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Notizie dal Mondo della
Grande Atletica: articoli e comunicati ripresi dalla Gazzetta dello Sport,
dai siti Fidal.it e Iaaf.org
Rieti la magica, Rudisha è mondiale: 1:41.01
E' stata davvero un'edizione stellare, la quarantesima del meeting
di Rieti. Record del mondo degli 800 metri maschili da parte di
David Rudisha con 1:41.01 (migliorato il limite precedente, 1:41.09,
stabilito dallo stesso atleta a Berlino la scorsa settimana), 9.78
nei 100 metri per Nesta carter (miglior prestazione mondiale 2010
eguagliata) ed una lunga serie di straordinarie performances (tre
tra le tante: 19.85 di Wallace Spearmon nei 200, 7:28.70 di Tariku
Bekele nei 3000, 13.01 di David Oliver nei 110hs) hanno illuminato
la scena al Raul Guidobaldi.
Rieti lo ha scoperto, a Rieti è voluto tornare, per firmare un
record del mondo. David Rudisha, scultura keniota di 21 soli anni,
ma con lo sguardo da uomo maturo, è stato di parola. L'impresa è
riuscita, ed è terminata ad un minuscolo centesimo dalla storia
assoluta, ovvero, in termini atletici, l'attacco alla barriera
dell'1:41 negli 800 metri. Il cronometro della 40esima edizione del
meeting laziale dice 1:41.01, otto centesimi di miglioramento
rispetto al limite precedente, che l'astro nascente dell'atletica
mondiale aveva siglato, per la prima volta in carriera, appena
domenica scorsa, a Berlino. Gara da brividi. Sammy Tangui e Jackson
Kivuva segnano metà percorso in un pazzesco 48.20 (Rudisha transita
in scia in 49.0 manuale), ma da quel momento il keniano fa la sua
parte da attore consumato, reggendo la scena senza tentennamenti. Il
passaggio ai 600 metri è un pazzesco 1:14.59 (parziale da 25.6),
roba da spavento puro. Il finale è strepitoso, lo stadio diventa una
bolgia, trascinando letteralmente il ragazzo verso il traguardo,
verso il record del mondo, l'ottavo della storia del Meeting di
Rieti, nel suo quarantesimo anniversario. Che arriva puntuale,
1:41.01, otto centesimi limati via, ultimi duecento metri in 26.42
(secondo giro in 52.0). Il keniano Lalang è secondo, e con un tempo
straordinario, 1:42.95, ma di fatto prende quasi due secondi dal
vincitore; discorso simile per lo statunitense Nick Symmonds
(1:43.76) e per il britannico Michael Rimmer (1:43.89), bravissimi
(come il polacco lewandoski, 1:44.10, e lo spagnolo Casado,
1:44.74), ma persi in scia al keniota. L'impressione è che con un
passaggio leggermente più prudente a metà, Rudisha possa
letteralmente devastare il proprio record del mondo, disegnando
l'incredibile scenario dei 100 secondi (in altre parole: dalle parti
dell'1:40) che fino ad oggi era sembrato solo materia per un film di
fantascienza.
I 100 metri regalano le emozioni probabilmente meno attese. In
cinque vanno al di sotto dei 10 secondi, con il giamaicano Nesta
Carter che eguaglia addirittura il mondiale stagionale con 9.78
(vento di +0.9), e trascina al personale lo statunitense Bailey,
9.88, il connazionale Mario Forsythe (9.95) e il francese Christophe
Lemaitre, il bimbo prodigio dello sprint europeo, che firma con 9.97
anche il primato di Francia. La gara è favolosa, l'aria è quella
tipica di Rieti, quella dei record, e Carter ne approfitta. Lemaitre
firma l'impresa nonostante una brutta partenza (0.199), ma con un
lanciato ancora una volta entusiasmante. I segnali di un buon
pomeriggio anche per gli sprinter si erano visti già in batteria, in
apertura di pomeriggio. Nella seconda, in tre vanno al di sotto dei
dieci secondi e tutti (o quasi) al personale: Ryan Bailey li guida,
con 9.95 (+1.1), davanti a Lemaitre, 9.98 (eguagliato il record
nazionale), e il giamaicano Mario Forsythe, 9.99. Gli azzurri si
difendono bene, ma vanno fuori dalla finale (serviva 10.10): Simone
Collio è sesto nella prima, in 10.24 (+1.0), Maurizio Checcucci
ottavo, 10.45; nella seconda Emanuele Di Gregorio è sesto in 10.20.
Rudisha: "Un record, una promessa"
Dopo un anno e un secondo che gli hanno cambiato la vita, David
Rudisha racconta così la sua ultima incredibile impresa da record:
"Nel 2009 a Rieti e a Sandro Giovannelli avevo fatto una promessa e
l'ho mantenuta. Dopo Berlino e Bruxelles sentivo un po' di
stanchezza, ma volevo rifare qui il record. Il passaggio ai 400 non
mi ha sorpreso, la lepre ha fatto bene il suo lavoro ed io mi
sentivo forte. Negli ultimi 200 è stata dura, ma il calore del
pubblico in tribuna mi ha sostenuto fino al traguardo, spingendomi a
dare tutto. E sono felice di aver fatto felice queste persone che mi
avevano così straordinariamente accolto l'anno scorso. Io e il mio
tecnico O'Connell avevamo pianificato la stagione mettendo in
programma due date per tentare il record: Berlino e Rieti. Resta il
fatto che ovunque sia, battere un primato mondiale non è mai impresa
da poco". La prossima impresa sarà correre in 1'40"? "Oggi ci sono
mancati appena due centesimi per scendere sotto l'1'41", ma penso di
poterlo fare per avvicinarmi all'1'40". Adesso ho bisogno di
rivedere e analizzare con calma la mia gara di oggi insieme al mio
allenatore. Sinceramente non penso che ci sia nulla da rivoluzionare
nel mio modo di correre gli 800, ma semmai da mettere a punto solo
alcune piccole cose". Programmi per il futuro? "Ora chiuderò la
stagione il prossimo week-end a Spalato con la Continental Cup. Poi
si torna in Kenya con il pensiero al 2011, l'anno dei Mondiali. A
Berlino nel 2009 sono uscito in semifinale, a Daegu, dove ci sarà da
misurarsi anche con tutti i vari turni di qualificazione, voglio che
sia tutta un'altra storia". Il tuo modello? "Mio padre, argento
olimpico con la 4x400 ai Giochi olimpici di Città del Messico nel
1968. E' stato lui la mia prima grande ispirazione". Un'altra
promessa? "Ci vediamo a Rieti nel 2011, per correre ancora più
forte".
Christophe Lemaitre con il suo 9.97 sui 100 (preceduto dal 9.98 in
batteria) dà come l'impressione di aver fatto la cosa più semplice
del mondo: "A dire il vero oggi non mi aspettavo nemmeno di correre
sotto i 10.10. Poi, però, qui ho trovato delle condizioni ottimali
per andare forte. Me ne sono reso conto subito in batteria. Arrivavo
a Rieti dalla sconfitta di Lille (10.17 a 10.20 contro Mike Rodgers,
ndr) ed avevo capito cosa avevo sbagliato, rimendiando qui a quegli
errori".
Queste, invece, le parole degli sprinter azzurri impegnati oggi sui
100. Emanuele Di Gregorio (Aeronautica): "Ho fatto 10.20, ma dopo i
100 di Bruxelles mi aspettavo qualcosa di più. Ne ho ancora per far
bene e in agenda ora mi attende una serie di altri impegni: Rovereto
tra due giorni, forse Padova e poi la Notturna". Simone Collio
(Fiamme Gialle): "Sono ancora in buona condizione e questo 10.24 in
fondo non è da buttare via. Magari con una gara in più prima di
Rieti, avrei potuto fare meglio. Da qui alla fine della stagione
penso di poter scendere ancora sotto i 10.20, ma qui oggi con i
tempi che si sono visti in batteria anche con il 10.16 del mio
stagionale sarebbe stato impossibile arrivare in finale. Ci vediamo
a Padova e poi a Milano". Maurizio Checcucci (Fiamme Oro): "Sono
partito bene e ho tirato nel finale, ma mi è mancata la parte
centrale". Grande determinazione nelle dichiarazioni dell'altro
staffettista della 4x100, argento e record italiano a Barcellona,
Roberto Donati (Esercito), al via dei 200: "Ho corso a soli tre
centesimi dal personale, ma ormai sono tempi che non bastano più per
essere competitivi nemmeno in Europa. Devo arrivare almeno a 20.50.
Sarà questo il mio grande obiettivo per la prossima stagione, oltre
ovviamente a quello in staffetta. Per me è sempre una grande
emozione correre nel meeting della mia città. E mi fa un certo
effetto il pensiero che da piccolo ero uno dei ragazzini che portava
le ceste in campo ed oggi sono in pista a gareggiare tra i grandi".
Libania Grenot (Fiamme Gialle) non appare troppo convinta dal suo
terzo posto sui 400: "Non sono contenta, ho provato a gestire
diversamente la distribuzione della gara, con un avvio più accorto
rispetto alle mie ultime uscite. Ma devo ancora mettere a punto un
po' di cose. Ora correrò il prossimo week-end a Spalato in
Continental Cup e poi alla Notturna di Milano". "Ho sentito un po'
di stanchezza - il commento di Marta Milani (Esercito), settima a
Barcellona - anch'io sarò alla Notturna e a seguire sono in attesa
della convocazione per il Decanation ad Annecy". Sorridente, invece,
Maria Enrica Spacca (Forestale), al primo sub-53 della sua carriera:
"Dopo il quarto posto e il record italiano con la 4x400 agli
Europei, mi mancava solo questo risultato. Ci puntavo da tempo,
sapevo che le altre erano molto forti, ma ho provato lo stesso a
prendere il loro treno ed è arrivato questo bel tempo. Prossimi
impegni il Terra Sarda e la Finale Oro dei Societari con la
Studentesca CaRiRi".
Amarezza nelle parole di Christian Obrist (Carabinieri): "Sto
pensando di chiudere qui la stagione. Purtroppo sono reduce da due
settimane di influenza e problemi allo stomaco che mi hanno impedito
di correre anche al meeting di Berlino. Peccato". Fabrizio Donato
(Fiamme Gialle): "All'ultimo salto ho avvertito un risentimento al
bicipite femorale destro. Speriamo che non sia uno stiramento perchè
significherebbe che la mia stagione finisce qui. Mi dispiace perchè
avevo ancora in programma qualche altra gara di lungo. Il pensiero
va al 2011 e agli Europei Indoor, dove ho un titolo da difendere nel
triplo".
