista sudafricano Rocco Van Rooyen, che torna alla ribalta dopo alcune stagioni travagliate per problemi fisici. Ieri a Paarl un lancio da 87,62, abbondante record personale e terza prestazione mondiale stagionale. Nella sua miglior stagione, il 2015, partecipò anche al Golden Gala Pietro Mennea.

ANCORA IN PISTA - Venerdì si torna a gareggiare in Giappone, con i campionati nazionali di 5000, 10.000 metri e 3000 siepi, a Osaka. Presenti tutti i campioni uscenti. Domenica 6 dicembre in calendario il GP Brasil Caixa, ultima tappa del 2020 World Athletics Continental Tour Silver level, con la star del getto del peso Darlan Romani in pedana. Iscritti una decina di primatisti del Sud America, per una riunione davvero interessante, posposta in dicembre per lo stravolgimento del calendario.

La Grøvdal reginetta di Norvegia

La mezzofondista insidia la miglior prestazione europea di Paula Radcliffe sui 10 km. Jakob Ingebrigtsen chiude al passo. Warholm e un possibile futuro da ottocentista.

Esattamente un anno fa, il 19 di ottobre del 2019, Jakob Ingebrigtsen dominava in 27.54 la Hytteplanmila di Hole, corsa su strada di 10 km nell'area occidentale del paese, imponendosi largamente su fior di avversari, come l'eritreo Tsegay e il fratello Filip. Due giorni fa, allo scoccare della nuova edizione, il due volte campione europeo a Berlino 2018 su 1500 e 5000 metri non si è ripetuto, chiudendo in modalità jogging dopo aver perso contatto a tre quarti di gara. Una battuta a vuoto per il formidabile norvegese, abituato a sciorinare nel 2020 soltanto vittorie o, al massimo, secondi posti. Non è andata benissimo nemmeno a Filip, il secondogenito, sesto a debita distanza dal vincitore Zerei Kbrom Mezngi, un eritreo di 34 anni che solo da una manciata di mesi ha acquisito la nazionalità norvegese e laureatosi con il titolo nazionale dei 10000 metri un mese fa a Bergen in 28:04.29.

GRØVDAL SUPER - Ben altra prova ha riservato Karoline Bjerkeli Grøvdal, trentenne d'argento all'Eurocross 2019 e sei volte al bronzo: quattro nel cross corto, sui 10000 metri all'europeo 2016 e sui 3000 siepi in quello 2018. L'atleta di Ålesund ha vinto la corsa donne in un notevolissimo 30:32, record nazionale, primato europeo stagionale (sesto crono mondiale 2020) e soprattutto seconda prestazione di sempre in Europa, a soli undici secondi dal limite di Paula Radcliffe (30:21) risalente a diciassette stagioni fa. Quindici giorni fa, la Grøvdal aveva portato a 15:04 la miglior prestazione mondiale stagionale sui 5 km stradali a Spikkestad. Una settimana fa ha vinto il titolo nazionale di cross a Skien con distacco di ben oltre un minuto, laddove Filip Ingebrigtsen aveva vinto quello uomini con facilità.

WARHOLM GUARDA LONTANO - Chiusa la personale straordinaria stagione 2020, culminata con il record europeo sui 400hs in 46.87 a soli nove centesimi dal primato del mondo di Kevin Young, il due volte campione iridato Karsten Warholm ha salutato con l'ultima uscita sui 400 piani in 45.56 a Oslo, quindici giorni fa.Karoline Bjerkeli Grøvdal
Ai microfoni dei media norvegesi, ha ipotizzato di voler proseguire la carriera nelle prossime stagioni sui 400hs ma gareggiare più spesso sulla distanza piana, per migrare nella seconda parte della sua storia atletica sugli 800, dove i precedenti di grandi quartermiler capaci di fare cose eccelse sul doppio giro, non mancano.

PRIMATI NEI BALCANI - Qualche nota dalla Bulgaria, dove nella difficoltà planetaria del momento si è comunque riusciti a mettere in piedi la Sofia Wizz Air Marathon la scorsa settimana. La perseveranza ha premiato con un doppio primato della corsa: interessante al femminile, 2h27:57 dell'ucraina Khapilina con standard olimpico e vittoria su keniane di buon livello, di discreta fattura il 2h13:03 del marocchino 40enne Sbai. In Macedonia (Skopje), una maratona che risale a due settimane fa ma che ha dato l'ennesimo primato nazionale (2h35:54) alla ben nota Luiza Gega, la migliore atleta d'Albania (argento europeo 2016 sui 3000 siepi), che con il limite sui 42 km vanta ora tutti i primati nazionali dal mezzofondo veloce al prolungato fino alla maratona, oltre che nella mezza maratona.

50 KM UCRAINI - Nella consueta sede di Ivano-Frankivsk, disputati ieri i campionati ucraini di marcia, con eccellente prestazione di Ihor Hlavan, bronzo mondiale a Mosca 2013, che in 3h47:31 ha centrato la miglior prestazione mondiale stagionale escludendo quelle ottenute in Russia (Cheparev e Sharipov hanno marciato quattro minuti più veloce sulla distanza). Sotto le 3h50 anche Budza in 3h49:47. Altri titoli a Losev (1h21:44) e alla Olyanovska, anche lei al bronzo mondiale ma nel 2015, in 1h29:18.

GIAPPONE - Dalle ultime tornate di gare in pista, 27:08.91 sui 10000 metri del keniano Bedan Karoki, argento mondiale di cross e mezza maratona. Dietro di lui debutto sulla distanza del 19enne Philemon Ruto Kiplagat, il cui 27:46.67 lo pone in cima alle graduatorie stagionali di categoria U20. Per Karoki si è trattato del terzo 10000 in tre mesi, tutti abbondantemente sotto i 27:20, ma del primo successo. Ieri, nel Tajima Memorial di Yamaguchi, altra attività in pista con 2,27 di Shinno nell'alto e primato nazionale sui 300 donne di Seika Aoyama, un 37.08 che rappresenta anche il miglior crono mai realizzato sulla distanza da un'atleta asiatica.
La sfida delle sfide: Kipchoge vs Bekele a Londra

Domenica l’attesissima maratona della capitale britannica con il recordman mondiale e il secondo di sempre sui 42,195 km. In gara anche l’azzurro Meucci. La primatista Kosgei tra le donne

Domenica nell’ottantesimo anniversario del blitz tedesco, Londra celebra la sua resistenza alla Luftwaffe e al virus che sta sconvolgendo il mondo, spazzando il continente delle grandi adunate di massa, del grande rito della corsa, dei 42 chilometri attraverso le metropoli. Una dopo l’altra si sono arrese tutte. Londra, al 40° appuntamento con la sua prova, no. Ma per sopravvivere, è costretta a cambiare coordinate, rotta, formato, partecipazione.

Domenica resteranno a casa i 45.000 che erano riusciti a strappare un pettorale (ma tutti sono invitati a correre i 42,195 km per proprio conto e per continuare nella formidabile tradizione di raccolta di fondi benefici) e nessuna linea di partenza verrà tracciata a Greenwich. Tutto andrà in scena nel cuore della città, attorno al parco di St. James, il più piccolo e il più amato, dalla superba popolazione di uccelli acquatici: 19 giri di 2150 metri e una breve e finale appendice di 1345 metri sul Mall: almeno le battute conclusive intendono rispettare la tradizione. Una maxi-pista piatta, dove sviluppare alte velocità, sollecitate da una pattuglia di lepri guidata da sir Mo Farah, fresco di record mondiale dell’ora.

Una gara che è un distillato di classe pura, di nomi già ben attestati nella storia dell’atletica, un elenco che deve essere costato molto caro tra ingaggi, premi e bonus agli organizzatori, una struttura al cui vertice siede Hugh Brasher, figlio di Chris, uno dei padri fondatori della prova londinese, olimpionico nelle siepi a Melbourne ’56, uno degli scanditori di ritmo – l’altro era Chris Chataway – che diedero una mano a Roger Bannister per passare le colonne d’Ercole dei 4 minuti nel miglio.

Brasher ha una sorta di esclusiva su Eliud Kipchoge (quattro vittorie e un record della corsa portato a 2h02:37 l’anno scorso) e dopo lo stordente tempo berlinese di Kenenisa Bekele, 2h01:41, a due secondi dal record mondiale di Eliud, ha iniziato a cullare il progetto di mettere uno di fronte all’altro i due veterani - l’etiope Kipchoge ha 38 anni, il keniano Bekele fra poco ne festeggerà 36 – in un duello definitivo. E li ha convinti a tenere fermo il loro impegno anche di fronte a un lungo rinvio: da fine aprile ad inizio ottobre.

Nel frattempo Brasher non ha fatto che arricchire il cast ingaggiando gli etiopi Mosinet Geremew che l’anno scorso riuscì a resistere alle progressive accelerazioni di Kipchoge per cedere solo nel finale, finire a 18 secondi e diventare in 2h02:55 il quarto di sempre, Mule Wasihun, terzo nella stessa occasione in 2h03:16 (ottavo all-time), Sisay Lemma 2h03:36 a Berlino, Tamirat Tola 2h04:06 e Shura Kitata 2h04:49, ma anche i keniani Marius Kepserem 2h04:11, Vincent Kipchumba 2h05:09 e Gideon Kipketer 2h05:51, il norvegese Sondre Moen 2h05:48, punto di riferimento per la pattuglia europea di cui fa parte l’azzurro Daniele Meucci.

Della stessa qualità la prova femminile con Brigid Kosgei che l’anno scorso a Chicago ha dato una scossa al record mondiale chiudendo in 2h14:04, la campionessa mondiale in carica Ruth Chepngetich, 2h17:08, la piccola veterana Vivian Cheruiyot, a segno a Londra due anni fa in 2h18:31. Il terzetto delle keniane verrà sfidato dalle etiopi Roza Dereje, 2h18:30, e Ashete Bekere, 2h20:14. Nel rispetto delle restrizioni sanitarie, Brasher e i suoi hanno allestito una “bolla” fuori città: un albergo in campagna con prati attorno per gli ultimi “ritocchi”, test all’arrivo e nell’imminenza del via, un percorso ermeticamente chiuso per tutti. Il prima, il durante e il dopo in un’interminabile diretta della BBC.

Straneo e Zoghlami campioni italiani dei 10.000

A Vittorio Veneto (Treviso) l’alessandrina torna al successo tricolore anche su pista. Tra gli uomini il siciliano Osama, azzurro delle siepi, vince al debutto sulla distanza. Titoli U23 per Colli e Parolini.

