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Dal 1998, tanti tentativi di imitazione!                       

 
 





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Notizie dal Mondo della Grande Atletica: articoli e comunicati ripresi dalla Gazzetta dello Sport,
dai siti Fidal.it e Iaaf.org

Londra è di Yehualaw e Kipruto, quinto Bekele

Nella maratona della capitale britannica, successo al femminile in 2h17:26 per l’etiope. Tra gli uomini si impone il keniano con 2h04:39

Nella London Marathon vince l’etiope 23enne, primatista mondiale dei 10 km, Yalemzerf Yehualaw in un sontuoso 2h17:26, undicesima prestazione assoluta all-time a tre secondi dal personale stabilito all’esordio sulla distanza ad Amburgo nel mese di aprile, e terzo crono di sempre della gara di Londra, il migliore di una specialista etiope. Una maratona femminile di grandissime prestazioni d’insieme, con seconda la vincitrice uscente della scorsa edizione, la keniana Joyciline Jepkosgei (2h18:07), terza l’altra etiope Alemu Megertu, al personale in 2h18:32, con un progresso di diciannove secondi. Sotto le 2h19 anche l’altra keniana Judith Jeptum Korir (2h18:43), sotto le 2h20 la coppia formata dalla romena ex-keniana Joan Chelimo Melly (2h19:27) e dalla terza etiope Ashete Bekere (2h19:30, miglior crono di sempre per una sesta classificata). Per la seconda volta nella storia, sei donne corrono una 42,195 km in meno di 2h20, eguagliando il primato della maratona spagnola di Valencia del 2020. Gara con passaggi di prim’ordine e proiezioni sempre attorno alle 2h17:30 dopo un primo segmento di 10 km che lasciava presagire un crono finale più basso di almeno un minuto. Azione decisiva della Yehualaw dopo il 35esimo chilometro, che ha guadagnato una quindicina di secondi sulla Jepkosgei.

La sfida maschile si risolve su scenari tattici identici a quella femminile, ma con ritmi decisamente inferiori alle aspettative della vigilia. A sei chilometri dal traguardo l’accelerazione del keniano Amos Kipruto, vincitore in 2h04:39, al primo successo in una World Marathon Major, bronzo mondiale di maratona a Doha 2019 (e in carriera anche l’esordio vittorioso nella maratona di Roma del 2016). Il keniano (2h03:13 di personale) ha preceduto l’etiope Leul Gebreselasie (2h05:12) e il belga primatista europeo Bashir Abdi (2h05:19). Per il fuoriclasse etiope Kenenisa Bekele c’è la quinta posizione in 2h05:53, perdendo contatto dal piccolo gruppo di testa nell’ultimo terzo di gara, preceduto per la quarta piazza dal connazionale Kinde Atanaw (2h05:53). Settimo il vincitore uscente Sisay Lemma in 2h07:26. Nella categoria T53/T54 podio maschile identico all’edizione 2021, con successo dello svizzero Marcel Hug in 1h24:28 davanti allo statunitense Daniel Romanchuk (1h24:40) e al britannico David Weir (1h30:40). Nazionalità identiche e nello stesso ordine sul podio femminile, ma con la novità del successo dell’elvetica Catherine Debrunner in 1h38:23, che ha preceduto la statunitense Susannah Scaroni (1h42:21) e la britannica Eden Rainbow-Cooper (1h47:27).

10 km record per la McColgan
La scozzese toglie un secondo al suo limite europeo dei 10 km a Glasgow. Fitto calendario di corse su strada. In Giappone un 10000 metri velocissimo.

Il record arriva anche questa settimana, firmato nuovamente da Eilish McColgan, stella di levatura mondiale nel panorama del mezzofondo prolungato. La stella scozzese di Dundee ha centrato la prestazione da primato nella Great Scottish Run di Glasgow, sulla distanza dei 10 km, togliendo un secondo, in 30:18, a quanto già firmato a Manchester il 22 maggio scorso, quando tolse il limite di due secondi a Paula Radcliffe, un primato durato diciannove anni. In realtà, la McColgan non avrebbe dovuto gareggiare a Glasgow, ma nel palcoscenico ben più spettacolare della maratona di Londra, un esordio in maratona successivamente posposto dal suo team alla prossima stagione. Ieri mattina, quindi, un gran ritorno in una competizione nella terra natìa, condito dal secondo record europeo nel giro di meno di sei mesi. Grande stagione per la scozzese, che aldilà delle medaglie europee e ai Giochi del Commonwealth, ha eclissato Paula Radcliffe nella cronologia dei record nazionali anche sulla mezza maratona in febbraio (1:06:26 a Ras Al Khaimah), dopo averla superata già l'anno scorso sui 5000 metri in pista.

