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Dal 1998, tanti tentativi di imitazione!                       

 
 





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Notizie dal Mondo della Grande Atletica: articoli e comunicati ripresi dalla Gazzetta dello Sport,
dai siti Fidal.it e Iaaf.org
Mondo: Keira D'Amato 2h19:12 a Houston

Impresa della maratoneta 37enne. Indoor USA con il bahamense Jones freccia sui 60 (6.45). Esordi 2022 per Mu, Camacho-Quinn, Harrison, Gardiner, Coleman.

La domenica porta sotto i riflettori la maratoneta statunitense Keira D'Amato, che a Houston ha vinto la 42,195 km texana in 2h19:12, nuovo record nazionale (precedente 2h19:36 di Deena Kastor-Drossin, Londra 2006), 22esima prestazione all-time sulla distanza, 44esima donna a infrangere la barriera delle due ore e venti minuti. Un'impresa di grande spessore, ottenuta con un transito a metà gara di 1h09:40 e con negative split di 1h09:32 nella seconda parte. Al passaggio della mezza, guidava già con venti secondi di margine sull'etiope Biruktayit Degefa Eshetu, poi ritirata. Al traguardo, quasi dieci minuti di margine sulla britannica seconda, Alice Wright (2h29:08).

Una storia sui generis, ma non così insolita per le maratonete che mietono successi in età matura, quella di Keira D'Amato, nata Carlstrom, 37 anni compiuti e maratoneta da quattro anni. Una carriera iniziata nel 2004, durata un lustro, prima di un break di oltre otto anni. Il ritorno all'attività nel 2017, con la prima maratona corsa, parole sue, per perdere peso dopo due gravidanze. Gara dopo gara, i primi risultati di livello internazionale arrivano dopo un biennio, con la partecipazione alla Berlin Marathon 2019 (2h34:55, 17esima), e soprattutto i crono di 1h10:01 nella mezza di Houston, il record nazionale sulle dieci miglia in 51:23 a Washington e una 42 km dicembrina in Arizona in un sontuoso 2h22:56, sconfitta solo da Sara Hall (2h20:32). La scorsa stagione, la perla del quarto posto a Chicago (2h28:22), poco più di un minuto alle spalle della stessa Hall.

Proprio Sara Hall, moglie dell'ex-maratoneta Ryan Hall, anche lei madre e quasi coetanea (38 anni), festeggia ancora assieme alla D'Amato, per il record USA di mezza maratona ottenuto nel festival di oggi a Houston in 1h07:15, togliendo dieci secondi al limite nazionale di Molly Huddle, ancora a Houston quattro anni fa, oggi sconfitta solo dalla keniana Vicoty Chepngeno (1h05:03, undicesima performer di sempre con un progresso di oltre due minuti sul recente personale di 1h07:22 di due mesi fa a Philadelphia). Tra gli uomini, successi del keniano James Ngandu in 2h11:03 sui 42 km e dell'etiope Milkesa Mengesha Tolosa in 1h00:24 nella mezza.

INDOOR USA. La prima metà di gennaio si chiude con i primi eccellenti risultati indoor dagli Stati Uniti. Tanti i meeting in programma, con picchi di rilevanza assoluta qua e là. Sprint, prima di tutto, con la sorpresa dell'appena 20enne velocista bahamense Terrance Jones, che nel Corky Classic di Lubbock ha fermato il cronometro sui 60 metri prima a 6.53 (primo 60 della carriera) poi in finale a 6.45, record nazionale e primato universitario eguagliato (affiancando Leonard Myles-Mills e Christian Coleman), nonché nona prestazione di sempre. L'atleta delle Bahamas, finora noto come duecentista da 20.36 ma dal rendimento altalenante, ha enormi mezzi fisici: muscolatura normale, elastica, sorprenderà ancora. Nel meeting anche l'ottimo 14,76 nel triplo della saltatrice nigeriana 24enne Ruth Usoro, campionessa NCAA, che ha abbattuto il limite universitario e quello nazionale indoor, 26 centimetri oltre il primato all'aperto.
Nelle altre sedi, un nuovo precoce "meno-6.50" dal Cougar Classic di Spokane a firma Micah Williams, quinto ai Trials olimpici della scorsa estate e appena due mesi più giovane di Jones: in 6.48 ha limato un centesimo al personale correndo praticamente da solo (quasi tre metri davanti al secondo classificato).

QUI CLEMSON. Per chiudere, altra partenza sparata per Don’drea Swint (6.53) nel Clemson Invitational, un decimo secco sottratto al personale. Swint vanta un terzo posto negli NCAA della scorsa stagione con la 4x100 di Florida State. Proprio a Clemson l'esordio stagionale di Kendra Harrison, iridata indoor e primatista del 100hs, che ha aperto la stagione in 7.81, la doppia affermazione del prodigio bianco Matt Boling, che nella due giorni in South Carolina ha largamente migliorato il personale nel lungo (8,25, McCarter secondo con 8,10) e piazzato subito un gran 200 da 20.49, e altre cose interessanti: l'esordio di Randolph Ross (45.37 sui 400), il favoloso 300 di Jacory Patterson che in 31.99 ha centrato la settima prestazione di sempre, strappando nel giro di 24 ore la leadership mondiale 2022 al campione olimpico dei 400 Steven Gardiner (32.06 in Alabama venerdì, primato nazionale). e l'1:15.27 di Kameron Jones sui 600, undicesima prestazione all-time al coperto. Nelle altre gare, 7.57 di Trey Cunningham sui 60hs, 36.37 di Talitha Diggs sui 300, prima anche sui 60 in 7.26. Sulla distanza spuria ha preceduto la 19enne irlandese doppio oro europeo U20 Rhasidat Adeleke (36.87).

ALTRI RISULTATI DAGLI USA. Ancora dai 300 un nome-top, quello della portoricana oro di Tokyo sui 100hs Jasmine Camacho-Quinn, apertura in 36.63 in Alabama e primato nazionale. Dal fronte femminile, ottimo 3000 metri nel Ted Nelson Invitational di College Station con vincitrice la tedesca Konstanze Klosterhalfen in 8:39.36, appena quaranta minuti dopo essersi imposta sugli 800 in un 2:07.47 da jogging, davanti alla neo-primatista d'Australia (ma non d'Oceania) Jessica Hull, seconda in 8:39.79, nella scia della filiforme tedesca. Altre note: 7.10 di Aleia Hobbs sui 60 metri a Baton Rouge, due gare in 24 ore per l'astista Zach Bradford (5,67 e 5,65), l'esordio dell'olimpionica degli 800 metri Athing Mu (4:37.99 nel miglio a College Station). Infine, 22.53 sui 200 per la campionessa NCAA in carica Abigail Steiner, ma sulla pista di Lexington (quella del Kentucky) che sviluppa 291 metri, dove ha esordito dopo la sospensione anche il campione del mondo dei 100 metri di Doha Christian Coleman: per lui, prima apparizione sui 300 (33.20), sconfitto da Kennedy Lightner (32.76).

FIGLI D'ARTE. Dal peso il 21,33 di Turner Washington in Arizona: è il figlio del discobolo iridato nel 1999 Anthony Washington. Ancora, un 300 donne dove non si può non citare Shawnti Jackson, figlia di un altro campione del mondo (Bershawn Jackson), che a soli 16 anni si è espressa in 36.95 e ha ancora quasi tre anni interi per abbattere il limite mondiale U20 sulla distanza. A proposito di giovanissimi, annotiamo il nome di Miles Brown, classe 2003, un 600 corso in Michigan in 1:16.98, a soli sei centesimi dal primato USA U20 di Casimir Loxsom.


Barcellona, doppio primato nei 5 km

Impresa degli etiopi Berihu Aregawi (12:49) e Ejegayehu Taye (14:19) che migliorano i record mondiali su strada

Il 2021 finisce con un record del mondo, anzi due. Cadono a Barcellona nel giorno di San Silvestro entrambi i limiti dei 5 chilometri di corsa su strada, maschile e femminile. Tra gli uomini il ventenne etiope Berihu Aregawi vola in 12:49 migliorando il 12:51 del fenomenale ugandese Joshua Cheptegei (16 febbraio 2020 nel Principato di Monaco) dopo averlo mancato di un solo secondo a Lilla, in Francia, con il 12:52 di inizio di novembre. Il neoprimatista, vincitore della finale sui 5000 in Diamond League e quarto nei 10.000 olimpici, alla Cursa dels Nassos ha staccato nettamente la concorrenza guidata dal keniano Peter Maru, al traguardo in 13:30.

Anche nella gara delle donne è un’atleta dell’Etiopia che scrive il suo nome nell’albo dei record. La 21enne Ejgayehu Taye con 14:19 demolisce il primato mondiale femminile in gara mista, per cancellare il 14:43 della keniana Beatrice Chepkoech (ancora sulle strade di Montecarlo il 14 febbraio del 2021), visto che non è stato ratificato il 14:39 a Lilla dell’etiope Dawit Seyaum per mancanza del controllo antidoping. Seconda al mondo nelle liste stagionali nei 5000 metri (14:14.09) e quinta alle Olimpiadi, quest’anno ha anche stabilito il record nazionale sui 3000 con 8:19.52. Lontane anche qui le avversarie, con la svedese Meraf Bahta (15:04) al secondo posto.

10 km: a Madrid ottavo Chiappinelli

Sulle strade della capitale spagnola, l’azzurro chiude in 28:29 nella San Silvestre Vallecana

Ultimo dell’anno in trasferta per Yohanes Chiappinelli. A Madrid l’azzurro è ottavo sui 10 chilometri della San Silvestre Vallecana, la classica gara del 31 dicembre nella capitale spagnola. Il 24enne dei Carabinieri ferma il cronometro a 28:29, non lontano dal record personale di 28:21 messo a segno in estate ad Arezzo prima di cogliere il secondo posto alla rassegna tricolore di Forlì. Ancora un test su strada per il mezzofondista senese, che in pista è salito sul podio agli Europei del 2018 con la medaglia di bronzo sui 3000 siepi. Nella 57esima edizione della corsa di Madrid, tornata stavolta sul tradizionale tracciato in lieve discesa che parte all’esterno dello stadio Santiago Bernabeu e arriva in quello del Rayo Vallecano, è un atleta spagnolo ad imporsi come non accadeva da 18 anni. Esulta al traguardo Mohamed Katir, primo in 27:45, finalista in questa stagione alle Olimpiadi di Tokyo nei 5000 dopo aver demolito il record nazionale con 12:50.79 al Golden Gala di Firenze. Alle sue spalle il burundese Rodrigue Kwizera (27:55) e l’altro iberico Nassim Hassaous (28:05), mentre chiude ventiduesimo Ademe Cuneo (Atl. Cento Torri Pavia, 29:59). La gara femminile è invece terreno di conquista per l’etiope Degitu Azimeraw in 30:26 davanti alla keniana Edinah Jebitok (30:44) e all’israeliana Lonah Salpeter (31:14).
Ekiru, alte frequenze keniane

Dagli Emirati alla Francia è la settimana dei maratoneti keniani. Tanto cross, 10000 metri superlativi in Giappone.

Un lungo weekend inaugurato dalla maratona di Abu Dhabi, negli Emirati: vittoria al favorito Titus Ekiru, world-leader 2021 con il successo nella maratona di Milano di metà maggio, unico al mondo nella stagione in corso a scendere sotto le due ore e tre minuti in 2:02:57. Nella ricca maratona medio-orientale, il keniano si è imposto in 2:06:13, fallendo però il target della vigilia di due ore e due minuti. Un successo maturato dal 22esimo chilometro, dopo un transito a metà corsa in 1:01:46. Il 2021 delle maratone si avvia alla conclusione. con un bilancio dei migliori finisher che premia appunto la 42 km di Milano, e a seguire altre quattro maratone disputate in Europa, Rotterdam, Amsterdam, Londra e Parigi. Tutte europee anche le maratone femminili che, nel 2021, hanno registrato vittorie con i crono più veloci al mondo. L'ordine premia Londra, a seguire Amsterdam, ancora Milano, poi Berlino e Praga.

LE DONNE. A Abu Dhabi gran crono anche della vincitrice della 42 km femminile, l'altra keniana Judith Jeptum Korir, con un vistoso miglioramento fino a 2:22:30. Ben conosciuta in Italia con il successo del 2019 nella Venice Marathon, aveva ben preparato la gara negli Emirati con due ottime mezze maratone in estate a Lens (1:07:22) e a Lugano (prima in 1:06:24). Altra keniana in evidenza, nella maratona francese di ieri a La Rochelle, Celestine Chepchirchir. Al terzo successo in una 42 km nella carriera da maratoneta, la keniana ha migliorato il record della corsa in 2:23:38 (anche personal best), peecedendo la 24enne etiope ABerash Fayesa Robi (2:25:32, personale) e l'altra keniana Judith Jerubet (2:26:43), oltre quattro minuti sottratti al 2:30:50 fatto registrare in settembre nella maratona di Roma, dove chiuse al secondo posto.

CHI SI RIVEDE. A La Rochelle successo maschile di una vecchia conoscenza delle piste, il keniano Edwin Cheruiyot Soi, che fu bronzo olimpico sui 5000 metri ai Giochi di Pechino, bronzo mondiale indoor sui 3000 metri nell'edizione di Istanbul, nel 2012, e pluri-vincitore della BoClassic di San Silvestro. Proprio nella capitale turca, l'anno scorso, Soi aveva esordito sulla distanza di maratona con un sesto posto e un crono poco inferiore alle due ore e quindici minuti. Al secondo approccio ieri, a La Rochelle, netto progresso cronometrico in 2:09:16. Nelle altre maratone della tornata, un discreto 2:27:36 della etiope Meseret Gebre a San Sebastian. Nell'altra 42 km di buon livello corsa in Francia ieri, la maratona delle Alpi Marittime con partenza da Nizza e traguardo a Cannes, 2:11:21 di un altro keniano, Enock Onchari. Oltre oceano, 2:27:22 di Lucy Cheruiyot a Città del Messico, a una manciata di secondi dal personale.