Record di Rudisha negli 800 m
Dopo 13 anni crolla il record del mondo degli 800 di Wilson Kipketer.
A demolirlo è stato il keniano David Rudisha, che a Berlino ha corso
uno straordinario 1’41"09, due centesimi sotto il tempo che il
danese fece registrare il 24 agosto 1997 a Colonia. Partito dalla
corsia 7, per 500 metri Rudisha ha avuto come lepre il connazionale
Sammy Tangui, che è passato ai 400 in 48"65. Poi è partita una
straordinaria progressione, un ritmo che ha scatenato il pubblico di
Berlino, incredulo per quel che stava accadendo. Il keniano è
entrato nell’ultimo rettilineo sparato, e negli ultimi venti metri
ha dovuto giocoforza mollare, sfinito, ma è comunque riuscito a
limare due centesimi al record di Kipketer.
Pochi minuti prima, gli 800 femminili erano stati vinti da Caster
Semenya, al rientro sulla scena internazionale dopo gli 11 mesi di
stop legati ai dubbi sul suo genere. La sudafricana ha vinto in
1’59"90, in rimonta, bruciando nei metri finali Elisa Cusma, poi
terza in 2’00"44. Il meeting di Berlino ha regalato anche una
miglior prestazione stagionale, il 7’28"99 dell’etiope Tariku Bekele
nei 3000, e risultati di buon valore come il 9"96 di Nesta Carter
nei 100, il 3’30"61 di Kiplagat nei 1500 (quarto tempo stagionale) e
il 67.57 della tedesca Obergfoll.
Tra gli italiani, si prende una bella soddisfazione Giuseppe
Gibilisco, tornato alla vittoria in un grande meeting. Il siciliano
è stato il solo a saltare 5.71, mentre l’australiano Hooker, che
sulla stessa pedana l’anno scorso fu iridato, non ha registrato
alcuna misura. "Peccato perché senza il vento e un fastidio al
polpaccio sinistro sarei potuto salire ancora - racconta Gibilisco
-, ma sono contento di essere tornato competitivo ad alti livelli".
Grande gara anche per Antonietta Di Martino, che ha duellato per la
vittoria con l’idolo di casa, Ariane Friedrich, salita come lei a
1.97 ma vincitrice per via dei due errori di Antonietta a 1.80 e
1.93; ottava invece Raffaella Lamera, con 1.85. Libania Grenot ha
chiuso i 400 quarta in 50"90, Daniele Meucci 13° nei 3000 in
8’07"64.
David Lekuta Rudisha, keniano della tribù Masai. non ha ancora
ventidue anni ed è destinato a diventare uno dei più grandi
mezzofondisti della storia. A Berlino ha ritoccato di due centesimi
il record mondiale di Wilson Kipketer, pure lui keniano ma con
passaporto danese, con 1'41"09. Il record era nell'aria da tempo,
perché in Belgio aveva già corso in 1'41"51, e altre tre volte era
sceso con facilità sotto 1'43". Ci aveva però impressionato
soprattutto il suo successo ai campionati africani di Nairobi, dove
correndo in testa dal primo metro all'ultimo, quindi senza l'aiuto
di nessuna "lepre", aveva chiuso in 1'42"84 passando ai primi 400 in
51"7 e poi migliorando il parziale nella seconda parte con 51"1. E'
stata questo particolare a convincerci che la barriera di 1'40" per
lui non è solo un sogno ma può diventare presto realtà. Suo padre
era stato medaglia d'argento all'Olimpiade di Città del Messico del
1968. Da lui ha preso la velocità di base e la struttura fisica,
statuaria. Ha fatto molte gare, senza mai perdere. E' solito
demolire la resistenza degli avversari e fra qualche anno sarà
interessante vedere se sarà in grado di esprimersi anche sui 1500
nello stesso modo, perché con la sua base di velocità potrebbe
arrivare ad un secondo primato mondiale. David è diverso anche da
molti suoi colleghi keniani, perché ama parlare, aprirsi ed è anche
un giovanotto preparato al livello di Paul Tergat, campione
eccezionale del passato. Rudisha nella lingua kiswahili significa
"il ritorno"
Nella stessa gara al femminile si è imposta invece la sudafricana
Caster Semenya, campionessa del mondo nel 2009 e sospesa dalle gare
per undici mesi a causa dei dubbi sul suo genere sessuale: l'atleta
si è imposta con il tempo di 1'59"90.
Internazionale: Londra-Zurigo, grande atletica
La Diamond League ha fatto tappa a Londra per una due giorni di
ottima atletica anche se con clima quasi autunnale. Nelle news
internazionali di questa settimana trovano spazio notizie e
risultati anche dagli Stati Uniti, dall'Asia e dall'Australia.
L'attività della settimana entrante sarà ancora molto ricca, con
l'appuntamento principale giovedì a Zurigo, il meeting dei meetings.
Gay e Dibaba rubano la scena
Nell'Aviva Grand Prix di London, ultimo step delle Diamond League
prima del gran finale sull'asse Zurigo-Bruxelles, non sono mancati i
bagliori di luce vivissima nonostante il pesante handicap di
condizioni ambientali a tratti disastrose (vedi le gare di salto con
l'asta). Su tutti, Tyson Gay e Tirunesh Dibaba. Il velocista
americano ha visto assottigliarsi via via il fronte degli avversari.
Prima Powell (assente a Stoccolma e anche a Londra), poi un Bolt in
edizione rimaneggiata, gli hanno offerto la prima pagina in
esclusiva. Gay ha risposto con un sensazionale 9.78 controvento in
condizioni tutt'altro che favorevoli all'esplosività degli sprinters.
Si tratta della quarta prestazione cronometrica della carriera di
Gay, ma non è affatto inferiore, considerate le zavorre del vento e
del freddo, al clamoroso 9.69 che ottenne alla fine della scorsa
stagione.
Con Gay ha impressionato ancora il 21enne giamaicano Blake, già
stratosferico a Montecarlo sui 200 proprio dietro Gay, che si è
migliorato anche ed ancora sui 100 metri in 9.89. Si è fatto male a
metà gara Walter Dix (9.88 a Lucerna pochi giorni prima), che
potrebbe non recuperare in tempo per la Continental Cup di Spalato
ad inizio settembre. Asafa Powell, selezionato anche lui per
l'edizione 2010 della ex-Coppa del Mondo, potrebbe essere a sua
volta sostituito, se non dovesse farcela a tornare sui blocchi prima
della fine della stagione, proprio da Blake. Tirunesh Dibaba ha
ritrovato il finale-killer dei giorni migliori. Nel 5000 più
qualificato dell'anno, contro le migliori avversarie in
circolazione, ha sfoderato un ultimo giro micidiale ed inferiore ai
59 secondi, prendendo il largo con l'autorità della grandissima per
una abbagliante vittoria, ancora in spinta con il passo rotondo che
la contraddistingue, fino al traguardo, in 14:36.41.
Cantwell e Jeter: k.o.
Nelle altre gare del Crystal Palace (il prossimo anno il meeting si
disputerà nel nuovissimo stadio che ospiterà le gare dei Giochi el
2012), sono da segnalare principalmente la sconfitta di Carmelita
Jeter contro la connazionale Myers-Hooker, la doppietta della
gazzella Allyson Felix su 200 e 400, e la battuta d'arresto, dopo
una lunga striscia vincente, del pesista statunitense Cantwell,
fermato da Hoffa (21.44, a Londra solitamente si esalta) e dal
campione olimpico Majewski.
Ancora: il mondiale stagionale dei 100 ostacoli della canadese
Priscilla Lopes in 12.52, le vittorie dei favoriti (nelle rispettive
gare) Kaki e Wariner, il 13.06 di Oliver (gestito con un po' di
disappunto tanta è la convinzione dell'americano di poter arrivare
al record del mondo), il bellissimo miglio finale con Choge autore
di un irresistibile finale, il 2.01 di una Vlasic particolarmente
entusiasta e sicura di sé (la Howard si è arenata dopo aver superato
l'1.85). Infine, gran vittoria della russa Savinova sugli 800 metri,
1:58.64 dopo aver piantato sul posto la capofila mondiale Johnson.
Sempre per gli 800 metri, il gigante americano Wheating (secondo
dietro Kaki col personale di 1:44.56) ha chiuso la stagione con la
gara di Londra.
Torna Nick Willis
Il miler neozelandese argento olimpico sui 1500 metri a Pechino è
tornato alle gare nel miglio di Falmouth di sabato scorso. Willis è
giunto secondo in 3:59.73 a dodici centesimi dallo statunitense
Russell Brown. Nel miglio femminile la canadese Edwards ha
migliorato il mondiale stagionale in 4:32.45. Nella corsa su strada
del giorno successivo, l'ex-campione mondiale di cross Gebremariam
si è imposto al termine di una volata a denti stretti contro il
kenyota Wilson Kwambai Chebet. Terzo il maratoneta Martin Lel, al
rientro dopo lunga assenza. Out dell'ultima ora il vincitore
dell'ultima maratona di New York Mebrathom Keflezighi. Esito
identico nella corsa femminile, con l'etiope Wude Ayalew vincitrice
sulla kenyana Lineth Chepkurui.
I Giochi di Bedford
Nel meeting inglese di Ferragosto diversi spunti interessanti. Nella
gara più qualificata (il disco maschile) il campione olimpico Gerd
Kanter si è parzialmente rifatto delle recenti delusioni (fuori dal
podio a Barcellona) assicurandosi la vittoria con un miglior lancio
di 67.31 sull'altro estone Israel (64.65) e sul britannico Morse
(62.18). Kanter aveva già vinto a Londra con 67.82,
Un altro britannico, lo sconosciuto 19enne Duquemin, ha polverizzato
il personale di oltre sei metri centrando un sorpredente 59.11.
Nelle altre gare primo over-60 metri per la giavellottista Laura
Whittingham (60.68) e 10.44 del lunghista Rutherford, igunto pochi
giorni fa a 8.10 dopo aver rinunciato per infortunio agli Europei.