KOSICE, ARRIVA IL RECORD. Tentativo annunciato e riuscito solo al femminile, nella 99esima edizione della più vecchia maratona sul suolo europeo, quella slovacca di Kosice. Primato centrato dalla keniana Margaret Agai, al rientro dopo la maternità, che in 2:24:04 ha migliorato il top-mark della corsa, stabilito un anno fa in 2:24:35 dalla etiope Ayantu Kumela, anche lei sotto il proprio limite in 2:24:29, davanti all'altra etiope Bone Cheluke, vicinissima al vecchio record in 2:24:37. Tra gli uomini, bis del keniano Reuben Kerio in 2:07:16 (terzo successo a Kosice), con prestazione quasi fotocopia di quella della scorsa stagione (2:07:18), ma assalto al record della corsa fallito, che resta nei garretti dell'altro keniano Lawrence Kimaiyo, che nel 2012 vinse in 2:07:01. Al traguardo, solo due secondi hanno diviso Kerio, all'esordio stagionale e il cui esordio sui 42 km risale a una vittoriosa Brescia 2016 in 2:09:05, dalla coppia di etiopi Aychew Bantie e Yohans Mekasha, entrambi in 2:07:19.

LE ALTRE CORSE SU STRADA. Agenda ricca nel weekend. A Melbourne buon esordio dell'australiana Isobel Batt-Doyle in 2:28:10, battuta solo dalla keniana Beatrice Cheptoo in 2:27:58, per un bis keniano che ha visto Timothy Ronoh vincere la corsa maschile in 2:09:12. Galles: nella mezza di Cardiff cinquanta secondi di progresso della keniana Beatrice Cheserek, prima in 1:06:48 con un margine di quattro secondi sulla connazionale Viola Chepngeno (1:06:52), e vittoria maschile di Geoffrey Kimutai Koech in 1:00:01. Ancora doppio Kenya: in Olanda, a Breda, con i successi nella mezza di Vincent Kibet in 61:21 e di Gladys Jemaiyo in 68:18, una prestazione clamorosa con sei minuti e mezzo di progresso. Nella 10 km di Lilla, con 27:11 di Amos Bett e 31:10 di Judith Kiyeng.

FINE DEL TOUR. Ultima tappa del World Athletics Continental Tour (Bronze) a Niigata, con ottima chiusura di stagione del bronzo mondiale di Eugene Haruka Kitaguchi, vincitrice nel giavellotto con 62,57, imitata nella gara maschile dal connazionale Roderick Genki Dean (80,84). Tra gli altri risultati, 8,05 di Hashioka nel lungo, 49.07 sui 400hs di Tenjiro Tanaka e 3:36.55 sui 1500 metri di Kazuto Iizawa.

DIECIMILA SOTTO I 27. Nei Nittai Time Trials di Yokohama enorme prestazione del keniano Richard Kimunyan Yator (27:19.92 solo una settimana fa), che ha fermato il cronometro a 26:54.76, settima prestazione mondiale stagionale, la migliore quest'anno nell'ampio spettro dell'atletica keniana. Sotto i ventisette minuti anche il connazionale Bernard Koech in 26:55.04 (ottavo al mondo nel 2022).

BRASILE. Vicinissimo al recente record sudamericano U20 dei 200 metri, stabilito due settimana fa in 20.12, il 18enne Renan Correa ha vinto in 20.15 la finale dei campionati sudamericani U23 a Cascavel, indubbiamente la miglior espressione tecnica della rassegna. Star femminile, l'ecuadoriana Gabriela Suarez, oro in 100, 200 e staffetta, con un buon 22.81 sui 200 in batteria prima di assicurarsi la finale in 23.09. Squilli argentini con i primati nazionali di Florio sui 100 (10.11), battuto dal brasiliano Cardoso (10.08), del 400ista Elian Larregina (45.53) e della staffetta del miglio in 3:04.39.

INDIA GAMES. AI Giochi Nazionali di Gujarat si salta e si lancia lontano. Emergono le migliori prestazioni tecniche della rassegna, alla 36esima edizione. con l'8,26 di Jeswin Aldrin, il 20,75 del primatista nazionale Tajinder Pal Singh Toor, il 2,27 nell'alto di Anul Kushare.

NEXT STOP. La grande atletica non si ferma: maratona-top del prossimo weekend a Chicago, con iscritti ben otto atleti capaci di scendere sotto le 2:05 e cinque atlete scese sotto le 2:21. Attesa anche per la maratona di Monaco di Baviera, al primo "elite field" di respiro internazionale, con il rientro di Mare Dibaba (iridata nel 2015 e bronzo olimpico a Rio), e doppio tentativo di record della corsa nella 42 km austriaca di Bregenz, con iscrizioni etiopi di buon livello soprattutto nella maratona femminile.

Ancora Etiopia: Gebreslase oro in maratona

Ai Mondiali di Eugene la vincitrice di Berlino stacca la keniana Korir a due chilometri dalla fine: record dei campionati in 2h18:11. Bronzo per l’israeliana Salpeter

È ancora l’Etiopia a vincere nella maratona ai Mondiali di Eugene. Stavolta il successo arriva in quella femminile con Gotytom Gebreslase, protagonista dell’allungo che risolve la sfida a un paio di chilometri dal traguardo per chiudere in 2h18:11 e demolire il record della manifestazione (2h20:57 della britannica Paula Radcliffe nel 2005). Al termine di un duello appassionante la 27enne piega la resistenza della keniana Judith Jeptum Korir, argento in 2h18:20 dopo aver dettato il passo nella fuga di coppia che caratterizza la gara tra il 27° e il 40° chilometro. Bronzo in rimonta per l’israeliana Lonah Chemtai Salpeter, campionessa europea dei 10.000, risalita fino alla terza posizione in 2h20:18. Una corsa veloce, lanciata dall’inizio su ritmi sostenuti, e come al maschile (2h05:36 ieri dell’etiope Tamirat Tola) viene realizzato il miglior tempo di sempre in un evento globale considerando anche le Olimpiadi.