STRADA CORTA. Tempi a sensazione nella mezza keniana di Nakuru, ma niente omologazione per la lunghezza del percorso, risultata più corta di circa seicento metri.Titus Ekiru nella Milano Marathon

A vincere il noto Daniel Ebenyo Simiyu (12:55.88 sui 5000 a Lucerna e eliminato in batteria alle Olimpiadi), in uno spettacolare 59:03 che non avrà il conforto dell'ufficialità. Più corti anche i 10 km, altra corsa in programma, di circa settecento metri, con prestazioni meno esaltanti di quella di Simiyu. Tutto regolare invece nella mezza saudita di Khobar, con l'ennesima doppietta made in Kenya del fine settimana, firmata dal 25enne Rhonzas Kilimo in 1:02:05 (a un minuto dal personale) e dalla più nota Gloria Kite, terza quest'anno alla Roma-Ostia, in 1:12:42.

CROSS DI ALCOBENDAS. Gli atleti spagnoli hanno approfittato della squalifica del vincitore burundiano Rodrigue Kwizera. Secondo le fonti locali, l'atleta africano ha disputato il cross con una divisa commerciale anziché quella del suo club. Il successo nell'importante Cross Internacional de la Constitución è così andato allo spagnolo 23enne Abdessamad Oukhelfen sul sempre puntuale Carlos Mayo e sul favorito ugandese Thomas Ayeko. Vittoria donne all'eritrea Dolshi Tesfu, che ha migliorato la seconda piazza conquistata a Amorebieta.

FANGO D'EUROPA. Titoli nazionali in Portogallo. Vincono Samuel Barata e la 21enne Mariana Machado, che ha staccato di venti secondi la big lusitana degli ultimi vent'anni Jessica Augusto, terza. Nel cross olandese di Tilburg vince ancora la svedese di origini etiopi Meraf Bahta. L'impresa di un nuovo successo non riesce a Mike Foppen, battuto dallo svizzero Raess, ma in ogni caso campione nazionale (Vastenburg tra le donne). Tornata a una campestre dopo quattro anni, Konstanze Klosterhalfen ha vinto la gara di Pforzheim staccando di oltre trenta secondi l'altro talento del mezzofondo tedesco Alina Reh. In Inghilterra, i trials di Liverpool per l'Europeo di cross: successo di Jack Rowe sul favorito Butchart e di Jessica Judd. Campionati nazionali anche in Canada, con il terzo successo di fila di Genevieve Lalonde tra le donne e di John Gay al maschile.

LA CARICA DEI DIECIMILA. Un classico della seconda metà di novembre, l'Hachioji Distance giapponese, quest'anno disputato nel distretto di Tokyo. Risultati, ancora una volta e forse di più, di incredibile densità e eccellente qualità. Tante serie disputate, ma due in particolare da ricordare, con un totale di ben 35 (!) atleti sotto i ventotto minuti: di questi, tredici sono keniani che gareggiano per i club giapponesi, e ben ventidue sono specialisti del Sol Levante. In più di un caso, tra i giapponesi, miglioramenti-monstre anche di un minuto e mezzo o due. E' anche la prima volta che ventuno atleti scendono nello stesso 10000 metri sotto i ventotto secondi, migliorando di una unità il primato della finale olimpica di Pechino. A vincere, dominare sarebbe più opportuno, i keniani guidati da Evans Keitany (27:28.25), James Muoki (27:28.49) e Samuel Masai (27:28.77). Miglior giapponese, Tatsuhiko Ito, quarto nella serie più veloce in 27:30.69.
Fantastico Faniel, terzo a New York!

Strepitosa prestazione dell'azzurro, al comando della maratona per 18 km e ripreso al 29esimo: chiude in 2:09:52 e riporta l'Italia sul podio maschile dopo 24 anni. Doppietta keniana con Korir e Jepchirchir

Nella 50esima edizione della maratona di New York, il recordman italiano Eyob Faniel è protagonista di una gara coraggiosa, premiata con un magnifico terzo posto in 2h09:52. Un azzurro torna sul podio maschile della maratona più prestigiosa del pianeta, a distanza di ventiquattro anni dalla terza posizione di Stefano Baldini nel 1997 e a venticinque anni dal successo, l'ultima vittoria di un europeo a New York, di Giacomo Leone. Faniel è anche il primo europeo a chiudere tra i primi tre a New York dal 1999, un'impresa nell'impresa. Vince il keniano Albert Korir, secondo due anni fa nella precedente edizione, in 2h08:22 e secondo il marocchino Mohamed El Aaraby in 2h09:06.

Gara subito in testa per il vicentino delle Fiamme Oro, che prende il comando assieme a El Aaraby all'undicesimo chilometro. La coppia accumula un consistente vantaggio di oltre 50 secondi al passaggio della mezza maratona in 1h03:57. Al ventinovesimo chilometro, si rifanno sotto i keniani Albert Korir e Kibiwott Kandie, primatista mondiale di mezza maratona e esordiente sulla distanza. Dopo trenta chilometri, i due keniani allungano e Faniel scivola in quarta posizione a cinque secondi dai leader. Ma la fuoriuscita dal podio virtuale di Faniel dura poco: l'azzurro recupera sull'ombra di Kandie e lo supera, ritornando in lizza per il podio, mentre il keniano lentamente esce di scena.

A Central Park l'esito conferma la straordinaria impresa di Faniel, che chiude terzo con un ritardo di un minuto e mezzo sul vincitore in 2h09:52, e a 44 secondi da El Aaraby. È il miglior crono italiano del 2021, a poche ore da quello scritto questa mattina a Barcellona da Daniele Meucci (2h10:03). Faniel è l'ottavo maratoneta italiano a centrare il podio newyorchese, dopo Pizzolato, Poli e Leone (vincitori), e ancora Bordin, Demadonna, Bettiol e Baldini, ultimo a riuscirci. Nella storia della 42,195 km più celebre del mondo, un successo italiano femminile nel 1998 con Franca Fiacconi, e numerosi podi ancora dalla Fiacconi e da Laura Fogli. Tra i battuti da Faniel, un parterre di big impressionante, come il pluricampione olimpico su pista e secondo performer di sempre sulla distanza, l'etiope Kenenisa Bekele (sesto), e l'olandese argento a cinque cerchi Abdi Nageeye (quinto). Un punto di svolta, vero e meritato, nella carriera del primatista italiano che ha corso in 2h07:19 nella passata stagione a Siviglia, mentre quest'anno ha portato a 1h00:07 il record nazionale della mezza maratona.

Trionfa al femminile la favorita e campionessa olimpica a Sapporo, la keniana Peres Jepchirchir (2h22:39), con l'azione decisiva a poco meno di un chilometro dal traguardo con un fulmineo cambio di frequenze. Seconda l'altra keniana Viola Cheptoo Lagat, al debutto sui 42 km, in 2h22:44, terza l'etiope Ababel Yeshaneh in 2h22:52. Quarta la statunitense bronzo olimpico Molly Seidel in 2h24:42.

Nella categoria wheelchair maschile successo con larghissimo margine dello svizzero Marcel Hug in 1h31:24, al quarto successo dopo la doppietta dello statunitense Daniel Romanchuk, che mirava al tris consecutivo, oggi terzo in 1h38:22, preceduto anche dal britannico David Weir (1:38:01). Nella categoria wheelchair donne, vince l'australiana Madison de Rozario, oro paralimpico, che vince in 1h51:01 sulle favorite Tatyana McFadden (1:53:59) e Manuela Schar (1:54:02).

Barcellona: Meucci al personale con 2h10:03

Nella maratona catalana, oltre mezzo minuto di progresso dopo più di tre anni per l’azzurro, con lo standard per i prossimi Mondiali ed Europei

Si migliora Daniele Meucci alla maratona di Barcellona. L’azzurro riscrive il record personale correndo in 2h10:03 e toglie oltre mezzo minuto al suo primato di 2h10:45 stabilito nel marzo del 2018 alla gara giapponese di Otsu. Dopo più di tre anni torna a superare se stesso il portacolori dell’Esercito, campione europeo a Zurigo nel 2014, che si piazza dodicesimo all’arrivo. E continuano i progressi del 36enne ingegnere, a tre settimane dall’ottimo secondo posto alla RomaOstia in 1h00:11 con il secondo crono italiano di sempre in una mezza maratona. Ancora una prestazione convincente per l’atleta allenato da Luciano Di Pardo, al rientro sulla distanza dei 42,195 chilometri a poco più di un anno dal ritiro di Londra nell’ottobre 2020, che si lascia alle spalle i problemi fisici delle ultime stagioni. È un risultato ampiamente in linea con lo standard richiesto per i Mondiali della prossima estate a Eugene, fissato a 2h11:30, e per i successivi Europei di Monaco di Baviera (2h14:30), ottenuto su un tracciato suggestivo nel cuore della città, ma ricco di saliscendi, in una mattinata fresca e piuttosto ventosa.

Nella città catalana, dove nel 2010 si rivelò con la medaglia di bronzo sui 10.000 agli Europei, il pisano conduce una prova coraggiosa e all’inizio cerca di rimanere agganciato al gruppo di testa, che conta una ventina di atleti, per poi transitare in 1h03:39 a metà gara con circa mezzo minuto di ritardo e una proiezione finale vicina al record italiano. Meno rapida la seconda parte dell’azzurro, che recupera posizioni ma perde progressivamente terreno dai leader, con parziali di 1h30:46 dopo 30 km e di 1h46:23 al 35° chilometro. Davanti trionfa il keniano Samuel Kosgei con il personale di 2h06:03 ritoccando di un secondo il record della manifestazione, affiancato sul podio dai marocchini Othmane El Goumri (2h06:30) e Mohamed Ziani (2h06:33 PB). Anche al femminile cade il record del percorso ad opera dell’etiope Tadu Teshome in 2h23:53 davanti alle connazionali Meseret Gola (2h24:09) e Bekelech Gudeta (2h24:51).

Mondo: Amsterdam e Parigi, 42 km-record

Cadono i primati delle classiche 42 km europee. Corse velocissime anche in Spagna e Portogallo. Il weekend internazionale è ricchissimo di risultati.

E' mancato solo il record femminile della maratona di Parigi per il superlativo poker sull'asse Olanda-Francia. Entrambe le 42 km in programma ieri hanno offerto sensazionali risultati al maschile, e il picco-donne di Angela Tanui ad Amsterdam. Da questo partiamo, perché nel caso della Tanui, che ha dedicato il successo alla connazionale Agnes Tirop, scomparsa tragicamente pochi giorni fa, il successo è venuto dopo la forzata rinuncia a corrrere la maratona di Boston, causa problemi di visto. Scelta l'Olanda in extremis, la 29enne keniana ha centrato la miglior prestazione tecnica femminile dell'intera tornata di maratone, con un pazzesco 2:17:57, oltre due minuti sotto al personale di Ampugnano (2:20:08, primato sul suolo italiano) e terza vittoria consecutiva in maratona. Una corsa con un negative split determinante (1:10:07/1:07:50) per un risultato che la colloca al decimo posto nelle graduatorie di sempre, oltre ad essere il secondo crono mondiale 2021 e abbattere il primato della corsa detenuto dal 2019 dall'etiope Azmeraw (2:19:26). Strepitose le piazzate: la connazionale Maureen Chepkemoi (2:20:18) e le due etiopi Haven Hailu (2:20:19) e Gebiyanesh Ayele (2:21:22).

TUTTI SOTTO AL RECORD. Nella recente casistica della 42 km olandese, solo tre uomini avevano infranto la barriera delle due ore e cinque minuti. Ieri, ci sono riusciti in cinque, a partire dal vincitore etiope Tamirat Tola, che in 2:03:39 ha ottenuto il secondo crono mondiale 2021, anche per lui con un negative split di 1:02:11 e 1:01:28 (meno imponente di quello della Tanui) migliorando il record della corsa, ben sotto il 2:04:06 del keniano Lawrence Cherono (2018). Sotto le 2:05 anche il keniano Bernard Koech (2:04:09), l'altro etiope Leul Gebresilase (2:04:12), ancora Kenya con Jonathan Korir (2:04:32) e infine primato nazionale per l'eritreo Hiskel Tewelde (2:04:35). In totale dieci runner sotto le 2:07 per una 42 km sensazionale.

ANCHE A PARIGI CRONOMETRO SUPER. Come a Amsterdam, cinque atleti sotto le 2:05, tutti sotto il primato della corsa di Kenenisa Bekele (2:05:01). Impresa costruita nella parte finale dal keniano Elisha Rotich (2:04:21), emerso dal folto gruppo che a lungo ha corso con proiezioni ancora inferiori per poi rallentare negli ultimi dodici chilometri. Dietro Rotich, miglioramenti di massa fino al settimo, a partire dall'etiope Hailemaryam Kiros (2:04:41), la coppia keniana Hillary Kipsambu (2:04:44) e Barselius Kipyego (2:04:48), l'etiope Abayneh Degu (2:04:53) e ancora, sopra le 2:05, Morris Gachaga (Kenya, 2:05:09) e Tsegaye Getachew (Etiopia, 2:05:11). Tra le donne, mai in pericolo il primato della keniana Rionoripo (2:20:55), tris etiope con Tigist Memuye (2:26:11) davanti a Yenenesh Dinkesa (2:26:14) e Fantu Jimma (2:26:21).
Priscah Jeptoo, già vincitrice a Londra e New York e al rientro, si è piazzata decima in 2:32:09.

PORTOGALLO E SPAGNA. Corse velocissime anche a Lisbona e Barcellona. Nella 42 km lusitana successi etiopi con Andualem Shiferaw in 2:05:52 sul keniano Hosea Kiplimo Chirchir (2:07:39) e l'altro etiope Yihunligne Adane Amsalu (2:07:54) e della 22enne Asayech Ayelew (2:25:07) sulla connazionale Almaz Negede Fekade (2:27:14). Meno veloce in proporzione la mezza maratona: anche qui doppietta etiope con Gerba Beyate Dibaba (1:01:21) e Ethlemahu Sintayehu Dessi (1:10:48). A Barcellona mezza di lusso (aspettando l'imminente 42 km catalana), con successo uomini dell'esordiente etiope Haftu Teklu in 59:39 e tris di ragazze sotto l'ora e otto minuti: keniane le prime due, Sandra Tuei (1:07:12) e Brillian Kipkoech (1:7:31), etiope la terza, Asnakech Awoke (1:7:47).