Nei Campionati italiani dei 10.000 metri, a Vittorio Veneto (Treviso), conquistano il successo Valeria Straneo e Osama Zoghlami. Questo il verdetto della rassegna tricolore, inserita nel 29° Meeting Città di Conegliano, al termine di due sfide combattute. Tra le donne in 32:55.25 è il secondo titolo della stagione per l’alessandrina del Laguna Running, che aveva già vinto nella mezza maratona di Verona in febbraio, e anche il secondo della carriera sulla distanza, a 44 anni di età, dopo quello del 2013. Alle sue spalle la campionessa uscente Isabel Mattuzzi (Fiamme Gialle, 33:04.22), in testa nella prima parte, e Giovanna Epis (Carabinieri, 33:16.47). Sorpresa nella prova maschile con il siciliano dell’Aeronautica, più volte azzurro dei 3000 siepi, che al debutto nei 10.000 prevale in 29:07.27 con una volata in rimonta davanti al 22enne bergamasco Sebastiano Parolini (Ga Vertovese, 29:08.07), campione under 23, e a Stefano La Rosa (Carabinieri, 29:08.69) superando nel finale Pietro Riva (Fiamme Oro, 29:12.45), che era nettamente al comando fino a circa duecento metri dall’arrivo. Titolo promesse femminile per Gaia Colli (Atl. Valle Brembana, 35:06.87). Nelle altre gare del meeting in evidenza Leonardo Feletto (Atl. Mogliano), vincitore dei 3000 siepi in 8:32.52 a quattro secondi dal recente personale, mentre il campione italiano del giavellotto Norbert Bonvecchio (Atl. Trento) firma il primato stagionale con 77,60 e sugli 800 metri il bosniaco Amel Tuka, argento mondiale, si impone in 1:46.98.

DONNE - È di nuovo Valeria Straneo a dettare legge in una rassegna tricolore. Al ritorno in una gara su pista dopo cinque stagioni, la primatista nazionale di maratona vince anche su questo terreno. Per la seconda volta nel 2020 conquista un titolo italiano sotto la guida tecnica dell’olimpionico Stefano Baldini, che si aggiunge a quello della “mezza”, mentre sui 10.000 metri si era già affermata sette anni fa. Il break intorno al settimo chilometro, con l’inossidabile piemontese classe ’76 che prende il largo scavando un margine di qualche secondo per mantenerlo fino al traguardo, in un pomeriggio piuttosto fresco. Nella fase iniziale a tentare la fuga era stata invece Isabel Mattuzzi (Fiamme Gialle), campionessa in carica alla ricerca del bis, guadagnando alcuni metri sulle avversarie tra il secondo e il quarto chilometro, prima del ricongiungimento del terzetto di testa che comprendeva anche Giovanna Epis. Un match acceso, ma alla fine la portacolori del Laguna Running esulta in 32:55.25 sulla finanziera trentina che è seconda con 33:04.22, terza invece la veneziana dei Carabinieri nel crono di 33:16.47.

Ai piedi del podio la pugliese Maria Chiara Cascavilla (La Fratellanza 1874 Modena, 34:16.64), a lungo da sola al quarto posto, mentre è quinta la siciliana Alessia Tuccitto (Gs Lammari) con il personale migliorato di oltre un minuto in 34:23.79 davanti a Raimonda Nieddu (Cagliari Atl. Leggera, 34:44.01). Tra le promesse Gaia Colli (Atl. Valle Brembana, 35:06.87), azzurra della corsa in montagna, si prende il titolo nei confronti di Ilaria Fantinel (Esercito, 35:22.43) e Azzurra Ilari (Atl. Amatori Osimo, 41:00.74). “Non me l’aspettavo - le parole di Valeria Straneo, che in carriera ha vinto l’argento nella maratona ai Mondiali 2013 e agli Europei 2014 - anche perché era da tanto tempo che non correvo su pista, ma ho sempre tenuto il mio ritmo. Le gambe giravano bene, sono veramente felicissima e soddisfatta. Adesso punto ai Mondiali di mezza maratona di metà ottobre in Polonia, poi alla maratona di Valencia a inizio dicembre con l’obiettivo di centrare il minimo per quella che potrebbe essere la mia terza Olimpiade”.

UOMINI - Sembra tutto deciso per il titolo maschile, quando Pietro Riva (Fiamme Oro) cambia passo dopo sei chilometri e prende un vantaggio consistente. Ma c’è un colpo di scena, perché nell’ultima parte il piemontese rallenta l’andatura e si avvicinano i tre più immediati inseguitori che recuperano a vista d’occhio. All’inizio della curva conclusiva si materializza il sorpasso, con Osama Zoghlami a far valere il suo spunto finale. Specialista dei 3000 siepi, in cui ha indossato la maglia azzurra anche ai Mondiali di Doha, di recente il mezzofondista dell’Aeronautica si è migliorato nei 1500 e anche nei 3000 piani. Partiva da outsider, all’esordio su questa distanza, però il 26enne trapanese di Valderice si ritrova campione italiano. Per l’atleta allenato a Palermo da Gaspare Polizzi, tecnico del grande Totò Antibo, è il secondo tricolore assoluto dopo quello del cross corto nella scorsa stagione, ma il primo su pista. Notevole il progresso di Sebastiano Parolini (Ga Vertovese), bergamasco classe ’98 e argento U23 a squadre agli Europei di cross, che dopo essere già sceso sotto i quattordici minuti nei 5000 metri al meeting di Rovereto qui corre in 29:08.07 per il tricolore promesse superando nella volata il pluricampione italiano Stefano La Rosa (Carabinieri), 29:08.69, mentre è quarto Pietro Riva (29:12.45). Completano il podio under 23 i pugliesi Pasquale Selvarolo (29:24.74) e Nfamara Njie (29:30.49), entrambi dell’Atletica Casone Noceto. Assenti dell’ultim’ora Marouan Razine (Esercito) e Ahmed El Mazoury (Atl. Casone Noceto). “Mi sono divertito - commenta Osama Zoghlami - per questo mio debutto nei 10.000 metri. Ho cercato di tenere d’occhio la testa della corsa e non ho mai smesso di crederci, per chiudere con un bel finale.
E ora penso a tornare sui 3000 siepi”.

FELETTO OK NELLE SIEPI - Vince e convince Leonardo Feletto sui 3000 siepi. Per il 25enne dell’Atletica Mogliano c’è il successo in 8:32.52 che è la seconda prestazione in carriera, poco distante dal personale di 8:28.33 firmato due settimane fa a San Biagio di Callalta in solitaria. Stavolta il trevigiano risolve in suo favore il duello con il britannico Mark Pearce (8:34.38), allungando a duecento metri dal traguardo prima dell’ultima riviera, per ribadire il suo bel momento di forma. Non prende il via invece Ahmed Abdelwahed (Fiamme Gialle), tricolore in carica sulla distanza, mentre si avvicina l’appuntamento con la Festa dell’Endurance di Modena (17-18 ottobre) che assegnerà i titoli italiani del mezzofondo prolungato.

800 PER TUKA E VANDI - Protagonista negli 800 metri Amel Tuka, stella internazionale del pomeriggio: è uno dei big della specialità, vicecampione mondiale nella scorsa stagione a Doha ma anche bronzo iridato a Pechino 2015. Il bosniaco conduce una gara di testa e chiude in 1:46.98 seguito dall’atleta di casa Catalin Tecuceanu (Silca Ultralite Vittorio Veneto, 1:47.91) e dall’azzurro Joao Bussotti (Esercito, 1:48.16). Tra le donne Eleonora Vandi (Atl. Avis Macerata) con 2:06.11 precede Irene Vian (Atl. Riviera del Brenta, 2:06.84), poi l’irlandese Iseult O’Donnell (2:07.83) e Giulia Aprile (Esercito, 2:08.74).

BONVECCHIO ALLO STAGIONALE - Si conferma in crescita Norbert Bonvecchio (Atl. Trento) nel giavellotto, che come da tradizione è uno dei piatti forti di questo meeting. Dopo aver conquistato a Padova il suo quarto titolo estivo, il tricolore assoluto migliora ancora il primato stagionale con 77,60 all’ultimo tentativo, incrementando così il 76,37 ottenuto a Rovereto. Nel turno conclusivo arrivano i lanci più lunghi di giornata anche di Matteo Masetti (Atl. Lecco Colombo Costruzioni, 68,75) e dello junior Michele Fina (Atl. Brugnera Friulintagli, 67,80) che nella recente rassegna di categoria a Grosseto ha sfondato per la prima volta la barriera dei settanta metri. La pluricampionessa italiana Chiara Rosa (Fiamme Azzurre) spedisce il peso a 15,75, tra gli uomini 16,86 di Andrea Caiaffa (Fiamme Oro). Nell’alto 2,10 di Manuel Lando (Atl. Vicentina) e il decatleta Jacopo Zanatta (Silca Ultralite Vittorio Veneto) si aggiudica il lungo con 7,24 (+1.2).

Doha: Duplantis saluta il 2020 da imbattuto

Mondo completa la stagione con un'altra vittoria in Wanda Diamond League: in Qatar "solo" 5,82. Migliori prestazioni mondiali dell'anno per Kipyegon (800) e Obiri (3000). Dal Molin falsa partenza

La notizia, per una volta, è che il primatista del mondo Armand Duplantis non salta i sei metri nell’asta. A Doha il ventenne svedese saluta il 2020 chiudendo la stagione da imbattuto, con la misura per lui decisamente agevole di 5,82, prima di due errori a 5,92 e un tentativo mancato a sei metri. In Qatar è l’ultima tappa dell’anno per la Wanda Diamond League, fortemente condizionata in questa stagione dalla pandemia da Covid-19: dal mezzofondo arrivano due migliori prestazioni mondiali dell’anno, quella della keniana Faith Kipyegon negli 800 metri con il tempo di 1:57.68 e quella dei 3000 metri per l’altra keniana Hellen Obiri (8:22.54). Vittoria nei 100 metri per la giamaicana Elaine Thompson-Herah in 10.87 (0.0). Di qualità i 1500 al maschile dominati dall’australiano Stewart McSweyn in 3:30.51 e gli 800 del keniano Ferguson Rotich (1:44.16). L’ucraina Maryna Bekh-Romanchuk a 6,91 (+0.6) nel lungo. In chiave azzurra, non c’è gloria per Paolo Dal Molin (Fiamme Oro), escluso per una falsa partenza dalla gara dei 110hs, vinta dallo statunitense Aaron Mallet in 13.15 (+0.3).

16 SU 16 - Di diverso, dai Mondiali cominciati proprio un anno fa di questi periodi, c’è l’impianto che ospita il circus: non il Khalifa Stadium ma il più misurato Qatar Sports Club, lo stadio tradizionale della Diamond League a Doha. Di simile, invece, c’è la temperatura torrida (quasi 35 gradi) e l’umidità che fa grondare di sudore. “Mondo” Duplantis, nella gara che chiudeva la propria strepitosa stagione, non esagera. A pochi giorni dal 6,15 del Golden Gala Pietro Mennea, migliore prestazione della storia all’aperto, si “arena” a 5,92, dieci centimetri più su della misura di 5,82 (alla prima) che gli consegna comunque la vittoria. Stessa cifra per lo statunitense campione del mondo Sam Kendricks che però del 5,82 si sbarazza alla terza come pure il francese ex primatista Renaud Lavillenie, al miglior salto dell’anno. Sedici gare, sedici trionfi (e lo spaziale 6,18 indoor): l’ultima sconfitta risale proprio alla finale mondiale di Doha e il 2020 resterà per sempre l’anno di Duplantis.

