Notizie dal Mondo della Grande Atletica: articoli e comunicati ripresi dalla Gazzetta dello Sport, dai siti Fidal.it e Iaaf.org
Rieti la magica, Rudisha è mondiale: 1:41.01
E' stata davvero un'edizione stellare, la quarantesima del meeting di Rieti. Record del mondo degli 800 metri maschili da parte di David Rudisha con 1:41.01 (migliorato il limite precedente, 1:41.09, stabilito dallo stesso atleta a Berlino la scorsa settimana), 9.78 nei 100 metri per Nesta carter (miglior prestazione mondiale 2010 eguagliata) ed una lunga serie di straordinarie performances (tre tra le tante: 19.85 di Wallace Spearmon nei 200, 7:28.70 di Tariku Bekele nei 3000, 13.01 di David Oliver nei 110hs) hanno illuminato la scena al Raul Guidobaldi.
Rieti lo ha scoperto, a Rieti è voluto tornare, per firmare un record del mondo. David Rudisha, scultura keniota di 21 soli anni, ma con lo sguardo da uomo maturo, è stato di parola. L'impresa è riuscita, ed è terminata ad un minuscolo centesimo dalla storia assoluta, ovvero, in termini atletici, l'attacco alla barriera dell'1:41 negli 800 metri. Il cronometro della 40esima edizione del meeting laziale dice 1:41.01, otto centesimi di miglioramento rispetto al limite precedente, che l'astro nascente dell'atletica mondiale aveva siglato, per la prima volta in carriera, appena domenica scorsa, a Berlino. Gara da brividi. Sammy Tangui e Jackson Kivuva segnano metà percorso in un pazzesco 48.20 (Rudisha transita in scia in 49.0 manuale), ma da quel momento il keniano fa la sua parte da attore consumato, reggendo la scena senza tentennamenti. Il passaggio ai 600 metri è un pazzesco 1:14.59 (parziale da 25.6), roba da spavento puro. Il finale è strepitoso, lo stadio diventa una bolgia, trascinando letteralmente il ragazzo verso il traguardo, verso il record del mondo, l'ottavo della storia del Meeting di Rieti, nel suo quarantesimo anniversario. Che arriva puntuale, 1:41.01, otto centesimi limati via, ultimi duecento metri in 26.42 (secondo giro in 52.0). Il keniano Lalang è secondo, e con un tempo straordinario, 1:42.95, ma di fatto prende quasi due secondi dal vincitore; discorso simile per lo statunitense Nick Symmonds (1:43.76) e per il britannico Michael Rimmer (1:43.89), bravissimi (come il polacco lewandoski, 1:44.10, e lo spagnolo Casado, 1:44.74), ma persi in scia al keniota. L'impressione è che con un passaggio leggermente più prudente a metà, Rudisha possa letteralmente devastare il proprio record del mondo, disegnando l'incredibile scenario dei 100 secondi (in altre parole: dalle parti dell'1:40) che fino ad oggi era sembrato solo materia per un film di fantascienza.
I 100 metri regalano le emozioni probabilmente meno attese. In cinque vanno al di sotto dei 10 secondi, con il giamaicano Nesta Carter che eguaglia addirittura il mondiale stagionale con 9.78 (vento di +0.9), e trascina al personale lo statunitense Bailey, 9.88, il connazionale Mario Forsythe (9.95) e il francese Christophe Lemaitre, il bimbo prodigio dello sprint europeo, che firma con 9.97 anche il primato di Francia. La gara è favolosa, l'aria è quella tipica di Rieti, quella dei record, e Carter ne approfitta. Lemaitre firma l'impresa nonostante una brutta partenza (0.199), ma con un lanciato ancora una volta entusiasmante. I segnali di un buon pomeriggio anche per gli sprinter si erano visti già in batteria, in apertura di pomeriggio. Nella seconda, in tre vanno al di sotto dei dieci secondi e tutti (o quasi) al personale: Ryan Bailey li guida, con 9.95 (+1.1), davanti a Lemaitre, 9.98 (eguagliato il record nazionale), e il giamaicano Mario Forsythe, 9.99. Gli azzurri si difendono bene, ma vanno fuori dalla finale (serviva 10.10): Simone Collio è sesto nella prima, in 10.24 (+1.0), Maurizio Checcucci ottavo, 10.45; nella seconda Emanuele Di Gregorio è sesto in 10.20.
Rudisha: "Un record, una promessa"
Dopo un anno e un secondo che gli hanno cambiato la vita, David Rudisha racconta così la sua ultima incredibile impresa da record: "Nel 2009 a Rieti e a Sandro Giovannelli avevo fatto una promessa e l'ho mantenuta. Dopo Berlino e Bruxelles sentivo un po' di stanchezza, ma volevo rifare qui il record. Il passaggio ai 400 non mi ha sorpreso, la lepre ha fatto bene il suo lavoro ed io mi sentivo forte. Negli ultimi 200 è stata dura, ma il calore del pubblico in tribuna mi ha sostenuto fino al traguardo, spingendomi a dare tutto. E sono felice di aver fatto felice queste persone che mi avevano così straordinariamente accolto l'anno scorso. Io e il mio tecnico O'Connell avevamo pianificato la stagione mettendo in programma due date per tentare il record: Berlino e Rieti. Resta il fatto che ovunque sia, battere un primato mondiale non è mai impresa da poco". La prossima impresa sarà correre in 1'40"? "Oggi ci sono mancati appena due centesimi per scendere sotto l'1'41", ma penso di poterlo fare per avvicinarmi all'1'40". Adesso ho bisogno di rivedere e analizzare con calma la mia gara di oggi insieme al mio allenatore. Sinceramente non penso che ci sia nulla da rivoluzionare nel mio modo di correre gli 800, ma semmai da mettere a punto solo alcune piccole cose". Programmi per il futuro? "Ora chiuderò la stagione il prossimo week-end a Spalato con la Continental Cup. Poi si torna in Kenya con il pensiero al 2011, l'anno dei Mondiali. A Berlino nel 2009 sono uscito in semifinale, a Daegu, dove ci sarà da misurarsi anche con tutti i vari turni di qualificazione, voglio che sia tutta un'altra storia". Il tuo modello? "Mio padre, argento olimpico con la 4x400 ai Giochi olimpici di Città del Messico nel 1968. E' stato lui la mia prima grande ispirazione". Un'altra promessa? "Ci vediamo a Rieti nel 2011, per correre ancora più forte".
Christophe Lemaitre con il suo 9.97 sui 100 (preceduto dal 9.98 in batteria) dà come l'impressione di aver fatto la cosa più semplice del mondo: "A dire il vero oggi non mi aspettavo nemmeno di correre sotto i 10.10. Poi, però, qui ho trovato delle condizioni ottimali per andare forte. Me ne sono reso conto subito in batteria. Arrivavo a Rieti dalla sconfitta di Lille (10.17 a 10.20 contro Mike Rodgers, ndr) ed avevo capito cosa avevo sbagliato, rimendiando qui a quegli errori".
Queste, invece, le parole degli sprinter azzurri impegnati oggi sui 100. Emanuele Di Gregorio (Aeronautica): "Ho fatto 10.20, ma dopo i 100 di Bruxelles mi aspettavo qualcosa di più. Ne ho ancora per far bene e in agenda ora mi attende una serie di altri impegni: Rovereto tra due giorni, forse Padova e poi la Notturna". Simone Collio (Fiamme Gialle): "Sono ancora in buona condizione e questo 10.24 in fondo non è da buttare via. Magari con una gara in più prima di Rieti, avrei potuto fare meglio. Da qui alla fine della stagione penso di poter scendere ancora sotto i 10.20, ma qui oggi con i tempi che si sono visti in batteria anche con il 10.16 del mio stagionale sarebbe stato impossibile arrivare in finale. Ci vediamo a Padova e poi a Milano". Maurizio Checcucci (Fiamme Oro): "Sono partito bene e ho tirato nel finale, ma mi è mancata la parte centrale". Grande determinazione nelle dichiarazioni dell'altro staffettista della 4x100, argento e record italiano a Barcellona, Roberto Donati (Esercito), al via dei 200: "Ho corso a soli tre centesimi dal personale, ma ormai sono tempi che non bastano più per essere competitivi nemmeno in Europa. Devo arrivare almeno a 20.50. Sarà questo il mio grande obiettivo per la prossima stagione, oltre ovviamente a quello in staffetta. Per me è sempre una grande emozione correre nel meeting della mia città. E mi fa un certo effetto il pensiero che da piccolo ero uno dei ragazzini che portava le ceste in campo ed oggi sono in pista a gareggiare tra i grandi".
Libania Grenot (Fiamme Gialle) non appare troppo convinta dal suo terzo posto sui 400: "Non sono contenta, ho provato a gestire diversamente la distribuzione della gara, con un avvio più accorto rispetto alle mie ultime uscite. Ma devo ancora mettere a punto un po' di cose. Ora correrò il prossimo week-end a Spalato in Continental Cup e poi alla Notturna di Milano". "Ho sentito un po' di stanchezza - il commento di Marta Milani (Esercito), settima a Barcellona - anch'io sarò alla Notturna e a seguire sono in attesa della convocazione per il Decanation ad Annecy". Sorridente, invece, Maria Enrica Spacca (Forestale), al primo sub-53 della sua carriera: "Dopo il quarto posto e il record italiano con la 4x400 agli Europei, mi mancava solo questo risultato. Ci puntavo da tempo, sapevo che le altre erano molto forti, ma ho provato lo stesso a prendere il loro treno ed è arrivato questo bel tempo. Prossimi impegni il Terra Sarda e la Finale Oro dei Societari con la Studentesca CaRiRi".
Amarezza nelle parole di Christian Obrist (Carabinieri): "Sto pensando di chiudere qui la stagione. Purtroppo sono reduce da due settimane di influenza e problemi allo stomaco che mi hanno impedito di correre anche al meeting di Berlino. Peccato". Fabrizio Donato (Fiamme Gialle): "All'ultimo salto ho avvertito un risentimento al bicipite femorale destro. Speriamo che non sia uno stiramento perchè significherebbe che la mia stagione finisce qui. Mi dispiace perchè avevo ancora in programma qualche altra gara di lungo. Il pensiero va al 2011 e agli Europei Indoor, dove ho un titolo da difendere nel triplo".