SUD AFRICA. Cade anche il record femminile della maratona di Città del Capo, con quattro atlete sotto al limite precedente (2:26:44). Firme delle keniane Lydia Simiyu (2:25:41) e Lucy Karimi (2:25:53), dell'etiope Aynalem Teferi (2:26:09) e della sudafricana Gerda Steyn (2:26:22), quasi un minuto sopra al record nazionale stabilito in aprile a Ampugnano (2:25:28). Tra gli uomini, secondo successo del popolare Stephen Mokoka, primo in 2:10:01. A Perth, vittoria e record personale di Jessica Stenson (nata Trengove) in 2:25:13. Per la abituale diffusione dei tanti risultati di atleti africani, si ringrazia Carole Fuchs.

ALTRE DISTANZE: McCOLGAN SUPER. Ulteriore coronamento a un gran 2021 per la britannica Eilish McColgan, nona sui 10000 metri a Tokyo e, in Europa, oscurata solo dalla superstar Hassan. Nelle liste europee 2021, la McColgan chiude la parte in pista quinta sui 1500 metri, seconda su 3000 e 5000, terza sui 10000, e con il miglior crono dell'anno sui 10 km (30:52). Ieri a Portsmouth la ciliegina del primato nazionale delle dieci miglia in 50:43, che migliora di due secondi il vecchio limite, nonché European Best, di Lonah Salpeter. Altre mezze maratone: ottimi risultati maschili a Poznan con gli etiopi Mohamed Esa Huseyidin (59:32) e Gizealew Abeje Ayana (59:39), il keniano Edmond Kipngetich (59:41) e il sudafricano Lesiba Mashele (1:00:00). Ad Amburgo successo di Miriam Dattke in 1:09:59. Dieci km: a Laredo (Spagna) 27:24 del keniano Weldon Langat, 30:34 per la connazionale Naomi Chepngeno.

PISTA, SUDAMERICANI UNDER 23. Nei campionati disputati a Guayaquil (Ecuador), miglior riscontro tecnico con il record colombiano del lungo maschile firmato da Arnovis Dalmero (8,04). Nello sprint, 10.25 del primatista brasiliano U23 Cardoso (10.01 quest'anno) e 20.52 del 20enne velocista di casa Anderson Marquinez. Nella marcia su pista, titolo alla 21enne colombiana Glenda Morejon, oro mondiale U18 nel 2017, in 1:32:01.67.

Incredibile: Gidey batte il record sui 10.000 di Hassan dopo due giorni

L'exploit è avvenuto ancora sulla stessa pista di Hengelo che, nell'occasione, ospitava i trials olimpici dell'Etiopia

Cose folli nel mezzofondo mondiale. A sole 48 ore dal primato mondiale sui 10.000 realizzato domenica scorsa ad Hengelo da Sifan Hassan con 29.06.81 lo stesso record è stato spazzato via ieri sera dall’etiope Letesenbet Gidey con un incredibile 29.01.03. Oramai siamo davvero a poco più di un secondo dal crollo del muro dei 29 minuti netti. L’exploit è avvenuto ancora sulla stessa pista di Hengelo che, nell’occasione, ospitava i trials olimpici dell’Etiopia. Medaglia d’argento sui 10.000 ai mondiali di Doha nel 2019 la Gidey l’anno scorso aveva già realizzato a Valencia il nuovo primato mondiale dei 5000 metri con 14.06.62. È la prima volta dopo la norvegese Ingrid Kristiansen, fra il 1986 ed il 1993, che un’altra donna detiene entrambi i primati del mezzofondo prolungato. Nella sua cavalcata record la Gidey è stata aiutata nella prima parte di gara dalla connazionale Ababel Yeshaneh poi ha fatto tutto da sola seguendo la scia della wave light.

ETIOPI SCATENATI —
Oltre al super primato della Gidey anche su tutte le altre distanze del mezzofondo i suoi connazionali hanno fatto cose da urlo. A suon di primati mondiali stagionali. Difficile anche scegliere chi nominare per primo. Forse i 5000 donne vinti da Gudaf Tsegay in 14.13.32, davanti a Ejegayehu Taya 14.14.09 e Sembere Teferi 14.15.24. Rispettivamente la 5°, 6° e 7° prestazione di tutti i tempi. Sempre in campo femminile da circolino rosso Werkwuha Getachew 1.56.67 sugli 800 nuovo primato nazionale. Ancora Freweynu Hailu 3.57.33 sui 1500. Non sono stati certo da meno gli uomini. Nei 1500 metri si è imposto Teddese Lemi con 3.31.90. Nei 3000 siepi lo junior Bikila Tadese Bekele con 8.09.37 ha stabilito la miglior prestazione mondiale stagionale. Fuochi d’artificio anche sui 5000 metri con vittoria di Getnet Wale in 12.53.28 davanti a Nibret Melak 12.54.22. Gran bel duello sui 10.000 metri fra i due fuoriclasse Selemon Barega primo di un soffio in 26.49.51 davanti al grande rivale Yomif Keyelcha 26.49.73. Nella lunga storia dell’atletica leggera senza dubbio una serie di gare di mezzofondo mai vista in nessun altra occasione.

Bruni decolla a Rieti: 4,70 record italiano!

L’astista vola ancora: dieci centimetri di progresso, con due primati nella stessa gara (anche 4,62) e lo standard per le Olimpiadi di Tokyo. “È un sogno. E adesso 4,80 non è più un mondo parallelo”

Sempre più in alto Roberta Bruni. Splendida gara dell’azzurra che a Rieti migliora due volte il record italiano di salto con l’asta e vola alla quota di 4,70 dopo essere già salita a 4,62 pochi minuti prima. È lo standard per le Olimpiadi di Tokyo, con un progresso di dieci centimetri sul limite nazionale che aveva pareggiato otto giorni fa, il 15 maggio a Firenze, eguagliando il 4,60 di Anna Giordano Bruno stabilito nel 2009. La 27enne dei Carabinieri, allenata da Riccardo Balloni, centra entrambe le misure da record al secondo tentativo e poi prova anche per tre volte, senza successo, la quota di 4,80. Nel prossimo weekend gareggerà in maglia azzurra agli Europei a squadre di Chorzow, in Polonia.

Adesso è tutto suo il primato. Si esalta sulla pedana di casa, per arrivare dove nessuna era mai riuscita in Italia, entrando una nuova dimensione: seconda europea dell’anno all’aperto dopo la greca Katerina Stefanidi, campionessa olimpica della specialità, e quinta al mondo a pari merito con altre atlete. Il suo talento si era rivelato presto, dalla medaglia di bronzo ai Mondiali under 20 nel 2012 all’impresa del record italiano assoluto indoor a 4,60 nel 2013, quando non aveva ancora compiuto 19 anni. Poi un periodo difficile, ma è tornata alla ribalta due stagioni fa, con la vittoria alle Universiadi di Napoli e il personale all’aperto di 4,52 che le aveva dato il pass per i Mondiali di Doha, fino agli ultimi exploit.

“È un momento incredibile, è un sogno, volevamo questo risultato e il pass olimpico - le parole di Roberta Bruni - Cercavamo il 4,70 per non restare appesi fino all’ultimo minuto con il ranking. Sapevo di stare bene, il 4,62 era già stata la conferma della mia condizione in ascesa. Dopo la scarica di energia grandissima ho provato anche 4,80: non so ancora quant’è il mio massimo ma so per certo che voglio saltare sempre di più. Fino a poco tempo fa pensavo che 4,80 fosse un mondo parallelo, adesso mi rendo conto di poterci entrare in quel mondo e non vedo l’ora di farne parte”.

La prima telefonata a sua mamma: “È scoppiata a piangere quando l’ho chiamata subito dopo la fine della gara - prosegue - Ci voleva un momento di positività, in un periodo in cui mio nonno ha avuto un’operazione: è per tutti loro, è per me, e spero di fare ancora meglio. Le Olimpiadi? Me le immagino divertenti. E la prossima settimana sarà la mia prima volta agli Europei a squadre, spero di vestire la maglia azzurra al massimo: mi riaffaccio in un panorama internazionale dopo tanto tempo e voglio dire la mia anche lì”. Secondo posto in gara con 4,30 di Sonia Malavisi (Fiamme Gialle), poi 4,10 per Maria Roberta Gherca (Nissolino Sport) e per la ventenne Francesca Zafrani (Atl. Arcs Cus Perugia) che incrementa il personale di dieci centimetri.

HOOPER NEI 200 - Nuovo sprint di Gloria Hooper (Carabinieri). All’indomani del record personale nei 100 metri (11.24 e quarta italiana di sempre) stavolta la 29enne veronese si mette alla prova sui 200 correndo in 23.28 (-0.6) all’esordio stagionale sulla distanza che la vedrà impegnata in azzurro negli Europei a squadre del prossimo weekend. Un successo in rimonta nei confronti di Anna Bongiorni (Carabinieri, 23.48) che precede Alessia Pavese (Aeronautica, 23.82) e Maria Benedicta Chigbolu (Esercito, 24.09). Al maschile il quattrocentista Brayan Lopez (Fiamme Azzurre) scende a 21.39 (+0.7).

CRESCE MARCHIANDO - Conferma il suo bel momento Eleonora Marchiando (Atl. Sandro Calvesi), azzurra nella 4x400 del record italiano agli Europei indoor, che alla prima gara dell’anno sui 400 ostacoli abbatte il proprio limite con 56.21 migliorandosi di oltre un secondo rispetto al 57.44 della passata stagione. Nel disco 54,31 di Stefania Strumillo (Fiamme Azzurre) davanti al 52,70 di Valentina Aniballi (Esercito).

Dai record di Faniel e Crippa alla doppia gara di Gressier: l’anno si è chiuso col botto!

Dall'Italia alla Spagna con risultati da primato: ecco come sono andate le ultime gare del 2020. Che show!

Fine d’anno con doppio record italiano nei 5000 e 10.000 su strada per i nostri due numeri uno azzurri del fondo e mezzofondo prolungato Yemaneberhan Crippa ed Eyob Faniel Ghebrehiwet.

SAN SILVESTRE VALLECANA – Quest’ultimo, che nel corso del 2020 è diventato il nuovo primatista italiano della maratona con 2.07.19, ha gareggiato sui 10 km sulle strade di Madrid nella classica “San Silvestre Vallecana” conquistando un prestigioso secondo posto davanti a tanti atleti di nome e dietro soltanto al keniota Daniel Simiu Ebenyo vincitore in 27.41. Il suo crono finale di 28.08 eguaglia al secondo il primato italiano stabilito da Daniele Meucci il 12 gennaio 2020 a Valencia. Un bel test di velocità per chiudere bene l’anno prima di iniziare la preparazione specifica per la maratona dei giochi olimpici di Tokyo. Che però per ragioni climatiche dovrebbe svolgersi a Sapporo nel nord del Giappone.

BO CLASSIC – Crippa invece, causa il rispetto delle norme anti coronavirus, ha gareggiato in una inedita edizione della Bo Classic su di un circuito di 975 metri ricavato dentro una pista di Go Kart a Vadena, appena fuori Bolzano. Obiettivo, oltre a quello praticamente scontato di migliorare il primato italiano di 13.48 di Michele Gamba, l’attacco al primato europeo di 13.18 del francese Jimmy Gressier. Il mezzofondista azzurro, reduce da un mese di duri allenamenti a Tenerife, ci è andato vicino chiudendo la sua fatica in un ottimo 13.20. Una gara partita veloce con un primo km in 2.36 e che poi ha perso un po’ di slancio nei successivi 3 km. All’ultimo giro Crippa ha provato a ravvivare il ritmo andando davanti ad accelerare le cadenze pagando però dazio negli ultimi 300 metri quando ha dovuto lasciar via libera al 19 enne ugandese Oscar Chelimo primo in 13.17 davanti al sorprendente belga Robin Hendrix che con 13.19 ha sfiorato il primato europeo di Gressier ed all’esperto mezzofondista marocchino Abdelaati Iguider che con 13.20 lo ha preceduto di pochi decimi di secondo sul traguardo. Crippa, quarto all’arrivo, si è pero consolato con il nuovo record italiano e la conferma di essere già in ottima forma sulla strada verso i giochi olimpici di Tokyo.

DOPPIO GRESSIER – In Spagna si è gareggiato anche a Barcellona con la “Cursa dels Nassos”. Il protagonista principale è stato il francese Jimmy Gressier primatista europeo dei 5 km su strada. Il 23 enne mezzofondista transalpino prima ha vinto la gara dei 5000 metri in 13.39. Poi, pochi minuti dopo, ha preso il via anche nella successiva prova dei 10.000 metri finendo al terzo posto in 28.13 nella gara vinta dal connazionale Morad Amdouni in 27.43. Pochi secondi peggio del crono di Eyob Faniel a Madrid. Personaggio estroverso a cui piace dare spettacolo, ma anche grande agonista, Gressier nella sua carriera ha vinto tre volte consecutivamente il titolo europeo under 23 di corsa campestre.

Mondo 2020: record nonostante tutto

Le imprese di Duplantis, i primati di Cheptegei, la strada che prende il volo. Il talento, la giovinezza e lo specchio della normalità in un anno che di normale ha avuto poco

Il primo dietrofront viene reso noto ai media il 25 gennaio. La prima manifestazione che fa le spese del coronavirus outbreak sono i campionati asiatici indoor di Hangzhou (Cina, 600 km da Wuhan) previsti per metà febbraio. La valanga è alle porte e sta per travolgere tutto. Saltano i Mondiali indoor di Nanchino, poi le maratone di Tokyo e Nagoya, i campionati NCAA indoor, poi quella corsa così attesa, quell'altro evento di minor risonanza, poi tutto. La spianata della discesa libera del virus maledetto fa piazza pulita dell'atletica, dello sport, dei Giochi Olimpici che restano sospesi nel limbo, in attesa della clemenza di una natura che, al momento, chiude l'umanità e la normalità dietro una porta. Eppure, il segnale della normale bellezza è arrivato, si è srotolato lungo un anno difficilissimo, seppur con dinamiche nuove, più individuali che di massa. Meno concorrenti, meno spettatori a incorniciare le strade di maratona lungo le città. Il segnale è arrivato, ironia della forza e non della sorte, subito dopo i primi allarmi e notizie allarmistiche, poi nel pieno delle totali cancellazioni. Arriva l'8 di febbraio, in Polonia, per il primo dei record del mondo che hanno colorato a tinte forti un annus horribilis tutto bianco, come la distesa di neve effetto della valanga.