Le buone notizie dal settore giovanile britannico arrivano anche dal
mezzofondo: la 19enne Purdue ha migliorato il primato nazionale
junior dei 10000 metri in 32:36.75, migliorandosi di circa un minuto
e ottenendo ampiamente il minimoper i Gioc hi del commonwealth di
Nuova Delhi.
Leuven
Altro meeting disputato sabato, in Belgio. Dopo la scoppola subìta
nei 400 metri di Londra venerdì pomeriggio, il campione europeo
Kevin Borlée ha perso anche sui 200 ventiquattr'ore dopo dal
giamaicano Oral Thompson (20.72 contro 20.87). Il nome nuovo emerso
dal meeting belga è quello del 19enne norvegese Ingebrigtsen, sceso
a 3:38.61 nei 1500, ottima prestazione considerata l'età
dell'atleta.
Lanci nel futuro
Tra i tanti giovani prodigi in grado di cogliere le eredità dei
grandi lanciatori del momento, citiamo stavolta il martellista
ungherese Bence Pasztor, 15 anni compiuti a febbraio, che a
Szombathely ha scagliato l'attrezzo da 6 kg a 67.58. Nelle braccia
ha già la miglior prestazione mondiale con il martello da 4
chilogrammi (85.49). Con l'attrezzo da senior ha un personale di
58.77.
Internazionale, senza limite di velocità
Problemi alla schiena
Stagione finita per Bolt
Si chiude per un problema fisico il 2010 in pista per il
pluricampione olimpico, a pochi giorni dalla sconfitta con Gay, la
prima dopo due anni. Dopo un 2008 ed un 2009 a dir poco trionfale,
la buona sorte presenta il conto a Usain Bolt. La stagione del
fuoriclasse giamaicano, pluricampione del mondo e olimpico, è
infatti già finita a causa di un infortunio alla schiena. Lo ha
rivelato il suo agente, Ricky Simms: "Considerando le prospettive di
carriera, riteniamo che per il suo interesse sia opportuno un
periodo di riposo dopo le terapie per la schiena". Per Bolt è il
secondo infortunio stagionale, visto che in precedenza si era già
fermato a causa di lesione al tendine d'Achille sinistro. La notizia
dell'abbandono delle gare per il 2010, segue di qualche giorno la
sconfitta che aveva fatto sensazione: dopo due anni di imbattibilità
Bolt era infatti stato battuto al meeting di Stoccolma dal rivale
storico, lo statunitense Tyson Gay. "Il 2011 e il 2012 sono stagioni
importanti, spero di tornare al top della condizione. Sono deluso di
mancare per il resto della stagione, ma è giusto non prendere rischi
ulteriori.", ha detto Bolt dopo essersi sottoposto ad una serie di
esami a Monaco di Baviera dal Dr Hans Mueller-Wohlfahrt. Nelle
visite il noto luminare tedesco ha evidenziato il problema alla
schiena che, se trascurato, potrebbe provocare infortuni muscolare
alla coscia e al polpaccio.
Il meglio di Stoccolma
Della sconfitta di Usain Bolt si è detto tutto ciò che si poteva
dire. Il giamaicano tornerà a Zurigo, presumibilmente in condizioni
migliori di quelle viste a Stoccolma. Dal meeting svedese menzione
particolare per i 5000 maschili, con sei uomini sotto i 13 minuti
tra cui l'americano Solinsky, che dopo il "meno 27" sui 10000
infrange un importante "muro" cronometrico anche nella distanza meno
lunga, e per Bershawn Jackson (47.65 nei 400 ostcaoli), che ha
inflitto un distacco abissale agli avversari, ad eccezione del
portoricano Culson. Dal "Dn Galan" 2010 ricordiamo la seconda
sconfitta stagionale di Thorkilden (stavolta da Pitkämäki), la
faticatissima vittoria di Meseret Defar sulla turca di origni etiopi
Alemitu Bekele ed un bel 1500 metri femminile (vinto dalla
campionessa olimpica Lagat in quattro minuti e spiccioli), dove in
dodici si sono espresse sotto i 4:05. Nei 5000 donne prima
esperienza europea per il bronzo mondiale junior Nawowuna, una
ragazza kenyana di appena 16 anni, sesta sulla pista svedese in
15:16.74.
Carter e Dix, missili in Svizzera
I velocisti impegnati nella miglior serie dei 100 metri al meeting
svizzero di Nottwil devono aver trovato condizioni davvero
eccezionali: Nesta Carter, che non gareggiava dalla piccola tournée
italiana che l'ha visto vincere a Nuoro e Lignano Sabbiadoro, ha
abbassato di mezzo decimo il personale portandolo a 9.86. Walter Dix,
secondo in 9.88 (personale anche per lo statunitense) ha trovato
finalmente condizioni decenti, dopo una serie di gare tutte con
vento contrario di almeno un metro e mezzo, l'ultima in Canada pochi
giorni fa. Con la gara di Nottwil il giamaicano Carter entra a far
parte dei dieci sprinters più rapidi di sempre, pareggiando nomi
quali Lewis, Fredericks, Boldon, Obikwelu. Dix (9.88), è ora il
sesto sprinter USA della storia.
La sorpresa vera è arrivata col 10.03 di J-Mee Samuels, un velocista
dal rendimento altalenante, autore di un ottimo excursus nella fase
giovanile. Samuels proveniva dall'Estonia, dove aveva perso da
Justin Gatlin, nel giorno del rientro alle gare dell'ex-campione
olimpico e mondiale dopo la sospensione. Un'ora prima della gara
svizzera, Samuels aveva vinto la finale under 23 in 10.13, già
ampiamente primato stagionale dopo il 10.19 ottenuto in luglio a
Velletri. A parte i primi tre classificati, nessun altro exploit
cronometrico nei piazzamenti a seguire. In un'altra serie (vinta dal
34enne Devonish in 10.18) terzo posto di Fabio Cerutti in 10.42.
L'aria elvetica (salutare quanto quella di Losanna e Zurigo) ha
fatto bene a Sally McLellan, ora signora Pearson, che ha confermato
il magnifico momento travolgendo le avversarie in 12.59 nei 100
ostacoli. La statunitense Uceny ha battuto per meno di un decimo la
giamaicana Sinclair in 1:58.67 (800 metri), Marshevet Hooker (Myers
da sposata) è scesa sotto gli undici secondi nei 100 pochi minuti
prima dell'exploit di Nesta carter correndo in 10.99. Molto bella la
gara di lungo femminile, con otto atlete sopra i 6.60 ed il podio
tutto a stelle e strisce, cosa che non capita di frequente. La
campionessa del mondo Reese ha vinto con 6.95 ventoso sull'eptatleta
Fountain (6.89, ma conv ento nei limiti), e sulla Jimoh, che dopo
una lunga serie di gare non premiate con misure di livello si è
espressa attorno ai 6.80. Ancora: 53.72 della giamaicana Spencer nei
400 ostacoli, e vittoria di Mario Pestano nel disco (65.17) ai danni
del campione del mondo Harting.
Campionati cinesi
Quattro giorni di gare a Jinan, con la tendenza degli ultimi anni
rispettata: pochi ottimi risultati, enorme densità a livello medio.
Dalle finali di Jinan emergono l'astista Yang Yansheng, che ha
portato il record nazionale a 5.75, e l'intero settore lanci
femminile, rappresentato dalla martellista Zhang Wenxiu (73.83)
dalla discobola Li Yanfeng (65.83, settimo miglior lancio mondiale
della stagione) e dalla pesista Gong Lijiao (19.52). Rinviato il
rientro di Liu Xiang, la finale dei 110 ostacoli è andata al suo
"secondo" Shi Dongpeng in 13.40. Molti risultati discreti dagli
under 23 e qualche acuto in chiave junior, come il 49.89 del 18enne
Cheng Wen nei 400 ostacoli.
Gatlin 2
Dopo l'esordio di Rakvere in 10.24, eccolo sprintare a Tallinn in
10.17. Prossimo impegno in Finlandia. Nel meeting estone nuova
vittoria di Malachowski (64.59) su Gerd Kanter (64.24) e record
nazionale di Ksenja Balta, campionessa d'Europa indoor di salto in
lungo a Torino, che ha "allungato" fino a 6.87.
Antipasto svedese, Paesi Bassi
Prima di Göteborg (oggi), meeting a Sundsvall (domenica). In parata
i velocisti giamaicani che hanno fatto poker nelle gare brevi: 10.21
di Roach sui 100, 20.54 del quattrocentista ventenne Bent, 11.23
della Russell e 22.63 della McLaughlin. Amsterdam: nel meeting
olandese 46.93 di Luca Galletti e 47.17 di Domenico Fontana 47.17.
La vice-campionessa europea degli 800, Yvonne Hak, ha vinto i 1000
metri in 2:42.60. In Belgio (a Ninove), il 20enne tiope Alamirew
Yenew ha vinto i 5000 metri in 13.16.72.
Varie dal mondo
La giovane velocista australiana Melissa Breen è stata cronometrata
in 10.9 manuale in una gara contro avversari di sesso maschile a
Canberra. Vento oltre la norma, ma buon test per la miglior sprinter
oceanica del momento. Campionati finlandesi: reduce dall'unica
vittoria stagionale contro Thorkildsen, Tero Pitkämäki ha confermato
il buon momento assicurandosi l'ennesimo titolo nazionale della
carriera con un lancio di 85.19. Campionati ungheresi: l'ostacolista
Kiss, bronzo a Barcellona, ha vinto il titolo nazionale a Debrecen
in 13.43. Nel disco 67.16 di Kovago, rimasto scottato dal k.o.
subìto in qualificazione agli Europei.
Campionati indiani a Patiala: discreta qualità dal disco femminile
(due atlete sopra i 60 metri) e dagli 800, dove si è imposto il
20enne Dimri Pankaj in 1:46.26. Nelle altre finali 52.13 di Mandeep
kaur nei 400 femminili. In Germania consueto incontro internazionale
di prove multiple tra tedeschi e americani, con successi USA di
Detmer (8090 punti) e della Wade (5984). Bello e combattuto l'esito
del decathlon, con tre atleti in quindici punti dal secondo al
quarto posto.