SPRINT – Viaggia forte, di nuovo, Elaine Thompson-Herah: 10.87 nei 100 metri con vento nullo per la giamaicana, a due centesimi dal crono di 10.85 del Golden Gala che resiste come migliore prestazione mondiale del 2020. Nulla possono l’ivoriana Marie-Josèe Ta Lou (11.21) e Kayla White (Usa, 11.25) al cospetto della ritrovata brillantezza della campionessa olimpica. Duecento metri al maschile a tempo di primato ivoriano per Arthur Cissé che infilza il primo posto con 20.23 (+0.9): bel balzo in avanti per chi prima d’oggi aveva corso soltanto in 20.77 (ma è sprinter da 9.93 nei 100). Leve non infinite, sguscia via al giamaicano Julian Forte (20.39) mentre Christophe Lemaitre naviga su tempi di fine stagione (20.68). Nel giro di pista si va meno forti che a Roma, tappa vinta da Edoardo Scotti la settimana scorsa (in 45.21): Kahmari Montgomery, lo statunitense, timbra il cartellino con 45.55.

OSTACOLI – Si muove troppo presto sui blocchi Paolo Dal Molin (Fiamme Oro): “fischiata” la falsa partenza all’ostacolista azzurro e deve abbandonare i 110hs. Amarezza. Anche nello start successivo si alza un cartellino rosso, indirizzato al francese Wilhem Belocian e così diventa una prova a eliminazione con soli cinque atleti, vista già l’assenza dello statunitense Crittenden. Niente paura, non perde la concentrazione e si scatena il connazionale Aaron Mallet che sgretola il personale a 13.15 (+0.3) nonostante l’incontro ravvicinato con il nono ostacolo. Tra le donne, due americane davanti a tutte nei 100hs: Payton Chadwick 12.78 (+1.1), Taliyah Brooks 12.86.

MEZZOFONDO – Negli 800 la spagnola Esther Guerrero è la prima a rompere gli indugi. Ma intorno ai -200 apre il gas Faith Kipyegon, la keniana campionessa olimpica e mondiale dei 1500: da cinque anni non correva così forte nel doppio giro di pista (nell’ultima edizione di RietiMeeting, quella del 2015) e ne esce l’ottocento più veloce dell’anno, in tutto il mondo, e il primo sotto l’1:58. Sul tabellone spedisce il crono di 1:57.68. La Guerrero esulta a sua volta per la prima discesa sotto i due minuti (1:59.22) e sotto la soglia torna anche la britannica Adelle Tracey (1:59.87). Nei 3000 al femminile l’altra WL: la graffia la keniana due volte iridata dei 5000 Hellen Obiri (8:22.54), partita sulla campana e tallonata fin sul traguardo dalle connazionali Agnes Tirop (8:22.92) e la primatista del mondo delle siepi Beatrice Chepkoech (8:22.92). Il monopolio keniano è arricchito da Margaret Chelimo Kipkemboi (8:24.76) e Hyvin Kiyeng (8:25.13). Al maschile, Stewart McSweyn firma il record australiano in un 1500 spumeggiante: scortato dalle due lepri a disposizione allunga subito su tutti i competitors, si smarca dal pacer Brimin Kiprono non appena suonata la campana dell’ultimo giro e divora in solitaria i quattrocento metri finali chiudendo in 3:30.51, quasi un secondo in meno del “suo”. Si migliorano, ma a debita distanza, altri personaggi che frequentano chilometraggi più lunghi come l’etiope Selemon Barega (3:32.97), i siepisti Soufiane El Bakkali (Marocco, 3:33.45) e Lamecha Girma (Etiopia, 3:33.77) e anche il britannico James West (3:34.07). In un tardo pomeriggio che offre interessanti battaglie di mezzofondo, da segnalare anche l’1:44.16 del keniano Ferguson Rotich che deve faticare per respingere l’assalto del “brit” Elliot Giles (1:44.56).

LUNGO – Anche a Doha, nel lungo, si sperimenta la formula della “finale a tre” nell’ultimo dei sei turni. Fino alla sfida conclusiva, la leader è la svedese Khaddi Sagnia (6,85/+0.2). Ma il volo finale dell’ucraina Maryna Bekh-Romanchuk a 6,91 (+0.6) le sfila il successo. E non solo: il 6,68 (+0.4) della nigeriana Ese Brume la relega al terzo posto, visto che nel suo ultimo ingresso in pedana la svedese non riesce ad andare oltre un 6,55 (+0.3).
Crippa è leggenda: record italiano 13:02.26!

Dopo 30 anni cade il record dei 5000 di Antibo: a Ostrava straordinario Yeman, adesso padrone di 5000 e 10.000. “Ho avuto coraggio, spero di essere d’ispirazione per tanti giovani atleti”
Serata da leggenda per Yeman Crippa a Ostrava (Repubblica Ceca). Dopo trent’anni cade il record italiano dei 5000 metri: l’azzurro corre in 13:02.26 e migliora il primato che dal 1990 apparteneva a Totò Antibo (13:05.59 a Bologna il 18 luglio). Un record che era nell’aria, e fortemente voluto dal 23enne trentino delle Fiamme Oro, terzo al Golden Spike alle spalle dell’ugandese Jacob Kiplimo (12:48.63) e dell’etiope Selemon Barega (12:49.08), al termine di una gara coraggiosa, tutta all’inseguimento dei migliori. Crippa si appropria del record dei 5000 dopo essersi impadronito anche di quello dei 10.000 ai Mondiali di Doha nella scorsa stagione, conclusi all’ottavo posto. È una serata magica per l’azzurro allenato da Massimo Pegoretti, che in carriera ha già vinto il bronzo europeo nei 10.000 a Berlino 2018 e il bronzo agli Eurocross di Lisbona 2019.

Come prevedibile Selemon Barega scappa via con tre lepri, tra cui il connazionale Lamecha Girma a trainarlo fino ai 3000. Crippa segue il proprio ritmo nel gruppo ristretto degli inseguitori che poi diventa un duetto con Jacob Kiplimo, l’ugandese del Casone Noceto. L’azione è rotonda, ma intorno ai 3200 metri il compagno di viaggio si lancia a riprendere Barega e si libera di Crippa che resta tutto solo, contro il cronometro. Non si tratta più di sfidare gli avversari ma la storia, per l’azzurro con le treccine dorate. E quando si materializza il crono da primato sul tabellone, la fatica si trasforma in estasi. Per una prestazione che vanta una rilevanza statistica di un certo spessore, considerato che lo fa sbarcare nella top ten europea di sempre, al decimo posto, con un primato personale ormai vicino a quello del campione europeo Jakob Ingebrigtsen (13:02.03) e con un progresso rispetto ai propri limiti di oltre cinque secondi (era 13:07.84).

CRIPPA: “HO AVUTO CORAGGIO” - Risponde al telefono da Ostrava, ancora emozionato: “Sono contentissimo, dopo tre anni che ci provavo è finalmente arrivato il grande risultato - le prime parole di Crippa -. Lo dico con il sorriso, spero che un mito come Totò Antibo non ce l’abbia con me! Gli ho tolto un altro record, ma so che faceva il tifo per me”. Passano pochi minuti ed ecco il messaggio di congratulazioni di Antibo sui social: “Finalmente dopo 30 anni viene battuto il record italiano. Complimenti Crippa, adesso inizia una nuova stagione”.

“Questo record era l’obiettivo del mio 2020 - prosegue Yeman - e averlo ottenuto significa che sono sulla strada giusta, che gli obiettivi prefissati li ho centrati. Nonostante tutto, nonostante lo stop per il lockdown e le difficoltà negli allenamenti. Bisogna crederci, avere il coraggio e provarci. Soffrire e non mollare mai, e spero che questo abbiano capito i giovani atleti che mi hanno seguito stasera da uno schermo. Vorrei aver dato loro tanta motivazione”.
La gara-record la racconta lui, dalla sua visuale: “Mi ha dato una grossa mano Kiplimo - spiega - poi lui è andato via e soffrendo ho tenuto duro. Praticamente ho fatto quasi metà gara da solo.
Negli ultimi due giri e mezzo ero stremato, ma già dai primi passaggi che vedevo sul display (2:32 al 1000, 5:11 al 2000, 7:45 al 3000) avevo capito di essere in linea con il record italiano e sono riuscito a chiudere in 61 secondi l’ultimo giro. A un certo punto, all’ultimo giro, ho chiuso gli occhi, e mi sono detto che dovevo ‘sparare’ il più possibile. Avrei voluto provare anche il sub-13, è sfumato di poco e ci riproverò”.
“Dopo Doha, e il mio record dei 10.000 avevo detto che sì, ero soddisfatto, ma il mondo corre forte ed è ancora lontano: stasera lo confermo - aggiunge -. Non mi accontento, c’è tanto da limare, a partire dalla discesa sotto i tredici secondi nei 5000. Ma intanto me la godo e sono felice di essermi riscattato dal record mancato di sabato sera nel miglio. Ci voleva proprio”. Nella stessa gara, al debutto stagionale sulla distanza, l’altro azzurro Said El Otmani (Esercito) si esprime in 13:24.13 ed è settimo.

DALL'ETIOPIA AL TRENTINO - La guerra civile in Etiopia lo ha strappato alla sua famiglia, originaria del Nord-Est del Paese, e lo ha portato in un orfanotrofio di Addis Abeba dove nel 2003 è stato adottato con i fratelli da una coppia milanese, Roberto e Luisa Crippa. La nuova famiglia si è stabilita in Trentino, a Montagne (presso Tione), dove Yemaneberhan (il nome in amarico significa “il braccio destro di Dio”) ha prima giocato a calcio e poi è stato avviato alla corsa nell’Atletica Valchiese dal compianto tecnico Marco Borsari. Dopo la scomparsa del suo primo allenatore, “Yeman” è stato seguito da Massimo Pegoretti, ex mezzofondista delle Fiamme Azzurre.

Crippa, fin da ragazzino, ha primeggiato in tutte le categorie e su tutti i terreni, dalla corsa in montagna alla corsa campestre, collezionando titoli e medaglie europee. Nel 2017 ha stabilito il primato italiano assoluto dei 5000 al coperto con 13:23.99 a Birmingham. Sempre nel 2017 ha vinto l’oro europeo under 23 in volata grazie a un’entusiasmante rimonta. Nel 2018 ha tolto a Francesco Panetta le migliori prestazioni nazionali promesse di 5000 e 10.000 che risalivano al 1985, ma anche quella dei 3000 a Stefano Mei con 7:43.30, prima del bronzo sui 10.000 agli Europei di Berlino, la prima medaglia tra i “grandi”. Nel 2019 è sceso fino a 13:07.84 sui 5000 metri, a un paio di secondi dal record italiano di Salvatore Antibo, dopo il personale anche nei 1500 (3:37.81) e il successo in Coppa Europa dei 10.000. Ai Mondiali di Doha ha battuto dopo trent’anni il primato di Antibo nei 10.000 con 27:10.76, finendo ottavo. E da stasera è anche il re dei 5000 metri.