UNA SETTIMANA DA DIO - Sale dove nessuno mai. Armand Duplantis aggiunge un centimetro alla conquista di quello spazio figlio di Renaud Lavillenie, sulla pedana di Torun, in Polonia, dove il World Indoor Tour scrive una pagina storica. Mondo di qua, Mondo di là, ma a 20 anni non ci si ferma a guardarsi allo specchio. Sette giorni dopo, nell'arena di Glasgow, il 6,18 del ragazzo svedese nato in Louisiana fa già dimenticare il 6,17 polacco. Che importa se c'è il tetto, il record è assoluto come da regolamento. E poi a Armand, il tetto inizia ad andare stretto. Il suo 2020 sciorina meraviglie. Chiude le gare in sala con cinque gare tutte oltre i sei metri. Il 6,07 di Liévin, subito dopo l'abbuffata record, appare a palati grossolani come una delusione (sic!). All'aperto riparte da Oslo con le sagome a sostituire il pubblico, poi Montecarlo, Stoccolma, la meravigliosa sfida di Losanna con Capitan Kendricks, l'apoteosi del Golden Gala, per i 6,15 mai superati da un umano a cielo aperto. Imbattuto. Imbattibile.

LUNGA È LA STRADA - Il primo a scrivere un primato del mondo è un altro ragazzo del '99, Rhonex Kipruto, che il 12 gennaio sulle strade di Valencia corre i dieci chilometri in 26:24, togliendo il limite all'ugandese Cheptegei. Una specie di ampio compasso che parte dalla finale mondiale dei 10.000 metri a Doha, dove l'ugandese si era laureato campione del mondo e Kipruto, alla prima grande rassegna in pista, era salito sul podio con il bronzo. I loro destini, e la location valenciana, sono legati a doppio filo.

STRISCIA RECORD MOZZAFIATO - Il tris d'oro è firmato proprio da Cheptegei. Inizia dalle strade monegasche il 16 febbraio, con l'aggiornamento della fresca casistica del primato del mondo dei 5 km su strada. L'ugandese è il primo a scendere sotto i tredici minuti in 12:51. Toglie il primato a chi? A Kipruto, che nel record di Valencia era transitato al quinto chilometro in 13:18, ancorché un primato decisamente in via di evoluzione. Il Principato di Monaco pulsa per i garretti di Cheptegei alla vigilia di Ferragosto, è il primo ugandese a cifrare un record del mondo sui 5000 metri in 12:35.36, due secondi sotto al limite di Bekele ormai vecchio di oltre tre lustri. E' finita? No, torna in auge ancora Valencia, la nuova Mecca del cronometro. Il 7 ottobre, Cheptegei va in orbita sui 10.000, accoppiando il primato al titolo iridato di un anno prima. E' ancora Bekele il re detronizzato dall'ugandese, stavolta di sei secondi e mezzo, fino a un impensabile 26:11.00. Lussuoso affresco valenciano è la scorribanda sui 5000 donne di Letesenbet Gidey, etiope di flessuosa eleganza, che in 14:06.62 si prende il record di Tirunesh Dibaba. Tutto in meno di un'ora.

L'ORA DEI PRIMATI - Laddove manca il sale, viene buono il pepe. Lo aggiungono a Bruxelles il 4 settembre i nuovi primatisti mondiali Mo Farah e Sifan Hassan, che in un'ora altamente tecnologica percorrono rispettivamente 21,330 km e 18,930 km. A esser pignoli, ci scappa anche il limite ai 20.000 metri del belga Abdi (56:20.02), per pochi attimi capofila davanti all'ombra-killer del britannico pigliatutto. La Diamond League, mortificata dalle limitazioni, assicura comunque tre primati del mondo e il capolavoro romano di Duplantis.

RIVOLUZIONE MEZZA MARATONA - I limiti cadono quattro volte. Nell'esotica Ras al-Khaimah apre le danze l'etiope Ababel Yeshaneh, che in 1h04:31 toglie 20 secondi al record della keniana Jepkosgei, e strada facendo copre i primi venti chilometri in un crono mai visto (1h01:11). Secondo e terzo capitolo sono di stampo keniano, con la due volte iridata sulla distanza Peres Jepchirchir, che abbatte il limite della mezza per sole donne e non mista, prima a Praga in 1h05:34 poi nel Mondiale di Gdynia in 1h05:16. L'apocalisse cronometrica è una volta di più a Valencia, solo tre settimane fa. Il 6 dicembre le strade della capitale 2020 dei primati vedono l'impossibile, ben quattro atleti sotto il precedente record del mondo (58:01 del keniano Kamworor), con un altro keniano, Kibiwott Kandie, a disegnare un presente inimmaginabile in 57:32. Il delfino di Cheptegei, Jacob Kiplimo, gli finisce a cinque secondi a soli vent'anni, ma si prende il miglior crono di sempre al passaggio del 20esimo chilometro (54:42). Rhonex Kipruto, un habitué di questa review, è terzo in 57:49. Fuori podio, ma con prestazione sotto il record mondiale, il keniano Mutiso, 57:59, crono stordente, mani vuote.

APPENDICE - Come tralasciare altri grandi momenti dell'anno più sui generis? Il giusto riconoscimento va al pazzesco Karsten Warholm, che prima del piatto forte del record europeo dei 400hs a Stoccolma (46.87 urtando l'ultimo ostacolo) aveva firmato un 300hs in solitaria negli Impossible Games di Oslo, primo dei terrestri a chiudere sotto i 34 secondi (33.78). Da record mondiale indoor il triplo della venezuelana Yulimar Rojas, 15,43 in sala a Madrid. Ancora, il 10.000 metri di marcia più veloce di sempre (37:25.21) del nipponico Takahashi, e nella stagione delle distanze spurie, i 150 metri piani dell'olimpionica dei 100hs Brianna McNeal (16.41). Da Warholm a un altro figlio dei fiordi. Il tributo va a Jakob Ingebrigtsen, che all'european best di Oslo sui 2000 metri (4:50.01) nella sfida a distanza con i keniani, accoppia una delle perle della stagione, il record europeo sui 1500 metri in 3:28.68 nella magica serata di Montecarlo, cedendo solo al campione mondiale Timothy Cheruiyot (3:28.45).

Valencia, che botti: Kandie fa il record del mondo nella mezza. E che super maratona

Il keniano, sui 21 km, vola in 57’32”, con altri tre atleti sotto il precedente primato. Maratona a due connazionali: Chebet (2h03’00”) e Jepchirchir (2h17’16”). La Straneo cede dopo il 25° km: 2h37’04”

Valencia è sempre più la terra promessa del running. Il 24enne keniano Kibiwott Kandie, con 57’32”, nella super bolla della città spagnola, polverizza il record del mondo della mezza maratona che, con 58’01”, dal 2019 apparteneva al connazionale Geoffrey Kamworor. Altri tre atleti volano sotto quel limite, realizzato a Copenaghen: l’ugandese Jacob Kiplimo, campione del mondo in carica della specialità (57’37”) e gli altri keniani Rhonex Kipruto (57’49”), debuttante sulla distanza ed Alexander Mutiso (57’59”). Merito delle nuove scarpe con solette in fibra di carbonio, certo. Ma anche di una generazione di talenti con pochi eguali.

CHE TEMPI—
La gara si risolve in una sfida a due tra Kandie, portacolori della scuderia del trentino Gianni Demadonna, che attacca poco dopo il 18° km e Kiplimo, atleta rappresentato dal bresciano Federico Rosa. Il keniano affonda il colpo una seconda volta dopo il 19° km e il 20enne ugandese non replica. Parziali da brividi: 13’37” al 5° km, 27’25” al 10° (13’48”), 41’10” al 15° (13’45”) e 54’42” al 20° (13’32”), con i secondi 10 km (un fantastico 27’17”) più rapidi dei primi. Per Kandie, 70.000 euro di bonus per il primato e sui 21,097 km vice iridato in carica, è la consacrazione: per lui, nel 2020, è la quarta mezza sotto i 59’, con tanto di successi a Ras Al Khaimah in febbraio e a Praga in ottobre. Migliori europei lo svizzero Julien Wenders, ora allenato dal torinese Renato Canova (8° in 59’55”) e lo spagnolo Carlos Mayo (9° in 1h00’06”). Non da meno la prova femminile: è appannaggio della grande Genzebe Dibaba in 1h05’18”, dodicesimo crono all-time e il migliore di sempre per un’esordiente. L’etiope primatista del mondo dei 1500, su strada non aveva nemmeno mai corso una 10 km... Alle sue spalle la keniana Sheila Chepkirui (1h05’39”) e l’altra etiope Sembere Teferi (1h05’51”). Quinta la statunitense Emily Sisson (1h07’26”), a 1” dal primato americano di Molly Huddle.

LA MARATONA— A Valencia – budget da 5,3 milioni di euro, un’organizzazione perfetta pur in condizioni difficili come quelle attuali e un meteo favorevole con temperatura di 10 gradi – fanno le cose in grande. E così anche la contemporanea maratona, la prima valida per l’ottenimento dei minimi olimpici dopo la riapertura della relativa finestra temporale, regala spettacolo e grandi prestazioni. Fioccano crono strabilianti. In campo maschile e femminile, con primati della gara abbattuti. In un cast eccelso, il vincitore è relativamente a sorpresa: ad affermarsi, con 2h03’00” (1h01’41” alla mezza), sesto uomo all-time e primo del 2020, è infatti il 32enne keniano Evans Chebet, rivelatosi negli ultimi mesi con i successi di Buenos Aires (con il personale di 2h05’00”) del settembre 2019 e di Lake Biwa (2h07’29”) del marzo scorso. Il braccio di ferro nei due km finali con il connazionale Lawrence Cherono, ultimo vincitore a Boston e a Chicago (nel 2019), è entusiasmante. E si risolve per una questione di 4”. Dietro di loro l’etiope Legese (2h03’16”) e un altro keniano, Amos Kipruto (2h03’33”). Cade il record spagnolo di Julio Rey (2h06’52”; Amburgo 2008): Ayad Lamdassem, a 39 anni, fa 2h06’34”. Arriva anche il primato tedesco (2h07’18” di Amanal Petros). In 41 fanno meglio del 2h11’30” del minimo olimpico, con 18 atleti europei. Persino più prestigiosa la prova femminile. Va alla 27enne keniana Peres Jepchirchir che, con 2h17’16” (1h09’04” nella prima metà) diventa la quinta donna di sempre, la più veloce nel 2020. Il suo, non a caso tra le finaliste per il riconoscimento di miglior atleta dell’anno, sarà da ricordare: nella mezza ha vinto il titolo iridato e migliorato due volte la miglior prestazione mondiale. E adesso, in una sola volta, il progresso sui 42 km è di 6’44”. Seconda piazza per la 26enne connazionale Joiciline Jepkosgei, ultima vincitrice a New York e argento mondiale sulla mezza nel 2018: 2h18’40”. Sul podio anche la 40enne namibiana Helalia Johannes (2h19’52”). È il trionfo del manager Demadonna: anche Chebet, la Jepchirchir e la Jepkosgei sono rappresentate dalla sua agenzia.
POCA ITALIA— Poca gloria per i due italiani al via: Daniele D’Onofrio, al debutto, chiude 59° in 2h15’36” (1h06’47” alla mezza), Valeria Straneo, che a 44 anni inseguiva le 2h29’30” dello standard di partecipazione ai Giochi di Tokyo, va in crisi dopo il 25° km (1h14’17” a metà gara) e ha comunque la forza di terminare (in 2h37’04”).

Yehualaw 1h04:46 nella mezza di Delhi

L'etiope a 15 secondi dal record del mondo batte l'iridata di maratona Chepngetich e la primatista Yeshaneh. Walelegn 58:53 nella velocissima mezza maschile, la quarta della storia con tre atleti sotto i 59 minuti.

Nella mezza maratona di Nuova Delhi sono caduti entrambi i primati della corsa. La prestazione più importante è stata registrata nella gara donne, vinta dall'etiope Yalemzerf Yehualaw, che in 1h04:46 ha firmato la seconda performance di sempre sulla distanza e nuovo world best under 23, già suo con l'1h05:19 ottenuto nel Mondiale di Gdynia a metà ottobre, quando salì sul podio conquistando la medaglia di bronzo. L'1h04:46 di Delhi fa della Yehualaw la sesta atleta a correre sotto l'1h05 in condizioni regolari, a soli 15 secondi dal primato del mondo della connazionale Ababel Yeshaneh (1h04:31), ottenuto in febbraio a Ra's Al-Khaymah, stavolta battuta e terza in 1h05:21. Tra le due etiopi, l'iridata di maratona a Doha 2019, la keniana Ruth Chepngetich, in 1h05:06, ora ottava prestazione di sempre. Strabattuto il primato della corsa della vincitrice uscente Tsehay Gemechu (1h06:00), che ha chiuso quinta in 1h07:16. Ritirata all'ottavo chilometro Brigid Kosgei, primatista mondiale di maratona.

Passaggi ovviamente velocissimi, con transito in 15:27 al quinto chilometro e con un poker di atlete cronometrate in 30:49 al decimo chilometro (Yehualaw, Yeshaneh, Chepngetich e l'altra keniana Cheptai, alla fine quarta in 1h06:43). Staccata la Cheptai dopo metà gara, le battistrada hanno chiuso la terza frazione, al quindicesimo chilometro, in 46:15 (tra le migliori venti prestazioni di sempre), poi la sola Yehualaw è stata capace di seguire il ritmo dettato dal pacemaker keniano Alex Kibarus fino a due chilometri dal traguardo. Non sono ancora noti i passaggi al ventesimo chilometro, dove con ogni probalità la Yehualaw ha stabilito un'altra miglior prestazione mondiale under 23.

WALELEGN PER UN SECONDO - Nella gara maschile, resta sul podio il vincitore uscente Andamlak Belihu, secondo in 58:54, sconfitto di un niente dall'altro etiope Amedework Walelegn (58:53), con terzo l'ugandese Stephen Kissa (58:56, a sette secondi dal record nazionale di Jacob Kiplimo ottenuto per conquistare il titolo mondiale a Gdynia), per la quarta mezza maratona della storia con tre atleti capaci di esprimersi sotto i 59 minuti, dopo i precedenti di Ra's Al Khaymah 2013, Copenhagen 2017 e Valencia 2018.