L'Europa e il risveglio azzurro
Luci, per una volta, molto più luminose delle ombre. L'Europeo di
Barcellona non lascia spazio a dubbi di particolare rilievo,
nell'interpretazione della manifestazione in chiave azzurra. La
squadra composta dal DT Francesco Uguagliati si è ben comportata
allo stadio Olimpico e sulle strade della città catalana, mettendo
in evidenza un bel mix tra forze nuove (ben sette gli esordienti
assoluti) e valori consolidati. Le sei medaglie ottenute nelle
altrettante giornate di gara sono un bel premio al valore dei
ragazzi, ma lo sono indubbiamente di più sia i 24 piazzamenti in
finale (primi otto posti), sia i 92 punti raccolti nel programma. Il
confronto con Goteborg 2006, la precedente edizione della rassegna
continentale (3 medaglie per l'Italia, seppure due delle quali
d'oro), contraddistinta da 17 finalisti e 62 punti, racconta di un
netto passo in avanti compiuto dalla squadra italiana. Le quattro
medaglie d'argento, con Nicola Vizzoni nel martello, l'Alex Schwazer
dei 20km, la straordinaria Simona La Mantia nel triplo, e la 4x100
maschile, splendono con le due di bronzo, centrate ancora nelle
discipline di endurance, da Daniele Meucci nei 10000 metri, e da
Anna Incerti nella maratona.
E' mancato l'acuto assoluto, quello da medaglia d'oro, per
intenderci, per mettere la squadra al posto che merita nel
medagliere (diciassettesima piazza a Barcellona): ma l'ottavo posto
nella classifica a punti, a quattro lunghezze dal sesto, ne descrive
meglio l'impatto avuto sull'Europeo. Un impatto che non si limita
solo ai numeri, ma che è fatto del calore e dei colori delle
emozioni regalate da molti dei protagonisti. La giornata conclusiva,
per dire: l'argento della staffetta 4x100 maschile, ed i due record
italiani assoluti ottenuti dai ragazzi del quartetto veloce (38.17,
a cancellare dal libro dei record il 38.37 della storica nazionale
di Helsinki 1983), e dalle ragazze del miglio (3:25.71, 98 centesimi
di miglioramento rispetto al gruppo della Coppa Europa di Parigi
1999), descrivono egregiamente il concetto. La storia delle
staffette è esemplare in tal senso. Si sono fatte scelte chiare,
anche dolorose, con largo anticipo; e si è portato avanti un
progetto non solo con applicazione, condivisione e continuità, ma
anche con coerenza. Senza tentennamenti, passi indietro,
indecisioni. Il responsabile della velocità Filippo Di Mulo, con il
conforto del collaboratore tecnico Roberto Piscitelli, ha lavorato
per mesi su un gruppo, costruendo una macchina che, alla riprova di
fatti, si è dimostrata una formula uno, e che in stagione può
vantare, oltre all'argento europeo, anche la vittoria nel Campionato
a squadre di Bergen. E, sostanzialmente, creando le basi per un
percorso di lunga durata delle staffette, che va decisamente oltre i
nomi (e le età) degli atleti coinvolti oggi. E' questione di metodo,
per essere chiari. Discorso simile anche nella staffetta del miglio
donne, dove alla crescita delle giovani, il responsabile Riccardo
Pisani ha unito un ingrediente importante: la forza del gruppo,
ancora una volta la condivisione di un obiettivo. Il quartetto
andato in campo a Barcellona è sembrato trasformato, rispetto alla
già citata occasione di Bergen di appena un mese e mezzo prima. Con
Libania Grenot finalmente elevatasi a vero, concreto, valore
aggiunto (49.65 la sua frazione in finale). In questo caso l'età
delle componenti (25 anni esatti di media) è un ulteriore dato in
positivo.
L'altro punto di forza della spedizione italiana agli Europei è il
recupero degli atleti che avevano chiuso il 2009 in difficoltà, o
che non lo avevano, per questioni di salute, affrontato affatto.
Andrew Howe ne è il simbolo. Il suo quinto posto nel lungo è un
ottimo risultato. E va sottolineato. Chi dice il contrario,
dimentica forse un particolare (chiamiamolo così): ovvero, che fino
alla vigilia degli Assoluti di Grosseto (31 luglio-1 agosto, ovvero
un mese esatto prima di Barcellona), il ragazzo doveva ancora fare
il suo rientro agonistico ufficiale nel lungo dopo l'intervento
chirurgico al tendine d'Achlle del settembre 2009. E rappresentava,
quindi, solo un'incognita. In seguito, sono venuti prima gli
Assoluti, poi la buona qualificazione a Barcellona, ed infine una
finale ancora sugli stessi livelli, 8,12. Insufficienti, è ovvio,
nell'autovalutazione di un campione di razza com'è Andrew, ma da
prendere nelle dovute maniere, nel momento di fare un esame sensato.
Il reatino è un atleta ritrovato, in grado di fare di nuovo tanto in
azzurro. E a proposito di autovalutazioni distruttive, non si può
dimenticare il campione intergalattico della specialità, ovvero Alex
Schwazer, la cui bella medaglia d'argento nei 20km della prima
giornata è finita nel personale tritacarne dell'altoatesino a causa
del ritiro nei 50km del venerdì (nella gara del bel sesto posto di
Marco De Luca). Performance (l'autodistruzione) che Schwazer, con le
dovute variazioni sul tema, aveva già offerto a Goteborg, e a
Berlino. Ma anche a Osaka, dopo aver vinto "solo" (!) il bronzo...Ci
sono sicuramente dei problemi da risolvere, in primis il suo
rapporto con il tecnico che ne ha sviluppato le potenzialità, Sandro
Damilano; ma come spessissimo accade nell'atletica italiana, si
rischia, nel momento di fare un'analisi, di eccellere nello
disciplina nazionale per eccellenza, ovvero il gettar via il bambino
con l'acqua sporca. Schwazer è un campione che il mondo
dell'atletica invidia all'Italia, uno dei volti riconosciuti e
riconoscibili del movimento. Il punto è uno solo: come rimetterlo in
carreggiata dopo la (lieve) sbandata di venerdì? Il resto è, sì,
acqua sporca.
Anche Giuseppe Gibilisco, che pure era stato finalista a Berlino,
appare completamente rigenerato, sia dal punto di vista
motivazionale, sia da quello tecnico (era una vita che non si
cimentava a quelle altezze, e il primo tentativo a 5,85, mancato di
un niente, avrebbe potuto cambiare la storia della gara). Anche il
discorso su Simona La Mantia va inserito in questo contesto: la
ragazza di Palermo ha saputo cavarsi d'impaccio due volte, prima
ritornando ad essere un'atleta in salute, dopo mille peripezie
fisiche, e poi ritrovando gli stimoli giusti per allungare la strada
del successo che già aveva percorso in età giovanile (quando vinse
l'Europeo Under 23 a Erfurt 2005). E' di nuovo un capitale a
disposizione dell'atletica italiana.
Ci sono anche le note dolenti, com'è ovvio in uno sport individuale,
dove non tutto può brillare. La nota più dolorosa è quella relativa
ad Antonietta Di Martino, che ha commesso un solo errore: quello di
tacere, a sé stessa per prima, la reale entità del problema al piede
di stacco. E comunque, la sua è ancora una stagione eccellente, con
la vittoria a Bergen, nel campionato europeo a squadre, e due
risultati oltre i due metri. Prima dell'inciampo di Barcellona, che
non ne mina spessore e caratura. Oggettivamente inferiori alle
attese, soprattutto alle loro, i risultati di Elisa Cusma, Fabrizio
Donato (seppure bravo a centrare la finale), Zahra Bani, Elena
Scarpellini, Chiara Rosa (anche lei, come Donato, abile in
qualificazione, ma purtroppo spenta in finale, e con l'attenuante di
una stagione condizionata dal lungo stop invernale per infortunio).
Caso per caso, andranno analizzate le ragioni che hanno determinato
questi esiti poco felici. Poi, la vicenda dei due campioni olimpici
di Atene 2004, Stefano Baldini e Ivano Brugnetti, accomunati, ancora
una volta, da un percorso simile. Un ritiro, più o meno esplicito,
nel 2009; il ritorno, ad alto livello, agli Europei; l'abbandono in
gara a Barcellona. Entrambi, al di là di altre considerazioni,
meritano il classico onore delle armi: se anche avessero commesso un
errore di valutazione, questo non cancellerà mai quanto di buono
hanno saputo fare nelle rispettive, straordinarie carriere.
Chiusura di nuovo con il sorriso. Argomento giovani. Marco Vistalli
(semifinale dei 400 metri, conclusa con 45.38) e Marco Fassinotti
(in finale nell'alto, nono, da esordiente assoluto nell'atletica dei
grandi) sono il segno più tangibile del ricambio in corso, delle
nuove leve che hanno voglia di affermarsi subito. Senza passare per
alcuna anticamera, anche scavalcando i colleghi più esperti. La
palma della migliore spetta, senza ombra di dubbio, a Marta Milani,
23enne di Treviglio, la linea verde del quattrocentismo azzurro. Due
finali come bottino: quella individuale, chiusa al settimo posto, e
quella di staffetta, al quarto, con il record italiano. La sua
grinta sta tutta in un centesimo di secondo. Quello che, lottando
con le unghie e con i denti, le ha regalato la promozione. Un
centesimo che vale un oro. Simbolico, per il momento.