Record di Rudisha negli 800 m
Dopo 13 anni crolla il record del mondo degli 800 di Wilson Kipketer. A demolirlo è stato il keniano David Rudisha, che a Berlino ha corso uno straordinario 1’41"09, due centesimi sotto il tempo che il danese fece registrare il 24 agosto 1997 a Colonia. Partito dalla corsia 7, per 500 metri Rudisha ha avuto come lepre il connazionale Sammy Tangui, che è passato ai 400 in 48"65. Poi è partita una straordinaria progressione, un ritmo che ha scatenato il pubblico di Berlino, incredulo per quel che stava accadendo. Il keniano è entrato nell’ultimo rettilineo sparato, e negli ultimi venti metri ha dovuto giocoforza mollare, sfinito, ma è comunque riuscito a limare due centesimi al record di Kipketer.
Pochi minuti prima, gli 800 femminili erano stati vinti da Caster Semenya, al rientro sulla scena internazionale dopo gli 11 mesi di stop legati ai dubbi sul suo genere. La sudafricana ha vinto in 1’59"90, in rimonta, bruciando nei metri finali Elisa Cusma, poi terza in 2’00"44. Il meeting di Berlino ha regalato anche una miglior prestazione stagionale, il 7’28"99 dell’etiope Tariku Bekele nei 3000, e risultati di buon valore come il 9"96 di Nesta Carter nei 100, il 3’30"61 di Kiplagat nei 1500 (quarto tempo stagionale) e il 67.57 della tedesca Obergfoll.
Tra gli italiani, si prende una bella soddisfazione Giuseppe Gibilisco, tornato alla vittoria in un grande meeting. Il siciliano è stato il solo a saltare 5.71, mentre l’australiano Hooker, che sulla stessa pedana l’anno scorso fu iridato, non ha registrato alcuna misura. "Peccato perché senza il vento e un fastidio al polpaccio sinistro sarei potuto salire ancora - racconta Gibilisco -, ma sono contento di essere tornato competitivo ad alti livelli". Grande gara anche per Antonietta Di Martino, che ha duellato per la vittoria con l’idolo di casa, Ariane Friedrich, salita come lei a 1.97 ma vincitrice per via dei due errori di Antonietta a 1.80 e 1.93; ottava invece Raffaella Lamera, con 1.85. Libania Grenot ha chiuso i 400 quarta in 50"90, Daniele Meucci 13° nei 3000 in 8’07"64.
David Lekuta Rudisha, keniano della tribù Masai. non ha ancora ventidue anni ed è destinato a diventare uno dei più grandi mezzofondisti della storia. A Berlino ha ritoccato di due centesimi il record mondiale di Wilson Kipketer, pure lui keniano ma con passaporto danese, con 1'41"09. Il record era nell'aria da tempo, perché in Belgio aveva già corso in 1'41"51, e altre tre volte era sceso con facilità sotto 1'43". Ci aveva però impressionato soprattutto il suo successo ai campionati africani di Nairobi, dove correndo in testa dal primo metro all'ultimo, quindi senza l'aiuto di nessuna "lepre", aveva chiuso in 1'42"84 passando ai primi 400 in 51"7 e poi migliorando il parziale nella seconda parte con 51"1. E' stata questo particolare a convincerci che la barriera di 1'40" per lui non è solo un sogno ma può diventare presto realtà. Suo padre era stato medaglia d'argento all'Olimpiade di Città del Messico del 1968. Da lui ha preso la velocità di base e la struttura fisica, statuaria. Ha fatto molte gare, senza mai perdere. E' solito demolire la resistenza degli avversari e fra qualche anno sarà interessante vedere se sarà in grado di esprimersi anche sui 1500 nello stesso modo, perché con la sua base di velocità potrebbe arrivare ad un secondo primato mondiale. David è diverso anche da molti suoi colleghi keniani, perché ama parlare, aprirsi ed è anche un giovanotto preparato al livello di Paul Tergat, campione eccezionale del passato. Rudisha nella lingua kiswahili significa "il ritorno"
Nella stessa gara al femminile si è imposta invece la sudafricana Caster Semenya, campionessa del mondo nel 2009 e sospesa dalle gare per undici mesi a causa dei dubbi sul suo genere sessuale: l'atleta si è imposta con il tempo di 1'59"90.

Internazionale: Londra-Zurigo, grande atletica
La Diamond League ha fatto tappa a Londra per una due giorni di ottima atletica anche se con clima quasi autunnale. Nelle news internazionali di questa settimana trovano spazio notizie e risultati anche dagli Stati Uniti, dall'Asia e dall'Australia. L'attività della settimana entrante sarà ancora molto ricca, con l'appuntamento principale giovedì a Zurigo, il meeting dei meetings.

Gay e Dibaba rubano la scena
Nell'Aviva Grand Prix di London, ultimo step delle Diamond League prima del gran finale sull'asse Zurigo-Bruxelles, non sono mancati i bagliori di luce vivissima nonostante il pesante handicap di condizioni ambientali a tratti disastrose (vedi le gare di salto con l'asta). Su tutti, Tyson Gay e Tirunesh Dibaba. Il velocista americano ha visto assottigliarsi via via il fronte degli avversari. Prima Powell (assente a Stoccolma e anche a Londra), poi un Bolt in edizione rimaneggiata, gli hanno offerto la prima pagina in esclusiva. Gay ha risposto con un sensazionale 9.78 controvento in condizioni tutt'altro che favorevoli all'esplosività degli sprinters. Si tratta della quarta prestazione cronometrica della carriera di Gay, ma non è affatto inferiore, considerate le zavorre del vento e del freddo, al clamoroso 9.69 che ottenne alla fine della scorsa stagione.
Con Gay ha impressionato ancora il 21enne giamaicano Blake, già stratosferico a Montecarlo sui 200 proprio dietro Gay, che si è migliorato anche ed ancora sui 100 metri in 9.89. Si è fatto male a metà gara Walter Dix (9.88 a Lucerna pochi giorni prima), che potrebbe non recuperare in tempo per la Continental Cup di Spalato ad inizio settembre. Asafa Powell, selezionato anche lui per l'edizione 2010 della ex-Coppa del Mondo, potrebbe essere a sua volta sostituito, se non dovesse farcela a tornare sui blocchi prima della fine della stagione, proprio da Blake. Tirunesh Dibaba ha ritrovato il finale-killer dei giorni migliori. Nel 5000 più qualificato dell'anno, contro le migliori avversarie in circolazione, ha sfoderato un ultimo giro micidiale ed inferiore ai 59 secondi, prendendo il largo con l'autorità della grandissima per una abbagliante vittoria, ancora in spinta con il passo rotondo che la contraddistingue, fino al traguardo, in 14:36.41.

Cantwell e Jeter: k.o.
Nelle altre gare del Crystal Palace (il prossimo anno il meeting si disputerà nel nuovissimo stadio che ospiterà le gare dei Giochi el 2012), sono da segnalare principalmente la sconfitta di Carmelita Jeter contro la connazionale Myers-Hooker, la doppietta della gazzella Allyson Felix su 200 e 400, e la battuta d'arresto, dopo una lunga striscia vincente, del pesista statunitense Cantwell, fermato da Hoffa (21.44, a Londra solitamente si esalta) e dal campione olimpico Majewski.
Ancora: il mondiale stagionale dei 100 ostacoli della canadese Priscilla Lopes in 12.52, le vittorie dei favoriti (nelle rispettive gare) Kaki e Wariner, il 13.06 di Oliver (gestito con un po' di disappunto tanta è la convinzione dell'americano di poter arrivare al record del mondo), il bellissimo miglio finale con Choge autore di un irresistibile finale, il 2.01 di una Vlasic particolarmente entusiasta e sicura di sé (la Howard si è arenata dopo aver superato l'1.85). Infine, gran vittoria della russa Savinova sugli 800 metri, 1:58.64 dopo aver piantato sul posto la capofila mondiale Johnson. Sempre per gli 800 metri, il gigante americano Wheating (secondo dietro Kaki col personale di 1:44.56) ha chiuso la stagione con la gara di Londra.

Torna Nick Willis
Il miler neozelandese argento olimpico sui 1500 metri a Pechino è tornato alle gare nel miglio di Falmouth di sabato scorso. Willis è giunto secondo in 3:59.73 a dodici centesimi dallo statunitense Russell Brown. Nel miglio femminile la canadese Edwards ha migliorato il mondiale stagionale in 4:32.45. Nella corsa su strada del giorno successivo, l'ex-campione mondiale di cross Gebremariam si è imposto al termine di una volata a denti stretti contro il kenyota Wilson Kwambai Chebet. Terzo il maratoneta Martin Lel, al rientro dopo lunga assenza. Out dell'ultima ora il vincitore dell'ultima maratona di New York Mebrathom Keflezighi. Esito identico nella corsa femminile, con l'etiope Wude Ayalew vincitrice sulla kenyana Lineth Chepkurui.

I Giochi di Bedford
Nel meeting inglese di Ferragosto diversi spunti interessanti. Nella gara più qualificata (il disco maschile) il campione olimpico Gerd Kanter si è parzialmente rifatto delle recenti delusioni (fuori dal podio a Barcellona) assicurandosi la vittoria con un miglior lancio di 67.31 sull'altro estone Israel (64.65) e sul britannico Morse (62.18). Kanter aveva già vinto a Londra con 67.82,
Un altro britannico, lo sconosciuto 19enne Duquemin, ha polverizzato il personale di oltre sei metri centrando un sorpredente 59.11. Nelle altre gare primo over-60 metri per la giavellottista Laura Whittingham (60.68) e 10.44 del lunghista Rutherford, igunto pochi giorni fa a 8.10 dopo aver rinunciato per infortunio agli Europei. Le buone notizie dal settore giovanile britannico arrivano anche dal mezzofondo: la 19enne Purdue ha migliorato il primato nazionale junior dei 10000 metri in 32:36.75, migliorandosi di circa un minuto e ottenendo ampiamente il minimoper i Gioc hi del commonwealth di Nuova Delhi.