Crippa, record del miglio sfiorato: 3:52.08
Resiste il primato di Genny Di Napoli: a San Donato Milanese convincente prova dell’azzurro a dodici centesimi dal limite nazionale del 1992. “Martedì a Ostrava ancora più carico per i 5000”
Il record dei 1500 compirà trent’anni mercoledì prossimo, e anche quello del miglio, sempre di Gennaro Di Napoli, non cambia padrone. Almeno per ora. Resiste a San Donato Milanese il primato italiano dei 1609,34 metri: lo sfiora Yeman Crippa (Fiamme Oro) che termina il proprio tentativo con il crono di 3:52.08, a soli dodici centesimi dal 3:51.96 che Di Napoli stabilì ventotto anni fa sulla pista della stessa località lombarda. Sotto gli occhi del recordman, il primo a complimentarsi con il talento trentino (“Non avrà problemi a farlo, ha un giro di gambe troppo bello”) Crippa produce comunque una prova di estrema qualità, che fa ben sperare in vista dell’assalto al record dei 5000 in programma martedì a Ostrava in Repubblica Ceca. L’azzurro è secondo al traguardo, sulla scia dell’australiano Matthew Ramsden (3:51.23, migliore prestazione mondiale 2020) e davanti all’altro aussie Ryan Gregson (3:52.38). Più distanziati Osama Zoghlami (Aeronautica, 3:56.87), Joao Bussotti (Esercito, 3:57.54), Pietro Riva (Fiamme Oro, 3:57.90) e Pietro Arese (Safatletica Piemonte, 3:59.56). “Buono, un bel tempo, però per dodici centesimi è sfuggito l’obiettivo e sicuramente dispiace - le parole di Crippa, ottavo al mondo a Doha nei 10.000 con il primato italiano -. Se dovevo dare il 100% per fare il record, stavolta ci siamo fermati al 98-99%. È un battito di ciglia, difficile anche da spiegare dove abbia perso il record”.
Ma pensa già al prossimo impegno: “Di sicuro per Ostrava mi resta ancora più voglia: gli stimoli li ho, andrò in Repubblica Ceca carichissimo, stavolta non anticipo nulla sul crono che potrò valere ma farò la mia gara“.
Nella gara clou del 30° Miglio Ambrosiano-Trofeo Don Kenya Run, le due lepri Lorenzo Pilati (Valli di Non e Sole) e il polacco Adam Czerwinski pilotano il gruppo nei primi tre giri, dopodiché Crippa (i passaggi manuali: 57.6 il primo 400, 1:54.7 agli 800, 2:53.1 ai 1200) deve vedersela da solo contro gli australiani. E si comporta egregiamente, perdendo soltanto in volata e confermando il buon periodo di forma, in una stagione che l’ha già portato a correre il più veloce 1500 italiano dal 1996 (3:35.26 a Rovereto). Nella seconda serie maschile, il miglior tempo è per Ala Zoghlami (Fiamme Oro) che prevale con 4:01.54, ma c’è da segnalare anche il record del mondo master M45 di Davide Raineri (San Rocchino): era già suo, e stasera lo abbassa a 4:10.30.
LA GARA FEMMINILE - Tra le donne, il successo non sfugge a Giulia Aprile: primo posto con 4:36.44 per la siciliana quattro volte campionessa italiana dei 1500 tra indoor e outdoor. La 24enne dell’Esercito precede Micol Majori (Pro Sesto Atl.) che chiude in 4:39.42 e Martina Tozzi (Fiamme Gialle) in 4:40.96. “Vengo da due stagioni condizionate dagli infortuni e riparto da qui”, le parole della vincitrice, in una gara che era stata scandita da Sophia Favalli come pacemaker nella prima fase e poi indirizzata dall’assolo della Aprile nell’ultimo giro.

Faniel trionfa a Lens, primato a un soffio
Nei 10 km in Francia, al rientro in gara dopo oltre sei mesi, il recordman di maratona vince in 28:12 e manca per soli 4 secondi il miglior tempo italiano di sempre (28:08 di Meucci): “Bello ripartire così”
Bel ritorno in gara per Eyob Faniel. A Lens, nel nord della Francia, l’azzurro vince nettamente in una corsa su strada di 10 chilometri con il tempo di 28:12, sfiorando il record italiano sulla distanza. Il 27enne delle Fiamme Oro arriva ad appena quattro secondi dal limite di 28:08 ottenuto in questa stagione da Daniele Meucci, a Valencia il 12 gennaio. Per Faniel era il rientro agonistico a più di sei mesi dall’ultima competizione, il 23 febbraio a Siviglia, dove ha stabilito il primato nazionale di maratona con 2h07:19 togliendolo all’olimpionico Stefano Baldini.
ASSOLO VINCENTE - Una prova quasi tutta in solitaria per il vicentino allenato da Ruggero Pertile, con il cronometro come unico vero riferimento sui 10 km all’interno dell’evento La Route du Louvre. Davanti per dettare il ritmo fin dall’inizio, in una corsa senza pacemaker designati e con partenze scaglionate, a piccoli gruppi, indossando la mascherina in fase di avvio. Si trova già in testa al terzo chilometro, staccando il gruppo degli avversari, e il tempo ufficioso al quinto è di 14:20 prima di una seconda parte meno impegnativa, ma con l’arrivo in leggera salita. Al traguardo c’è il record personale, migliorando di nove secondi il 28:21 con cui aveva vinto la BOclassic di Bolzano nel giorno di San Silvestro, alla fine dell’anno scorso. Oltre un minuto il vantaggio sul transalpino Yann Schrub (29:26), terzo il connazionale Mickael Gras (29:43). Tra le donne successo della keniana Susan Kipsang Jeptoo (32:47) nei confronti di Sofiia Yaremchuk (Acsi Italia Atletica, 32:53), ucraina che vive a Roma, e di Julie Sylvain (35:42).
“CI RIPROVERÒ” - “Sono comunque felice - racconta Faniel - di essere tornato in gara dopo tanto tempo. Bello ripartire, ancora più bello con un buon risultato come questo. Non vedevo l’ora e quasi mi ero dimenticato le sensazioni, così intense, che si provano solo quando si indossa il pettorale e cresce l’adrenalina. Ho cercato di partire subito forte, perché sapevo di star bene. Però il tracciato nella prima metà era piuttosto impegnativo, con diversi saliscendi, e quando ho visto il crono intermedio non pensavo al record, ma solo a correre tranquillo. Poi invece nel percorso c’erano tratti pianeggianti e altri in lieve discesa. Allora mi sono detto che potevo provarci e sono riuscito a spingere fino alla fine, anche se non è bastato. Ho mancato di poco il record, ma va bene lo stesso e ritenterò la prossima volta”. Tra pochi giorni, sabato 12 settembre, è atteso di nuovo al via sui 10 km a Monza, nell’ambito della Ganten Monza21, con l’obiettivo sui Mondiali di mezza maratona previsti il 17 ottobre a Gdynia, in Polonia.

Praga, la Jepchirchir centra il record mondiale della Mezza femminile. E ora gli uomini...
Durante la Prague 21.1, grazie alla 26enne keniana, è caduto il primo primato. Ma gli appuntamenti con la storia non finiscono qui
Dopo il record dell'ora di Mo Farah conquistato in Diamond League ieri a Bruxelles, eccone cadere un altro stamattina a Praga. Quello della Mezza maratona femminile. La keniana Peres Jepchirchir, durante la Prague 21.1 - Ready to Restart, ha stabilito infatti il miglior tempo di sempre sui 21.097 km solo al femminile. La 26enne ha chiuso in 1h05'34" migliorando (nettamente) l'1h06'11" dell'etiope Netsanet Gudeta ai Mondiali di Mezza del 2018.
LA GARA—
La gara non ha avuto storia. La Jepchirchir ha preso il comando dopo 20', è passata ai 10 km in 30'32'' per poi mollare leggermente nell'ultima parte. "Sono soddisfatta, ma pensavo di riuscire a correre in 1h 04'".
E ORA ASSALTO AL RECORD MASCHILE— Ma Praga potrebbe vedere cadere anche il primato della mezza maschile. Per gli uomini l’obiettivo è fermare il cronometro al di sotto di 58’30”, impresa compiuta solo due volte nella storia: il record attuale è detenuto dal keniano Geoffrey Kamworor con il 58’01” realizzato a Copenaghen il 15 settembre 2019.

Hassan e Farah doppio record nell’ora

In Diamond League a Bruxelles l’olandese migliora il primato del mondo di Dire Tune percorrendo 18,930 km. Il britannico aggiorna quello di Gebrselassie con 21,330 km. E il belga Abdi fa tris ai 20.000 in 56:20.02

Straordinario doppio primato del mondo cercato e voluto con determinazione da Sifan Hassan e Mo Farah, per un'inedita accoppiata al maschile e al femminile sulla stessa distanza e nello stesso meeting. E' il Memorial Van Damme di Bruxelles, tappa odierna della Wanda Diamond League, che regala emozioni con i due assi plurimedagliati. La prima missione compiuta è di Sifan Hassan, iridata su 1500 e 10.000 metri a Doha, che è riuscita a migliorare il limite mondiale dell'ora di corsa percorrendo 18,930 km. Il record dell'olandese eclissa il vecchio primato dell'etiope Dire Tune (18,517 km) stabilito dodici anni fa a Ostrava. La Hassan coglie ovviamente anche il record europeo, sottraendolo a Silvana Cruciata, che a Roma nel 1981 percorse 18,084 km. La Hassan ha preceduto l'israeliana Lonah Salpeter, anche lei con 18,751 km meglio del vecchio limite. Squalificata per infrazione di corsia la keniana primatista del mondo di maratona Brigid Kosgei, che ha ingaggiato un lungo testa a testa con l'olandese.

Questi i passaggi ogni 2000 metri:
2000 Sheila Chelangat 6:25
4000 Sheila Chelangat 12:49
6000 Sheila Chelangat 19:11
8000 Sheila Chelangat 25:32
10000 Sheila Chelangat 31:53
12000 Sheila Chelangat 38.10
14000 Sifan Hassan 44:30
16000 Brigid Kosgei 50:51
18000 Brigid Kosgei 57:17

A fine serata arriva il bis, al termine di un entusiasmante duello con il belga Bashir Abdi, da parte di Mo Farah. Per il britannico, rientrato in una gara in pista a tre anni dall'ultima, la bellissima finale di Diamond League a Zurigo 2017 sui 5000 metri, si tratta del primo record mondiale della carriera, pur se già in possesso di una miglior prestazione mondiale al coperto sulle due miglia (8:03.40). Farah chiude l'ora di corsa coprendo 21,330 metri, contro i 21,285 di Haile Gebrselassie (Ostrava 2007) al quale viene sottratto stasera anche il record dei 20.000 metri (56:26.0), migliorato verso la fine da Abdi (56:20.02), momentaneamente in testa prima della volata di Farah, alla ricerca dei metri necessari all'impresa nel poco tempo rimasto prima dello scoccare dell'ora. Lo stesso Abdi, a sua volta, riesce nell'impresa di superare il chilometraggio del grande etiope, chiudendo con 21,322 chilometri nelle gambe. Spettacolare, nelle riprese televisive, la sovrapposizione con il Gebrselassie virtuale del record del mondo di Ostrava. Show doppio, firmato da due grandissimi.