LE MEDAGLIE E I FINALISTI AZZURRI
Alex Schwazer ARGENTO, 20km marcia
Nicola Vizzoni ARGENTO, lancio del martello
Simona La Mantia ARGENTO, salto triplo
ITALIA (Roberto Donati, Simone Collio
Emanuele Di Gregorio, Maurizio Checcucci) ARGENTO, 4x100
Daniele Meucci BRONZO, 10000m
Anna Incerti BRONZO, Maratona
Libania Grenot 4° 400m
Giuseppe Gibilisco 4° salto con l'asta
Ruggero Pertile 4°, maratona
ITALIA (Chiara Bazzoni, Marta Milani
marie enrica Spacca, Libania Grebot), 4° 4x400
Giorgio Rubino 5°, 20km marcia
Andrew Howe, 5° salto in lungo
Marco De Luca, 6° 50km marcia
Daniele Meucci, 6° 5000m
Elena Romagnolo, 6° 5000m
Emanuele Di Gregorio, 7° 100m
Andrea Lalli, 7° 10000m
Marta Milani, 7° 400m
Silvia Salis, 7° lancio del martello
Christian Obrist, 7° 1500m
Migidio Bourifa, 7° maratona
Simone Collio, 8° 100m
Fabrizio Schembri, 8° salto triplo
ITALIA (Marco Vistalli, Luca Galletti,
Claudio Licciardello, Andrea Barberi) 8° 4x400
BARCELLONA, argento e record per la 4x100
Argento europeo e record italiano, 27 anni dopo lo storico quartetto
(Tilli, Simionato, Pavoni e Mennea, 38.37 il 10 agosto del 1983) che
fu argento mondiale a Helsinki, nella prima edizione della rassegna
iridata. La prova continentale di Barcellona manda in orbita Roberto
Donati, Simone Collio, Emanuele Di Gregorio e Maurizio Checcucci,
con il secondo posto ed il primato nazionale portato a 38.17, tempo
fantastico, che vale la seconda piazza europea 2010, e la quarta
mondiale. Vince la Francia del marziano Cristophe Lemaitre (il primo
a riuscire nella tripletta nella storia dei campionati: oro nei 100,
200 e nella staffetta 4x100), ma l'Italia è lì, a soli 6 centesimi
dall'oro (38.11 contro 38.17). Si chiude il cerchio di un anno
fantastico, quello della maturazione dei ragazzi dello sprint
italiano, quattro ex individualisti che hanno capito, dopo la finale
mondiale di Berlino 2009, di poter fare finalmente qualcosa
d'importante, ma solo se uniti dal vincolo di squadra. Aiutati in
questo dal responsabile della velocità azzurra azzurro Filippo Di
Mulo, e dal tecnico Roberto Piscitelli, che hanno letteralmente
costruito in questi mesi una staffetta di valore mondiale. Il bronzo
va alla Germania (38.44), a completare una gara di elevato contenuto
tecnico. Il film della corsa dice che tutto è andato alla grande. Il
cambio tra Donati e Collio è un flash, troppo rapido anche per
essere visto, e nulla può Lemaitre contro la voglia di spaccare il
mondo dei ragazzi italiani, contro la loro superiore tecnica di
cambio. Simone vola, e cambia ancora in flash con Emanuele Di
Gregorio, uno che disegna curve come Giotto. L'Italia è prima,
l'Italia è davanti, cambia per l'ultima volta con circa un metro di
vantaggio sui francesi, e l'attacco al rettilineo di Maurizio
Checcucci è commovente: il fiorentino macina metri, ed il francese
Martial Mbandjock, uno da 10.08, fatica a recuperare. Alla fine però
ci riesce, sulle righe, come si dice in gergo, e l'Italia è sempre
lì. Si chiude in tuffo, e la Francia dei fenomeni deve tuffarsi per
battere quest'Italia fantastica, che fa gridare e commuovere chi ama
l'atletica. E' la sesta medaglia italiana, in un Europeo che sorride
al tricolore.
Maratona svizzera, Pertile è quarto
L'oro della maratona va alla Svizzera. Viktor Rothlin trionfa a
Barcellona quattro anni dopo l'argento di Goteborg, quando fu
secondo dietro Baldini. L'argento va allo spagnolo Manuel Martinez,
mentre il bronzo scivola via dal collo di Ruggero Pertile solo negli
ultimi chilometri di corsa, e finisce nelle mani del russo Safronov.
I crampi bloccano l'azzurro quando aveva completato la rimonta su
Martinez (dalle parti del 35esimo chilometro), ed era in piena lotta
per la seconda piazza. Alla fine è quarto, mentre Migidio Bourifa
finisce al settimo posto. Ritirato poco oltre metà gara Stefano
Baldini, Coppa Europa alla Spagna (6h58:00), Italia (7h01:40) al
terzo posto dietro alla Russia (7h01:29).
Traguardo - Il titolo europeo va dunque allo svizzzero (2h15:31),
che corona una bella carriera da maratoneta con l'oro continentale,
4 anni dopo l'argento di Goteborg, tre dopo il bronzo mondiale di
Osaka. Il tripudio generale accompagna la retta finale di Manuel
Martinez, argento meritato (2h17:50). Il bronzo va al russo Safronov
(2h18:44), mentre Pertile trova le energie per opporsi allo spagnolo
Iglesias, ed è quarto (1h19:33. Villalobos (Spagna, altra bella
rimonta, la sua) è quinto, precedendo il connazionale Iglesias.
Migidio Bourifa sale ancora una posizione, e chiude con un ottimo
settimo posto (2h20:05). Ottavio Andriani lo segue a un minuto, ed è
undicesimo. La Coppa Europa di Maratona va alla Spagna, Italia
terza.
40km Il finale di gara di Pertile diventa un calvario. I crampi lo
bloccano ancora al 37esimo chilometro, e poco dopo, il russo
Safronov, autore di una bella rimonta, lo supera, così come fa poco
dopo anche li spagnolo Iglesias. In pochi minuti di gara, Pertile
passa dal sogno dell'argento al quinto posto. Rothlin passa i 40km
in 2h08:19, Martinez è secondo a 1:58, Safronov terzo a 2:47.
Pertile è quarto a 3:34, con lo spagnolo Villalobos (che ha superato
il connazionale Iglesias).
35 km - La risalita di Pertile è entusiasmante. Prima passa Theuri,
poi, macinando metri su metri, va raccogliere ache Martinez,
agganciandolo intorno al 33esimo chilometro. Dietro Iglesias supera
Theuri, in piena crisi, salendo al quarto posto. La gara è ancora
lunga. Rothlin passa ai 35 in 1h52:12. Martinez, però nel frattempo
si è di nuovo liberato di Pertile, che è stato costretto allo stop
dai crampi, e passa secondo, da solo, con un minuto di ritardo sullo
svizzero. L'azzurro segue in 1h53:50, ed accusa quindi 38 secondi
dall'argento. A questo punto, però, deve anche guardarsi le spalle,
perché lo spagnolo Iglesias risale, e ora è a soli 24 secondi.
Bourifa è acora ottavo, in 1h55:20.
30km - E' proprio Martinez che spinge sull'acceleratore, e a pagare
è Pertile, che si stacca dai battistrada. E' la fase più concitata
della gara: Rothlin prende in contropiede lo spagnolo e parte a sua
volta, portandosi dietro il francese Theuri. Ma lo svizzero, che fu
argento quattro anni fa dietro Baldini, non è ancora contento. Con
un'altra accelerata si libera del francese cominciando la corsa
solitaria verso il traguardo. Guadagna circa trenta metri, mentre,
dietro, Martinez riaggancia subito Theuri, e poi lo stacca. E' un
buon segno, perché potrebbe anche significare la cirsi del
transalpino, che è inseguito da Pertile. Rothlin passa la 30esimo in
1h35:58, Martinez a 11 secondi, Theuri a 20, Pertile a 22. Migidio
Bourifa passa in ottava posizione, Caimmi in sedicesima, Andriani in
diciottesima.
25km - Restano in quattro davanti al 25esimo km (1h20:09), visto che
Iglesias e Safronov perdono contatto. Pertile è nel quartetto, ma il
momento degli scatti non sembra terminato.
Mezza maratona - Tocca al francese Theuri dare una scaldata
ulteriore alla temperatura della gara, cambiando secco e
determinando una ulteriore frazione del gruppo (1h07:43). Davanti
ora sono in sei: Theuri, Safronov, Rothlin, Martinez, Iglesias, e
Ruggero Pertile. L'obiettivo delle sortite appare proprio Baldini,
che si stacca, questa volta piuttosto nettamente. E' l'anticamera
del ritiro, che arriva dopo 1h14 di gara.
20km -Il primo vero break arriva dalle parti del 18esimo chilometro.
Gli ultimi cinque sono stati corsi al di sotto dei 15 minuti, così
il gruppo di testa si assottiglia sul serio, riducendosi a sei
unità. Purtroppo senza nessun italiano. Sempre Safronov a fare il
ritmo, con Rothlin, gli spagnoli Martinez e Rios, il francese Theuri,
ma basta che il ritmo cali un po', perché Caimmi, Pertile, Bourifa,
e Weidlinger, bravi a proseguire di ritmo, senza rispondere di forza
alle variazioni, rientrino. Fa le spese di questi cambi Stefano
Baldini, che perde leggermente strada, ma resta a una trentina di
metri. Il reggiano non perde la pazienza, e dalle parti del
ventesimo si riaggancia. In definitiva, ai 20km passa un gruppo di
12 atleti (tra 1h04:15 e 1h04:18), con i quattro azzurri Caimmi,
Petile, Bourifa e Baldini.
15km - L'azione di Abramov si fa più convinta, ed il russo guadagna
così una trentina di metri di vantaggio su tutti gli altri
inseguitori. Sono sedici atleti, con tutti i migliori e quattro dei
sei italiani. Perde infatti leggermente contatto dai primi Ottavio
Andriani. Il punto di cottura di Abramov arriva repentinamente, e a
tirar giù la pietanza pensa ancora una volta Viktor Rothlin, che
cambia abbastanza secco e riassorbe il fuggitivo. Il gruppo di testa
perde ancora elementi quando l'altro russo, Dmitry Safronov, decide
di imitare il connazionale, andando in testa. La fila si allunga, e
ancora una volta Rothlin prova ad accodarsi per la fuga. Lo imita un
altro cliente pericoloso, Chema Martinez. Ai 15 chilometri la
situazione è così definita, con Safronov e Rothlin in 48:40,
Martinez a un secondo, e gli azzurri (Caimmi, Pertile, Bourfia,
Baldini, con l'austriaco Weidlinger) a tre.
10km - L'andatura sonnacchiosa spinge il russo Abramov a tentare la
sortita intorno al settimo chilometro. Dopo qualche istante di
incertezza, l'uscita cambia prospettiva, perchè dal gruppo parte per
unirsi al fuggitivo uno dei big, lo svizzero Viktor Rothlin, il
bronzo mondiale di Osaka, rientrato all'agonismo dopo le peripezie
delle ultime stagioni (addirittura una embolia polmonare). La
reazione del gruppo, guidato da Daniele Caimmi è immediata: le
distanze sono ricucite in circa un chilometro. Il movimento
determina una prima, importanrte scrematura: il gruppo si riduce a
circa 20 unità, con cinque italiani (degli azzurri perde contatto
solo Denis Curzi). Poco prima del passaggio ai 10km, Abramov ci
riprova ancora, e passa in 32:45 (parziale di 16:10), subito seguito
da tutti gli altri.