Leuven
Altro meeting disputato sabato, in Belgio. Dopo la scoppola subìta nei 400 metri di Londra venerdì pomeriggio, il campione europeo Kevin Borlée ha perso anche sui 200 ventiquattr'ore dopo dal giamaicano Oral Thompson (20.72 contro 20.87). Il nome nuovo emerso dal meeting belga è quello del 19enne norvegese Ingebrigtsen, sceso a 3:38.61 nei 1500, ottima prestazione considerata l'età dell'atleta.

Lanci nel futuro
Tra i tanti giovani prodigi in grado di cogliere le eredità dei grandi lanciatori del momento, citiamo stavolta il martellista ungherese Bence Pasztor, 15 anni compiuti a febbraio, che a Szombathely ha scagliato l'attrezzo da 6 kg a 67.58. Nelle braccia ha già la miglior prestazione mondiale con il martello da 4 chilogrammi (85.49). Con l'attrezzo da senior ha un personale di 58.77.

Internazionale, senza limite di velocità

Problemi alla schiena
Stagione finita per Bolt
Si chiude per un problema fisico il 2010 in pista per il pluricampione olimpico, a pochi giorni dalla sconfitta con Gay, la prima dopo due anni. Dopo un 2008 ed un 2009 a dir poco trionfale, la buona sorte presenta il conto a Usain Bolt. La stagione del fuoriclasse giamaicano, pluricampione del mondo e olimpico, è infatti già finita a causa di un infortunio alla schiena. Lo ha rivelato il suo agente, Ricky Simms: "Considerando le prospettive di carriera, riteniamo che per il suo interesse sia opportuno un periodo di riposo dopo le terapie per la schiena". Per Bolt è il secondo infortunio stagionale, visto che in precedenza si era già fermato a causa di lesione al tendine d'Achille sinistro. La notizia dell'abbandono delle gare per il 2010, segue di qualche giorno la sconfitta che aveva fatto sensazione: dopo due anni di imbattibilità Bolt era infatti stato battuto al meeting di Stoccolma dal rivale storico, lo statunitense Tyson Gay. "Il 2011 e il 2012 sono stagioni importanti, spero di tornare al top della condizione. Sono deluso di mancare per il resto della stagione, ma è giusto non prendere rischi ulteriori.", ha detto Bolt dopo essersi sottoposto ad una serie di esami a Monaco di Baviera dal Dr Hans Mueller-Wohlfahrt. Nelle visite il noto luminare tedesco ha evidenziato il problema alla schiena che, se trascurato, potrebbe provocare infortuni muscolare alla coscia e al polpaccio.

Il meglio di Stoccolma
Della sconfitta di Usain Bolt si è detto tutto ciò che si poteva dire. Il giamaicano tornerà a Zurigo, presumibilmente in condizioni migliori di quelle viste a Stoccolma. Dal meeting svedese menzione particolare per i 5000 maschili, con sei uomini sotto i 13 minuti tra cui l'americano Solinsky, che dopo il "meno 27" sui 10000 infrange un importante "muro" cronometrico anche nella distanza meno lunga, e per Bershawn Jackson (47.65 nei 400 ostcaoli), che ha inflitto un distacco abissale agli avversari, ad eccezione del portoricano Culson. Dal "Dn Galan" 2010 ricordiamo la seconda sconfitta stagionale di Thorkilden (stavolta da Pitkämäki), la faticatissima vittoria di Meseret Defar sulla turca di origni etiopi Alemitu Bekele ed un bel 1500 metri femminile (vinto dalla campionessa olimpica Lagat in quattro minuti e spiccioli), dove in dodici si sono espresse sotto i 4:05. Nei 5000 donne prima esperienza europea per il bronzo mondiale junior Nawowuna, una ragazza kenyana di appena 16 anni, sesta sulla pista svedese in 15:16.74.

Carter e Dix, missili in Svizzera
I velocisti impegnati nella miglior serie dei 100 metri al meeting svizzero di Nottwil devono aver trovato condizioni davvero eccezionali: Nesta Carter, che non gareggiava dalla piccola tournée italiana che l'ha visto vincere a Nuoro e Lignano Sabbiadoro, ha abbassato di mezzo decimo il personale portandolo a 9.86. Walter Dix, secondo in 9.88 (personale anche per lo statunitense) ha trovato finalmente condizioni decenti, dopo una serie di gare tutte con vento contrario di almeno un metro e mezzo, l'ultima in Canada pochi giorni fa. Con la gara di Nottwil il giamaicano Carter entra a far parte dei dieci sprinters più rapidi di sempre, pareggiando nomi quali Lewis, Fredericks, Boldon, Obikwelu. Dix (9.88), è ora il sesto sprinter USA della storia.
La sorpresa vera è arrivata col 10.03 di J-Mee Samuels, un velocista dal rendimento altalenante, autore di un ottimo excursus nella fase giovanile. Samuels proveniva dall'Estonia, dove aveva perso da Justin Gatlin, nel giorno del rientro alle gare dell'ex-campione olimpico e mondiale dopo la sospensione. Un'ora prima della gara svizzera, Samuels aveva vinto la finale under 23 in 10.13, già ampiamente primato stagionale dopo il 10.19 ottenuto in luglio a Velletri. A parte i primi tre classificati, nessun altro exploit cronometrico nei piazzamenti a seguire. In un'altra serie (vinta dal 34enne Devonish in 10.18) terzo posto di Fabio Cerutti in 10.42.
L'aria elvetica (salutare quanto quella di Losanna e Zurigo) ha fatto bene a Sally McLellan, ora signora Pearson, che ha confermato il magnifico momento travolgendo le avversarie in 12.59 nei 100 ostacoli. La statunitense Uceny ha battuto per meno di un decimo la giamaicana Sinclair in 1:58.67 (800 metri), Marshevet Hooker (Myers da sposata) è scesa sotto gli undici secondi nei 100 pochi minuti prima dell'exploit di Nesta carter correndo in 10.99. Molto bella la gara di lungo femminile, con otto atlete sopra i 6.60 ed il podio tutto a stelle e strisce, cosa che non capita di frequente. La campionessa del mondo Reese ha vinto con 6.95 ventoso sull'eptatleta Fountain (6.89, ma conv ento nei limiti), e sulla Jimoh, che dopo una lunga serie di gare non premiate con misure di livello si è espressa attorno ai 6.80. Ancora: 53.72 della giamaicana Spencer nei 400 ostacoli, e vittoria di Mario Pestano nel disco (65.17) ai danni del campione del mondo Harting.

Campionati cinesi
Quattro giorni di gare a Jinan, con la tendenza degli ultimi anni rispettata: pochi ottimi risultati, enorme densità a livello medio. Dalle finali di Jinan emergono l'astista Yang Yansheng, che ha portato il record nazionale a 5.75, e l'intero settore lanci femminile, rappresentato dalla martellista Zhang Wenxiu (73.83) dalla discobola Li Yanfeng (65.83, settimo miglior lancio mondiale della stagione) e dalla pesista Gong Lijiao (19.52). Rinviato il rientro di Liu Xiang, la finale dei 110 ostacoli è andata al suo "secondo" Shi Dongpeng in 13.40. Molti risultati discreti dagli under 23 e qualche acuto in chiave junior, come il 49.89 del 18enne Cheng Wen nei 400 ostacoli.

Gatlin 2
Dopo l'esordio di Rakvere in 10.24, eccolo sprintare a Tallinn in 10.17. Prossimo impegno in Finlandia. Nel meeting estone nuova vittoria di Malachowski (64.59) su Gerd Kanter (64.24) e record nazionale di Ksenja Balta, campionessa d'Europa indoor di salto in lungo a Torino, che ha "allungato" fino a 6.87.

Antipasto svedese, Paesi Bassi
Prima di Göteborg (oggi), meeting a Sundsvall (domenica). In parata i velocisti giamaicani che hanno fatto poker nelle gare brevi: 10.21 di Roach sui 100, 20.54 del quattrocentista ventenne Bent, 11.23 della Russell e 22.63 della McLaughlin. Amsterdam: nel meeting olandese 46.93 di Luca Galletti e 47.17 di Domenico Fontana 47.17. La vice-campionessa europea degli 800, Yvonne Hak, ha vinto i 1000 metri in 2:42.60. In Belgio (a Ninove), il 20enne tiope Alamirew Yenew ha vinto i 5000 metri in 13.16.72.

Varie dal mondo
La giovane velocista australiana Melissa Breen è stata cronometrata in 10.9 manuale in una gara contro avversari di sesso maschile a Canberra. Vento oltre la norma, ma buon test per la miglior sprinter oceanica del momento. Campionati finlandesi: reduce dall'unica vittoria stagionale contro Thorkildsen, Tero Pitkämäki ha confermato il buon momento assicurandosi l'ennesimo titolo nazionale della carriera con un lancio di 85.19. Campionati ungheresi: l'ostacolista Kiss, bronzo a Barcellona, ha vinto il titolo nazionale a Debrecen in 13.43. Nel disco 67.16 di Kovago, rimasto scottato dal k.o. subìto in qualificazione agli Europei.
Campionati indiani a Patiala: discreta qualità dal disco femminile (due atlete sopra i 60 metri) e dagli 800, dove si è imposto il 20enne Dimri Pankaj in 1:46.26. Nelle altre finali 52.13 di Mandeep kaur nei 400 femminili. In Germania consueto incontro internazionale di prove multiple tra tedeschi e americani, con successi USA di Detmer (8090 punti) e della Wade (5984). Bello e combattuto l'esito del decathlon, con tre atleti in quindici punti dal secondo al quarto posto.