EDRIS ESORDIO SUPER - Se il crono di Walelegn non scombussola le graduatorie di sempre (diciannovesimo all-time e terzo del 2020), ma frantuma il primato della corsa di Ayola (59:06), è il quarto classificato, l'esordiente Muktar Edris, due volte campione del mondo sui 5000 metri, a stupire in un formidabile 59:04, secondo miglior debutto di sempre sulla distanza. Passaggi da 13:57, 27:50 e 42:00. Sotto l'ora anche il keniano Leonard Barsoton (59:10), l'etiope 21enne Tesfahun Akalnew (59:22), l'ugandese anch'egli 21enne Victor Kiplangat (59:26) e l'altro keniano Shadrack Kimining (59:51).

MARATONA A NANCHINO - Titoli nazionali assegnati oggi in Cina. Prestazioni interessanti relativamente al contesto locale, con successo maschile in 2h08:50 per Peng Jianhua, seguito da Yang Shaohui (2h08:56), Duo Bujie (2h09:03) e Chen Tianyu (2h09:55). Tra le donne vince Li Dan in 2h26:59. Sotto le 2h30 anche Jin Mingming (2h27:08), Bai Li (2h29:10) e Pan Yinli (2h29:19).

STRADA E CROSS - Martedì scorso la 36enne statunitense Keira D'Amato ha stabilito a Washington il nuovo record nazionale sulle dieci miglia in 51:23, quasi un minuto sotto al limite stabilito dalla ex-keniana (poi cittadina USA) Janet Bawcom (52:14), vecchio di sei anni. Il polacco Marcin Lewandowski ha vinto sabato i campionati nazionali di cross a Kwidzyn, aggiudicandosi il titolo sul percorso dei quattro chilometri davanti a una coppia di under 23, Kozlowski e Mutwil. Lewandowski tornava a gareggiare ai nazionali di cross dopo quattro anni. Per il polacco, il primo test sul percorso di avvicinamento agli Europei indoor di Torun, dove cercherà di vincere il terzo oro consecutivo sui 1500 metri dopo i successi di Belgrado 2017 e Glasgow 2019.

VAN ROOYEN 87,62 - Gran lancio del giavellottista sudafricano Rocco Van Rooyen, che torna alla ribalta dopo alcune stagioni travagliate per problemi fisici. Ieri a Paarl un lancio da 87,62, abbondante record personale e terza prestazione mondiale stagionale. Nella sua miglior stagione, il 2015, partecipò anche al Golden Gala Pietro Mennea.

ANCORA IN PISTA - Venerdì si torna a gareggiare in Giappone, con i campionati nazionali di 5000, 10.000 metri e 3000 siepi, a Osaka. Presenti tutti i campioni uscenti. Domenica 6 dicembre in calendario il GP Brasil Caixa, ultima tappa del 2020 World Athletics Continental Tour Silver level, con la star del getto del peso Darlan Romani in pedana. Iscritti una decina di primatisti del Sud America, per una riunione davvero interessante, posposta in dicembre per lo stravolgimento del calendario.

La Grøvdal reginetta di Norvegia

La mezzofondista insidia la miglior prestazione europea di Paula Radcliffe sui 10 km. Jakob Ingebrigtsen chiude al passo. Warholm e un possibile futuro da ottocentista.

Esattamente un anno fa, il 19 di ottobre del 2019, Jakob Ingebrigtsen dominava in 27.54 la Hytteplanmila di Hole, corsa su strada di 10 km nell'area occidentale del paese, imponendosi largamente su fior di avversari, come l'eritreo Tsegay e il fratello Filip. Due giorni fa, allo scoccare della nuova edizione, il due volte campione europeo a Berlino 2018 su 1500 e 5000 metri non si è ripetuto, chiudendo in modalità jogging dopo aver perso contatto a tre quarti di gara. Una battuta a vuoto per il formidabile norvegese, abituato a sciorinare nel 2020 soltanto vittorie o, al massimo, secondi posti. Non è andata benissimo nemmeno a Filip, il secondogenito, sesto a debita distanza dal vincitore Zerei Kbrom Mezngi, un eritreo di 34 anni che solo da una manciata di mesi ha acquisito la nazionalità norvegese e laureatosi con il titolo nazionale dei 10000 metri un mese fa a Bergen in 28:04.29.

GRØVDAL SUPER - Ben altra prova ha riservato Karoline Bjerkeli Grøvdal, trentenne d'argento all'Eurocross 2019 e sei volte al bronzo: quattro nel cross corto, sui 10000 metri all'europeo 2016 e sui 3000 siepi in quello 2018. L'atleta di Ålesund ha vinto la corsa donne in un notevolissimo 30:32, record nazionale, primato europeo stagionale (sesto crono mondiale 2020) e soprattutto seconda prestazione di sempre in Europa, a soli undici secondi dal limite di Paula Radcliffe (30:21) risalente a diciassette stagioni fa. Quindici giorni fa, la Grøvdal aveva portato a 15:04 la miglior prestazione mondiale stagionale sui 5 km stradali a Spikkestad. Una settimana fa ha vinto il titolo nazionale di cross a Skien con distacco di ben oltre un minuto, laddove Filip Ingebrigtsen aveva vinto quello uomini con facilità.

WARHOLM GUARDA LONTANO - Chiusa la personale straordinaria stagione 2020, culminata con il record europeo sui 400hs in 46.87 a soli nove centesimi dal primato del mondo di Kevin Young, il due volte campione iridato Karsten Warholm ha salutato con l'ultima uscita sui 400 piani in 45.56 a Oslo, quindici giorni fa.Karoline Bjerkeli Grøvdal
Ai microfoni dei media norvegesi, ha ipotizzato di voler proseguire la carriera nelle prossime stagioni sui 400hs ma gareggiare più spesso sulla distanza piana, per migrare nella seconda parte della sua storia atletica sugli 800, dove i precedenti di grandi quartermiler capaci di fare cose eccelse sul doppio giro, non mancano.

PRIMATI NEI BALCANI - Qualche nota dalla Bulgaria, dove nella difficoltà planetaria del momento si è comunque riusciti a mettere in piedi la Sofia Wizz Air Marathon la scorsa settimana. La perseveranza ha premiato con un doppio primato della corsa: interessante al femminile, 2h27:57 dell'ucraina Khapilina con standard olimpico e vittoria su keniane di buon livello, di discreta fattura il 2h13:03 del marocchino 40enne Sbai. In Macedonia (Skopje), una maratona che risale a due settimane fa ma che ha dato l'ennesimo primato nazionale (2h35:54) alla ben nota Luiza Gega, la migliore atleta d'Albania (argento europeo 2016 sui 3000 siepi), che con il limite sui 42 km vanta ora tutti i primati nazionali dal mezzofondo veloce al prolungato fino alla maratona, oltre che nella mezza maratona.

50 KM UCRAINI - Nella consueta sede di Ivano-Frankivsk, disputati ieri i campionati ucraini di marcia, con eccellente prestazione di Ihor Hlavan, bronzo mondiale a Mosca 2013, che in 3h47:31 ha centrato la miglior prestazione mondiale stagionale escludendo quelle ottenute in Russia (Cheparev e Sharipov hanno marciato quattro minuti più veloce sulla distanza). Sotto le 3h50 anche Budza in 3h49:47. Altri titoli a Losev (1h21:44) e alla Olyanovska, anche lei al bronzo mondiale ma nel 2015, in 1h29:18.

GIAPPONE - Dalle ultime tornate di gare in pista, 27:08.91 sui 10000 metri del keniano Bedan Karoki, argento mondiale di cross e mezza maratona. Dietro di lui debutto sulla distanza del 19enne Philemon Ruto Kiplagat, il cui 27:46.67 lo pone in cima alle graduatorie stagionali di categoria U20. Per Karoki si è trattato del terzo 10000 in tre mesi, tutti abbondantemente sotto i 27:20, ma del primo successo. Ieri, nel Tajima Memorial di Yamaguchi, altra attività in pista con 2,27 di Shinno nell'alto e primato nazionale sui 300 donne di Seika Aoyama, un 37.08 che rappresenta anche il miglior crono mai realizzato sulla distanza da un'atleta asiatica.
La sfida delle sfide: Kipchoge vs Bekele a Londra

Domenica l’attesissima maratona della capitale britannica con il recordman mondiale e il secondo di sempre sui 42,195 km. In gara anche l’azzurro Meucci. La primatista Kosgei tra le donne

Domenica nell’ottantesimo anniversario del blitz tedesco, Londra celebra la sua resistenza alla Luftwaffe e al virus che sta sconvolgendo il mondo, spazzando il continente delle grandi adunate di massa, del grande rito della corsa, dei 42 chilometri attraverso le metropoli. Una dopo l’altra si sono arrese tutte. Londra, al 40° appuntamento con la sua prova, no. Ma per sopravvivere, è costretta a cambiare coordinate, rotta, formato, partecipazione.

Domenica resteranno a casa i 45.000 che erano riusciti a strappare un pettorale (ma tutti sono invitati a correre i 42,195 km per proprio conto e per continuare nella formidabile tradizione di raccolta di fondi benefici) e nessuna linea di partenza verrà tracciata a Greenwich. Tutto andrà in scena nel cuore della città, attorno al parco di St. James, il più piccolo e il più amato, dalla superba popolazione di uccelli acquatici: 19 giri di 2150 metri e una breve e finale appendice di 1345 metri sul Mall: almeno le battute conclusive intendono rispettare la tradizione. Una maxi-pista piatta, dove sviluppare alte velocità, sollecitate da una pattuglia di lepri guidata da sir Mo Farah, fresco di record mondiale dell’ora.

Una gara che è un distillato di classe pura, di nomi già ben attestati nella storia dell’atletica, un elenco che deve essere costato molto caro tra ingaggi, premi e bonus agli organizzatori, una struttura al cui vertice siede Hugh Brasher, figlio di Chris, uno dei padri fondatori della prova londinese, olimpionico nelle siepi a Melbourne ’56, uno degli scanditori di ritmo – l’altro era Chris Chataway – che diedero una mano a Roger Bannister per passare le colonne d’Ercole dei 4 minuti nel miglio.

Brasher ha una sorta di esclusiva su Eliud Kipchoge (quattro vittorie e un record della corsa portato a 2h02:37 l’anno scorso) e dopo lo stordente tempo berlinese di Kenenisa Bekele, 2h01:41, a due secondi dal record mondiale di Eliud, ha iniziato a cullare il progetto di mettere uno di fronte all’altro i due veterani - l’etiope Kipchoge ha 38 anni, il keniano Bekele fra poco ne festeggerà 36 – in un duello definitivo. E li ha convinti a tenere fermo il loro impegno anche di fronte a un lungo rinvio: da fine aprile ad inizio ottobre.

Nel frattempo Brasher non ha fatto che arricchire il cast ingaggiando gli etiopi Mosinet Geremew che l’anno scorso riuscì a resistere alle progressive accelerazioni di Kipchoge per cedere solo nel finale, finire a 18 secondi e diventare in 2h02:55 il quarto di sempre, Mule Wasihun, terzo nella stessa occasione in 2h03:16 (ottavo all-time), Sisay Lemma 2h03:36 a Berlino, Tamirat Tola 2h04:06 e Shura Kitata 2h04:49, ma anche i keniani Marius Kepserem 2h04:11, Vincent Kipchumba 2h05:09 e Gideon Kipketer 2h05:51, il norvegese Sondre Moen 2h05:48, punto di riferimento per la pattuglia europea di cui fa parte l’azzurro Daniele Meucci.

Della stessa qualità la prova femminile con Brigid Kosgei che l’anno scorso a Chicago ha dato una scossa al record mondiale chiudendo in 2h14:04, la campionessa mondiale in carica Ruth Chepngetich, 2h17:08, la piccola veterana Vivian Cheruiyot, a segno a Londra due anni fa in 2h18:31. Il terzetto delle keniane verrà sfidato dalle etiopi Roza Dereje, 2h18:30, e Ashete Bekere, 2h20:14. Nel rispetto delle restrizioni sanitarie, Brasher e i suoi hanno allestito una “bolla” fuori città: un albergo in campagna con prati attorno per gli ultimi “ritocchi”, test all’arrivo e nell’imminenza del via, un percorso ermeticamente chiuso per tutti. Il prima, il durante e il dopo in un’interminabile diretta della BBC.

Straneo e Zoghlami campioni italiani dei 10.000

A Vittorio Veneto (Treviso) l’alessandrina torna al successo tricolore anche su pista. Tra gli uomini il siciliano Osama, azzurro delle siepi, vince al debutto sulla distanza. Titoli U23 per Colli e Parolini.

Nei Campionati italiani dei 10.000 metri, a Vittorio Veneto (Treviso), conquistano il successo Valeria Straneo e Osama Zoghlami. Questo il verdetto della rassegna tricolore, inserita nel 29° Meeting Città di Conegliano, al termine di due sfide combattute. Tra le donne in 32:55.25 è il secondo titolo della stagione per l’alessandrina del Laguna Running, che aveva già vinto nella mezza maratona di Verona in febbraio, e anche il secondo della carriera sulla distanza, a 44 anni di età, dopo quello del 2013. Alle sue spalle la campionessa uscente Isabel Mattuzzi (Fiamme Gialle, 33:04.22), in testa nella prima parte, e Giovanna Epis (Carabinieri, 33:16.47). Sorpresa nella prova maschile con il siciliano dell’Aeronautica, più volte azzurro dei 3000 siepi, che al debutto nei 10.000 prevale in 29:07.27 con una volata in rimonta davanti al 22enne bergamasco Sebastiano Parolini (Ga Vertovese, 29:08.07), campione under 23, e a Stefano La Rosa (Carabinieri, 29:08.69) superando nel finale Pietro Riva (Fiamme Oro, 29:12.45), che era nettamente al comando fino a circa duecento metri dall’arrivo. Titolo promesse femminile per Gaia Colli (Atl. Valle Brembana, 35:06.87). Nelle altre gare del meeting in evidenza Leonardo Feletto (Atl. Mogliano), vincitore dei 3000 siepi in 8:32.52 a quattro secondi dal recente personale, mentre il campione italiano del giavellotto Norbert Bonvecchio (Atl. Trento) firma il primato stagionale con 77,60 e sugli 800 metri il bosniaco Amel Tuka, argento mondiale, si impone in 1:46.98.