5km - Il sole accoglie il via dei maratoneti in Passeg de Picasso, e
questo non è un segnale necessariamente positivo. L'impressione è
che, soprattutto nei chilometri conclusivi, il caldo si farà
sentire. Al via i migliori sono tutti nelle posizioni di testa. Lo
svizzero Rothlin, l'austriaco Weidlinger, gli spagnoli Rios e
Martinez, gli azzurri Ruggero Pertile, Daniele Caimmi, Migidio
Bourifa e Stefano Baldini; leggermente più sfilati Ottavio Andriani
e Denis Curzi. Lo spettacolo è bellissimo, così come il
coinvolgimento del pubblico, perlomeno nella parte di percorso del
circuito di 1km . Al passaggio ai 5 chilometri la percezione visiva
che si stia andando molto tranquilli diventa certezza: il cronometro
dice 16:35, con tutti i migliori in un gruppone di almeno una
ventina di unità.
Europei, La Mantia è argento!
Arriva ancora dalla Sicilia la quinta medaglia italiana dei
Campionati Europei di Barcellona. Se la mette al collo una
sorprendente Simona La Mantia, argento con 14,56 al primo salto nel
triplo. Nell'asta ci va vicino Giuseppe Gibilisco, quarto a quota
5,75 con un assalto mancato di poco a 5,85. Nei 5000 sesto, dopo il
bronzo vinto nei 10000, Daniele Meucci, mentre Stefano La Rosa si è
piazzato al decimo posto.
Triplo donne - E' un sogno che diventa realtà, nella giornata delle
donne e della Sicilia. Simona La Mantia mette fine ad un calvario
durato troppe stagioni e si mette al collo la quinta medaglia
italiana degli Europei, chiudendo al secondo posto, con 14,56, la
finale del triplo. Il suo podio fa il paio con quello della
mattinata colto dalla Incerti in maratona (bronzo), e rimette in
rotta la squadra femminile, fino ad oggi schiacciata dai colleghi
maschi. L'avvio dell'italiana è straordinario. La palermitana piazza
subito un clamoroso 14,56 (-0.1), personale stagionale, e va in
testa alla gara. Le altre balbettano, tranne l'ucraina Saladuha, che
sfrutta alla perfezione il vento oltre il limite alle spalle (+2.5),
atterra a 14,62. Nel terzo turno la Saladuha si migliora a 14,80,
mentre l'azzurra (che fa nullo, e poi 13,97) trema sotto l'attacco
della belga Bolshakova, anche lei sospinta dal vento (+2.0) capace
di 14,55. La qualificazione si chiude con la La Mantia ancora
d'argento. Il quarto turno non vede modificazioni nella classifica
(ma la russa Alekhina, quarta, cresce a 14,45, sfruttando 3 metri di
vento a favore), e la siciliana piazza ancora un salto discreto, a
14,21. Il sogno comincia a materializzarsi alla fine del quinto
giro. Saladuha cresce di un centimetro, 14,81, La Mantia fa nullo,
ma nessuna riesce a migliorarsi, e l'argento è ancora al collo
dell'azzurra. La serie finale non porta ancora nessuna novità, e
quando la certezza della medaglia diventa tale, Simona si scioglie
in un sorriso, mentre la gioia esplode di fronte alla tribuna solo
dopo l'ultimo tentativo, ancora nullo, ma ormai del tutto platonico.
Per la siciliana, maglia Fiamme Gialle (ma di scuola Cus Palermo),
allenata da Michele Basile, campionessa europea Under 23 a Erfurt
2005, e straordinaria promessa del nostro movimento giovanile solo
qualche anno fa, è un ritorno dirompente, fragoroso, che riporta
sulla scena un'atleta che a 27 anni ha già vissuto almeno un paio di
vite in atletica.
Asta uomini - Il rammarico di Giuseppe Gibilisco è grande. La sua
delusione quella del campione, dell'uomo che sa di valere e non si
arrende. L'azzurro è quarto nella finale dell'asta, dopo un
pomeriggio di straordinaria intensità, coronato da un salto a 5,75 e
compromesso (nella lotta per le medaglie) da tre errori a 5,85. La
gara diventa subito una partita a poker. Giuseppe Gibilisco salta i
5,60 alla prima, e va in testa con il francese Mesnil e il polacco
Czerwinski. Passa la misura successiva, i 5,65, e quando l'ucraino
Mazuryk, che lo precede nel turno di salti, l'azzecca al primo
tentativo, decide di passare anche i 5,70. Una mossa ardita, da
giocatore di poker, che potrebbe aprire scenari da medaglia, o
spalancare il baratro sotto l'azzurro. In tre superano i 5,70, e
Gibilisco scivola indietro in classifica, fino al sesto posto. Si
sale a 5,75. Czerwinski fa un mezzo miracolo, perché dopo due errori
a 5,70, spende sulla quota superiore l'ultimo salto a disposizione,
riuscendo a superare l'asticella, e piazzandosi al comando parziale.
Mazuryk pareggia subito, imitato da Lavillenie, mentre tutti gli
altri sbagliano il primo tentativo, compreso Gibilisco, che non
imbuca nemmeno l'asta, e ritorna indietro imprecando. L'azzurro però
si riscatta subito, saltando alla seconda prova la misura, con
un'azione elegantissima. Il siracusano è scuro in volto, gli si
legge il disappunto per non aver realizzato il salto alla prima
prova. A questo punto, infatti, è terzo in classifica, dietro
Czerwinski e Mazuryk, e davanti all'unico che non avrà problemi alle
quote superiori, ovvero Lavillenie. Passano, dopo il primo errore,
Dossevi, Schulze e Michalski, e dopo due Mesnil. Come fin troppo
facilmente pronosticato, Lavillenie vola subito oltre 5,80, con un
salto dalla incredibile luce sopra l'asticella. Mesnil è fuori, ma
Gibilisco alza ancora la posta, rischiando davvero tantissimo: passa
infatti i 5,80, riservandosi i tre tentativi a 5,85. Mazuryk supera
i 5,80 alla seconda, Schulze e Michalski sono eliminati. Restano in
4: Lavillenie (5,80), Mazuryk (5,80), Czerwinski (5,75) e Gibilisco
(5,75), in classifica in quest'ordine. Lavillenie non ha problemi
nemmeno a 5,85. Czerwinski, che aveva commesso due errori a 5,80,
fallisce e chiude. Va in pedana l'azzurro, che sbaglia per tutti e
tre i suoi tentativi (eccellente il primo, ma poi le energie sono
venute meno) e chiude al quarto posto. Lavillenie è campione
d'Europa con 5,85 (falliti i tre tentativi a 6,02), l'ucraino
Mazuryk è argento con 5,80, il polacco Czerwinski è bronzo a 5,75.
La stessa misura di Gibilisco.
5000 uomini - La doppietta di Mo Farah prende corpo a due giri e
mezzo dal traguardo, quando la lunga sagoma dello spagnolo Bezabeh
si stacca dal gruppetto di testa, guidato dal britannico. Il giro
finale è un assolo di Farah, che chiude l'ultimo giro in poco più di
51 secondi, in 13:31.18. In precedenza, la gara era stata una sorta
di eliminazione progressiva, con uomini persi dal gruppo di testa
giro dopo giro. Gli azzurri Daniele Meucci e Stefano La Rosa si
comportano benissimo, resistendo alle azioni dei battistrada; anzi,
quando Farah parte per lo strappo decisivo, Daniele Meucci resiste
nel primo gruppetto, alimentando le speranze di un clamoroso bis da
podio. L'ultimo strattone lascia però per strada anche il pisano,
ormai a secco di energie, quando si trova al quinto posto. Il
ritorno di Sergey Lebid dalle retrovie retrocede l'azzurro di una
piazza, comunque un eccellente sesto posto (13:40.17), a coronamento
di un Europeo andato al di là di ogni più rosea previsione. Stefano
La Rosa è decimo, in 13:46.58.
LE ALTRE GARE - Il peso è ancora territorio di caccia dei
bielorussi. Andrei Mikhnevich conferma la regola beffando il
campione olimpico, il polacco Majewski, di un solo centimetro,
21,01, contro 21,00. Bronzo al tedesco Bartels con 20,93. Marcin
Lewandoski era uno dei più pronosticati nella finale degli 800
maschili, ma le due medaglie polacche erano davvero poco attese:
invece oltre all'oro (1:47.07), arriva anche il bronzo, con Kszczot
che centra il bronzo alle spalle del britannico Rimmer. La Francia
continua a fare incetta di medaglie: l'oro dei 200 metri donne va a
Myriam Soumarè, con un notevole 22.32 (+0.1), mentre l'ucraina
Bryzhina e la russa Fedoriva finiscono nell'ordine, spartendosi il
medesimo 22.44. La doppietta inglese arriva nei 400 metri ostacoli,
con David Greene che fissa, con 48.12, il primato europeo 2010.
Williams è argento con 48.96, mentre il bronzo va all'ucraino
Melnikov. Il giavellotto è appassionante anche grazie al tedesco
d'origine italiana Matthias De Zordo, che ha il merito di scuotere
Thorkildsen e di costringerlo a fare 88,37 per l'oro; l'argento va
al tedesco con 87,81, mentre il bronzo va al finlandese Pitkamaki,
86,67. I 100 ostacoli regalano oro e primato nazionale alla turca
Nevin Yanit (12.61), di misura, due soli centesimi sull'irlandese
O'Rourke e cinque sulla tedesca Nytra. Grande vittoria
nell'eptathlon per Jessica Ennis, al primato europeo stagionale con
6823 punti, trascinando al personale l'ucraina Dobrynska, 6778, e la
tedesca Oeser, 6683.