All’alba statunitense un clima fresco (12 gradi) accoglie le atlete: cast di alto livello, ma al via non c’è nessuna delle prime 15 ai Giochi della passata stagione. Si forma presto un gruppo di otto unità, che comprende i terzetti di Etiopia e Kenya. Dopo 18 km stop improvviso per la campionessa in carica, la keniana Ruth Chepngetich, bloccata da problemi di stomaco. Attaccano le etiopi Abebel Yeshaneh e Gotytom Gebreslase, che ha trionfato l’anno scorso nella classica di Berlino e in marzo si è piazzata terza a Tokyo dove è scesa a 2h18:18, tallonate da Judith Jeptum Korir e poi anche dall’altra keniana Angela Tanui. Il break con l’azione di Korir, vincitrice a Venezia nel 2019 e quest’anno a Parigi in 2h19:48. L’unica a rimanere in contatto è Gebreslase: aumenta progressivamente il vantaggio del tandem di testa, ma dietro al 34° km Salpeter e l’eritrea Nazret Weldu (poi quarta in 2h20:29) sorpassano Yeshaneh, che si ferma all’improvviso, e Tanui (sesta con 2h22:15). Bella prestazione di squadra delle statunitensi, con tre atlete nelle prime otto: quinta Sara Hall (2h22:10), settima Emma Bates (2h23:18), ottava Keira D’Amato (2h23:34). Per la seconda volta una maratoneta etiope si aggiudica il titolo mondiale, già conquistato da Mare Dibaba nel 2015.

L'etiope Tamirat Tola vince con il primato dei campionati la Maratona dei Mondiali di Eugene 2022, sul podio anche Geremew e Abdi

Tamirat Tola è il nuovo Campione Mondiale di Maratona: l'etiope classe 1991 stacca la compagnia a 9km dal traguardo dopo una gara soporifera in cui nessuno si era esposto.

2h05'37" il crono finale dell'atleta che in carriera poteva già vantare l'argento iridato (Londra 2017) ed il bronzo olimpico sui 10.000m (Rio 2016). Il crono odierno è il nuovo primato dei campionati e disintegra il 2h06'54" fatto segnare da Abel Kirui a Berlino 2009.

Dopo un passaggio a metà gara in 1h04'06" il gruppo rimane molto numeroso fino al chilometro 33, quando in prossimità di un rifornimento Tola piazza un parziale da 2'43" al chilometro lasciando tutti sul posto. Dietro restano all'inseguimento il belga Bashir Abdi, l'etiope Mosinet Geremew, il keniano Geoffrey Kamworor ed il sorprendente canadese Cameron Levins.

A 5km dal traguardo Tola racimola circa 20" di vantaggio e dietro capiscono che si potrà lottare solo per l'argento ed il bronzo. Abdi e Geremew staccano Kamworor e Levins ma l'eccessivo tatticismo tra i due permette al keniano ed al canadese di ricongiungersi. Intanto il campione uscente Lelisa Desisa qualche chilometro prima si ritirava.

Finale con l'assolo di Tola che non lascerà il minimo spazio agli avversari: al termine di un grandissimo tira e molla, si registrerà la doppietta dell'Etiopia con Mosinet Geremew argento in 2h06'45", bronzo al belga Bashir Abdi (2h06'49") che precede un grandissimo Cameron Levins, quarto con il record canadese di 2h07'10".

RISULTATI MARATONA MONDIALI 2022


1 Tamirat TOLA ETH 2:05:36

2 Mosinet GEREMEW ETH 2:06:44

3 Bashir ABDI BEL 2:06:48

4 Cameron LEVINS CAN 2:07:09

5 Geoffrey KAMWOROR KEN 2:07:14

6 Seifu TURA ETH 2:07:18

7 Gabriel Gerald GEAY TAN 2:07:32

8 Daniel DO NASCIMENTO BRA 2:07:36

9 Shumi DECHASA BRN 2:07:53

10 Isaac MPOFU ZIM 2:07:57

11 Maru TEFERI ISR 2:08:00

12 Othmane EL GOUMRI MAR 2:08:15

13 Yusuke NISHIYAMA JPN 2:08:36

14 Hamza SAHLI MAR 2:08:46

15 Barnabas KIPTUM KEN 2:09:00

16 Oqbe Kibrom RUESOM ERI 2:09:03

17 Hassan CHAHDI FRA 2:09:21

18 Melikhaya FRANS RSA 2:09:25

19 Galen RUPP USA 2:09:37

20 Rory LINKLETTER CAN 2:10:25

Stoccolma, Duplantis sale a 6,16

Lo svedese, nel meeting di casa, aggiunge un centimetro alla sua miglior prestazione mondiale outdoor. Quarto posto per la Folorunso nei 400hs (54.66), Vallortigara non decolla (1,89), Dos Santos danza tra le barriere (46.80).