DONNE - È di nuovo Valeria Straneo a dettare legge in una rassegna tricolore. Al ritorno in una gara su pista dopo cinque stagioni, la primatista nazionale di maratona vince anche su questo terreno. Per la seconda volta nel 2020 conquista un titolo italiano sotto la guida tecnica dell’olimpionico Stefano Baldini, che si aggiunge a quello della “mezza”, mentre sui 10.000 metri si era già affermata sette anni fa. Il break intorno al settimo chilometro, con l’inossidabile piemontese classe ’76 che prende il largo scavando un margine di qualche secondo per mantenerlo fino al traguardo, in un pomeriggio piuttosto fresco. Nella fase iniziale a tentare la fuga era stata invece Isabel Mattuzzi (Fiamme Gialle), campionessa in carica alla ricerca del bis, guadagnando alcuni metri sulle avversarie tra il secondo e il quarto chilometro, prima del ricongiungimento del terzetto di testa che comprendeva anche Giovanna Epis. Un match acceso, ma alla fine la portacolori del Laguna Running esulta in 32:55.25 sulla finanziera trentina che è seconda con 33:04.22, terza invece la veneziana dei Carabinieri nel crono di 33:16.47.

Ai piedi del podio la pugliese Maria Chiara Cascavilla (La Fratellanza 1874 Modena, 34:16.64), a lungo da sola al quarto posto, mentre è quinta la siciliana Alessia Tuccitto (Gs Lammari) con il personale migliorato di oltre un minuto in 34:23.79 davanti a Raimonda Nieddu (Cagliari Atl. Leggera, 34:44.01). Tra le promesse Gaia Colli (Atl. Valle Brembana, 35:06.87), azzurra della corsa in montagna, si prende il titolo nei confronti di Ilaria Fantinel (Esercito, 35:22.43) e Azzurra Ilari (Atl. Amatori Osimo, 41:00.74). “Non me l’aspettavo - le parole di Valeria Straneo, che in carriera ha vinto l’argento nella maratona ai Mondiali 2013 e agli Europei 2014 - anche perché era da tanto tempo che non correvo su pista, ma ho sempre tenuto il mio ritmo. Le gambe giravano bene, sono veramente felicissima e soddisfatta. Adesso punto ai Mondiali di mezza maratona di metà ottobre in Polonia, poi alla maratona di Valencia a inizio dicembre con l’obiettivo di centrare il minimo per quella che potrebbe essere la mia terza Olimpiade”.

UOMINI - Sembra tutto deciso per il titolo maschile, quando Pietro Riva (Fiamme Oro) cambia passo dopo sei chilometri e prende un vantaggio consistente. Ma c’è un colpo di scena, perché nell’ultima parte il piemontese rallenta l’andatura e si avvicinano i tre più immediati inseguitori che recuperano a vista d’occhio. All’inizio della curva conclusiva si materializza il sorpasso, con Osama Zoghlami a far valere il suo spunto finale. Specialista dei 3000 siepi, in cui ha indossato la maglia azzurra anche ai Mondiali di Doha, di recente il mezzofondista dell’Aeronautica si è migliorato nei 1500 e anche nei 3000 piani. Partiva da outsider, all’esordio su questa distanza, però il 26enne trapanese di Valderice si ritrova campione italiano. Per l’atleta allenato a Palermo da Gaspare Polizzi, tecnico del grande Totò Antibo, è il secondo tricolore assoluto dopo quello del cross corto nella scorsa stagione, ma il primo su pista. Notevole il progresso di Sebastiano Parolini (Ga Vertovese), bergamasco classe ’98 e argento U23 a squadre agli Europei di cross, che dopo essere già sceso sotto i quattordici minuti nei 5000 metri al meeting di Rovereto qui corre in 29:08.07 per il tricolore promesse superando nella volata il pluricampione italiano Stefano La Rosa (Carabinieri), 29:08.69, mentre è quarto Pietro Riva (29:12.45). Completano il podio under 23 i pugliesi Pasquale Selvarolo (29:24.74) e Nfamara Njie (29:30.49), entrambi dell’Atletica Casone Noceto. Assenti dell’ultim’ora Marouan Razine (Esercito) e Ahmed El Mazoury (Atl. Casone Noceto). “Mi sono divertito - commenta Osama Zoghlami - per questo mio debutto nei 10.000 metri. Ho cercato di tenere d’occhio la testa della corsa e non ho mai smesso di crederci, per chiudere con un bel finale.
E ora penso a tornare sui 3000 siepi”.

FELETTO OK NELLE SIEPI - Vince e convince Leonardo Feletto sui 3000 siepi. Per il 25enne dell’Atletica Mogliano c’è il successo in 8:32.52 che è la seconda prestazione in carriera, poco distante dal personale di 8:28.33 firmato due settimane fa a San Biagio di Callalta in solitaria. Stavolta il trevigiano risolve in suo favore il duello con il britannico Mark Pearce (8:34.38), allungando a duecento metri dal traguardo prima dell’ultima riviera, per ribadire il suo bel momento di forma. Non prende il via invece Ahmed Abdelwahed (Fiamme Gialle), tricolore in carica sulla distanza, mentre si avvicina l’appuntamento con la Festa dell’Endurance di Modena (17-18 ottobre) che assegnerà i titoli italiani del mezzofondo prolungato.

800 PER TUKA E VANDI - Protagonista negli 800 metri Amel Tuka, stella internazionale del pomeriggio: è uno dei big della specialità, vicecampione mondiale nella scorsa stagione a Doha ma anche bronzo iridato a Pechino 2015. Il bosniaco conduce una gara di testa e chiude in 1:46.98 seguito dall’atleta di casa Catalin Tecuceanu (Silca Ultralite Vittorio Veneto, 1:47.91) e dall’azzurro Joao Bussotti (Esercito, 1:48.16). Tra le donne Eleonora Vandi (Atl. Avis Macerata) con 2:06.11 precede Irene Vian (Atl. Riviera del Brenta, 2:06.84), poi l’irlandese Iseult O’Donnell (2:07.83) e Giulia Aprile (Esercito, 2:08.74).

BONVECCHIO ALLO STAGIONALE - Si conferma in crescita Norbert Bonvecchio (Atl. Trento) nel giavellotto, che come da tradizione è uno dei piatti forti di questo meeting. Dopo aver conquistato a Padova il suo quarto titolo estivo, il tricolore assoluto migliora ancora il primato stagionale con 77,60 all’ultimo tentativo, incrementando così il 76,37 ottenuto a Rovereto. Nel turno conclusivo arrivano i lanci più lunghi di giornata anche di Matteo Masetti (Atl. Lecco Colombo Costruzioni, 68,75) e dello junior Michele Fina (Atl. Brugnera Friulintagli, 67,80) che nella recente rassegna di categoria a Grosseto ha sfondato per la prima volta la barriera dei settanta metri. La pluricampionessa italiana Chiara Rosa (Fiamme Azzurre) spedisce il peso a 15,75, tra gli uomini 16,86 di Andrea Caiaffa (Fiamme Oro). Nell’alto 2,10 di Manuel Lando (Atl. Vicentina) e il decatleta Jacopo Zanatta (Silca Ultralite Vittorio Veneto) si aggiudica il lungo con 7,24 (+1.2).

Doha: Duplantis saluta il 2020 da imbattuto

Mondo completa la stagione con un'altra vittoria in Wanda Diamond League: in Qatar "solo" 5,82. Migliori prestazioni mondiali dell'anno per Kipyegon (800) e Obiri (3000). Dal Molin falsa partenza

La notizia, per una volta, è che il primatista del mondo Armand Duplantis non salta i sei metri nell’asta. A Doha il ventenne svedese saluta il 2020 chiudendo la stagione da imbattuto, con la misura per lui decisamente agevole di 5,82, prima di due errori a 5,92 e un tentativo mancato a sei metri. In Qatar è l’ultima tappa dell’anno per la Wanda Diamond League, fortemente condizionata in questa stagione dalla pandemia da Covid-19: dal mezzofondo arrivano due migliori prestazioni mondiali dell’anno, quella della keniana Faith Kipyegon negli 800 metri con il tempo di 1:57.68 e quella dei 3000 metri per l’altra keniana Hellen Obiri (8:22.54). Vittoria nei 100 metri per la giamaicana Elaine Thompson-Herah in 10.87 (0.0). Di qualità i 1500 al maschile dominati dall’australiano Stewart McSweyn in 3:30.51 e gli 800 del keniano Ferguson Rotich (1:44.16). L’ucraina Maryna Bekh-Romanchuk a 6,91 (+0.6) nel lungo. In chiave azzurra, non c’è gloria per Paolo Dal Molin (Fiamme Oro), escluso per una falsa partenza dalla gara dei 110hs, vinta dallo statunitense Aaron Mallet in 13.15 (+0.3).

16 SU 16 - Di diverso, dai Mondiali cominciati proprio un anno fa di questi periodi, c’è l’impianto che ospita il circus: non il Khalifa Stadium ma il più misurato Qatar Sports Club, lo stadio tradizionale della Diamond League a Doha. Di simile, invece, c’è la temperatura torrida (quasi 35 gradi) e l’umidità che fa grondare di sudore. “Mondo” Duplantis, nella gara che chiudeva la propria strepitosa stagione, non esagera. A pochi giorni dal 6,15 del Golden Gala Pietro Mennea, migliore prestazione della storia all’aperto, si “arena” a 5,92, dieci centimetri più su della misura di 5,82 (alla prima) che gli consegna comunque la vittoria. Stessa cifra per lo statunitense campione del mondo Sam Kendricks che però del 5,82 si sbarazza alla terza come pure il francese ex primatista Renaud Lavillenie, al miglior salto dell’anno. Sedici gare, sedici trionfi (e lo spaziale 6,18 indoor): l’ultima sconfitta risale proprio alla finale mondiale di Doha e il 2020 resterà per sempre l’anno di Duplantis.

SPRINT – Viaggia forte, di nuovo, Elaine Thompson-Herah: 10.87 nei 100 metri con vento nullo per la giamaicana, a due centesimi dal crono di 10.85 del Golden Gala che resiste come migliore prestazione mondiale del 2020. Nulla possono l’ivoriana Marie-Josèe Ta Lou (11.21) e Kayla White (Usa, 11.25) al cospetto della ritrovata brillantezza della campionessa olimpica. Duecento metri al maschile a tempo di primato ivoriano per Arthur Cissé che infilza il primo posto con 20.23 (+0.9): bel balzo in avanti per chi prima d’oggi aveva corso soltanto in 20.77 (ma è sprinter da 9.93 nei 100). Leve non infinite, sguscia via al giamaicano Julian Forte (20.39) mentre Christophe Lemaitre naviga su tempi di fine stagione (20.68). Nel giro di pista si va meno forti che a Roma, tappa vinta da Edoardo Scotti la settimana scorsa (in 45.21): Kahmari Montgomery, lo statunitense, timbra il cartellino con 45.55.

OSTACOLI – Si muove troppo presto sui blocchi Paolo Dal Molin (Fiamme Oro): “fischiata” la falsa partenza all’ostacolista azzurro e deve abbandonare i 110hs. Amarezza. Anche nello start successivo si alza un cartellino rosso, indirizzato al francese Wilhem Belocian e così diventa una prova a eliminazione con soli cinque atleti, vista già l’assenza dello statunitense Crittenden. Niente paura, non perde la concentrazione e si scatena il connazionale Aaron Mallet che sgretola il personale a 13.15 (+0.3) nonostante l’incontro ravvicinato con il nono ostacolo. Tra le donne, due americane davanti a tutte nei 100hs: Payton Chadwick 12.78 (+1.1), Taliyah Brooks 12.86.

MEZZOFONDO – Negli 800 la spagnola Esther Guerrero è la prima a rompere gli indugi. Ma intorno ai -200 apre il gas Faith Kipyegon, la keniana campionessa olimpica e mondiale dei 1500: da cinque anni non correva così forte nel doppio giro di pista (nell’ultima edizione di RietiMeeting, quella del 2015) e ne esce l’ottocento più veloce dell’anno, in tutto il mondo, e il primo sotto l’1:58. Sul tabellone spedisce il crono di 1:57.68. La Guerrero esulta a sua volta per la prima discesa sotto i due minuti (1:59.22) e sotto la soglia torna anche la britannica Adelle Tracey (1:59.87). Nei 3000 al femminile l’altra WL: la graffia la keniana due volte iridata dei 5000 Hellen Obiri (8:22.54), partita sulla campana e tallonata fin sul traguardo dalle connazionali Agnes Tirop (8:22.92) e la primatista del mondo delle siepi Beatrice Chepkoech (8:22.92). Il monopolio keniano è arricchito da Margaret Chelimo Kipkemboi (8:24.76) e Hyvin Kiyeng (8:25.13). Al maschile, Stewart McSweyn firma il record australiano in un 1500 spumeggiante: scortato dalle due lepri a disposizione allunga subito su tutti i competitors, si smarca dal pacer Brimin Kiprono non appena suonata la campana dell’ultimo giro e divora in solitaria i quattrocento metri finali chiudendo in 3:30.51, quasi un secondo in meno del “suo”. Si migliorano, ma a debita distanza, altri personaggi che frequentano chilometraggi più lunghi come l’etiope Selemon Barega (3:32.97), i siepisti Soufiane El Bakkali (Marocco, 3:33.45) e Lamecha Girma (Etiopia, 3:33.77) e anche il britannico James West (3:34.07). In un tardo pomeriggio che offre interessanti battaglie di mezzofondo, da segnalare anche l’1:44.16 del keniano Ferguson Rotich che deve faticare per respingere l’assalto del “brit” Elliot Giles (1:44.56).

LUNGO – Anche a Doha, nel lungo, si sperimenta la formula della “finale a tre” nell’ultimo dei sei turni. Fino alla sfida conclusiva, la leader è la svedese Khaddi Sagnia (6,85/+0.2). Ma il volo finale dell’ucraina Maryna Bekh-Romanchuk a 6,91 (+0.6) le sfila il successo. E non solo: il 6,68 (+0.4) della nigeriana Ese Brume la relega al terzo posto, visto che nel suo ultimo ingresso in pedana la svedese non riesce ad andare oltre un 6,55 (+0.3).
Crippa è leggenda: record italiano 13:02.26!