L'Europa e il risveglio azzurro
Luci, per una volta, molto più luminose delle ombre. L'Europeo di Barcellona non lascia spazio a dubbi di particolare rilievo, nell'interpretazione della manifestazione in chiave azzurra. La squadra composta dal DT Francesco Uguagliati si è ben comportata allo stadio Olimpico e sulle strade della città catalana, mettendo in evidenza un bel mix tra forze nuove (ben sette gli esordienti assoluti) e valori consolidati. Le sei medaglie ottenute nelle altrettante giornate di gara sono un bel premio al valore dei ragazzi, ma lo sono indubbiamente di più sia i 24 piazzamenti in finale (primi otto posti), sia i 92 punti raccolti nel programma. Il confronto con Goteborg 2006, la precedente edizione della rassegna continentale (3 medaglie per l'Italia, seppure due delle quali d'oro), contraddistinta da 17 finalisti e 62 punti, racconta di un netto passo in avanti compiuto dalla squadra italiana. Le quattro medaglie d'argento, con Nicola Vizzoni nel martello, l'Alex Schwazer dei 20km, la straordinaria Simona La Mantia nel triplo, e la 4x100 maschile, splendono con le due di bronzo, centrate ancora nelle discipline di endurance, da Daniele Meucci nei 10000 metri, e da Anna Incerti nella maratona.

E' mancato l'acuto assoluto, quello da medaglia d'oro, per intenderci, per mettere la squadra al posto che merita nel medagliere (diciassettesima piazza a Barcellona): ma l'ottavo posto nella classifica a punti, a quattro lunghezze dal sesto, ne descrive meglio l'impatto avuto sull'Europeo. Un impatto che non si limita solo ai numeri, ma che è fatto del calore e dei colori delle emozioni regalate da molti dei protagonisti. La giornata conclusiva, per dire: l'argento della staffetta 4x100 maschile, ed i due record italiani assoluti ottenuti dai ragazzi del quartetto veloce (38.17, a cancellare dal libro dei record il 38.37 della storica nazionale di Helsinki 1983), e dalle ragazze del miglio (3:25.71, 98 centesimi di miglioramento rispetto al gruppo della Coppa Europa di Parigi 1999), descrivono egregiamente il concetto. La storia delle staffette è esemplare in tal senso. Si sono fatte scelte chiare, anche dolorose, con largo anticipo; e si è portato avanti un progetto non solo con applicazione, condivisione e continuità, ma anche con coerenza. Senza tentennamenti, passi indietro, indecisioni. Il responsabile della velocità Filippo Di Mulo, con il conforto del collaboratore tecnico Roberto Piscitelli, ha lavorato per mesi su un gruppo, costruendo una macchina che, alla riprova di fatti, si è dimostrata una formula uno, e che in stagione può vantare, oltre all'argento europeo, anche la vittoria nel Campionato a squadre di Bergen. E, sostanzialmente, creando le basi per un percorso di lunga durata delle staffette, che va decisamente oltre i nomi (e le età) degli atleti coinvolti oggi. E' questione di metodo, per essere chiari. Discorso simile anche nella staffetta del miglio donne, dove alla crescita delle giovani, il responsabile Riccardo Pisani ha unito un ingrediente importante: la forza del gruppo, ancora una volta la condivisione di un obiettivo. Il quartetto andato in campo a Barcellona è sembrato trasformato, rispetto alla già citata occasione di Bergen di appena un mese e mezzo prima. Con Libania Grenot finalmente elevatasi a vero, concreto, valore aggiunto (49.65 la sua frazione in finale). In questo caso l'età delle componenti (25 anni esatti di media) è un ulteriore dato in positivo.

L'altro punto di forza della spedizione italiana agli Europei è il recupero degli atleti che avevano chiuso il 2009 in difficoltà, o che non lo avevano, per questioni di salute, affrontato affatto. Andrew Howe ne è il simbolo. Il suo quinto posto nel lungo è un ottimo risultato. E va sottolineato. Chi dice il contrario, dimentica forse un particolare (chiamiamolo così): ovvero, che fino alla vigilia degli Assoluti di Grosseto (31 luglio-1 agosto, ovvero un mese esatto prima di Barcellona), il ragazzo doveva ancora fare il suo rientro agonistico ufficiale nel lungo dopo l'intervento chirurgico al tendine d'Achlle del settembre 2009. E rappresentava, quindi, solo un'incognita. In seguito, sono venuti prima gli Assoluti, poi la buona qualificazione a Barcellona, ed infine una finale ancora sugli stessi livelli, 8,12. Insufficienti, è ovvio, nell'autovalutazione di un campione di razza com'è Andrew, ma da prendere nelle dovute maniere, nel momento di fare un esame sensato. Il reatino è un atleta ritrovato, in grado di fare di nuovo tanto in azzurro. E a proposito di autovalutazioni distruttive, non si può dimenticare il campione intergalattico della specialità, ovvero Alex Schwazer, la cui bella medaglia d'argento nei 20km della prima giornata è finita nel personale tritacarne dell'altoatesino a causa del ritiro nei 50km del venerdì (nella gara del bel sesto posto di Marco De Luca). Performance (l'autodistruzione) che Schwazer, con le dovute variazioni sul tema, aveva già offerto a Goteborg, e a Berlino. Ma anche a Osaka, dopo aver vinto "solo" (!) il bronzo...Ci sono sicuramente dei problemi da risolvere, in primis il suo rapporto con il tecnico che ne ha sviluppato le potenzialità, Sandro Damilano; ma come spessissimo accade nell'atletica italiana, si rischia, nel momento di fare un'analisi, di eccellere nello disciplina nazionale per eccellenza, ovvero il gettar via il bambino con l'acqua sporca. Schwazer è un campione che il mondo dell'atletica invidia all'Italia, uno dei volti riconosciuti e riconoscibili del movimento. Il punto è uno solo: come rimetterlo in carreggiata dopo la (lieve) sbandata di venerdì? Il resto è, sì, acqua sporca.

Anche Giuseppe Gibilisco, che pure era stato finalista a Berlino, appare completamente rigenerato, sia dal punto di vista motivazionale, sia da quello tecnico (era una vita che non si cimentava a quelle altezze, e il primo tentativo a 5,85, mancato di un niente, avrebbe potuto cambiare la storia della gara). Anche il discorso su Simona La Mantia va inserito in questo contesto: la ragazza di Palermo ha saputo cavarsi d'impaccio due volte, prima ritornando ad essere un'atleta in salute, dopo mille peripezie fisiche, e poi ritrovando gli stimoli giusti per allungare la strada del successo che già aveva percorso in età giovanile (quando vinse l'Europeo Under 23 a Erfurt 2005). E' di nuovo un capitale a disposizione dell'atletica italiana.

Ci sono anche le note dolenti, com'è ovvio in uno sport individuale, dove non tutto può brillare. La nota più dolorosa è quella relativa ad Antonietta Di Martino, che ha commesso un solo errore: quello di tacere, a sé stessa per prima, la reale entità del problema al piede di stacco. E comunque, la sua è ancora una stagione eccellente, con la vittoria a Bergen, nel campionato europeo a squadre, e due risultati oltre i due metri. Prima dell'inciampo di Barcellona, che non ne mina spessore e caratura. Oggettivamente inferiori alle attese, soprattutto alle loro, i risultati di Elisa Cusma, Fabrizio Donato (seppure bravo a centrare la finale), Zahra Bani, Elena Scarpellini, Chiara Rosa (anche lei, come Donato, abile in qualificazione, ma purtroppo spenta in finale, e con l'attenuante di una stagione condizionata dal lungo stop invernale per infortunio). Caso per caso, andranno analizzate le ragioni che hanno determinato questi esiti poco felici. Poi, la vicenda dei due campioni olimpici di Atene 2004, Stefano Baldini e Ivano Brugnetti, accomunati, ancora una volta, da un percorso simile. Un ritiro, più o meno esplicito, nel 2009; il ritorno, ad alto livello, agli Europei; l'abbandono in gara a Barcellona. Entrambi, al di là di altre considerazioni, meritano il classico onore delle armi: se anche avessero commesso un errore di valutazione, questo non cancellerà mai quanto di buono hanno saputo fare nelle rispettive, straordinarie carriere.

Chiusura di nuovo con il sorriso. Argomento giovani. Marco Vistalli (semifinale dei 400 metri, conclusa con 45.38) e Marco Fassinotti (in finale nell'alto, nono, da esordiente assoluto nell'atletica dei grandi) sono il segno più tangibile del ricambio in corso, delle nuove leve che hanno voglia di affermarsi subito. Senza passare per alcuna anticamera, anche scavalcando i colleghi più esperti. La palma della migliore spetta, senza ombra di dubbio, a Marta Milani, 23enne di Treviglio, la linea verde del quattrocentismo azzurro. Due finali come bottino: quella individuale, chiusa al settimo posto, e quella di staffetta, al quarto, con il record italiano. La sua grinta sta tutta in un centesimo di secondo. Quello che, lottando con le unghie e con i denti, le ha regalato la promozione. Un centesimo che vale un oro. Simbolico, per il momento.