Non poteva mancare l’acuto di Armand Duplantis, al meeting di Stoccolma. Lo svedese supera quota 6,16 e manda in archivio il 6,15 della miglior prestazione mondiale all’aperto, limite (ormai solo ideale, da quando le misure indoor e outdoor sono state equiparate) da lui stesso realizzato a Roma il 17 settembre del 2020. Per Duplantis, detentore del record del mondo della specialità (con il 6,20 fissato sotto il tetto della Stark Arena di Belgrado, il 20 marzo di quest’anno), è il miglior biglietto da visita da presentare a Eugene, dove tra poco più di due settimane prenderanno il via i Campionati del Mondo. Il 6,16 arriva al secondo tentativo, in una serie che in precedenza lo aveva visto saltare, sempre alla prima occasione, 5,63, 5,83, 5,93, e 6,03. In definitiva, sei salti per fare la storia.
In chiave azzurra, ancora una buona prova per Ayomide Folorunso, finita – come già accaduto a Rieti lo scorso weekend - a pochi centesimi (12, per la precisione) dal primato italiano dei 400hs: per lei, quarto posto con 54.66, crono che ne sancisce la consistenza sul terreno dei 54 secondi, territorio familiare a quante covano ambizioni in prospettiva mondiale. A vincere, sempre l’olandese Femke Bol, che fissa il record della Diamond League a 52.27, prima di cominciare l’avvicinamento verso la sfida iridata con la statunitense Sydney McLaughlin, la primatista del mondo. “Qualche centesimo in meno mi avrebbe fatto più contenta – il commento di Ayomide Folorunso – ma non posso che essere soddisfatta per questo nuovo risultato cronometrico di valore. Ora i Mondiali, dove spero di divertirmi”.

Un passo indietro, invece, per Elena Vallortigara. La veneta, salita sabato scorso al secondo posto delle liste mondiali stagionali con l’1,98 degli Assoluti, a Stoccolma, in condizioni climatiche decisamente diverse, chiude la prova al sesto posto con 1,89. Serata stranamente ricca di errori, per l’azzurra: una “X” a 1,80, due a 1,89, fino alle tre della chiusura, a 1,93. Ma non è facile per nessuna delle saltatrici: a vincere, a sorpresa, è l’australiana Eleanor Patterson, unica a superare l’1.96. Tra le battute, anche l’attuale dominatrice la specialità, l’ucraina Yaroslava Mahuchikh, ferma come Vallortigara a 1,89, quinta. “Non ho trovato in pedana le sensazioni giuste – il commento della Vallortigara – ma probabilmente non ho recuperato del tutto dalla gara di Rieti. Anche perché, insieme al mio allenatore Stefano Giardi, abbiamo scelto, in prospettiva Mondiali, di continuare ad allenarci”.

Il giro con barriere al maschile regala grande spettacolo. Il brasiliano Alison Dos Santos va a firmare il primato mondiale stagionale fermando il cronometro sul tempo di 46.80, primo crono al di sotto dei 47 secondi del 2022, a migliorare il 47.04 realizzato dallo statunitense Rai Benjamin ai Trials di Eugene. Distacco immenso nella gara di questa sera: il secondo, il malcapitato statunitense Cj Allen, finisce a quasi un secondo e mezzo di distanza (48.28). Sorpresa negli 800 donne: la britannica Kelly Hodgkinson finisce battuta dalla keniota Mary Moraa, capace di un notevole 1:57.68 (1:58.18 per la Hodgkinson); eccellente il livello medio: in cinque scendono sotto l’1:59, in sette sotto i due minuti. La sorpresa è invece solo sfiorata nei 100hs, con la portoricana Jasmine Camacho-Quinn che trova solo nelle ultime due barriere lo spunto per battere la nigeriana Tobi Amusan: alla fine, quattro centesimi separano le due, finite nell’ordine, 12.46 contro 12.50 (vento -0.5). Bel confronto nel lungo donne: lo vince, con un salto a 6,81 nel quinto turno di gara, la britannica Lorraine Ugen, a beffare le atlete che fino a quel momento stavano battagliando in vetta alla classifica. In quattro finiscono alle sue spalle in altrettanti centimetri, dai 6,76 della Bekh-Romanchuk, seconda, fino ai 6,72 della Mihambo, quinta. Lettura attenta del photofinish per aggiudicare il successo nei 200 donne: la spunta Dina Asher-Smith, in 22.37 (+0.1), lo stesso tempo attribuito alla svizzera Mujinga Kambundji.