Questi i passaggi ogni 2000 metri:
2000 Simon Debognies BEL 5:37
4000 Simon Debognies BEL 11.16
6000 Robert Keter KEN 16:55
8000 Robert Keter KEN 22:34
10000 Robert Keter KEN 28:12
12000 Mo Farah GBR 33:51
14000 Mo Farah GBR 39:30
16000 Mo Farah GBR 45:07
18000 Mo Farah GBR 50:43
20000 Bashir Abdi BEL 56:21

INGEBRIGTSEN TOP - Anche senza lo stimolo di Timothy Cheruiyot, il norvegese primatista europeo dei 1500 metri Jakob Ingebrigtsen ha non solo dominato ma anche firmato un altro crono straordinario in 3:30.69, correndo la terza parte di gara praticamente da solo e precedendo con ampio margine lo spagnolo Jesus Gomez (3:34.64). Altro successo belga della serata all'ostacolista Anne Zagré in 13.21 (-0.2), quarta l'iridata di eptathlon Katerina Johnson-Thompson che porta lo stagionale a 13.59. Nell'alto donne vince l'australiana Nicola McDermott con 1,91, e anche qui la Johnson-Thompson si migliora con 1,84. Ad inizio meeting i 100 metri in carrozzina, con record mondiale del belga Peter Genyn in 19.71.

CRONOLOGIA DEL RECORD DEL MONDO DELL'ORA DI CORSA FEMMINILE
18,084 km Silvana Cruciata ITA Roma 2 maggio 1981
18,340 km Tegla Loroupe KEN Borgholzhausen 7 agosto 1998
18,517 km Dire Tune ETH Ostrava 12 giugno 2008
18,930 km Sifan Hassan NED Bruxelles 4 settembre 2020

CRONOLOGIA DEL RECORD DEL MONDO DELL'ORA DI CORSA MASCHILE
20,190 km Bill Baillie NZL Auckland 24 agosto 1963
20,323 km Ron Clarke AUS Geelong 27 ottobre 1965
20,644 km Gaston Roelants BEL Leuven 28 ottobre 1966
20,784 km Gaston Roelants BEL Bruxelles 20 settembre 1972
20,907 km Jos Hermens NED Papendal 28 settembre 1975
20,944 km Jos Hermens NED Papendal 1 maggio 1976
21,101 km Arturo Barrios MEX La Flèche 30 marzo 1991
21,285 km Haile Gebrselassie ETH Ostrava 27 giugno 2007
21,330 km Mo Farah GBR Bruxelles 4 settembre 2020

Graffio Tamberi: 2,29 a Leverkusen

Successo in Germania dell’azzurro che batte il campione europeo Przybylko (2,26): “Mi è piaciuto l’approccio agonistico, ora rivincita venerdì ad Ancona”. Nei 110 ostacoli 13.68 e infortunio per Dal Molin

La stagione di Gianmarco Tamberi riparte con una vittoria all’estero. A Leverkusen, in Germania, l’azzurro si prende il successo saltando 2,29 al primo tentativo e riesce a sconfiggere il tedesco Mateusz Przybylko, oro continentale all’aperto, secondo con 2,26. Una prova di carattere per il 28enne marchigiano, campione europeo indoor dell’alto, che tira fuori il suo temperamento da agonista, a oltre un mese dalla sua ultima uscita di inizio luglio. Per due volte rimane in gara superando la misura con il terzo e ultimo salto a disposizione, a 2,23 e 2,26, mentre aveva iniziato senza problemi a 2,15 e proseguito con 2,20 dopo un nullo a questa quota. Poi il match point decisivo che è anche il record del meeting, nella prima trasferta dell’estate, e infine tre errori a 2,31. Mister Halfshave, tornato a gareggiare con l’Atletica Vomano, arriva così a un solo centimetro dal suo miglior risultato della stagione outdoor, il 2,30 del 28 giugno ad Ancona. E proprio nella sua città Gimbo è atteso venerdì sera, per una sfida di livello internazionale insieme all’altro azzurro Stefano Sottile: sarà la rivincita con il tedesco Przybylko, ma sono annunciati in pedana anche l’olandese Douwe Amels (oggi sesto a 2,20) e il messicano Edgar Rivera, con il via alle ore 21.30.

“Mi è piaciuto l’approccio agonistico, anche se mi aspettavo di avere meno difficoltà - commenta Gianmarco Tamberi - ma sono riuscito a venirne fuori e a portare a casa la vittoria. La prima gara dopo un periodo di allenamento non è mai facile da interpretare e questa pedana, che è ottima, per il suo dislivello non mi ha aiutato a ritrovare subito gli automatismi della rincorsa. Alla fine una buona prestazione e alla vigilia avrei detto che questa misura poteva andar bene, però arrivandoci in modo diverso, con qualche errore in meno. Il salto più bello di oggi è stato probabilmente il terzo a 2,26, superato con notevole margine, anche meglio del 2,29 mentre a 2,31 ho iniziato a essere un po’ stanco dal punto di vista nervoso. Ho rotto di nuovo il ghiaccio e ora penso alla gara di venerdì sera per andare più in alto. Ad Ancona vorrei migliorare il primato stagionale e anche sul piano tecnico. Sì, concederò la rivincita a Przybylko che comunque è in forma e l’ha dimostrato nello scorso weekend, conquistando il titolo nazionale con 2,28. Mi auguro che potremo crescere entrambi. L’ho battuto in casa, visto che si allena qui, e spero che poi non vinca in trasferta!”.

Nel meeting TrueAthletes Classics, sui 110 ostacoli Paolo Dal Molin si impone nella prima delle due gare, con il tempo di 13.68 (vento +1.3). Un crono superiore di sette centesimi al primato stagionale, realizzato venerdì sera a Montecarlo in 13.61. Il 33enne delle Fiamme Oro precede nettamente il norvegese Vladimir Vukicevic (13.83) e il tedesco Erik Balnuweit (13.93). Poi non riesce a ripetersi in gara-2, piazzandosi terzo con 13.77 (+0.5) frenato da un problema muscolare all’adduttore, mentre gli avversari si migliorano: successo a Vukicevic (13.67), secondo Balnuweit (13.70).

“Ho corso la prima gara in modo tranquillo, aumentando l’intensità solo nelle ultime tre-quattro barriere - racconta Dal Molin - perché avevo la sensazione che gli avversari si stessero avvicinando, anche se in realtà non era così. Allora in finale ho pensato di spingere dall’inizio, visto che mi sentivo bene, però al sesto ostacolo ho sentito un piccolo fastidio all’adduttore sinistro e ho provato a mollare un po’, ma ho continuato ad avvertirlo e quindi ho rallentato l’azione. Potrebbe essere uno stiramento. Mi dispiace, perché si stava rivelando un’ottima prova. Ormai da tre gare mi sento in controllo di quello che faccio e di questo sono contento”. L’azzurro aveva in programma un’altra trasferta, mercoledì a Szekesfehervar in Ungheria, a cui perciò sarà costretto a rinunciare.

Crippa show 3:35.26, il migliore dal 1996!

Prova eccellente dell’azzurro a Rovereto nei 1500 metri: diventa il quarto azzurro di sempre. “Sì, posso battere il record dei 5000 a Montecarlo, questa serata mi dà carica e convinzione”

Grande prestazione di Yeman Crippa a Rovereto nei 1500 metri: l’azzurro delle Fiamme Oro sbriciola il primato personale con il tempo di 3:35.26 diventando il quarto italiano di sempre sulla distanza. È un crono che per un azzurro mancava dal lontano 1996. Meglio di lui, nella storia della specialità, soltanto il primatista Gennaro Di Napoli (3:32.78), Stefano Mei (3:34.57) e Davide Tirelli (3:34.61). Superati invece Alessandro Lambruschini (3:35.27) e il finalista olimpico del 2008 Christian Obrist (3:35.32). È il risultato che illumina la serata del Meeting Madonna delle Neve, nel suo Trentino. Ed è una prestazione che va letta soprattutto in prospettiva 5000 e 10.000. Il fuoriclasse del mezzofondo azzurro, non uno specialista dei 1500 metri, scortato stasera dai pacemaker Lorenzo Pilati e Stefano Migliorati fino ai mille, toglie oltre due secondi e mezzo al proprio precedente limite di 3:37.81 fissato lo scorso anno e quasi cinque secondi rispetto al risultato d’esordio della scorsa settimana a Cles (3:39.70). Crippa trascina altri due compagni d’allenamento sotto i 3:40: Mohad Abdikadar (Aeronautica) è secondo in 3:38.91, David Nikolli (Cento Torri Pavia) si migliora fino a 3:39.19. Ed è primato personale anche per Osama Zoghlami (Aeronautica) con 3:41.28. Nella serata magica dei 1500 azzurri, in altra serie, si superano anche Pietro Riva (Fiamme Oro, 3:41.05), Gabriele Aquaro (Team-A Lombardia, 3:42.67) e Samuele Dini (Fiamme Gialle, 3:43.06).

“UNA RISPOSTA CONCRETA” - “Sono davvero contento, è da tanti anni che provavo a correre così e oggi ho ‘beccato’ la gara quasi perfetta - le parole di Crippa, mentre riceve i complimenti di coach Massimo Pegoretti -. Visto che trovo sempre qualcosa che non va, oggi ho fatto gli ultimi cinquecento metri da solo, mentre in una gara con più ‘compagnia’ sarei riuscito a tirar giù qualche altro decimo. Ma non fa niente, oggi è arrivato quello che mi aspettavo, sono passato in 2:23 al mille come previsto, e nel finale ho chiuso forte”.

“Sono felice anche per tutto il mio gruppo che stasera è andato veramente bene - prosegue Yeman -. In ottica 5000, questo risultato significa che posso migliorare tanto e che posso battere il record italiano, e andare vicino ai tredici minuti, se non sotto. È una serata che mi dà ancora più carica e convinzione, la conferma che stiamo lavorando bene: lo sapevo già, ma adesso ho una risposta ancora più concreta”. Attualmente, nel momento in cui scriviamo, Crippa è il terzo al mondo e il secondo d’Europa del 2020. In una distanza non sua. Con un tempo che in Italia mancava dal 3:35.04 di Gennaro Di Napoli del 10 agosto 1996 a Montecarlo.