LE MEDAGLIE E I FINALISTI AZZURRI

Alex Schwazer ARGENTO, 20km marcia
Nicola Vizzoni ARGENTO, lancio del martello
Simona La Mantia ARGENTO, salto triplo
ITALIA (Roberto Donati, Simone Collio
Emanuele Di Gregorio, Maurizio Checcucci) ARGENTO, 4x100
Daniele Meucci BRONZO, 10000m
Anna Incerti BRONZO, Maratona

Libania Grenot 4° 400m
Giuseppe Gibilisco 4° salto con l'asta
Ruggero Pertile 4°, maratona
ITALIA (Chiara Bazzoni, Marta Milani
marie enrica Spacca, Libania Grebot), 4° 4x400
Giorgio Rubino 5°, 20km marcia
Andrew Howe, 5° salto in lungo
Marco De Luca, 6° 50km marcia
Daniele Meucci, 6° 5000m
Elena Romagnolo, 6° 5000m
Emanuele Di Gregorio, 7° 100m
Andrea Lalli, 7° 10000m
Marta Milani, 7° 400m
Silvia Salis, 7° lancio del martello
Christian Obrist, 7° 1500m
Migidio Bourifa, 7° maratona
Simone Collio, 8° 100m
Fabrizio Schembri, 8° salto triplo
ITALIA (Marco Vistalli, Luca Galletti,
Claudio Licciardello, Andrea Barberi) 8° 4x400

BARCELLONA, argento e record per la 4x100
Argento europeo e record italiano, 27 anni dopo lo storico quartetto (Tilli, Simionato, Pavoni e Mennea, 38.37 il 10 agosto del 1983) che fu argento mondiale a Helsinki, nella prima edizione della rassegna iridata. La prova continentale di Barcellona manda in orbita Roberto Donati, Simone Collio, Emanuele Di Gregorio e Maurizio Checcucci, con il secondo posto ed il primato nazionale portato a 38.17, tempo fantastico, che vale la seconda piazza europea 2010, e la quarta mondiale. Vince la Francia del marziano Cristophe Lemaitre (il primo a riuscire nella tripletta nella storia dei campionati: oro nei 100, 200 e nella staffetta 4x100), ma l'Italia è lì, a soli 6 centesimi dall'oro (38.11 contro 38.17). Si chiude il cerchio di un anno fantastico, quello della maturazione dei ragazzi dello sprint italiano, quattro ex individualisti che hanno capito, dopo la finale mondiale di Berlino 2009, di poter fare finalmente qualcosa d'importante, ma solo se uniti dal vincolo di squadra. Aiutati in questo dal responsabile della velocità azzurra azzurro Filippo Di Mulo, e dal tecnico Roberto Piscitelli, che hanno letteralmente costruito in questi mesi una staffetta di valore mondiale. Il bronzo va alla Germania (38.44), a completare una gara di elevato contenuto tecnico. Il film della corsa dice che tutto è andato alla grande. Il cambio tra Donati e Collio è un flash, troppo rapido anche per essere visto, e nulla può Lemaitre contro la voglia di spaccare il mondo dei ragazzi italiani, contro la loro superiore tecnica di cambio. Simone vola, e cambia ancora in flash con Emanuele Di Gregorio, uno che disegna curve come Giotto. L'Italia è prima, l'Italia è davanti, cambia per l'ultima volta con circa un metro di vantaggio sui francesi, e l'attacco al rettilineo di Maurizio Checcucci è commovente: il fiorentino macina metri, ed il francese Martial Mbandjock, uno da 10.08, fatica a recuperare. Alla fine però ci riesce, sulle righe, come si dice in gergo, e l'Italia è sempre lì. Si chiude in tuffo, e la Francia dei fenomeni deve tuffarsi per battere quest'Italia fantastica, che fa gridare e commuovere chi ama l'atletica. E' la sesta medaglia italiana, in un Europeo che sorride al tricolore.

Maratona svizzera, Pertile è quarto
L'oro della maratona va alla Svizzera. Viktor Rothlin trionfa a Barcellona quattro anni dopo l'argento di Goteborg, quando fu secondo dietro Baldini. L'argento va allo spagnolo Manuel Martinez, mentre il bronzo scivola via dal collo di Ruggero Pertile solo negli ultimi chilometri di corsa, e finisce nelle mani del russo Safronov. I crampi bloccano l'azzurro quando aveva completato la rimonta su Martinez (dalle parti del 35esimo chilometro), ed era in piena lotta per la seconda piazza. Alla fine è quarto, mentre Migidio Bourifa finisce al settimo posto. Ritirato poco oltre metà gara Stefano Baldini, Coppa Europa alla Spagna (6h58:00), Italia (7h01:40) al terzo posto dietro alla Russia (7h01:29).

Traguardo - Il titolo europeo va dunque allo svizzzero (2h15:31), che corona una bella carriera da maratoneta con l'oro continentale, 4 anni dopo l'argento di Goteborg, tre dopo il bronzo mondiale di Osaka. Il tripudio generale accompagna la retta finale di Manuel Martinez, argento meritato (2h17:50). Il bronzo va al russo Safronov (2h18:44), mentre Pertile trova le energie per opporsi allo spagnolo Iglesias, ed è quarto (1h19:33. Villalobos (Spagna, altra bella rimonta, la sua) è quinto, precedendo il connazionale Iglesias. Migidio Bourifa sale ancora una posizione, e chiude con un ottimo settimo posto (2h20:05). Ottavio Andriani lo segue a un minuto, ed è undicesimo. La Coppa Europa di Maratona va alla Spagna, Italia terza.

40km Il finale di gara di Pertile diventa un calvario. I crampi lo bloccano ancora al 37esimo chilometro, e poco dopo, il russo Safronov, autore di una bella rimonta, lo supera, così come fa poco dopo anche li spagnolo Iglesias. In pochi minuti di gara, Pertile passa dal sogno dell'argento al quinto posto. Rothlin passa i 40km in 2h08:19, Martinez è secondo a 1:58, Safronov terzo a 2:47. Pertile è quarto a 3:34, con lo spagnolo Villalobos (che ha superato il connazionale Iglesias).

35 km - La risalita di Pertile è entusiasmante. Prima passa Theuri, poi, macinando metri su metri, va raccogliere ache Martinez, agganciandolo intorno al 33esimo chilometro. Dietro Iglesias supera Theuri, in piena crisi, salendo al quarto posto. La gara è ancora lunga. Rothlin passa ai 35 in 1h52:12. Martinez, però nel frattempo si è di nuovo liberato di Pertile, che è stato costretto allo stop dai crampi, e passa secondo, da solo, con un minuto di ritardo sullo svizzero. L'azzurro segue in 1h53:50, ed accusa quindi 38 secondi dall'argento. A questo punto, però, deve anche guardarsi le spalle, perché lo spagnolo Iglesias risale, e ora è a soli 24 secondi. Bourifa è acora ottavo, in 1h55:20.

30km - E' proprio Martinez che spinge sull'acceleratore, e a pagare è Pertile, che si stacca dai battistrada. E' la fase più concitata della gara: Rothlin prende in contropiede lo spagnolo e parte a sua volta, portandosi dietro il francese Theuri. Ma lo svizzero, che fu argento quattro anni fa dietro Baldini, non è ancora contento. Con un'altra accelerata si libera del francese cominciando la corsa solitaria verso il traguardo. Guadagna circa trenta metri, mentre, dietro, Martinez riaggancia subito Theuri, e poi lo stacca. E' un buon segno, perché potrebbe anche significare la cirsi del transalpino, che è inseguito da Pertile. Rothlin passa la 30esimo in 1h35:58, Martinez a 11 secondi, Theuri a 20, Pertile a 22. Migidio Bourifa passa in ottava posizione, Caimmi in sedicesima, Andriani in diciottesima.

25km - Restano in quattro davanti al 25esimo km (1h20:09), visto che Iglesias e Safronov perdono contatto. Pertile è nel quartetto, ma il momento degli scatti non sembra terminato.

Mezza maratona - Tocca al francese Theuri dare una scaldata ulteriore alla temperatura della gara, cambiando secco e determinando una ulteriore frazione del gruppo (1h07:43). Davanti ora sono in sei: Theuri, Safronov, Rothlin, Martinez, Iglesias, e Ruggero Pertile. L'obiettivo delle sortite appare proprio Baldini, che si stacca, questa volta piuttosto nettamente. E' l'anticamera del ritiro, che arriva dopo 1h14 di gara.

20km -Il primo vero break arriva dalle parti del 18esimo chilometro. Gli ultimi cinque sono stati corsi al di sotto dei 15 minuti, così il gruppo di testa si assottiglia sul serio, riducendosi a sei unità. Purtroppo senza nessun italiano. Sempre Safronov a fare il ritmo, con Rothlin, gli spagnoli Martinez e Rios, il francese Theuri, ma basta che il ritmo cali un po', perché Caimmi, Pertile, Bourifa, e Weidlinger, bravi a proseguire di ritmo, senza rispondere di forza alle variazioni, rientrino. Fa le spese di questi cambi Stefano Baldini, che perde leggermente strada, ma resta a una trentina di metri. Il reggiano non perde la pazienza, e dalle parti del ventesimo si riaggancia. In definitiva, ai 20km passa un gruppo di 12 atleti (tra 1h04:15 e 1h04:18), con i quattro azzurri Caimmi, Petile, Bourifa e Baldini.

15km - L'azione di Abramov si fa più convinta, ed il russo guadagna così una trentina di metri di vantaggio su tutti gli altri inseguitori. Sono sedici atleti, con tutti i migliori e quattro dei sei italiani. Perde infatti leggermente contatto dai primi Ottavio Andriani. Il punto di cottura di Abramov arriva repentinamente, e a tirar giù la pietanza pensa ancora una volta Viktor Rothlin, che cambia abbastanza secco e riassorbe il fuggitivo. Il gruppo di testa perde ancora elementi quando l'altro russo, Dmitry Safronov, decide di imitare il connazionale, andando in testa. La fila si allunga, e ancora una volta Rothlin prova ad accodarsi per la fuga. Lo imita un altro cliente pericoloso, Chema Martinez. Ai 15 chilometri la situazione è così definita, con Safronov e Rothlin in 48:40, Martinez a un secondo, e gli azzurri (Caimmi, Pertile, Bourfia, Baldini, con l'austriaco Weidlinger) a tre.

10km - L'andatura sonnacchiosa spinge il russo Abramov a tentare la sortita intorno al settimo chilometro. Dopo qualche istante di incertezza, l'uscita cambia prospettiva, perchè dal gruppo parte per unirsi al fuggitivo uno dei big, lo svizzero Viktor Rothlin, il bronzo mondiale di Osaka, rientrato all'agonismo dopo le peripezie delle ultime stagioni (addirittura una embolia polmonare). La reazione del gruppo, guidato da Daniele Caimmi è immediata: le distanze sono ricucite in circa un chilometro. Il movimento determina una prima, importanrte scrematura: il gruppo si riduce a circa 20 unità, con cinque italiani (degli azzurri perde contatto solo Denis Curzi). Poco prima del passaggio ai 10km, Abramov ci riprova ancora, e passa in 32:45 (parziale di 16:10), subito seguito da tutti gli altri.