I 100 metri uomini, orfani di Marcell Jacobs, vedono il successo del sudafricano Akani Simbine, il cui 10.02 è figlio di una partenza molto indovinata, e di una bava di vento contrario (-0.5). Più indietro, l’atteso britannico Reece Prescod è secondo in 10.15, abbastanza lontano dal 9.93 realizzato quest’anno, crono che ne ha rilanciato le ambizioni in chiave europea. Miglior prestazione mondiale nei 3000 metri per Domnic Lokinyomo Lobalu, 23enne atleta sudanese che porta in giro (e sul gradino più alto del podio, in questo caso) la sigla ART, che contraddistingue il team degli atleti rifugiati. Il suo 7:29.48 vale doppio, anche in considerazione del fatto che a finire secondo, battuto al termine di una volta allo spasimo, è un avversario di valore assoluto, l’ugandese Jacob Kiplimo, il bronzo olimpico dei 10000 metri di Tokyo. I 3000 siepi donne vanno alla kazaka di origine keniana Daisy Jepkemei (9:15.77), che trascina al record nazionale la francese Alice Finot, seconda in 9:19.59. Nuovo successo nel disco per lo sloveno Kristian Ceh: il suo 70,02 vale il record del meeting, ma quel che più conta, riesce a piegare l’emergente Mykolas Alekna, vent’anni da compiere, secondo con il personale portato a 69,81. Nelle gare del tardo pomeriggio, uno dei risultati tecnici di maggior valore, ovvero l’8,31 (+1.7) nel lungo di Miltiadis Tentoglou, il campione olimpico di Tokyo. Sullo stesso livello il 20,48 realizzato da Chase Ealey nel getto del peso, a sfiorare la miglior prestazione mondiale dell’anno (20,51) da lei stessa ottenuta ai Trials di Eugene dello scorso weekend.

Mezza Berlino: Riva, Chevrier e Neka Crippa al PB

In Germania si migliorano i tre azzurri, rispettivamente con 1h01:36, 1h01:58 e 1h02:01. Nella prova femminile Epis avvicina il personale correndo in 1h11:07

Tanti progressi per gli azzurri alla mezza maratona di Berlino. Dalla capitale tedesca arriva l’acuto di Pietro Riva che scende a 1h01:36, con il nono posto in gara, per proseguire il suo bel momento due settimane dopo aver battuto il record italiano nei 10 chilometri (27:50 a Laredo, in Spagna) che aveva già fissato nella scorsa stagione. Torna a crescere nei 21,097 chilometri il piemontese delle Fiamme Oro, a più di tre anni dal crono di 1h02:19 ottenuto a Valencia nell’ottobre del 2018. “Puntavo a fare ancora meglio - spiega il 24enne Riva - ma l’andatura nella parte iniziale è stata poco costante per il mio gruppo e allora dal nono chilometro ho preso l’iniziativa, transitando in 29:02 al decimo e poi sono rimasto praticamente da solo. Fino al sedicesimo la proiezione era intorno a 1h01 prima di perdere qualche secondo rispetto a quel ritmo”.

Alle sue spalle in evidenza Xavier Chevrier (Atl. Bergamasche Leffe), dodicesimo con 1h01:58 superando se stesso di quasi un minuto e mezzo, visto che il suo limite era di 1h03:25 nel 2020 a Verona. E così il valdostano, già oro europeo della corsa in montagna nel 2017, dimostra di essere pienamente competitivo anche su strada. Un miglioramento quasi analogo per Nekagenet Crippa (Esercito), 14esimo in 1h02:01 con il record personale alleggerito nettamente dall’ex campione tricolore in confronto al 1h03:23 di due anni fa, sempre alla mezza di Verona. A segno anche il 23enne lombardo Ademe Cuneo (Caivano Runners), con il suo primato di 1h04:04 in trentesima posizione, e l’altoatesino Hannes Perkmann (PB di 1h04:27 al 36esimo posto), altro specialista del mountain running. Festeggiano il successo due keniani: Alex Kibet (58:55) e Sheila Chepkirui Kiprotich (1h05:02).

Tra le donne finisce decima Giovanna Epis, a un soffio dal personal best. La veneziana dei Carabinieri chiude in 1h11:07, soltanto sei secondi in più del crono con cui ha vinto il titolo italiano nella rassegna nazionale dello scorso novembre a Roma. “Speravo di avere sensazioni migliori - racconta l’azzurra - e ho faticato negli ultimi cinque chilometri, dove è sfumato il vantaggio che avevo sulla tabella di marcia del mio primato. Era una mattinata fredda, si è vista anche un po’ di neve, ma non può certo essere una scusa. Se però riesco a correre vicina al personale anche quando non mi sento al massimo, significa che c’è solo da aver pazienza e continuare a lavorare, per essere in forma nella maratona degli Europei di Monaco di Baviera ad agosto che è l’obiettivo della mia stagione”.

Parigi: El Fathaoui sfiora il personale, 2h10:22

Nella maratona della capitale francese l’azzurro a dodici secondi dal suo primato, con la seconda prestazione in carriera: “Dopo due anni sono tornato su questi tempi”

A dodici secondi dal record personale. L’azzurro Yassine El Fathaoui chiude in 2h10:22 alla maratona di Parigi con la seconda prestazione in carriera, per avvicinare il suo primato di 2h10:10 timbrato a Siviglia due anni fa, piazzandosi tredicesimo al traguardo. È una conferma per il portacolori del Circolo Minerva Parma, quarant’anni compiuti da pochi giorni, che nella recente mezza maratona RomaOstia era sceso a 1h01:44. Nelle ultime stagioni l’emiliano si è rivelato con una serie di progressi fino a guadagnarsi la convocazione per i Giochi di Tokyo, dove è stato 47esimo sulle strade di Sapporo. Ecco i suoi parziali ogni dieci chilometri: 30:00, 1h00:43 (con 1h04:01 alla mezza), 1h31:45 e 2h03:33.