Vizzoni coglie l'argento nel martello
Martello uomini - La gioia negli occhi di Nicola Vizzoni è la gioia
del capitano, dell'uomo esempio della squadra italiana. La sua gioia
è il frutto di una serata bellissima, che regala a questo campione
di Pietrasanta, protagonista di mille battaglie sportive, la
medaglia d'argento europea nel lancio del martello. La misura del
secondo posto arriva in chiusura, all'ultimo lancio di una gara
emozionante, e riporta le cifre 79,12. L'oro va allo slovacco
Charfreitag con 80,02, il bronzo all'ungherese Pars, con 79,06. La
cronaca della gara è ricca di colpi di scena. Vizzoni parte
discretamente, con un 75,72 di assaggio. Sale poi nel secondo turno
a 77,29, misura che gli consegna il quarto posto parziale. Il
polacco Ziolkowski, l'uomo che lo beffò a Sydney 2000, soffiandogli
l'oro olimpico, è avanti 20 centimetri. Il Vizzo ha gli occhi
giusti. Va in pedana per il terzo turno, e guadagna il bronzo,
sparando un eccellente 78,03. Guida Charfreitag con 80,02, davanti a
Pars, 79,06. La situazione non cambia al quarto lancio, con Vizzoni
che piazza ancora un buon 77,66. Il toscano nel quinto e penultimo
turno sfiora i 78 metri, segnando 77,95, sempre inseguito da
Ziolkowski, che fa esattamente 40 centimetri in meno. Finché non si
arriva all'ultimo turno di lanci. Il bielorusso Sviatokha, , fino a
qul momento fermo a 76,74, fa 78,20, e soffia il bronzo a Vizzoni.
L'italiano, a questo punto va in pedana per l'ultimo lancio da
quarto (Ziolkowski fa solo 75,45): e qui il campione tira fuori
tutto quello che ha dentro, gli anni di fatiche, di impegno, di
lavoro, e tira fuori il lancio meraviglia. Il martello di Nicola
vola lontano, lontanissimo, oltre i 79 metri, 79,12 per la
precisione, a cogliere addirittura l'argento. E' il secondo della
carriera, dopo quello a cinque cerchi di undici anni fa. Oggi
Vizzoni (maglia Fiamme Gialle da sempre, allenato da Riccardo
Ceccarini) ha 36 anni, ed i suoi 120 kg ed oltre sono una montagna
che innalza l'atletica italiana. E' la terza medaglia di questi
Europei, dopo soli due giorni di gare, dopo quelle di Schwazer nei
20km di marcia, e di Meucci nei 10000 metri.
100 uomini - La finale dei 100 metri non vede protagonisti gli
azzurri. L'oro va al francese Lemaitre con 10.11 8vento -1.0), che
precede il connazionale Mark Lewis Francis e il francese Mbandjock,
tutti e due fermi a 10.18, così come il portoghese Obikwelu e il
britannico Chambers, il grande battuto della gara. Emanuele Di
Gregorio è settimo in 10.34, mentre Simone Collio, che avverte il
riacutizzarsi del problema muscolare avvertito in semifinale, fa
solo pochi metri, e conclude al passo (anche se sul risultato
ufficiale appare curiosamente come ritirato). Dal largo di una
"particolare" combinazione di corsie (Collio in prima, Di Gregorio
in ottava: sfortunaccia) i nostri non riescono a combinare granché.
Detto di Collio, Di Gregorio si fa sorprendere dallo sparo (0.223 di
reazione), mettendosi di fatto subito fuori dai giochi. Resta
comunque la gioia per l'aver piazzato due maglie azzurre tra le otto
della gara per le medaglie. Resta però da vedere, in prospettiva
staffetta, come Collio uscirà dall'infortunio.
10000 donne - La gara di Federica Dal Ri finisce intorno al settimo
chilometro, quando la trentina si accascia al suolo, dolorante.
Niente da fare in una gara comunque proibitiva. L'oro va alla turca
Abeylegesse, 31:10.23, davanti alla russa Abitova (31:22.83) e alla
portoghese Augusto (31:25.77).
1500 uomini - Ancora un passaggio in finale. Lo guadagna Christian
Obrist, quinto nella semifinale dei 1500 metri, piazzamento che lo
spedisce nell'orbita della corsa per le medaglie, in programma
dopodomani (venerdì). La gara dell'azzurro si sviluppa seguendo la
classica trama tattica. Ai 400 metri si passa in 1:01, 2.02 agli
800, 2:33 ai 1000. Obrist sceglie di stare in coda, seguendo le
tracce dello spagnolo Olmedo. Quando questi sceglie di muoversi, tra
i 1000 e i 1100 metri, Obrist è bravissimo a risalire la corrente,
piazzandosi in terza posizione. A 300 metri dal traguardo scoppia la
bagarre, e quando si attacca il rettilineo conclusivo, l'altoatesino
è a un paio di metri dal quarto posto che garantisce l'accesso
diretto. Alla fine è quinto, in 3:42.02 (vince il britannico
Baddeley, 3:41.46), una posizione che lascia aperta la porta dei
ripescaggi. La seconda semifinale è ovviamente più veloce, ma i
valori in campo appaiono più modesti. Vince lo spagnolo Estevez in
3:40.86, e sulla base della combinazione delle due classifiche,
Obrist guadagna la finale con il miglior tempo dei ripescati.
400hs donne - Manuela Gentili si difende nella seconda semifinale
dei 400 ostacoli, ma non va oltre il settimo posto, ottenuto
comunque con un onorevole 56.56. Tutto regolare nella ritmica, ma
poche energie complessivamente da spendere, soprattutto negli ultimi
40 metri. Merita però l'apprezzamento per la condotta nel
campionato, e nell'intera stagione, che l'ha vista progredire in
maniera sensibile. La russa Antyukh conferma il pronostico, fissando
il miglior tempo di ingresso alla finale, con 54.28.
100 metri uomini - Oggi si riscrive la storia dell'atletica
italiana. Almeno, quella nell'ambito della rassegna continentale.
Due azzurri volano nella finale dei 100 metri. Emanuele Di Gregorio
e Simone Collio sono protagonisti dell'impresa, e saranno di nuovo
in gara nel giro di un'ora e mezza. La prima delle tre semifinali
mette in mostra il gioiello francese, Cristophe Lemaitre, che vince
in un eccellente 10.07, ottenuto contro un vento di 1.2 m/s. Ma è
Emanuele Di Gregorio a far gridare d'entusiasmo, conquistando
l'accesso alla finale con una prova superba. Il siciliano è secondo,
con il personale portato a 10.17, tempo che è il frutto di una
condotta del tutto priva di sbavature. La partenza è fantastica,
migliore di quella del francese, così come l'accelerazione. Quando
Lemaitre si distende, Di Gregorio non perde la testa, ma, anzi,
sembra quasi sfruttare la scia del rivale, piombando, rabbioso, sul
traguardo, a precedere il britannico Mark Lewis Francis (10.21). E'
il momento della gioia, i pugni al cielo in un grido liberatorio. La
seconda semifinale è la corsa del candidato numero uno al successo,
il britannico Dwain Chambers. Che ovviamente non fallisce, correndo
in 10.10 (-0.1). Il norvegese Saidi Ndure è secondo con 10.16, ma
Simone Collio è lì, terzo, in 10.23. Buona la partenza dell'azzurro,
così come tutto quel che viene dietro, compreso il tuffo sul
traguardo. Il 10.23 lascia accese le speranze prima dell'ultima
semifinale. Nella quale corre il terzo azzurro, Fabio Cerutti. Il
via del torinese lascia pensare alla grande impresa, ma poi gli
altri risalgono. Vince il francese Mbandjock in 10.19 (-1.0),
davanti al portoghese Obikwelu, 10.25. Cerutti è quarto in 10.33. Ma
Collio vola in finale, con il settimo tempo; alle spalle di Di
Gregorio, quarto. Appuntamento alle 21.45.
400 metri uomini - La gioia per il volo delle ragazze dei 400 metri,
fa (quasi)- il paio con le emozioni suscitate dai colleghi maschi,
che non centrano il passaggio alla finale, ma fanno benissimo,
migliorandosi in maniera netta. La semifinale di Andrea Barberi, la
prima, è terribile, con tutti i migliori. Jonathan Borlee, il belga
che studia e si allena negli Stati Uniti, esagera, correndo in 44.71
(record nazionale e miglior prestazione europea dell'anno), con il
francese Djhone che finisce secondo in 44.87. Il britannico Rooney,
è terzo con 45.00, e con questo tempo sarà costretto ad attendere i
tempi di recupero per parlare di finale. Cosa che non potrà comunque
fare il romano, perché il polacco Mrciniszyn lo beffa sulle righe,
rifilandogli cinque centesimi decisivi. Il verdetto dice 45.58 per
il polacco, 45.63 per l'italiano, che fissa lo stagionale e la
miglior prestazione italiana dell'anno. Per poco però. Perché Marco
Vistalli, annunciato in condizioni di salute imperfette, fa una cosa
eccezionale, piazzandosi al quarto posto nella seconda semifinale,
in scia all'irlandese Gillick (44.79, davanti al britannico Bingham,
44.88) con il primato personale, 45.38, sesta prestazione italiana
di sempre. Partenza non brillantissima, ma duecento metri, dal 100
al 300, di grande sostanza, con un rettilineo finale privo di
tentennamenti. Il miglioramento del bergamasco (scuola Atletica
Bergamo 1959, come la Milani) è di quasi sei decimi in un colpo
solo, e anche in questo caso, come per le donne, apre scenari molto
interessanti per il quartetto della 4x400. Che potrà contare anche
sulla voglia di Claudio Licciardello.
400 metri donne - Due italiane in finale nei 400 metri ai Campionati
Europei, una specie di sogno che prende corpo a Barcellona quando
l'ultimo sole del pomeriggio allunga le ombre sulla pista. Libania
Grenot e Marta Milani dipingono la tela del giro azzurro, con due
gare esemplari per impegno e caparbietà. Marta Milani ha coraggio da
vendere, e si vede fin dallo sparo. Passano solo in due, ma c'è la
speranza di entrare nei due tempi di recupero, e l'obiettivo è
subito chiaro. L'azzurra si lancia all'inseguimento della russa
Firova e dell'ucraina Yefremova, che sono lontane da lei, nelle
corsie esterne, e trascina alla rincorsa anche la francese Michanol.
Il passaggio ai 200 è probabilmente oltre il limite, ma le energie
da spendere sembrano essere in quantità. L'attacco al rettilineo
finale vede la Milani battagliare con la francese per la terza
posizione, ed il tuffo conclusivo premia la bergamasca di un
centesimo, 52.36 contro 52.37 (vittoria alla Firova in 51.11). Un
centesimo che alla fine sarà determinante. Libania Grenot corre
l'ultima delle semifinali, e per una volta sorride alla telecamera
che la riprende in presentazione, sicura di sé. E' un segno. La "panterita"
aggredisce la curva e disegna 300 metri bellissimi, esce sul
rettilineo al fianco della russa Ustaolva, ne ha ancora, la russa
vince con 50.96, ma Libania è lì, a soli 7 centesimi, con il secondo
tempo tra le ammesse alla finale, lo stagionale di 51.03. Il
verdetto è chiaro: ci saranno tre russe in finale, con due italiane,
e questo dà anche corpo alle speranze di una staffetta del miglio
che può, finalmente, diventare da sogno. Cenno storico, in chiusura.