5km - Il sole accoglie il via dei maratoneti in Passeg de Picasso, e questo non è un segnale necessariamente positivo. L'impressione è che, soprattutto nei chilometri conclusivi, il caldo si farà sentire. Al via i migliori sono tutti nelle posizioni di testa. Lo svizzero Rothlin, l'austriaco Weidlinger, gli spagnoli Rios e Martinez, gli azzurri Ruggero Pertile, Daniele Caimmi, Migidio Bourifa e Stefano Baldini; leggermente più sfilati Ottavio Andriani e Denis Curzi. Lo spettacolo è bellissimo, così come il coinvolgimento del pubblico, perlomeno nella parte di percorso del circuito di 1km . Al passaggio ai 5 chilometri la percezione visiva che si stia andando molto tranquilli diventa certezza: il cronometro dice 16:35, con tutti i migliori in un gruppone di almeno una ventina di unità.

Europei, La Mantia è argento!
Arriva ancora dalla Sicilia la quinta medaglia italiana dei Campionati Europei di Barcellona. Se la mette al collo una sorprendente Simona La Mantia, argento con 14,56 al primo salto nel triplo. Nell'asta ci va vicino Giuseppe Gibilisco, quarto a quota 5,75 con un assalto mancato di poco a 5,85. Nei 5000 sesto, dopo il bronzo vinto nei 10000, Daniele Meucci, mentre Stefano La Rosa si è piazzato al decimo posto.

Triplo donne - E' un sogno che diventa realtà, nella giornata delle donne e della Sicilia. Simona La Mantia mette fine ad un calvario durato troppe stagioni e si mette al collo la quinta medaglia italiana degli Europei, chiudendo al secondo posto, con 14,56, la finale del triplo. Il suo podio fa il paio con quello della mattinata colto dalla Incerti in maratona (bronzo), e rimette in rotta la squadra femminile, fino ad oggi schiacciata dai colleghi maschi. L'avvio dell'italiana è straordinario. La palermitana piazza subito un clamoroso 14,56 (-0.1), personale stagionale, e va in testa alla gara. Le altre balbettano, tranne l'ucraina Saladuha, che sfrutta alla perfezione il vento oltre il limite alle spalle (+2.5), atterra a 14,62. Nel terzo turno la Saladuha si migliora a 14,80, mentre l'azzurra (che fa nullo, e poi 13,97) trema sotto l'attacco della belga Bolshakova, anche lei sospinta dal vento (+2.0) capace di 14,55. La qualificazione si chiude con la La Mantia ancora d'argento. Il quarto turno non vede modificazioni nella classifica (ma la russa Alekhina, quarta, cresce a 14,45, sfruttando 3 metri di vento a favore), e la siciliana piazza ancora un salto discreto, a 14,21. Il sogno comincia a materializzarsi alla fine del quinto giro. Saladuha cresce di un centimetro, 14,81, La Mantia fa nullo, ma nessuna riesce a migliorarsi, e l'argento è ancora al collo dell'azzurra. La serie finale non porta ancora nessuna novità, e quando la certezza della medaglia diventa tale, Simona si scioglie in un sorriso, mentre la gioia esplode di fronte alla tribuna solo dopo l'ultimo tentativo, ancora nullo, ma ormai del tutto platonico. Per la siciliana, maglia Fiamme Gialle (ma di scuola Cus Palermo), allenata da Michele Basile, campionessa europea Under 23 a Erfurt 2005, e straordinaria promessa del nostro movimento giovanile solo qualche anno fa, è un ritorno dirompente, fragoroso, che riporta sulla scena un'atleta che a 27 anni ha già vissuto almeno un paio di vite in atletica.

Asta uomini - Il rammarico di Giuseppe Gibilisco è grande. La sua delusione quella del campione, dell'uomo che sa di valere e non si arrende. L'azzurro è quarto nella finale dell'asta, dopo un pomeriggio di straordinaria intensità, coronato da un salto a 5,75 e compromesso (nella lotta per le medaglie) da tre errori a 5,85. La gara diventa subito una partita a poker. Giuseppe Gibilisco salta i 5,60 alla prima, e va in testa con il francese Mesnil e il polacco Czerwinski. Passa la misura successiva, i 5,65, e quando l'ucraino Mazuryk, che lo precede nel turno di salti, l'azzecca al primo tentativo, decide di passare anche i 5,70. Una mossa ardita, da giocatore di poker, che potrebbe aprire scenari da medaglia, o spalancare il baratro sotto l'azzurro. In tre superano i 5,70, e Gibilisco scivola indietro in classifica, fino al sesto posto. Si sale a 5,75. Czerwinski fa un mezzo miracolo, perché dopo due errori a 5,70, spende sulla quota superiore l'ultimo salto a disposizione, riuscendo a superare l'asticella, e piazzandosi al comando parziale. Mazuryk pareggia subito, imitato da Lavillenie, mentre tutti gli altri sbagliano il primo tentativo, compreso Gibilisco, che non imbuca nemmeno l'asta, e ritorna indietro imprecando. L'azzurro però si riscatta subito, saltando alla seconda prova la misura, con un'azione elegantissima. Il siracusano è scuro in volto, gli si legge il disappunto per non aver realizzato il salto alla prima prova. A questo punto, infatti, è terzo in classifica, dietro Czerwinski e Mazuryk, e davanti all'unico che non avrà problemi alle quote superiori, ovvero Lavillenie. Passano, dopo il primo errore, Dossevi, Schulze e Michalski, e dopo due Mesnil. Come fin troppo facilmente pronosticato, Lavillenie vola subito oltre 5,80, con un salto dalla incredibile luce sopra l'asticella. Mesnil è fuori, ma Gibilisco alza ancora la posta, rischiando davvero tantissimo: passa infatti i 5,80, riservandosi i tre tentativi a 5,85. Mazuryk supera i 5,80 alla seconda, Schulze e Michalski sono eliminati. Restano in 4: Lavillenie (5,80), Mazuryk (5,80), Czerwinski (5,75) e Gibilisco (5,75), in classifica in quest'ordine. Lavillenie non ha problemi nemmeno a 5,85. Czerwinski, che aveva commesso due errori a 5,80, fallisce e chiude. Va in pedana l'azzurro, che sbaglia per tutti e tre i suoi tentativi (eccellente il primo, ma poi le energie sono venute meno) e chiude al quarto posto. Lavillenie è campione d'Europa con 5,85 (falliti i tre tentativi a 6,02), l'ucraino Mazuryk è argento con 5,80, il polacco Czerwinski è bronzo a 5,75. La stessa misura di Gibilisco.

5000 uomini - La doppietta di Mo Farah prende corpo a due giri e mezzo dal traguardo, quando la lunga sagoma dello spagnolo Bezabeh si stacca dal gruppetto di testa, guidato dal britannico. Il giro finale è un assolo di Farah, che chiude l'ultimo giro in poco più di 51 secondi, in 13:31.18. In precedenza, la gara era stata una sorta di eliminazione progressiva, con uomini persi dal gruppo di testa giro dopo giro. Gli azzurri Daniele Meucci e Stefano La Rosa si comportano benissimo, resistendo alle azioni dei battistrada; anzi, quando Farah parte per lo strappo decisivo, Daniele Meucci resiste nel primo gruppetto, alimentando le speranze di un clamoroso bis da podio. L'ultimo strattone lascia però per strada anche il pisano, ormai a secco di energie, quando si trova al quinto posto. Il ritorno di Sergey Lebid dalle retrovie retrocede l'azzurro di una piazza, comunque un eccellente sesto posto (13:40.17), a coronamento di un Europeo andato al di là di ogni più rosea previsione. Stefano La Rosa è decimo, in 13:46.58.

LE ALTRE GARE - Il peso è ancora territorio di caccia dei bielorussi. Andrei Mikhnevich conferma la regola beffando il campione olimpico, il polacco Majewski, di un solo centimetro, 21,01, contro 21,00. Bronzo al tedesco Bartels con 20,93. Marcin Lewandoski era uno dei più pronosticati nella finale degli 800 maschili, ma le due medaglie polacche erano davvero poco attese: invece oltre all'oro (1:47.07), arriva anche il bronzo, con Kszczot che centra il bronzo alle spalle del britannico Rimmer. La Francia continua a fare incetta di medaglie: l'oro dei 200 metri donne va a Myriam Soumarè, con un notevole 22.32 (+0.1), mentre l'ucraina Bryzhina e la russa Fedoriva finiscono nell'ordine, spartendosi il medesimo 22.44. La doppietta inglese arriva nei 400 metri ostacoli, con David Greene che fissa, con 48.12, il primato europeo 2010. Williams è argento con 48.96, mentre il bronzo va all'ucraino Melnikov. Il giavellotto è appassionante anche grazie al tedesco d'origine italiana Matthias De Zordo, che ha il merito di scuotere Thorkildsen e di costringerlo a fare 88,37 per l'oro; l'argento va al tedesco con 87,81, mentre il bronzo va al finlandese Pitkamaki, 86,67. I 100 ostacoli regalano oro e primato nazionale alla turca Nevin Yanit (12.61), di misura, due soli centesimi sull'irlandese O'Rourke e cinque sulla tedesca Nytra. Grande vittoria nell'eptathlon per Jessica Ennis, al primato europeo stagionale con 6823 punti, trascinando al personale l'ucraina Dobrynska, 6778, e la tedesca Oeser, 6683.