 

LBM Sport, la società più numerosa (e vincente) di Acea Run Rome The Marathon

LBM Sport in cima alla classifica delle società podistiche che hanno portato al traguardo più persone alla 27^ Acea Run Rome The Marathon

ROMA – Continua l’onda di entusiasmo della 27^ Acea Run Rome The Marathon andata in scena domenica scorsa 27 marzo con partenza e arrivo nello straordinario scenario dei Fori Imperiali, sotto lo sguardo del Colosseo.

Sono state oltre 16mila le persone che hanno invaso e colorato le strade della “Caput mundi”, 8389 i finisher della Acea Run Rome The Marathon e altrettanti sommando i partecipanti alla staffetta solidale Acea Run4Rome alla Stracittadina Fun Race.

LE SOCIETA’ – Per il secondo anno consecutivo, al primo posto per numero di atleti la società romana LBM Sport che ha portato al traguardo della distanza regina 139 atleti di cui 24 donne. Primo tra tutti Massimiliano Umani in 81^ posizione con un ottimo 2h53’47” seguito da Andrea Di Cocco, Sandro Francesco Mastrolembo Barnà, Marco Troyli e Robin Trapletti, tutti al di sotto delle 3h00’00”. Prima delle donne LBM c’è Alina Motoroi che conclude le sue fatiche in 3h50’16” in 174^ posizione di genere.

LBM Sport porta a casa anche il primo posto della staffetta solidale Acea Run4Rome con “I Bradipi LBM Sport Roma” che vincono in 2h31’12” e staccano “Comune di Orvieto” di oltre 2’30” e la terza classificata “A&M Payroll” di circa 12 minuti.

IL PODIO - Medaglia d’argento per numero di partecipanti per un’altra società romana, Podistica Solidarietà, con 114 finisher della maratona. Primo in classifica Stefano Porcelli in 2h49’53” seguito da Daniele Cavaliere in 2h58’44” e Angelina Cavaleri con 3h09’25”.

Terzo gradino del podio per il Gruppo Sportivo Bancari Romani con 92 atleti capitanati da Riccardo Formai in 2h57’27”, prima donna Loredana Berardinelli in 3h23’10”.

LA TOP TEN - Nelle prime 10 posizioni sono 8 le società romane e due quelle extra Lazio, entrambe pugliesi. 4° posto per Asd Piano ma arriviamo con 60 persone, 5° con G.s. Cat Sport Roma con 44, 6° posto A.s. Amatori Villa Pamphili con 40. La prima da fuori Lazio, al 7° posto, è Barletta Sportiva con 37 atleti finisher, tra cui il Presidente Vincenzo Cascella organizzatore anche Barletta Half Marathon. Segue all’8° posto Asd Runners For Emergency con 31, 9^ posizione per Atletica Pro Canosa, sempre dalla Puglia, provincia di Bari, con 30 runner ed infine chiude la top ten Atletica Monte Mario con 27 maratoneti.  



Run Rome The Marathon: vince l'etiope Fikre Bekele Tefera

L'etiopia domina la Run Rome The Marathon 2022 andata in scena sulle strade della Capitale nella mattinata di domenica 27 marzo: vince Fikre Bekele Tefera che dopo il successo a Francoforte nel 2019 fa sua la seconda 42.195km internazionale della carriera accelerando a 2km dalla conclusione per fermare il cronometro dopo 2h06'48 (Primato della gara).

Superato il connazionale Tadesse Mamo Temechachu che si migliora notevolmente portando il suo PB a 2h07'04", podio completato dal marocchino Othmane El Goumri che intorno al 30°km aveva provato a fare la differenza salvo poi cedere nella parte conclusiva (2h07'16"). Fa notizia anche il settimo posto di Samuel Kiplimo Naibei, settimo ma "senza pettorale" in quanto partito come lepre fino al 30°.

Dominio etiope anche al femminile dove non c'è storia sin dai primissimi chilometri: vittoria per Sechale Dalasa Adugna, atleta classe 1991 che taglia il traguardo di Via dei Fori Imperiali in 2h26'08", crono abbastanza sorprendente considerando che il suo precedente primato risaliva ad oltre 9 anni fa (2h26'27").

Più staccata la debuttante Gladys Jeruto Kiptoo che alla prima esperienza sulla distanza chiude in 2h28'44". Completa il podio con il primato personale di 2h31'00" Tadelech Bekele Nedi.

Primo italiano, ed europeo, a tagliare il traguardo è Luca Parisi, 12mo in 2h20'40". Al femminile la migliore azzurra è Paola Salvatori, ottava con il crono di 2h49'17".