Fino ad oggi due sole altre azzurre erano entrate in una finale
europea: Donata Govoni ad Atene 1969, e Patrizia Spuri a Budapest
1998.
Europei, Schwazer d'argento sulla 20 km
Arriva dalla marcia la prima medaglia azzurra ai Campionati Europei
di Barcellona. E' l'argento (1h20:38) conquistato oggi dal campione
olimpico della 50 km Alex Schwazer. Il carabiniere altoatesino, al
via della 20 km, gara d'apertura dell'evento continentale, si è
dovuto arrendere solo al giovane russo Stanislav Emelyanov (1h20:18)
che, dopo gli ori iridati vinti da allievo nel 2007 e da junior nel
2008 con tanto di primato del mondo under 20 sui 10 km (38:28) nel
2009, si aggiudica il suo primo titolo in una rassegna
internazionale di livello assoluto. Bronzo al portoghese Vieira
(1h20:49), mentre è finito al quinto posto il finanziere romano
Giorgio Rubino (1h22:12). Ritirato pochi chilometri dopo il giro di
boa, l'altro azzurro Ivano Brugnetti, rimasto fino a quel momento
nel gruppetto degli inseguitori. Ora, come nelle dichiarate
intenzioni di Schwazer alla vigilia degli Europei, lo attende la
partecipazione alla 50 km del 30 luglio.
LA CRONACA - Otto e zero cinque in punto a Barcellona. Ventisette
uomini sulla linea di partenza di Passeig Picasso e un colpo di
pistola che dà inizio alla loro marcia. Alex Schwazer si lancia
subito in testa. Con lui se ne vanno il diciannovenne, miglior
ventista russo del 2010, Emelyanov e il veterano romeno Casandra che
tenta un'iniziativa che si rivelerà presto un azzardo. Sono loro tre
in testa, con a distanza il gruppo degli inseguitori dove sono ben
riconoscibili le canotte bianche degli altri due azzurri Brugnetti e
Rubino. A fargli compagnia l'irlandese Heffernan, il portoghese
Vieira, il russo Krivov e il bielorusso Simanovich. Sono passati 4
km e i battistrada restano in due: Schwazer ed Emelyanov che
viaggiano intorno al ritmo di 4:02 al km. A ridosso dei 30 minuti di
gara, nei pressi dell'ottavo chilometro, Emelyanov subisce una prima
proposta di squalifica e rimane da solo davanti, mentre Schwazer
butta un occhio al cronometro e rientra nel gruppo insieme a
Brugnetti e Rubino che intanto si sono fatti sotto. I tre azzurri
ora marciano insieme. Al giro di boa si evidenzia il vantaggio del
giovane russo che passa ai 10 km in 40:14. 12 secondi più indietro
il resto degli avversari con i tre italiani sempre affiancati da
Simanovich, Heffernan e João Vieira. Quando sono trascorsi 45:50,
Ivano Brugnetti sfila all'esterno dal gruppo e chiude prima del
previsto la sua marcia. Superato il 14° km, Schwazer (56:27), che in
quel momento è secondo, prova a staccarsi, ma non lo lascia andare
via da solo il portoghese Vieira (56:29) e così tra i due comincia
una lotta all'isenguimento di Emelyanov, 15 secondi davanti a tutti
(56:12). Sesto Rubino (56:43), ma al 15° km un triplo rosso mette
definitivamente fuori gioco Simanovich, e così il finanziere romano
recupera una posizione. Inarrestabile Emelyanov che macina metri e
secondi di vantaggio sul resto della concorrenza: al 18° km passa in
1h12:09, con Vieira e Schwazer che restano dietro a 1h12:43 a
giocarsi le altre due medaglie. La musica non cambia fino
all'arrivo, vince Emelyanov in 1h20:18, Schwazer si prende l'argento
dopo una rimonta conclusa in 1h20:38 e il bronzo va a Vieira
(1h20:49). Giorgio Rubino è quinto (1h22:12), preceduto
dall'irlandese Heffernan (1h21:00).
Europei, avanti tutti gli azzurri
Europei partiti anche in pista per gli azzurri a Barcellona.
Mattinata di qualificazioni allo Stadio Olimpico del Montjuïc. La
prima ad andare sui blocchi è Manuela Gentili, impegnata nella prima
batteria dei 400hs. Le tocca la seconda corsia da cui Manuela cerca
la strada per il passaggio del turno. All'uscita dell'ultima curva
lotta per la terza posizione, l'ultima utile per la qualificazione
diretta, sul rettilineo, però, si irrigidisce un po' e viene
riacciuffata dall'ucraina Titimets che ferma il cronometro a 55.58
dietro alla rumena Morosanu (55.11) e alla britannica Shakes-Drayton
(55.35). 56.14, invece, il tempo dell'azzurra che commenta così la
sua gara: "E' vero, mi sono un po' contratta alla fine, ma quando si
è lì tenere a bada la tensione di un primo Europeo non è facile.
Sapevo che per arrivare terza dovevo avvicinare il mio personale.
Ora prego e spero di poter andare avanti". Preghiere esaudite,
perchè la Gentili passa il turno con il secono dei quattro tempi a
disposizione per il ripescaggio.
Nel frattempo nella gabbia del martello è all'opera il 21 volte
campione italiano Nicola Vizzoni. Serve un 75,50 per garantirsi la
qualificazione diretta. L'azzurro delle Fiamme Gialle esordisce con
74,10, poi si migliora a 75,04 e chiude, quindi, la sua fatica con
73,73. E' terzo nel suo gruppo dove solo l'ungherese Pars (76,48) e
il polacco Ziolkowski superano la soglia per il passaggio immediato
del turno. Più indietro i bielorussi Kryvitski, 72,68 a fronte di
uno stagionale di 80,44, e il due volte campione europeo under 23
Shayunou (71,10). "Strano - il commento di Vizzoni a fine gara - non
riuscivo a trovare la centratura in partenza. Il primo lancio l'ho
fatto di sicurezza, poi nel secondo sono scivolato con il sinistro e
lo stesso mi è accaduto nel terzo. Ho trovato la pedana forse un po'
troppo liscia per me che parto molto forte, ma questa non vuole
essere una scusa. Adesso vediamo". Il martellista toscano accede
quindi alla finale con la quinta misura dei due turni di lanci, in
cui il migliore è stato con 77,70 m lo slovacco Charfreitag.
Qualificazione OK anche per la primatista italiana del peso Chiara
Rosa. La padovana delle Fiamme Azzurre si mette in moto con 16,35 di
rodaggio, il secondo lancio è quello buono 18,26, 76 centimetri
sopra i 17,50 m richiesti per la qualificazione. L'azzurra va in
finale con la quinta miglior misura dei due gruppi, preceduta dalle
tedesche Kleinert (18,98) e Lammert (18,48) e dalle bielorusse
Mikhnevich (18,46) e Ostapchuk (18,44). "Mi mancava l'atmosfera di
queste gare - dichiara una Rosa finalmente sorridente dopo la
riuscita qualificazione - Mentre lanciavo oggi, ripensavo a cosa ho
passato e come mi sentivo quest'inverno. Vista così la
qualificazione era qualcosa che dovevo raggiungere per forza. Quel
lancio è stata una liberazione e uno scarico di tante tossine
accumulate. Credo di esser un'altra persona e la mia nuova forma
fisica (Chiara è dimagrita di 20 kg, ndr) mi porta a dover fare i
conti con una nuova velocità. Mi sento più forte e "Brava!" oggi me
lo dico da sola. Le tedesche e le due bielorusse viste così sembrano
inarrivabili. Io in finale punto a fare il mio e, se serve, a farmi
largo "a capocciate" tra queste giganti".
Semifinale conquistata anche per entrambi i quattrocentisti. Il
primo a compiere la missione è il primatista italiano Andrea Barberi
che offre un buono spunto nella prima batteria del mattino. Chiude
terzo in 46.05 dietro al belga Borlee (45.71) e al britannico Rooney
(45.72), migliorando di un centesimo lo stagionale corso in Coppa
Italia a Firenze. "Quel tempo diceva poco sulla mia attuale
condizione. Ho puntato tutto su Barcellona e concentrato la mia
preparazione per presentarmi al meglio qui. La batteria,
considerando anche l'orario mattutino, mi è sembrata abbastanza
facile, ho avuto le stesse sensazioni di quella a Goteborg nel 2006,
dove poi fui quinto in finale". E' poi la volta del ventidueenne
bergamasco Marco Vistalli, schierato nell'ultima batteria che
affronta in 46.06, piazzandosi quarto. Meglio di lui il britannico
Bingham (45.49), il francese Djhone (45.79) e il polacco Kozlowski
(45.97), con il quale l'azzurro si è giocato il terzo posto. "Era
quasi un mese che non gareggiavo - racconta il poliziotto azzurro -
e un po' si è sentito. Tuttavia, sono soddisfatto anche alla luce
del fatto che nel finale sono riuscito a controllare".
Nel disco femminile servivano 60 metri per aggiudicarsi il diritto
di lanciare direttamente in finale. Limite da cui l'azzurra Laura
Bordignon resta, purtroppo, lontana, non riuscendo a far meglio di
53,82 alla prima prova. Per lei, poi, un 52,59 e un nullo. Tutte e
tre nel gruppo dell'azzurra le uniche atlete in grado di ottenere un
lancio over 60: la rumena Grasu (62,10), la tedesca Müller (60,54) e
la polacca Potepa (60,45). "Nell'ultimo mese mi ero preparata bene -
commenta delusa la lanciatrice delle Fiamme Azzurre - anche nel
raduno di Formia, e la misura per la qualificazione (il 56,32 della
dodicesima, ndr) alla fine si è rivelata accessibile. Purtroppo però
oggi non sono riuscita a realizzare dei buoni lanci, neppure il
primo, che è stato il migliore come lunghezza ma forse il peggiore
dal punto di vista tecnico".
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