VERSO MONTECARLO - Dopo Rovereto, Crippa tornerà subito in altura a Livigno fino alla vigilia del prossimo, importante, appuntamento: venerdì 14 agosto, stadio Louis II di Montecarlo, Diamond League, per cercare di sottrarre dopo trent’anni a Totò Antibo il record italiano dei 5000 metri (13:05.59), avvicinato lo scorso anno a Londra con 13:07.84. Il recordman dei 10.000, ottavo al mondo a Doha e bronzo europeo del cross, ha in agenda anche il Golden Spike di Ostrava (Repubblica Ceca) dell’8 settembre.

LE ALTRE GARE - Elena Bellò (Fiamme Azzurre) allo stagionale negli 800 metri: l’azzurra manda a referto il tempo di 2:03.44, settima prestazione in carriera, e precede Irene Baldessari (Esercito) 2:04.86. Assolo di Elisa Bortoli (Esercito) nei 1500, a meno di un secondo dal primato personale indoor (4:18.39): vince in 4:19.36 ed è il suo miglior tempo di sempre all’aperto. Cresce ancora Marta Morara (Atl. Lugo) nel salto in alto: 1,84 e tre centimetri in più di sabato scorso a Gemona. Cento metri per l’argento europeo under 20 con la staffetta 4x100 Lorenzo Ianes (Atletica Trento) in 10.79 (+1.0).

Tortu 10.12, Jacobs 10.14. Iapichino 6,80!

Savona in diretta tv su RaiSport+HD, diretta streaming su RaiPlay (qui il link). Decolla Larissa nel lungo, primato italiano U20, nella storia meglio soltanto mamma Fiona May

Straordinario meeting di Savona. Una giornata che illumina l’atletica azzurra con una quantità di risultati super. La copertina se la prende Larissa Iapichino: la saltatrice in lungo dell’Atletica Firenze Marathon entra in una nuova dimensione atterrando a un sontuoso 6,80 (+0.7), seconda italiana di sempre. Meglio di lei ha fatto soltanto la mamma Fiona May, la leggenda del lungo azzurro. E questa misura, oltre a rappresentare il primato italiano under 20, la porta al secondo posto delle liste mondiali stagionali. L’attesa sfida dei 100 metri la vince Filippo Tortu: il primatista italiano (Fiamme Gialle) convince in finale con il tempo di 10.12 (+1.3) e si lascia alle spalle Marcell Jacobs (Fiamme Oro) capace di 10.14 e Fausto Desalu (Fiamme Gialle), al personale con 10.29. Alla grande anche Leonardo Fabbri (Aeronautica): l’azzurro scaglia il peso di nuovo oltre i ventuno metri con la prestazione di 21,15. Decolla al primato personale nel lungo il siciliano Filippo Randazzo (Fiamme Gialle) che cresce di cinque centimetri fino a 8,12. È ventoso il 12.86 di Luminosa Bogliolo (Fiamme Oro) nei 100 ostacoli, tempo viziato da una brezza di +2.5. Primato personale nei 100 per Anna Bongiorni (Carabinieri) con 11.30 (+2.0) e nei 400 metri per Rebecca Borga (Fiamme Gialle), prima volta sotto i 53 secondi (52.98).

LARISSA ON FIRE - Troppa Larissa. Stupenda Iapichino. Un unico dato statistico, sui tanti possibili: meglio di lei, nella storia del salto in lungo in Italia, ha fatto soltanto la mamma Fiona May, due ori mondiali, due argenti olimpici, 7,11 in carriera. Larissa azzanna un 6,80 (+0.7) sensazionale, una misura di prestigio internazionale assoluto, che la colloca a un centimetro dalla migliore al mondo nelle fresche liste del 2020 (la svedese Kaddi Sagnia, 6,81) e le permette di eguagliare la prestazione stagionale del suo mito, la croata Ivana Spanovic. La saltatrice dell’Atletica Firenze Marathon centra la misura già al primo salto, poi prosegue con 6,47 e 6,56.

TORTU C’E (E ANCHE JACOBS) - Filippo Tortu 10.12 (+1.3), Marcell Jacobs 10.14. Un sorriso sul volto del primatista italiano dei 100 metri a Savona, tutt’altro velocista rispetto a Rieti. E tutt’altro umore. Il primatista italiano (Fiamme Gialle) nella fase lanciata torna a mostrare il talento di cui è dotato. Nel faccia a faccia, è efficace anche Marcell Jacobs (Fiamme Oro) e si migliora Fausto Desalu con 10.29, quattro centesimi meglio del primato personale, bene in prospettiva 200. Dopo la batteria non particolarmente brillante di 10.32 (con Jacobs che aveva corso in 10.19 ventoso, +3.2), l’uomo più veloce d’italia ritrova la gioia: “Una bella sensazione dopo tre pessime gare - le parole di Tortu - finalmente ecco i tempi che sento miei. Oggi sono riuscito a concentrarmi e a fare quello che dovevo. Mi sono piaciuto molto sugli ultimi metri, al contrario in partenza ho perso il secondo appoggio, non sono scattato al meglio. Ma mi sono creato un vuoto in testa per pensare a correre bene gli ultimi metri, decontratto, e il tempo per fortuna è arrivato. Marcell ha dimostrato nel 2019 di essere un ottimo velocista a livello internazionale e mi aspettavo una gara tiratissima come è stata. Gli faccio i complimenti, siamo andati forte entrambi, come anche a Fausto e anche Andrea Federici a 10.35. E adesso? Nei prossimi giorni deciderò i prossimi impegni”.

FABBRI +21 - Eccoli qua, i ventuno metri. Alla seconda uscita all’aperto, Leonardo Fabbri (Aeronautica) timbra Savona con la misura di 21,15, una prestazione che in giro per il mondo, dopo il lockdown, ha piazzato soltanto il fuoriclasse americano Ryan Crousers (21,87), campione olimpico e argento mondiale, mentre il ceco Stanek per ora si è spinto a 21,13. Dopo una stagione indoor da 21,59, il fiorentino primatista italiano al coperto si propone di nuovo su misure di valore internazionale, con altri due lanci 20,73 e 20,44, a ulteriore dimostrazione della solidità tecnica raggiunta da “Fabbrino”.

LUNGO - Il botto d’apertura arriva da Filippo Randazzo: il saltatore in lungo delle Fiamme Gialle, al debutto stagionale, atterra a 8,12 al secondo tentativo, con vento regolare di +1.4, ed entra nella top ten azzurra di sempre della specialità, al decimo posto, migliorando di cinque centimetri il primato personale centrato lo scorso anno a Rovereto (8,07). Quattro volte campione italiano, 24 anni, allenato a Castelporziano (Roma) da Andrea Matarazzo, trova per la quinta volta gli otto metri in carriera. Il catanese “Pippo” apre con 7,87 (+0.9) e dopo il salto migliore prosegue con 7,90 (+1.2), poi cerca di forzare per allungare ancora un po’ e si imbatte in tre salti nulli. Ma c’è soltanto da esultare per un esordio che, al momento, lo porta al terzo posto delle liste europee stagionali e soprattutto dà tanta fiducia. Di nuovo vicino agli otto metri anche l’altro siciliano Antonino Trio (Athletic Club 96 Alperia), allo stesso 7,93 (+1.9) del primato personale indoor. E si mette in evidenza pure il decatleta Dario Dester (Cremona Sportiva Atl. Arvedi) in una delle specialità che meglio gli riescono: 7,60 (+1.3).

OSTACOLI - In due sotto i tredici secondi nei 100hs, peccato quel vento di troppo. La brezza di +2.5 complica la vita a Luminosa Bogliolo (Fiamme Oro) che afferra il successo con 12.86, e se il suo tempo non fa quasi più notizia vista la stabilità di prestazioni sfoderata dalla ligure nella scorsa stagione, il 12.89 di Elisa Di Lazzaro (Carabinieri) è un segnale da accogliere con particolare attenzione, alla luce dei problemi fisici che negli ultimi due anni hanno frenato la triestina: l’appuntamento con il primo blitz sotto i 13, stando a quanto visto, è solo rinviato. Più indietro la tricolore indoor Linda Guizzetti (Cus Pro Patria Milano) con 13.23 e la ritrovata friulana Giada Carmassi (Atl. Brugnera Friulintagli, 13.24). Bogliolo è soddisfatta a metà: “Oggi ho patito tanto il vento, preferisco quando la brezza è contraria - spiega “Lumi” - In questa prima parte dell’anno voglio gareggiare tanto in Italia ma soprattutto non vedo l’ora di incontrare le finlandesi che stanno andando forte. Correre in casa? È bellissimo, io abito qui vicino, ad Alessio, e a pranzo mi ha fatto da mangiare la mamma…”. Tra gli uomini, nei 110hs, detta legge ancora il britannico Andrew Pozzi: con 13.30 (+1.6) ritocca la migliore prestazione mondiale dell’anno, incrementando il 13.44 di Rieti. Non è la giornata migliore per Hassane Fofana (Fiamme Oro) e Lorenzo Perini (Aeronautica): all’esordio, Fofana non fa meglio di 13.74, mentre Perini pasticcia e con 14.00 è superato dal serbo-romano Luca Trgovcevic (13.92).

Fraser-Pryce già in formato DeLuxe

La campionessa mondiale dei 100 metri parte da par suo in 11.00 controvento. Panoramica estera finalmente ricca con i 5000 metri da copertina in Oregon e i lanci dei big Crouser, Stahl e Gudzius.

Shelly-Ann Fraser-Pryce ha onorato il Velocity Fest Meet di Kingston con un risultato in concordia con il nome della riunione. La festa della giamaicana è di lunga durata: per la sprinter sei volte d'oro ai massimi livelli sulla distanza regina della velocità, con due titoli olimpici e quattro mondiali, l'11.00 netti di sabato, crono mondiale più veloce del 2020 per di più contro un vento di 2.2 metri al secondo, corrobora una progressione con pochi eguali. Per il decimo anno in carriera, è riuscita a fermare il cronometro almeno a undici secondi netti, se non meno. Sarebbero stati undici anni, se nel 2014 non si fosse fermata a un beffardo 11.01. C'è di più: l'11.00 in queste condizioni sfavorevoli le vale largamente il miglior esordio stagionale in tanti anni di attività. Corse in 11.00 anche al debutto nel 2012, con vento 0.7, e in 10.95 nel 2011 con vento al limite di 2.0 m/s. Ha esordito nel lungo anche l'altro iridato giamaicano Tajay Gayle, subito in sintonia con la dimensione raggiunta a Doha (8,69), con un salto molto ventoso di 8,52 e uno in condizioni legali di 8,23.

AHMED SUPER AMERICANO - Gli acuti giamaicani, nel panorama del continente americano, sono stati preceduti di 24 ore da quelli in terra statunitense a Portland. Grandi risultati sull'asse 5000 metri maschili e femminili, spendendo una parola in più per l'impresa di Mohammed Ahmed, bronzo mondiale a Doha. Nato in Somalia, emigrato in Canada nell'età preadolescenziale, il canadese ha tolto oltre sei secondi al record del continente americano, detenuto da un altro atleta originario dell'Africa, Bernard Lagat (12:53.60), portando il nuovo limite a un eccezionale 12:47.20. In soldoni, nel nuovo secolo solo otto prestazioni superano quella di Ahmed. Per il neoprimatista, decimo posto tra i migliori performer di sempre e quindicesima prestazione assoluta sulla distanza.