Primavera su strada, italiani all’estero

Aspettando Faniel a Boston: il 2 aprile Yaremchuk nella mezza di Praga, 3 aprile mezza a Berlino con Epis, Chiappinelli, Riva, Neka Crippa, Chevrier, lo stesso giorno maratona di Parigi con El Fathaoui

È in arrivo una calda primavera di corse su strada, con tanti italiani che vogliono farsi largo in vista del doppio appuntamento internazionale dell’estate, tra i Mondiali di Eugene e gli Europei di Monaco di Baviera. Nel weekend di sabato 2 e domenica 3 aprile, lo stesso fine settimana della Milano Marathon che ha annunciato oggi il debutto di Iliass Aouani offrirà diverse sedi di gara all’estero con atleti del nostro Paese. Dopo il terzo posto e il primato personale alla mezza di Napoli, è attesa a un nuovo impegno nei 21,097 km Sofiia Yaremchuk, il 2 aprile, sulle strade di Praga: la 27enne dell’Esercito si è portata a 1h10:11 il 27 febbraio, nella gara-record di Yeman Crippa.

Mezza maratona anche a Berlino il giorno dopo, il 3 aprile. Tra gli italiani al via, l’attesa è per la campionessa nazionale di questa distanza Giovanna Epis (Carabinieri), trionfatrice nello scorso novembre della sfida tricolore a Roma, con traguardo sui Fori Imperiali, per un miglioramento fino a 1h11:01. L’azzurra delle Olimpiadi di Tokyo è entrata in una nuova dimensione con le 2h25:20 di Valencia dello scorso dicembre, diventando la quinta italiana di sempre. A Berlino, nella mezza, si mettono alla prova anche Yohanes Chiappinelli (Carabinieri) che ha esordito a Napoli in 1h02:08, il primatista italiano dei 10 km su strada Pietro Riva (Fiamme Oro, 27:50 sabato in Spagna) al rientro sulla distanza dopo aver vestito l’azzurro ai Mondiali di Gdynia 2020, il campione italiano della mezza del 2019 Neka Crippa (Esercito) e lo specialista di corsa in montagna e della strada Xavier Chevrier (Atl. Valli Bergamasche Leffe). Domenica 3 aprile si corre anche a Parigi, in questo caso in maratona, nella città che ospiterà le Olimpiadi del 2024: tocca a Yassine El Fathaoui (Circolo Minerva Parma), azzurro dei Giochi Olimpici di Tokyo, autore di un incoraggiante esordio stagionale nella mezza della RomaOstia, completata in 1h01:44. L’atleta che oggi compie quarant’anni (auguri!) vanta un personale di 2h10:10, centrato due anni fa alla maratona di Siviglia, nella gara del record italiano di Eyob Faniel. Che, come noto, sarà tra le star mondiali della maratona di Boston del 18 aprile.

Kipchoge 2h02:40 e Kosgei 2h16:02 a Tokyo

I primatisti del mondo di maratona dominano la 42 km giapponese con prestazioni superlative. Indoor: Nilsen 6,05 a Rouen, Swoboda 6.99 a Torun.

Nella notte italiana, Eliud Kipchoge è rientrato alle gare vincendo la Tokyo Marathon in 2h02:40, record del suolo giapponese e quarta prestazione di sempre dopo il suo primato mondiale (2h01:39, Berlino 2018), il 2h01:41 di Kenenisa Bekele (Berlino 2019) e il 2h02:37 dello stesso Kipchoge (Londra 2019). Il due volte campione olimpico mancava dalle gare dall'oro conquistato la scorsa estate a Sapporo. Il suo rientro, nella prima maratona World Athletics Elite Platinum Label road race del 2022, è stato straordinario. Kipchoge aggiunge così Tokyo alla collezione di successi nelle World Marathon Majors, che comprende Londra (quattro vittorie); Berlino (tre) e Chicago (una), puntando forse per il futuro a completare l'ideale Grande Slam con Boston e New York.

In condizioni meteo di sole e basse temperature, Kipchoge ha maturato il successo nell'ultimo terzo di gara, dopo intermedi del gruppo di testa di 14:17 al quinto chilometro, 28:37 al decimo, 43:16 al 15esimo, 57:53 al 20esimo e 1h01:03 a metà gara. Dopo che l'ultimo pacemaker ha esaurito il compito al 27esimo chilometro, Kipchoge ha lasciato la compagnia del connazionale Amos Kipruto al 35esimo chilometro (1h41:30), guadagnando metri e secondi ad ogni chilometro fino al traguardo.

Per il keniano, ovvia miglior prestazione sul suolo giapponese (precedente 2h03:38 di Wilson Kipsang, Tokyo 2017), in una 42 km che ha visto proprio Kipruto secondo in 2h03:13 (personale e nono di sempre sulla distanza), l'etiope Tamirat Tola terzo in 2h04:14 e il primatista giapponese Kengo Suzuki quarto in 2h05:28 davanti all'altro etiope Shura Kitata (2h06:12). Profondità enorme nella classifica ufficiale: dieci sotto le 2h08, ventisette dotto le 2h10, cinquanta sotto le 2h15, di cui ben quarantatre giapponesi! Assente dell'ultimo momento, il vincitore uscente Birhanu Legese.