Dopo 30 anni cade il record dei 5000 di Antibo: a Ostrava straordinario Yeman, adesso padrone di 5000 e 10.000. “Ho avuto coraggio, spero di essere d’ispirazione per tanti giovani atleti”
Serata da leggenda per Yeman Crippa a Ostrava (Repubblica Ceca). Dopo trent’anni cade il record italiano dei 5000 metri: l’azzurro corre in 13:02.26 e migliora il primato che dal 1990 apparteneva a Totò Antibo (13:05.59 a Bologna il 18 luglio). Un record che era nell’aria, e fortemente voluto dal 23enne trentino delle Fiamme Oro, terzo al Golden Spike alle spalle dell’ugandese Jacob Kiplimo (12:48.63) e dell’etiope Selemon Barega (12:49.08), al termine di una gara coraggiosa, tutta all’inseguimento dei migliori. Crippa si appropria del record dei 5000 dopo essersi impadronito anche di quello dei 10.000 ai Mondiali di Doha nella scorsa stagione, conclusi all’ottavo posto. È una serata magica per l’azzurro allenato da Massimo Pegoretti, che in carriera ha già vinto il bronzo europeo nei 10.000 a Berlino 2018 e il bronzo agli Eurocross di Lisbona 2019.

Come prevedibile Selemon Barega scappa via con tre lepri, tra cui il connazionale Lamecha Girma a trainarlo fino ai 3000. Crippa segue il proprio ritmo nel gruppo ristretto degli inseguitori che poi diventa un duetto con Jacob Kiplimo, l’ugandese del Casone Noceto. L’azione è rotonda, ma intorno ai 3200 metri il compagno di viaggio si lancia a riprendere Barega e si libera di Crippa che resta tutto solo, contro il cronometro. Non si tratta più di sfidare gli avversari ma la storia, per l’azzurro con le treccine dorate. E quando si materializza il crono da primato sul tabellone, la fatica si trasforma in estasi. Per una prestazione che vanta una rilevanza statistica di un certo spessore, considerato che lo fa sbarcare nella top ten europea di sempre, al decimo posto, con un primato personale ormai vicino a quello del campione europeo Jakob Ingebrigtsen (13:02.03) e con un progresso rispetto ai propri limiti di oltre cinque secondi (era 13:07.84).

CRIPPA: “HO AVUTO CORAGGIO” - Risponde al telefono da Ostrava, ancora emozionato: “Sono contentissimo, dopo tre anni che ci provavo è finalmente arrivato il grande risultato - le prime parole di Crippa -. Lo dico con il sorriso, spero che un mito come Totò Antibo non ce l’abbia con me! Gli ho tolto un altro record, ma so che faceva il tifo per me”. Passano pochi minuti ed ecco il messaggio di congratulazioni di Antibo sui social: “Finalmente dopo 30 anni viene battuto il record italiano. Complimenti Crippa, adesso inizia una nuova stagione”.

“Questo record era l’obiettivo del mio 2020 - prosegue Yeman - e averlo ottenuto significa che sono sulla strada giusta, che gli obiettivi prefissati li ho centrati. Nonostante tutto, nonostante lo stop per il lockdown e le difficoltà negli allenamenti. Bisogna crederci, avere il coraggio e provarci. Soffrire e non mollare mai, e spero che questo abbiano capito i giovani atleti che mi hanno seguito stasera da uno schermo. Vorrei aver dato loro tanta motivazione”.
La gara-record la racconta lui, dalla sua visuale: “Mi ha dato una grossa mano Kiplimo - spiega - poi lui è andato via e soffrendo ho tenuto duro. Praticamente ho fatto quasi metà gara da solo.
Negli ultimi due giri e mezzo ero stremato, ma già dai primi passaggi che vedevo sul display (2:32 al 1000, 5:11 al 2000, 7:45 al 3000) avevo capito di essere in linea con il record italiano e sono riuscito a chiudere in 61 secondi l’ultimo giro. A un certo punto, all’ultimo giro, ho chiuso gli occhi, e mi sono detto che dovevo ‘sparare’ il più possibile. Avrei voluto provare anche il sub-13, è sfumato di poco e ci riproverò”.
“Dopo Doha, e il mio record dei 10.000 avevo detto che sì, ero soddisfatto, ma il mondo corre forte ed è ancora lontano: stasera lo confermo - aggiunge -. Non mi accontento, c’è tanto da limare, a partire dalla discesa sotto i tredici secondi nei 5000. Ma intanto me la godo e sono felice di essermi riscattato dal record mancato di sabato sera nel miglio. Ci voleva proprio”. Nella stessa gara, al debutto stagionale sulla distanza, l’altro azzurro Said El Otmani (Esercito) si esprime in 13:24.13 ed è settimo.

DALL'ETIOPIA AL TRENTINO - La guerra civile in Etiopia lo ha strappato alla sua famiglia, originaria del Nord-Est del Paese, e lo ha portato in un orfanotrofio di Addis Abeba dove nel 2003 è stato adottato con i fratelli da una coppia milanese, Roberto e Luisa Crippa. La nuova famiglia si è stabilita in Trentino, a Montagne (presso Tione), dove Yemaneberhan (il nome in amarico significa “il braccio destro di Dio”) ha prima giocato a calcio e poi è stato avviato alla corsa nell’Atletica Valchiese dal compianto tecnico Marco Borsari. Dopo la scomparsa del suo primo allenatore, “Yeman” è stato seguito da Massimo Pegoretti, ex mezzofondista delle Fiamme Azzurre.

Crippa, fin da ragazzino, ha primeggiato in tutte le categorie e su tutti i terreni, dalla corsa in montagna alla corsa campestre, collezionando titoli e medaglie europee. Nel 2017 ha stabilito il primato italiano assoluto dei 5000 al coperto con 13:23.99 a Birmingham. Sempre nel 2017 ha vinto l’oro europeo under 23 in volata grazie a un’entusiasmante rimonta. Nel 2018 ha tolto a Francesco Panetta le migliori prestazioni nazionali promesse di 5000 e 10.000 che risalivano al 1985, ma anche quella dei 3000 a Stefano Mei con 7:43.30, prima del bronzo sui 10.000 agli Europei di Berlino, la prima medaglia tra i “grandi”. Nel 2019 è sceso fino a 13:07.84 sui 5000 metri, a un paio di secondi dal record italiano di Salvatore Antibo, dopo il personale anche nei 1500 (3:37.81) e il successo in Coppa Europa dei 10.000. Ai Mondiali di Doha ha battuto dopo trent’anni il primato di Antibo nei 10.000 con 27:10.76, finendo ottavo. E da stasera è anche il re dei 5000 metri.

Crippa, record del miglio sfiorato: 3:52.08
Resiste il primato di Genny Di Napoli: a San Donato Milanese convincente prova dell’azzurro a dodici centesimi dal limite nazionale del 1992. “Martedì a Ostrava ancora più carico per i 5000”
Il record dei 1500 compirà trent’anni mercoledì prossimo, e anche quello del miglio, sempre di Gennaro Di Napoli, non cambia padrone. Almeno per ora. Resiste a San Donato Milanese il primato italiano dei 1609,34 metri: lo sfiora Yeman Crippa (Fiamme Oro) che termina il proprio tentativo con il crono di 3:52.08, a soli dodici centesimi dal 3:51.96 che Di Napoli stabilì ventotto anni fa sulla pista della stessa località lombarda. Sotto gli occhi del recordman, il primo a complimentarsi con il talento trentino (“Non avrà problemi a farlo, ha un giro di gambe troppo bello”) Crippa produce comunque una prova di estrema qualità, che fa ben sperare in vista dell’assalto al record dei 5000 in programma martedì a Ostrava in Repubblica Ceca. L’azzurro è secondo al traguardo, sulla scia dell’australiano Matthew Ramsden (3:51.23, migliore prestazione mondiale 2020) e davanti all’altro aussie Ryan Gregson (3:52.38). Più distanziati Osama Zoghlami (Aeronautica, 3:56.87), Joao Bussotti (Esercito, 3:57.54), Pietro Riva (Fiamme Oro, 3:57.90) e Pietro Arese (Safatletica Piemonte, 3:59.56). “Buono, un bel tempo, però per dodici centesimi è sfuggito l’obiettivo e sicuramente dispiace - le parole di Crippa, ottavo al mondo a Doha nei 10.000 con il primato italiano -. Se dovevo dare il 100% per fare il record, stavolta ci siamo fermati al 98-99%. È un battito di ciglia, difficile anche da spiegare dove abbia perso il record”.
Ma pensa già al prossimo impegno: “Di sicuro per Ostrava mi resta ancora più voglia: gli stimoli li ho, andrò in Repubblica Ceca carichissimo, stavolta non anticipo nulla sul crono che potrò valere ma farò la mia gara“.
Nella gara clou del 30° Miglio Ambrosiano-Trofeo Don Kenya Run, le due lepri Lorenzo Pilati (Valli di Non e Sole) e il polacco Adam Czerwinski pilotano il gruppo nei primi tre giri, dopodiché Crippa (i passaggi manuali: 57.6 il primo 400, 1:54.7 agli 800, 2:53.1 ai 1200) deve vedersela da solo contro gli australiani. E si comporta egregiamente, perdendo soltanto in volata e confermando il buon periodo di forma, in una stagione che l’ha già portato a correre il più veloce 1500 italiano dal 1996 (3:35.26 a Rovereto). Nella seconda serie maschile, il miglior tempo è per Ala Zoghlami (Fiamme Oro) che prevale con 4:01.54, ma c’è da segnalare anche il record del mondo master M45 di Davide Raineri (San Rocchino): era già suo, e stasera lo abbassa a 4:10.30.
LA GARA FEMMINILE - Tra le donne, il successo non sfugge a Giulia Aprile: primo posto con 4:36.44 per la siciliana quattro volte campionessa italiana dei 1500 tra indoor e outdoor. La 24enne dell’Esercito precede Micol Majori (Pro Sesto Atl.) che chiude in 4:39.42 e Martina Tozzi (Fiamme Gialle) in 4:40.96. “Vengo da due stagioni condizionate dagli infortuni e riparto da qui”, le parole della vincitrice, in una gara che era stata scandita da Sophia Favalli come pacemaker nella prima fase e poi indirizzata dall’assolo della Aprile nell’ultimo giro.

Faniel trionfa a Lens, primato a un soffio
Nei 10 km in Francia, al rientro in gara dopo oltre sei mesi, il recordman di maratona vince in 28:12 e manca per soli 4 secondi il miglior tempo italiano di sempre (28:08 di Meucci): “Bello ripartire così”
Bel ritorno in gara per Eyob Faniel. A Lens, nel nord della Francia, l’azzurro vince nettamente in una corsa su strada di 10 chilometri con il tempo di 28:12, sfiorando il record italiano sulla distanza. Il 27enne delle Fiamme Oro arriva ad appena quattro secondi dal limite di 28:08 ottenuto in questa stagione da Daniele Meucci, a Valencia il 12 gennaio. Per Faniel era il rientro agonistico a più di sei mesi dall’ultima competizione, il 23 febbraio a Siviglia, dove ha stabilito il primato nazionale di maratona con 2h07:19 togliendolo all’olimpionico Stefano Baldini.
ASSOLO VINCENTE - Una prova quasi tutta in solitaria per il vicentino allenato da Ruggero Pertile, con il cronometro come unico vero riferimento sui 10 km all’interno dell’evento La Route du Louvre. Davanti per dettare il ritmo fin dall’inizio, in una corsa senza pacemaker designati e con partenze scaglionate, a piccoli gruppi, indossando la mascherina in fase di avvio. Si trova già in testa al terzo chilometro, staccando il gruppo degli avversari, e il tempo ufficioso al quinto è di 14:20 prima di una seconda parte meno impegnativa, ma con l’arrivo in leggera salita. Al traguardo c’è il record personale, migliorando di nove secondi il 28:21 con cui aveva vinto la BOclassic di Bolzano nel giorno di San Silvestro, alla fine dell’anno scorso. Oltre un minuto il vantaggio sul transalpino Yann Schrub (29:26), terzo il connazionale Mickael Gras (29:43). Tra le donne successo della keniana Susan Kipsang Jeptoo (32:47) nei confronti di Sofiia Yaremchuk (Acsi Italia Atletica, 32:53), ucraina che vive a Roma, e di Julie Sylvain (35:42).
“CI RIPROVERÒ” - “Sono comunque felice - racconta Faniel - di essere tornato in gara dopo tanto tempo. Bello ripartire, ancora più bello con un buon risultato come questo. Non vedevo l’ora e quasi mi ero dimenticato le sensazioni, così intense, che si provano solo quando si indossa il pettorale e cresce l’adrenalina. Ho cercato di partire subito forte, perché sapevo di star bene. Però il tracciato nella prima metà era piuttosto impegnativo, con diversi saliscendi, e quando ho visto il crono intermedio non pensavo al record, ma solo a correre tranquillo. Poi invece nel percorso c’erano tratti pianeggianti e altri in lieve discesa. Allora mi sono detto che potevo provarci e sono riuscito a spingere fino alla fine, anche se non è bastato. Ho mancato di poco il record, ma va bene lo stesso e ritenterò la prossima volta”. Tra pochi giorni, sabato 12 settembre, è atteso di nuovo al via sui 10 km a Monza, nell’ambito della Ganten Monza21, con l’obiettivo sui Mondiali di mezza maratona previsti il 17 ottobre a Gdynia, in Polonia.

Praga, la Jepchirchir centra il record mondiale della Mezza femminile. E ora gli uomini...
Durante la Prague 21.1, grazie alla 26enne keniana, è caduto il primo primato. Ma gli appuntamenti con la storia non finiscono qui
Dopo il record dell'ora di Mo Farah conquistato in Diamond League ieri a Bruxelles, eccone cadere un altro stamattina a Praga. Quello della Mezza maratona femminile. La keniana Peres Jepchirchir, durante la Prague 21.1 - Ready to Restart, ha stabilito infatti il miglior tempo di sempre sui 21.097 km solo al femminile. La 26enne ha chiuso in 1h05'34" migliorando (nettamente) l'1h06'11" dell'etiope Netsanet Gudeta ai Mondiali di Mezza del 2018.
LA GARA—
La gara non ha avuto storia. La Jepchirchir ha preso il comando dopo 20', è passata ai 10 km in 30'32'' per poi mollare leggermente nell'ultima parte. "Sono soddisfatta, ma pensavo di riuscire a correre in 1h 04'".
E ORA ASSALTO AL RECORD MASCHILE— Ma Praga potrebbe vedere cadere anche il primato della mezza maschile. Per gli uomini l’obiettivo è fermare il cronometro al di sotto di 58’30”, impresa compiuta solo due volte nella storia: il record attuale è detenuto dal keniano Geoffrey Kamworor con il 58’01” realizzato a Copenaghen il 15 settembre 2019.