HOULIHAN IN FOTOCOPIA - Stessa impresa, primato nazionale, del Nord America e dell'intero continente, per la statunitense Shelby Houlihan. A differenza di Ahmed, la medaglia ancora deve arrivare. Nell'attesa, macina record. Dopo quello continentale sui 1500 (3:54.99 a Doha, quarta), venerdì ha limato non di poco quello sui 5000, portandolo da 14:34.45 a 14:23.92, un crono che ne ha fatto la dodicesima di sempre sulla distanza. Enorme progresso anche per Karissa Schweizer: il suo 14:26.34, oltre a essere largamente sotto il precedente record nazionale, l'ha collocata nel top-15 mondiale di sempre, davanti alla tedesca Klosterhalfen.

ALTRI SQUILLI DAL MEZZOFONDO - Appena una settimana prima, sempre a Portland, il 1500 più veloce della stagione a firma del campione mondiale degli 800 Donavan Brazier (3:35.85), alla seconda uscita della carriera sul miglio metrico. Dalle lunghe distanze anche la doppia miglior prestazione mondiale stagionale sui 10000 metri nell'Hokuren Distance Challenge meet di Fukagawa, vecchio di alcuni giorni: 27:14.84 del keniano Benard Kibet Koech (battendo il sempre piazzato in grandi manifestazioni Bedan Karoki) e 31:34.94 della giapponese Maeda. World lead anche sui 3000 donne, 8:41.35 della 20enne connazionale Tanaka, iridata U20 due anni fa sulla stessa distanza.

CROUSER SORPASSA WALSH - Il campione olimpico di getto del peso Ryan Crouser, secondo nell'irreale finale di Doha con tutte e tre le medaglie decise in un centimetro, ha aperto il 2020 all'aperto in Georgia in un meeting dell'American Track League. Per il rosso statunitense, un 21,87 che migliora il top stagionale a lungo in mano al neozelandese Tom Walsh (21,70). Crouser, due volte in pedana durante la stagione indoor, vanta quest'anno già altrettanti over-22, il 22,60 con cui ha avvicinato il mondiale indoor di Randy Barnes (22,66) e il 22,19 dei Millrose Games di New York. Nell'area-peso, migliora anche il britannico Lincoln (20,41 nell'area londinese). Nel disco, doppio over-68 dell'iridato svedese Stahl (68,72 a Vaxjo dopo il 68,10 di Karlstad), e forma in crescendo per un altro campione del mondo (2017), il lituano Gudzius, autore di 68,89 a metà settimana. Numeri forti anche nel martello, con il record di Francia di Alexandra Tavernier, 74,94 sabato a Lione, con un progresso di dieci centimetri sul primato stabilito un anno fa.

Miller-Uibo, Lyles, Gatlin, è re-start USA


In Florida sprint su di giri con i velocisti USA e la bahamense. Duplantis 5,94 in Svezia. Tanti mondiali stagionali nell'ultima tornata di risultati internazionali

Nel primo meeting di livello della stagione USA all'aperto, sono scesi in pista numerosi atleti di vertice. Risultati apprezzabili, nell'impianto di Montverde in Florida. In vetrina soprattutto l'olimpionica Shaunae Miller-Uibo, che ha firmato due mondiali stagionali sui 200 (22.61) e sui 400 (50.52). Identica impresa, sui 100 metri, da parte della primatista mondiale U20 Sha'Carri Richardson, che in 11.05 (con 10.94 ventoso in batteria, +2.8) ha preceduto una discreta Cunliffe (11.14). Nelle gare maschili solo corse, ad eccezione del triplo con Christian Taylor planato a 16,75. Una world lead con Kenneth Bednarek sui 200 metri (20.06), che ha vinto anche i 100 con il personale abbassato due volte fino a 10.14.

LYLES SPRINT - In batteria volate ventose (+4.0) per i campioni del mondo Noah Lyles (9.93) e Justin Gatlin (9.99). Sia Lyles che la Miller-Uibo saranno tra le star degli Inspiration Games di Zurigo, giovedì 9 luglio. Segnalazione per il rientro finalmente all'altezza dell'ex-prodigio giovanile Trayvon Bromell, 10.04 in batteria, soprattutto per aver preceduto Andre De Grasse (10.15). Il panorama USA ha offerto anche la buona gara di peso in Arizona di Nic Ponzio (21,08) e del greco Skarvélis, che ha migliorato due volte il primato nazionale con 20,90 e 21,05 (grazie a Thomas Constas). Infine, l'iridato di Doha sui 400 metri Steven Gardiner ha corso due volte i 300 metri sotto i 32" nell'arco di una settimana, 31.95 prima e 31.83 poi, entrambi primati di Bahamas.

DUPLANTIS 5,94 - A Göteborg nel Bauhaus Jump Challenge lo svedese campione d'Europa e recordman mondiale Armand Duplantis si è issato in vetta alle graduatorie 2020 outdoor. Il 5,94, alla terza prova, è stato la punta tecnica di una buona riunione, dove hanno ben figurato anche i lunghisti Thobias Montler (8,13 ventoso e 8,07 regolare) e Khaddi Sagnia (6,64). Giornata no per il polacco Lisek (solo 5,35). Duplantis ha poi sbagliato tre tentativi a 6,00. Sempre in Svezia (Hasselby) lanci di buon regime soprattutto con il discobolo campione mondiale Daniel Stahl (66,55) e il giavellottista Amb (82,41).

VETTE D'EUROPA - A Praga miglior crono europeo sui 400 della ceca Lada Vondrova (51.35). A Lubiana nella Slovenian Cup record nazionale assoluto e miglior prestazione mondiale stagionale di Tina Sutej nel salto con l'asta (4,75).
Una edizione in spolvero, anche per il 65,27 del talentuoso discobolo Ceh e per lo straordinario Sandro Jersin Tomassini, classe 2004, salito a 2,21 nel salto in alto. Quello dell'altista sloveno non è stato l'unico acuto dei teenager negli ultimi giorni. La figlia di Dragutin Topic, Angelina (nata nel 2005) è salita a 1,80 domenica. In Polonia, l'ottocentista classe 2003 Krzysztof Roznicki è sceso a un sensazionale 1:47.27, record nazionale U18 e anche U20 a pochi giorni dall'altro primato U18 sui 1000 metri (2:22.66). In Svezia, l'altro figlio d'arte Melwin Lycke Holm (classe 2004), figlio di Stefan Holm, ha portato il personale all'aperto a 2,11, due centimetri sotto al personale indoor di 2,13.

TEMPO DA RECORD, IN SOLITARIA - L'ostacolista olandese campionessa europea U20 Femke Bol ha corso i 400 ostacoli a Papendal in 54.47, prestazione da primato nazionale assoluto: peccato nelle altre corsie non ci fosse il numero minimo di tre altre atlete per rendere omologabile il primato. L'altra ostacolista Nadine Visser, oro europeo indoor sui 60hs, ha vinto i 100 ostacoli in 12.90.

RIAVVIO SPAGNA - Primo meeting spagnolo a Nerja, con pubblico. Discreti risultati nel mezzofondo maschile, con Ignacio Fontes nei 1500 metri (3:40.78) e con un buon 5000 vinto da Ouassim Oumaiz (13:31.45) che ha preceduto il vice-campione d'europa dei 3000 siepi Fernando Carro (13:32.11, primato personale). Gare di mezzofondo anche nell'Hokuren Distance Classic di Shibetsu, Giappone, con i soliti keniani in evidenza. Successi per Ronald Kwemoi sui 1500 in 3:38.33, Dan Kiplangat sui 3000 in 7:49.03 e Titus Wambua sui 5000 in 13:25.74. Per restare in Asia, ancora lanci importanti negli ultimi meeting a Pechino. Mondiale stagionale nel giavellotto donne di Lu Huihui (67,61, non lontano dal primato asiatico di 67,98). In un'altra riunione, 66,14 di Liu Shiying.

GLI ALTRI RISULTATI - Nei giorni scorsi mezzofondo a Portland, con ottimi riscontri femminili nei 1500 di Shelby Houlihan (4:02.37, world lead) su Karissa Schweizer (4:02.81), e sui 5000 vinti da Elise Cranny nel miglior crono mondiale dell'anno di 14:48.02, precedendo la medagliata mondiale dei 3000 siepi Courtney Frerichs (14:50.06). Non è mancato nemmeno il mondiale stagionale sui 5000 uomini, firmato da Sean McGorty in 13:11.22, con margine ristretto su Grant Fisher e Evan Jager (13:11.68 e 13:12.12). In Europa, 64,10 della campionessa europea di lancio del giavellotto Christin Hussong a Lucerna.


Quando i primatisti sono under 23
Record e storia: Bekele, Shaheen, Duplantis e Kostadinova da primato mondiale in età da U23 (e resistono ancora). L’approfondimento

Il recente record europeo under 23 del discobolo sloveno Kristjan Ceh (un gigante alto più di due metri) con 68,75 a Maribor, oltre a migliorare l'annoso limite di categoria del tedesco democratico Wolfgang Schmidt (68,60 risalente al 1976), ha la doppia valenza di miglior prestazione del mondo al di sotto dei 23 anni. Non esiste ufficialità riguardo i primati U23 mondiali, ma statisticamente la raccolta di questi dati assume un carattere tecnico e storico rilevante. Approfittiamo così di questo exploit per una panoramica sulle migliori prestazioni mondiali U23, e del loro impatto sui record mondiali attuali: una fotografia del momento, destinata a mutare nel corso degli anni.

RECORD COINCIDENTI - Sono attualmente quattro i primati mondiali, riferibili solo alle specialità olimpiche, che corrispondono anche alla miglior prestazione mondiale under 23. Tre maschili, dell'etiope Kenenisa Bekele sui 5000 metri (12:37.35), del qatarino ex-keniano Saif Saaeed Shaheen sui 3000 siepi (7:53.63), dello svedese formato tecnicamente negli Stati Uniti Armand Duplantis nell'asta (6,17 indoor, appena ratificato, e il successivo 6,18 ancora in corso di omologazione), e uno femminile, quello della bulgara Stefka Kostadinova nell'alto (2,09).

STESSA FIRMA - L'elenco si allunga se consideriamo uno stesso atleta, con prestazioni diverse, capace di accreditarsi prima della miglior prestazione U23 e successivamente del record del mondo. Nella lista, naturalmente aggiornata a oggi, entrano altre sette specialità uomini e due donne. Le doppie firme maschili sono di Usain Bolt sui 100 metri, di David Rudisha sugli 800, ancora di Kenenisa Bekele, stavolta sui 10.000 metri, di Javier Sotomayor nell'alto, di Randy Barnes nel peso e nelle due staffette, 4x100 e 4x400. Nel primo caso Giamaica (seppur la miglior prestazione mondiale U23 è stata eguagliata dopo ben 40 anni da un quartetto USA), nel secondo caso Stati Uniti. L'uno-due femminile è della pesista russa Natalya Lisovskaya e della staffetta veloce degli Stati Uniti, pur se va precisato che il world best U23 di un quartetto della Louisiana, nel 2018, andò a eguagliare quello della DDR, ottenuto a Torino nel 1979.