Vizzoni coglie l'argento nel martello
Martello uomini - La gioia negli occhi di Nicola Vizzoni è la gioia del capitano, dell'uomo esempio della squadra italiana. La sua gioia è il frutto di una serata bellissima, che regala a questo campione di Pietrasanta, protagonista di mille battaglie sportive, la medaglia d'argento europea nel lancio del martello. La misura del secondo posto arriva in chiusura, all'ultimo lancio di una gara emozionante, e riporta le cifre 79,12. L'oro va allo slovacco Charfreitag con 80,02, il bronzo all'ungherese Pars, con 79,06. La cronaca della gara è ricca di colpi di scena. Vizzoni parte discretamente, con un 75,72 di assaggio. Sale poi nel secondo turno a 77,29, misura che gli consegna il quarto posto parziale. Il polacco Ziolkowski, l'uomo che lo beffò a Sydney 2000, soffiandogli l'oro olimpico, è avanti 20 centimetri. Il Vizzo ha gli occhi giusti. Va in pedana per il terzo turno, e guadagna il bronzo, sparando un eccellente 78,03. Guida Charfreitag con 80,02, davanti a Pars, 79,06. La situazione non cambia al quarto lancio, con Vizzoni che piazza ancora un buon 77,66. Il toscano nel quinto e penultimo turno sfiora i 78 metri, segnando 77,95, sempre inseguito da Ziolkowski, che fa esattamente 40 centimetri in meno. Finché non si arriva all'ultimo turno di lanci. Il bielorusso Sviatokha, , fino a qul momento fermo a 76,74, fa 78,20, e soffia il bronzo a Vizzoni. L'italiano, a questo punto va in pedana per l'ultimo lancio da quarto (Ziolkowski fa solo 75,45): e qui il campione tira fuori tutto quello che ha dentro, gli anni di fatiche, di impegno, di lavoro, e tira fuori il lancio meraviglia. Il martello di Nicola vola lontano, lontanissimo, oltre i 79 metri, 79,12 per la precisione, a cogliere addirittura l'argento. E' il secondo della carriera, dopo quello a cinque cerchi di undici anni fa. Oggi Vizzoni (maglia Fiamme Gialle da sempre, allenato da Riccardo Ceccarini) ha 36 anni, ed i suoi 120 kg ed oltre sono una montagna che innalza l'atletica italiana. E' la terza medaglia di questi Europei, dopo soli due giorni di gare, dopo quelle di Schwazer nei 20km di marcia, e di Meucci nei 10000 metri.

100 uomini - La finale dei 100 metri non vede protagonisti gli azzurri. L'oro va al francese Lemaitre con 10.11 8vento -1.0), che precede il connazionale Mark Lewis Francis e il francese Mbandjock, tutti e due fermi a 10.18, così come il portoghese Obikwelu e il britannico Chambers, il grande battuto della gara. Emanuele Di Gregorio è settimo in 10.34, mentre Simone Collio, che avverte il riacutizzarsi del problema muscolare avvertito in semifinale, fa solo pochi metri, e conclude al passo (anche se sul risultato ufficiale appare curiosamente come ritirato). Dal largo di una "particolare" combinazione di corsie (Collio in prima, Di Gregorio in ottava: sfortunaccia) i nostri non riescono a combinare granché. Detto di Collio, Di Gregorio si fa sorprendere dallo sparo (0.223 di reazione), mettendosi di fatto subito fuori dai giochi. Resta comunque la gioia per l'aver piazzato due maglie azzurre tra le otto della gara per le medaglie. Resta però da vedere, in prospettiva staffetta, come Collio uscirà dall'infortunio.

10000 donne - La gara di Federica Dal Ri finisce intorno al settimo chilometro, quando la trentina si accascia al suolo, dolorante. Niente da fare in una gara comunque proibitiva. L'oro va alla turca Abeylegesse, 31:10.23, davanti alla russa Abitova (31:22.83) e alla portoghese Augusto (31:25.77).

1500 uomini - Ancora un passaggio in finale. Lo guadagna Christian Obrist, quinto nella semifinale dei 1500 metri, piazzamento che lo spedisce nell'orbita della corsa per le medaglie, in programma dopodomani (venerdì). La gara dell'azzurro si sviluppa seguendo la classica trama tattica. Ai 400 metri si passa in 1:01, 2.02 agli 800, 2:33 ai 1000. Obrist sceglie di stare in coda, seguendo le tracce dello spagnolo Olmedo. Quando questi sceglie di muoversi, tra i 1000 e i 1100 metri, Obrist è bravissimo a risalire la corrente, piazzandosi in terza posizione. A 300 metri dal traguardo scoppia la bagarre, e quando si attacca il rettilineo conclusivo, l'altoatesino è a un paio di metri dal quarto posto che garantisce l'accesso diretto. Alla fine è quinto, in 3:42.02 (vince il britannico Baddeley, 3:41.46), una posizione che lascia aperta la porta dei ripescaggi. La seconda semifinale è ovviamente più veloce, ma i valori in campo appaiono più modesti. Vince lo spagnolo Estevez in 3:40.86, e sulla base della combinazione delle due classifiche, Obrist guadagna la finale con il miglior tempo dei ripescati.

400hs donne - Manuela Gentili si difende nella seconda semifinale dei 400 ostacoli, ma non va oltre il settimo posto, ottenuto comunque con un onorevole 56.56. Tutto regolare nella ritmica, ma poche energie complessivamente da spendere, soprattutto negli ultimi 40 metri. Merita però l'apprezzamento per la condotta nel campionato, e nell'intera stagione, che l'ha vista progredire in maniera sensibile. La russa Antyukh conferma il pronostico, fissando il miglior tempo di ingresso alla finale, con 54.28.

100 metri uomini - Oggi si riscrive la storia dell'atletica italiana. Almeno, quella nell'ambito della rassegna continentale. Due azzurri volano nella finale dei 100 metri. Emanuele Di Gregorio e Simone Collio sono protagonisti dell'impresa, e saranno di nuovo in gara nel giro di un'ora e mezza. La prima delle tre semifinali mette in mostra il gioiello francese, Cristophe Lemaitre, che vince in un eccellente 10.07, ottenuto contro un vento di 1.2 m/s. Ma è Emanuele Di Gregorio a far gridare d'entusiasmo, conquistando l'accesso alla finale con una prova superba. Il siciliano è secondo, con il personale portato a 10.17, tempo che è il frutto di una condotta del tutto priva di sbavature. La partenza è fantastica, migliore di quella del francese, così come l'accelerazione. Quando Lemaitre si distende, Di Gregorio non perde la testa, ma, anzi, sembra quasi sfruttare la scia del rivale, piombando, rabbioso, sul traguardo, a precedere il britannico Mark Lewis Francis (10.21). E' il momento della gioia, i pugni al cielo in un grido liberatorio. La seconda semifinale è la corsa del candidato numero uno al successo, il britannico Dwain Chambers. Che ovviamente non fallisce, correndo in 10.10 (-0.1). Il norvegese Saidi Ndure è secondo con 10.16, ma Simone Collio è lì, terzo, in 10.23. Buona la partenza dell'azzurro, così come tutto quel che viene dietro, compreso il tuffo sul traguardo. Il 10.23 lascia accese le speranze prima dell'ultima semifinale. Nella quale corre il terzo azzurro, Fabio Cerutti. Il via del torinese lascia pensare alla grande impresa, ma poi gli altri risalgono. Vince il francese Mbandjock in 10.19 (-1.0), davanti al portoghese Obikwelu, 10.25. Cerutti è quarto in 10.33. Ma Collio vola in finale, con il settimo tempo; alle spalle di Di Gregorio, quarto. Appuntamento alle 21.45.

400 metri uomini - La gioia per il volo delle ragazze dei 400 metri, fa (quasi)- il paio con le emozioni suscitate dai colleghi maschi, che non centrano il passaggio alla finale, ma fanno benissimo, migliorandosi in maniera netta. La semifinale di Andrea Barberi, la prima, è terribile, con tutti i migliori. Jonathan Borlee, il belga che studia e si allena negli Stati Uniti, esagera, correndo in 44.71 (record nazionale e miglior prestazione europea dell'anno), con il francese Djhone che finisce secondo in 44.87. Il britannico Rooney, è terzo con 45.00, e con questo tempo sarà costretto ad attendere i tempi di recupero per parlare di finale. Cosa che non potrà comunque fare il romano, perché il polacco Mrciniszyn lo beffa sulle righe, rifilandogli cinque centesimi decisivi. Il verdetto dice 45.58 per il polacco, 45.63 per l'italiano, che fissa lo stagionale e la miglior prestazione italiana dell'anno. Per poco però. Perché Marco Vistalli, annunciato in condizioni di salute imperfette, fa una cosa eccezionale, piazzandosi al quarto posto nella seconda semifinale, in scia all'irlandese Gillick (44.79, davanti al britannico Bingham, 44.88) con il primato personale, 45.38, sesta prestazione italiana di sempre. Partenza non brillantissima, ma duecento metri, dal 100 al 300, di grande sostanza, con un rettilineo finale privo di tentennamenti. Il miglioramento del bergamasco (scuola Atletica Bergamo 1959, come la Milani) è di quasi sei decimi in un colpo solo, e anche in questo caso, come per le donne, apre scenari molto interessanti per il quartetto della 4x400. Che potrà contare anche sulla voglia di Claudio Licciardello.

400 metri donne - Due italiane in finale nei 400 metri ai Campionati Europei, una specie di sogno che prende corpo a Barcellona quando l'ultimo sole del pomeriggio allunga le ombre sulla pista. Libania Grenot e Marta Milani dipingono la tela del giro azzurro, con due gare esemplari per impegno e caparbietà. Marta Milani ha coraggio da vendere, e si vede fin dallo sparo. Passano solo in due, ma c'è la speranza di entrare nei due tempi di recupero, e l'obiettivo è subito chiaro. L'azzurra si lancia all'inseguimento della russa Firova e dell'ucraina Yefremova, che sono lontane da lei, nelle corsie esterne, e trascina alla rincorsa anche la francese Michanol. Il passaggio ai 200 è probabilmente oltre il limite, ma le energie da spendere sembrano essere in quantità. L'attacco al rettilineo finale vede la Milani battagliare con la francese per la terza posizione, ed il tuffo conclusivo premia la bergamasca di un centesimo, 52.36 contro 52.37 (vittoria alla Firova in 51.11). Un centesimo che alla fine sarà determinante. Libania Grenot corre l'ultima delle semifinali, e per una volta sorride alla telecamera che la riprende in presentazione, sicura di sé. E' un segno. La "panterita" aggredisce la curva e disegna 300 metri bellissimi, esce sul rettilineo al fianco della russa Ustaolva, ne ha ancora, la russa vince con 50.96, ma Libania è lì, a soli 7 centesimi, con il secondo tempo tra le ammesse alla finale, lo stagionale di 51.03. Il verdetto è chiaro: ci saranno tre russe in finale, con due italiane, e questo dà anche corpo alle speranze di una staffetta del miglio che può, finalmente, diventare da sogno. Cenno storico, in chiusura. Fino ad oggi due sole altre azzurre erano entrate in una finale europea: Donata Govoni ad Atene 1969, e Patrizia Spuri a Budapest 1998.