Hassan e Farah doppio record nell’ora

In Diamond League a Bruxelles l’olandese migliora il primato del mondo di Dire Tune percorrendo 18,930 km. Il britannico aggiorna quello di Gebrselassie con 21,330 km. E il belga Abdi fa tris ai 20.000 in 56:20.02

Straordinario doppio primato del mondo cercato e voluto con determinazione da Sifan Hassan e Mo Farah, per un'inedita accoppiata al maschile e al femminile sulla stessa distanza e nello stesso meeting. E' il Memorial Van Damme di Bruxelles, tappa odierna della Wanda Diamond League, che regala emozioni con i due assi plurimedagliati. La prima missione compiuta è di Sifan Hassan, iridata su 1500 e 10.000 metri a Doha, che è riuscita a migliorare il limite mondiale dell'ora di corsa percorrendo 18,930 km. Il record dell'olandese eclissa il vecchio primato dell'etiope Dire Tune (18,517 km) stabilito dodici anni fa a Ostrava. La Hassan coglie ovviamente anche il record europeo, sottraendolo a Silvana Cruciata, che a Roma nel 1981 percorse 18,084 km. La Hassan ha preceduto l'israeliana Lonah Salpeter, anche lei con 18,751 km meglio del vecchio limite. Squalificata per infrazione di corsia la keniana primatista del mondo di maratona Brigid Kosgei, che ha ingaggiato un lungo testa a testa con l'olandese.

Questi i passaggi ogni 2000 metri:
2000 Sheila Chelangat 6:25
4000 Sheila Chelangat 12:49
6000 Sheila Chelangat 19:11
8000 Sheila Chelangat 25:32
10000 Sheila Chelangat 31:53
12000 Sheila Chelangat 38.10
14000 Sifan Hassan 44:30
16000 Brigid Kosgei 50:51
18000 Brigid Kosgei 57:17

A fine serata arriva il bis, al termine di un entusiasmante duello con il belga Bashir Abdi, da parte di Mo Farah. Per il britannico, rientrato in una gara in pista a tre anni dall'ultima, la bellissima finale di Diamond League a Zurigo 2017 sui 5000 metri, si tratta del primo record mondiale della carriera, pur se già in possesso di una miglior prestazione mondiale al coperto sulle due miglia (8:03.40). Farah chiude l'ora di corsa coprendo 21,330 metri, contro i 21,285 di Haile Gebrselassie (Ostrava 2007) al quale viene sottratto stasera anche il record dei 20.000 metri (56:26.0), migliorato verso la fine da Abdi (56:20.02), momentaneamente in testa prima della volata di Farah, alla ricerca dei metri necessari all'impresa nel poco tempo rimasto prima dello scoccare dell'ora. Lo stesso Abdi, a sua volta, riesce nell'impresa di superare il chilometraggio del grande etiope, chiudendo con 21,322 chilometri nelle gambe. Spettacolare, nelle riprese televisive, la sovrapposizione con il Gebrselassie virtuale del record del mondo di Ostrava. Show doppio, firmato da due grandissimi.

Questi i passaggi ogni 2000 metri:
2000 Simon Debognies BEL 5:37
4000 Simon Debognies BEL 11.16
6000 Robert Keter KEN 16:55
8000 Robert Keter KEN 22:34
10000 Robert Keter KEN 28:12
12000 Mo Farah GBR 33:51
14000 Mo Farah GBR 39:30
16000 Mo Farah GBR 45:07
18000 Mo Farah GBR 50:43
20000 Bashir Abdi BEL 56:21

INGEBRIGTSEN TOP - Anche senza lo stimolo di Timothy Cheruiyot, il norvegese primatista europeo dei 1500 metri Jakob Ingebrigtsen ha non solo dominato ma anche firmato un altro crono straordinario in 3:30.69, correndo la terza parte di gara praticamente da solo e precedendo con ampio margine lo spagnolo Jesus Gomez (3:34.64). Altro successo belga della serata all'ostacolista Anne Zagré in 13.21 (-0.2), quarta l'iridata di eptathlon Katerina Johnson-Thompson che porta lo stagionale a 13.59. Nell'alto donne vince l'australiana Nicola McDermott con 1,91, e anche qui la Johnson-Thompson si migliora con 1,84. Ad inizio meeting i 100 metri in carrozzina, con record mondiale del belga Peter Genyn in 19.71.

CRONOLOGIA DEL RECORD DEL MONDO DELL'ORA DI CORSA FEMMINILE
18,084 km Silvana Cruciata ITA Roma 2 maggio 1981
18,340 km Tegla Loroupe KEN Borgholzhausen 7 agosto 1998
18,517 km Dire Tune ETH Ostrava 12 giugno 2008
18,930 km Sifan Hassan NED Bruxelles 4 settembre 2020

CRONOLOGIA DEL RECORD DEL MONDO DELL'ORA DI CORSA MASCHILE
20,190 km Bill Baillie NZL Auckland 24 agosto 1963
20,323 km Ron Clarke AUS Geelong 27 ottobre 1965
20,644 km Gaston Roelants BEL Leuven 28 ottobre 1966
20,784 km Gaston Roelants BEL Bruxelles 20 settembre 1972
20,907 km Jos Hermens NED Papendal 28 settembre 1975
20,944 km Jos Hermens NED Papendal 1 maggio 1976
21,101 km Arturo Barrios MEX La Flèche 30 marzo 1991
21,285 km Haile Gebrselassie ETH Ostrava 27 giugno 2007
21,330 km Mo Farah GBR Bruxelles 4 settembre 2020

Graffio Tamberi: 2,29 a Leverkusen

Successo in Germania dell’azzurro che batte il campione europeo Przybylko (2,26): “Mi è piaciuto l’approccio agonistico, ora rivincita venerdì ad Ancona”. Nei 110 ostacoli 13.68 e infortunio per Dal Molin

La stagione di Gianmarco Tamberi riparte con una vittoria all’estero. A Leverkusen, in Germania, l’azzurro si prende il successo saltando 2,29 al primo tentativo e riesce a sconfiggere il tedesco Mateusz Przybylko, oro continentale all’aperto, secondo con 2,26. Una prova di carattere per il 28enne marchigiano, campione europeo indoor dell’alto, che tira fuori il suo temperamento da agonista, a oltre un mese dalla sua ultima uscita di inizio luglio. Per due volte rimane in gara superando la misura con il terzo e ultimo salto a disposizione, a 2,23 e 2,26, mentre aveva iniziato senza problemi a 2,15 e proseguito con 2,20 dopo un nullo a questa quota. Poi il match point decisivo che è anche il record del meeting, nella prima trasferta dell’estate, e infine tre errori a 2,31. Mister Halfshave, tornato a gareggiare con l’Atletica Vomano, arriva così a un solo centimetro dal suo miglior risultato della stagione outdoor, il 2,30 del 28 giugno ad Ancona. E proprio nella sua città Gimbo è atteso venerdì sera, per una sfida di livello internazionale insieme all’altro azzurro Stefano Sottile: sarà la rivincita con il tedesco Przybylko, ma sono annunciati in pedana anche l’olandese Douwe Amels (oggi sesto a 2,20) e il messicano Edgar Rivera, con il via alle ore 21.30.

“Mi è piaciuto l’approccio agonistico, anche se mi aspettavo di avere meno difficoltà - commenta Gianmarco Tamberi - ma sono riuscito a venirne fuori e a portare a casa la vittoria. La prima gara dopo un periodo di allenamento non è mai facile da interpretare e questa pedana, che è ottima, per il suo dislivello non mi ha aiutato a ritrovare subito gli automatismi della rincorsa. Alla fine una buona prestazione e alla vigilia avrei detto che questa misura poteva andar bene, però arrivandoci in modo diverso, con qualche errore in meno. Il salto più bello di oggi è stato probabilmente il terzo a 2,26, superato con notevole margine, anche meglio del 2,29 mentre a 2,31 ho iniziato a essere un po’ stanco dal punto di vista nervoso. Ho rotto di nuovo il ghiaccio e ora penso alla gara di venerdì sera per andare più in alto. Ad Ancona vorrei migliorare il primato stagionale e anche sul piano tecnico. Sì, concederò la rivincita a Przybylko che comunque è in forma e l’ha dimostrato nello scorso weekend, conquistando il titolo nazionale con 2,28. Mi auguro che potremo crescere entrambi. L’ho battuto in casa, visto che si allena qui, e spero che poi non vinca in trasferta!”.

Nel meeting TrueAthletes Classics, sui 110 ostacoli Paolo Dal Molin si impone nella prima delle due gare, con il tempo di 13.68 (vento +1.3). Un crono superiore di sette centesimi al primato stagionale, realizzato venerdì sera a Montecarlo in 13.61. Il 33enne delle Fiamme Oro precede nettamente il norvegese Vladimir Vukicevic (13.83) e il tedesco Erik Balnuweit (13.93). Poi non riesce a ripetersi in gara-2, piazzandosi terzo con 13.77 (+0.5) frenato da un problema muscolare all’adduttore, mentre gli avversari si migliorano: successo a Vukicevic (13.67), secondo Balnuweit (13.70).

“Ho corso la prima gara in modo tranquillo, aumentando l’intensità solo nelle ultime tre-quattro barriere - racconta Dal Molin - perché avevo la sensazione che gli avversari si stessero avvicinando, anche se in realtà non era così. Allora in finale ho pensato di spingere dall’inizio, visto che mi sentivo bene, però al sesto ostacolo ho sentito un piccolo fastidio all’adduttore sinistro e ho provato a mollare un po’, ma ho continuato ad avvertirlo e quindi ho rallentato l’azione. Potrebbe essere uno stiramento. Mi dispiace, perché si stava rivelando un’ottima prova. Ormai da tre gare mi sento in controllo di quello che faccio e di questo sono contento”. L’azzurro aveva in programma un’altra trasferta, mercoledì a Szekesfehervar in Ungheria, a cui perciò sarà costretto a rinunciare.

Crippa show 3:35.26, il migliore dal 1996!

Prova eccellente dell’azzurro a Rovereto nei 1500 metri: diventa il quarto azzurro di sempre. “Sì, posso battere il record dei 5000 a Montecarlo, questa serata mi dà carica e convinzione”

Grande prestazione di Yeman Crippa a Rovereto nei 1500 metri: l’azzurro delle Fiamme Oro sbriciola il primato personale con il tempo di 3:35.26 diventando il quarto italiano di sempre sulla distanza. È un crono che per un azzurro mancava dal lontano 1996. Meglio di lui, nella storia della specialità, soltanto il primatista Gennaro Di Napoli (3:32.78), Stefano Mei (3:34.57) e Davide Tirelli (3:34.61). Superati invece Alessandro Lambruschini (3:35.27) e il finalista olimpico del 2008 Christian Obrist (3:35.32). È il risultato che illumina la serata del Meeting Madonna delle Neve, nel suo Trentino. Ed è una prestazione che va letta soprattutto in prospettiva 5000 e 10.000. Il fuoriclasse del mezzofondo azzurro, non uno specialista dei 1500 metri, scortato stasera dai pacemaker Lorenzo Pilati e Stefano Migliorati fino ai mille, toglie oltre due secondi e mezzo al proprio precedente limite di 3:37.81 fissato lo scorso anno e quasi cinque secondi rispetto al risultato d’esordio della scorsa settimana a Cles (3:39.70). Crippa trascina altri due compagni d’allenamento sotto i 3:40: Mohad Abdikadar (Aeronautica) è secondo in 3:38.91, David Nikolli (Cento Torri Pavia) si migliora fino a 3:39.19. Ed è primato personale anche per Osama Zoghlami (Aeronautica) con 3:41.28. Nella serata magica dei 1500 azzurri, in altra serie, si superano anche Pietro Riva (Fiamme Oro, 3:41.05), Gabriele Aquaro (Team-A Lombardia, 3:42.67) e Samuele Dini (Fiamme Gialle, 3:43.06).

“UNA RISPOSTA CONCRETA” - “Sono davvero contento, è da tanti anni che provavo a correre così e oggi ho ‘beccato’ la gara quasi perfetta - le parole di Crippa, mentre riceve i complimenti di coach Massimo Pegoretti -. Visto che trovo sempre qualcosa che non va, oggi ho fatto gli ultimi cinquecento metri da solo, mentre in una gara con più ‘compagnia’ sarei riuscito a tirar giù qualche altro decimo. Ma non fa niente, oggi è arrivato quello che mi aspettavo, sono passato in 2:23 al mille come previsto, e nel finale ho chiuso forte”.

“Sono felice anche per tutto il mio gruppo che stasera è andato veramente bene - prosegue Yeman -. In ottica 5000, questo risultato significa che posso migliorare tanto e che posso battere il record italiano, e andare vicino ai tredici minuti, se non sotto. È una serata che mi dà ancora più carica e convinzione, la conferma che stiamo lavorando bene: lo sapevo già, ma adesso ho una risposta ancora più concreta”. Attualmente, nel momento in cui scriviamo, Crippa è il terzo al mondo e il secondo d’Europa del 2020. In una distanza non sua. Con un tempo che in Italia mancava dal 3:35.04 di Gennaro Di Napoli del 10 agosto 1996 a Montecarlo.

VERSO MONTECARLO - Dopo Rovereto, Crippa tornerà subito in altura a Livigno fino alla vigilia del prossimo, importante, appuntamento: venerdì 14 agosto, stadio Louis II di Montecarlo, Diamond League, per cercare di sottrarre dopo trent’anni a Totò Antibo il record italiano dei 5000 metri (13:05.59), avvicinato lo scorso anno a Londra con 13:07.84. Il recordman dei 10.000, ottavo al mondo a Doha e bronzo europeo del cross, ha in agenda anche il Golden Spike di Ostrava (Repubblica Ceca) dell’8 settembre.

LE ALTRE GARE - Elena Bellò (Fiamme Azzurre) allo stagionale negli 800 metri: l’azzurra manda a referto il tempo di 2:03.44, settima prestazione in carriera, e precede Irene Baldessari (Esercito) 2:04.86. Assolo di Elisa Bortoli (Esercito) nei 1500, a meno di un secondo dal primato personale indoor (4:18.39): vince in 4:19.36 ed è il suo miglior tempo di sempre all’aperto. Cresce ancora Marta Morara (Atl. Lugo) nel salto in alto: 1,84 e tre centimetri in più di sabato scorso a Gemona. Cento metri per l’argento europeo under 20 con la staffetta 4x100 Lorenzo Ianes (Atletica Trento) in 10.79 (+1.0).







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