NOTE SUI PRIMATI - Alcuni record mondiali, poi migliorati, sono stati stabiliti da atleti di categoria U23.

Sempre rifacendoci alla doppia tabella attuale, sono il 9.69 di Usain Bolt ai Giochi di Pechino, tutt'ora world best U23, l'1:41.01 di David Rudisha allo stadio Guidobaldi di Rieti. Ancora, il 12.87 di Dayron Robles sui 110 ostacoli, il 2,44 di Sotomayor, l'8,90 nel futuro di Bob Beamon ai Giochi messicani, il 2:56.16 del quartetto statunitense sempre in Messico, formato tutto da atleti sotto i 23 anni. Sono stati record del mondo femminili, oltre che migliori prestazioni mondiali U23, il tris di 21.71 sui 200 metri di Marita Koch e Heike Drechsler (due volte), il 3:50.46 della cinese Qu Yunxia sui 1500 metri, il 29:31.78 dell'altra cinese Wang Yunxia sui 10.000 metri, l'8:52.78 di Ruth Jebet sui 3000 siepi, ancora la Drechsler nel lungo con il 7,45 del 1986, il 77,06 della martellista Tatyana Lysenko, il 71,54 della giavellottista cubana Osleydis Menendez e, nella marcia, 1h25:02 della russa Lashmanova ai Giochi del 2012.

ULTIMI RISULTATI - Due gare in rapida successione per il campione del mondo 2017 di disco Andrius Gudzius. Il lituano ha esordito con 65,91 e pochi giorni dopo si è migliorato a 67,08. Henrik Ingebrigtsen è l'autore della miglior prestazione stagionale sui 5000 metri: il norvegese ha chiuso la distanza in 13:19.65 a Oslo. Ancora Norvegia: exploit del 18enne decatleta Markus Rooth, che sempre a Oslo ha realizzato la seconda performance di sempre nel decathlon U20 con 8238 punti. Un altro record nazionale, in sole due gare da portoghese, per la pesista originaria del Camerun, Auriole Dongmo. Stavolta il 19,27 firmato a Leiria è anche il miglior lancio dell'anno a livello mondiale. Altrove nel mondo, 12.73 della bielorussa campionessa europea dei 100hs Elvira Herman a Minsk, 8,15 nel lungo dello svizzero oro continentale U20 di decathlon Simon Ehammer. Sempre dal vivace momento elvetico, 20.45 dello sprinter Silvan Wicki e 22.88 ventoso di Ajla Del Ponte a Berna. Infine, per chiudere come abbiamo iniziato la panoramica, ancora lo sloveno Ceh, che in Austria ha confermato il nuovo elevato standard tecnico vincendo largamente la sfida con l'austriaco Weisshaidinger, 67,19 contro 64,27.

Gli Ingebrigtsen e l'atletica che riparte

Il ritorno all'attività in piccoli passi: in azione il fenomeno norvegese del mezzofondo e un manipolo di lanciatori

NEWS DAL PUNTO ZERO - E' Jakob Ingebrigtsen a infrangere per primo il silenzio dell'agonismo. Alcuni giorni fa, alla prima gara dal successo nell'Europeo di cross nella categoria U20, a Lisbona lo scorso dicembre, il non ancora 20enne talento norvegese ha partecipato, assieme al fratello primogenito Henrik, a una 5 km su strada a Stavanger. Il proposito del campione d'Europa di 1500 e 5000 metri a Berlino 2018, migliorare il record nazionale, è stato centrato in 13:28.

IL PRIMO RECORD DELLA FASE 2? - Dovessero sussistere le condizioni per la ratifica del primato, in un contesto di pochissimi iscritti e altrettanto sparuti addetti e spettatori, per Ingebrigtsen si aprirebbero le porte anche per un altro limite, la miglior prestazione europea U23 sulla distanza. Il record europeo senior di Jimmy Gressier (13:18) è ampiamente a portata di mano del norvegese. Il fratello Henrik, secondo, ha chiuso in 13:32. Nella corsa femminile ha gareggiato anche la sorella 14enne Ingrid, che ha coperto la distanza in 18 minuti. Per restare a Jakob, correrà i 2000 metri, ancora assieme a Henrik, negli Impossibile Games di Oslo dell'11 giugno, l'evento in formato esibizione che ha sostituito l'originale tappa della Wanda Diamond League. Ci sarà anche l'altro astro dell'atletica norvegese, l'ostacolista campione del mondo Karsten Warholm, sui 300 metri ostacoli.

DISCHI - Dall'inizio dell'emergenza planetaria, rare sono state le eccezioni agli innumerevoli rinvii di eventi spostati di mesi, o con data da riassegnare. In questo contesto di desertificazione, i fratelli discoboli svedesi Arrhenius hanno fatto sentire la loro voce in diverse gare disputate nell'abituale Utah, dove vivono e si allenano gran parte dell'anno. Il più anziano Niklas, un 37enne che da due mesi ha ottenuto la cittadinanza statunitense, ha ottenuto i migliori risultati, fino a 63,23. Leif, il 34enne fratello minore, si è spinto a 62,88. Vantano in carriera discreti risultati anche nel peso. Entrambi hanno vinto un titolo NCAA durante la permanenza nei college. Dal disco, anche il record giapponese del pluricampione nazionale Yuji Tsutsumi (62,59), in una gara ormai datata fine marzo. Il campione del mondo Daniel Stahl ha posposto l'esordio in pedana di almeno due settimane, dopo che la federazione svedese ha fermato l'attività, inizialmente al re-start in questi giorni, fino all'8 giugno. All'imminente rientro anche il bronzo mondiale di Doha, l'austriaco Lukas Weisshaidinger, al primo test domani a Schwechat. Intanto, doppia pedana per un altro norvegese, Ola Stunes Isene, 61,53 la scorsa settimana e 63,87 domenica.

MARTELLO E GIAVELLOTTO - Un altro bronzo iridato di Doha, il martellista ungherese Bence Halasz, ha gareggiato dopo due mesi nell'abituale compound trecnico di Szombathely vincendo con un miglior lancio di 77,13, al momento la quinta prestazione mondiale dell'anno. Ha preceduto il bronzo europeo U20 Daniel Raba (72,34). Qualche misura di cui prender nota, nel settore lanci, anche dall'Oriente. In Cina l'attività è ripartita con eventi più strutturati, già dalla metà di aprile, con qualche piccolo acuto come il 18,06 della pesista Song Jiayuan e un personal best del triplista Li Pangshuai (16,59). Strano, perché in contesto rarissimo, il risultato della giavellottista e primatista asiatica Lu Huihui, che in una competizione indoor (!) di un mese fa ha raggiunto la misura di 64,21, ampiamente la miglior prestazione di sempre al coperto.

SPRINT - E' di domenica la notizia di un 200 donne corso abbondantemente sotto i 23", a firma della cinese primatista nazionale sui 60 metri Ge Manqi (7.10), che a Fuzhou ha coperto la distanza con vento nella norma in 22.69, il miglior crono di una stagione 2020 prematuramente mozzata e in attesa di riprendere il cammino. La sprinter cinese ha vinto anche i 100 metri in 11.31, laddove vanta un 11.04 ottenuto lo scorso anno a Losanna.

RESTARTING - In Repubblica Ceca ampio risalto alla ripartenza del calendario nazionale, con via il primo di giugno. Numerosi meeting, alcuni seguiti live via tv, con in pista (e soprattutto pedana) atleti di rilevanza internazionale quali Barbora Spotáková, Nikola Ogrodníková, Tomás Stanek e Pavel Maslák. In Germania, in attesa di autorizzare la ripresa fin da metà settimana (lanci a Neubrandenburg), è tutto da gustare il Flight Night di Düsseldorf, gara di asta organizzata all'interno di un cinema drive-in, in rispetto di tutte le regolamentazioni sanitarie legiferate sul territorio. Hanno aderito già gli specialisti di vertice Holzdeppe, Baehre e Blech.

LOWE - Chaunté Lowe ha 36 anni e insegue molti sogni. La popolare altista statunitense ha subìto alla fine dello scorso anno una doppia mastectomia, cui sono seguiti cinque mesi di chemioterapia. Ha ripreso ad allenarsi e, con sua grande sorpresa, in una intervista concessa a un grande media internazionale, ha ammesso di ottenere risultati mai registrati prima nei test di allenamento. La Lowe, nata Howard, vanta un limite personale di 2,05 e ben quattro partecipazioni olimpiche (con un bronzo, un quarto e un sesto posto), il titolo mondiale indoor 2012 e un argento iridato risalente ai mondiali 2005 a Helsinki. L'obiettivo dichiarato nell'intervista, è approfittare dello spostamento al 2021 dei Giochi Olimpici per permetterle di tornare a pieno regime in pedana alla ricerca dell'Olimpiade numero cinque.
Fabbri 21,59 record italiano indoor!

A Stoccolma l'azzurro del peso migliora dopo 33 anni il primato al coperto di Alessandro Andrei
Straordinaria impresa di Leonardo Fabbri. A Stoccolma l’azzurro migliora il record italiano indoor nel getto del peso con 21,59 togliendo il primato dopo quasi 33 anni ad Alessandro Andrei, che aveva lanciato 21,54 a Torino, il 28 febbraio 1987. Entra nella storia il 22enne fiorentino dell’Aeronautica, protagonista di un nuovo progresso in questa stagione che era iniziata con 21,32 all’aperto il 24 gennaio a Parow, in Sudafrica, diventando il secondo italiano di sempre outdoor, e proseguita con il personale in sala di 21,11 nel debutto al coperto del 5 febbraio a Ostrava, in Repubblica Ceca. Il grande risultato per il colosso toscano, due metri di statura per 136 kg, arriva al secondo ingresso in pedana dopo aver aperto con 20,48. Poi va ancora oltre i 21 metri al terzo tentativo con 21,09, quindi 20,57 e 20,60 per chiudere con 20,46 vincendo nettamente la gara davanti al norvegese Marcus Thomsen (20,55). Nella scorsa stagione l’atleta allenato da Paolo Dal Soglio ha sfiorato la finale ai Mondiali di Doha, primo degli esclusi, e ha conquistato la medaglia d’argento agli Europei under 23 di Gavle, in Svezia. Con la gara di esordio aveva già realizzato lo standard di iscrizione per le Olimpiadi di Tokyo, fissato a 21,10. Adesso sale al quarto posto nelle liste mondiali indoor dell’anno, guidate con 22,19 dallo statunitense Ryan Crouser.





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notiziario in linea del  Marathon Club Roma