Europei, Schwazer d'argento sulla 20 km
Arriva dalla marcia la prima medaglia azzurra ai Campionati Europei di Barcellona. E' l'argento (1h20:38) conquistato oggi dal campione olimpico della 50 km Alex Schwazer. Il carabiniere altoatesino, al via della 20 km, gara d'apertura dell'evento continentale, si è dovuto arrendere solo al giovane russo Stanislav Emelyanov (1h20:18) che, dopo gli ori iridati vinti da allievo nel 2007 e da junior nel 2008 con tanto di primato del mondo under 20 sui 10 km (38:28) nel 2009, si aggiudica il suo primo titolo in una rassegna internazionale di livello assoluto. Bronzo al portoghese Vieira (1h20:49), mentre è finito al quinto posto il finanziere romano Giorgio Rubino (1h22:12). Ritirato pochi chilometri dopo il giro di boa, l'altro azzurro Ivano Brugnetti, rimasto fino a quel momento nel gruppetto degli inseguitori. Ora, come nelle dichiarate intenzioni di Schwazer alla vigilia degli Europei, lo attende la partecipazione alla 50 km del 30 luglio.
LA CRONACA - Otto e zero cinque in punto a Barcellona. Ventisette uomini sulla linea di partenza di Passeig Picasso e un colpo di pistola che dà inizio alla loro marcia. Alex Schwazer si lancia subito in testa. Con lui se ne vanno il diciannovenne, miglior ventista russo del 2010, Emelyanov e il veterano romeno Casandra che tenta un'iniziativa che si rivelerà presto un azzardo. Sono loro tre in testa, con a distanza il gruppo degli inseguitori dove sono ben riconoscibili le canotte bianche degli altri due azzurri Brugnetti e Rubino. A fargli compagnia l'irlandese Heffernan, il portoghese Vieira, il russo Krivov e il bielorusso Simanovich. Sono passati 4 km e i battistrada restano in due: Schwazer ed Emelyanov che viaggiano intorno al ritmo di 4:02 al km. A ridosso dei 30 minuti di gara, nei pressi dell'ottavo chilometro, Emelyanov subisce una prima proposta di squalifica e rimane da solo davanti, mentre Schwazer butta un occhio al cronometro e rientra nel gruppo insieme a Brugnetti e Rubino che intanto si sono fatti sotto. I tre azzurri ora marciano insieme. Al giro di boa si evidenzia il vantaggio del giovane russo che passa ai 10 km in 40:14. 12 secondi più indietro il resto degli avversari con i tre italiani sempre affiancati da Simanovich, Heffernan e João Vieira. Quando sono trascorsi 45:50, Ivano Brugnetti sfila all'esterno dal gruppo e chiude prima del previsto la sua marcia. Superato il 14° km, Schwazer (56:27), che in quel momento è secondo, prova a staccarsi, ma non lo lascia andare via da solo il portoghese Vieira (56:29) e così tra i due comincia una lotta all'isenguimento di Emelyanov, 15 secondi davanti a tutti (56:12). Sesto Rubino (56:43), ma al 15° km un triplo rosso mette definitivamente fuori gioco Simanovich, e così il finanziere romano recupera una posizione. Inarrestabile Emelyanov che macina metri e secondi di vantaggio sul resto della concorrenza: al 18° km passa in 1h12:09, con Vieira e Schwazer che restano dietro a 1h12:43 a giocarsi le altre due medaglie. La musica non cambia fino all'arrivo, vince Emelyanov in 1h20:18, Schwazer si prende l'argento dopo una rimonta conclusa in 1h20:38 e il bronzo va a Vieira (1h20:49). Giorgio Rubino è quinto (1h22:12), preceduto dall'irlandese Heffernan (1h21:00).
Europei, avanti tutti gli azzurri
Europei partiti anche in pista per gli azzurri a Barcellona. Mattinata di qualificazioni allo Stadio Olimpico del Montjuïc. La prima ad andare sui blocchi è Manuela Gentili, impegnata nella prima batteria dei 400hs. Le tocca la seconda corsia da cui Manuela cerca la strada per il passaggio del turno. All'uscita dell'ultima curva lotta per la terza posizione, l'ultima utile per la qualificazione diretta, sul rettilineo, però, si irrigidisce un po' e viene riacciuffata dall'ucraina Titimets che ferma il cronometro a 55.58 dietro alla rumena Morosanu (55.11) e alla britannica Shakes-Drayton (55.35). 56.14, invece, il tempo dell'azzurra che commenta così la sua gara: "E' vero, mi sono un po' contratta alla fine, ma quando si è lì tenere a bada la tensione di un primo Europeo non è facile. Sapevo che per arrivare terza dovevo avvicinare il mio personale. Ora prego e spero di poter andare avanti". Preghiere esaudite, perchè la Gentili passa il turno con il secono dei quattro tempi a disposizione per il ripescaggio.
Nel frattempo nella gabbia del martello è all'opera il 21 volte campione italiano Nicola Vizzoni. Serve un 75,50 per garantirsi la qualificazione diretta. L'azzurro delle Fiamme Gialle esordisce con 74,10, poi si migliora a 75,04 e chiude, quindi, la sua fatica con 73,73. E' terzo nel suo gruppo dove solo l'ungherese Pars (76,48) e il polacco Ziolkowski superano la soglia per il passaggio immediato del turno. Più indietro i bielorussi Kryvitski, 72,68 a fronte di uno stagionale di 80,44, e il due volte campione europeo under 23 Shayunou (71,10). "Strano - il commento di Vizzoni a fine gara - non riuscivo a trovare la centratura in partenza. Il primo lancio l'ho fatto di sicurezza, poi nel secondo sono scivolato con il sinistro e lo stesso mi è accaduto nel terzo. Ho trovato la pedana forse un po' troppo liscia per me che parto molto forte, ma questa non vuole essere una scusa. Adesso vediamo". Il martellista toscano accede quindi alla finale con la quinta misura dei due turni di lanci, in cui il migliore è stato con 77,70 m lo slovacco Charfreitag.
Qualificazione OK anche per la primatista italiana del peso Chiara Rosa. La padovana delle Fiamme Azzurre si mette in moto con 16,35 di rodaggio, il secondo lancio è quello buono 18,26, 76 centimetri sopra i 17,50 m richiesti per la qualificazione. L'azzurra va in finale con la quinta miglior misura dei due gruppi, preceduta dalle tedesche Kleinert (18,98) e Lammert (18,48) e dalle bielorusse Mikhnevich (18,46) e Ostapchuk (18,44). "Mi mancava l'atmosfera di queste gare - dichiara una Rosa finalmente sorridente dopo la riuscita qualificazione - Mentre lanciavo oggi, ripensavo a cosa ho passato e come mi sentivo quest'inverno. Vista così la qualificazione era qualcosa che dovevo raggiungere per forza. Quel lancio è stata una liberazione e uno scarico di tante tossine accumulate. Credo di esser un'altra persona e la mia nuova forma fisica (Chiara è dimagrita di 20 kg, ndr) mi porta a dover fare i conti con una nuova velocità. Mi sento più forte e "Brava!" oggi me lo dico da sola. Le tedesche e le due bielorusse viste così sembrano inarrivabili. Io in finale punto a fare il mio e, se serve, a farmi largo "a capocciate" tra queste giganti".
Semifinale conquistata anche per entrambi i quattrocentisti. Il primo a compiere la missione è il primatista italiano Andrea Barberi che offre un buono spunto nella prima batteria del mattino. Chiude terzo in 46.05 dietro al belga Borlee (45.71) e al britannico Rooney (45.72), migliorando di un centesimo lo stagionale corso in Coppa Italia a Firenze. "Quel tempo diceva poco sulla mia attuale condizione. Ho puntato tutto su Barcellona e concentrato la mia preparazione per presentarmi al meglio qui. La batteria, considerando anche l'orario mattutino, mi è sembrata abbastanza facile, ho avuto le stesse sensazioni di quella a Goteborg nel 2006, dove poi fui quinto in finale". E' poi la volta del ventidueenne bergamasco Marco Vistalli, schierato nell'ultima batteria che affronta in 46.06, piazzandosi quarto. Meglio di lui il britannico Bingham (45.49), il francese Djhone (45.79) e il polacco Kozlowski (45.97), con il quale l'azzurro si è giocato il terzo posto. "Era quasi un mese che non gareggiavo - racconta il poliziotto azzurro - e un po' si è sentito. Tuttavia, sono soddisfatto anche alla luce del fatto che nel finale sono riuscito a controllare".
Nel disco femminile servivano 60 metri per aggiudicarsi il diritto di lanciare direttamente in finale. Limite da cui l'azzurra Laura Bordignon resta, purtroppo, lontana, non riuscendo a far meglio di 53,82 alla prima prova. Per lei, poi, un 52,59 e un nullo. Tutte e tre nel gruppo dell'azzurra le uniche atlete in grado di ottenere un lancio over 60: la rumena Grasu (62,10), la tedesca Müller (60,54) e la polacca Potepa (60,45). "Nell'ultimo mese mi ero preparata bene - commenta delusa la lanciatrice delle Fiamme Azzurre - anche nel raduno di Formia, e la misura per la qualificazione (il 56,32 della dodicesima, ndr) alla fine si è rivelata accessibile. Purtroppo però oggi non sono riuscita a realizzare dei buoni lanci, neppure il primo, che è stato il migliore come lunghezza ma forse il peggiore dal punto di vista tecnico".


 



Running In Rome

 

IL MARATONETA ©
notiziario in linea del Marathon Club Roma