KOSGEI CHE RITORNO! Anche per la primatista mondiale donne Brigid Kosgei una prestazione mostruosa (2h16:02), la terza assoluta sulla distanza dopo il suo record di 2h14:04 (Chicago 2019) e il vecchio limite di Paula Radcliffe (2h15:25 a Londra nel 2003). Un ritorno al successo dopo l'argento olimpico di Sapporo e il successivo quarto posto a Londra in ottobre in un 2021 senza vittorie (l'ultima a Londra nel 2020, un 2h18:58 per un poker di successi di fila sulla distanza in tre anni). Anche la Kosgei ha stabilito la miglior prestazione all comers sul suolo nipponico (precedente di Lonah Chemtai Salpeter, 2:17:45 a Tokyo due anni fa).

Intermedi strabilianti, come ovvio visto il timing conclusivo: 32:14 al decimo chilometro, 48:21 al 15esimo, 1h08:06 a metà gara, 1h20:48 al 25esimo, 1h53:08 al 35esimo.
Per la keniana azione decisive dopo altri due chilometri e successo davanti alla coppia etiope formata da Ashete Bekele (2h17:58, undicesimo crono all-time) e Gotytom Gebreslase (2:h8:18 per eguagliare il miglior crono di sempre per un terzo posto, detenuto proprio dalla Bekele), e ancora super-tempi di Angela Tanui (2h18:42), Hiwot Gebrekidan (2h19:10), Mao Ichiyama, moglie di Suzuki, quarto tra gli uomini (2h21:02), Hitomi Niiya (2h21:17), e la statunitense Sara Hall-Bei (2h22:56). Cinque ragazze sotto le 2h20 non è una novità, succede per il quarto anno di fila dopo Valencia (2019 e 2020, dove furono addisittura sei) e Londra (2021),

NILSEN 6,05 A ROUEN. L'attuale numero uno statunitense del salto con l'asta maschile e argento olimpico Christopher Nilsen ha vinto la tappa di ieri del Perche Elite Tour portando il record nazionale indoor a 6,05 con una progressione al limite della perfezione: netta a 5,51, 5,61, 5,71, 5,81, 5,86 e 5,91, ha riunciato ai 5,96 e superato i 6,01 alla seconda, per poi chiudere la gara con 6,05 al primo tentativo! Un centimetro più su, c'è il record statunitense outdoor di Sam Kendricks (6,06), ma intanto Nilsen si gode la quinta performance al coperto. Dietro di lui, primato nazionale indoor del filippino Obiena (5,91), stessa misura superata dal campione olimpico di Rio Thiago Braz. Nella gara femminile, Tina Sutej ha portato il primato sloveno a 4,80.

SWOBODA SOTTO I SETTE SECONDI. L'ultima sprinter a riuscire nell'impresa di correre i 60 metri in meno di 7" è stata l'ivoriana Murielle Ahoure, che in 6.97 battè Elaine Thompson di un centesimo nel meeting di Birmingham del 2017. L'ultima europea risale addirittura al 1999, la greca Thanou (iridata a Maebashi in 6.96). Ieri il muro dell'assoluto dei 60 indoor è stato violato da Ewa Swoboda ai campionati polacchi di Torun in 6.99, un centesimo sotto al suo record nazionale e miglior prestazione mondiale 2022. Nella prima giornata anche la world lead nel pentathlon di Adrianna Sulek, con score di 4756 punti (8.36-1,89-13,50-6,26-2:12.82).

MOKOKA RECORD MONDIALE. Il sudafricano Stephen Mokoka ha migliorato stamane a Gqeberha (già conosciuta come Port Elizabeth) il record del mondo dei 50km di corsa su strada, portandolo a 2h40:13. La cronologia dei primati sulla distanza è nuova di zecca, essendo stati riconosciuti di recente i primati "inaugurali" da World Athletics: 2h42:07 dell'etiope Ketema Negasa, 3h04:24 della sudafricana Irvette van Zyl in gara solo femminile, entambi ottenuti a Port Elizabeth lo scorso 23 maggio, e 2h59:54 della statunitense Desiree Linden dello scorso aprile in gara mista.

KERLEY APRE. Il vicecampione olimpico dei 100 metri Fred Kerley ha esordito all'aperto tornando sulla distanza che l'ha reso popolare, i 400 metri, correndo in 44.47 in un meeting a Grenada. Non andava così forte sulla distanza, poco frequentata nell'anno olimpico dove si è dedicato quasi esclusivamente allo sprint puro, dalla finale iridata di Doha 2019, dove salì sul podio con la medaglia di bronzo.

Crippa sotto l’ora! 59:26 da record nella mezza
Yeman nella storia: trionfa a Napoli, è il primo azzurro di sempre sotto il muro dei sessanta minuti. È record italiano e diventa il secondo europeo di ogni epoca: “Una giornata dal valore immenso”

È già una domenica magica per l’atletica italiana, aspettando Marcell Jacobs ad Ancona. Yeman Crippa disintegra il primato italiano della mezza maratona, trionfando alla Napoli City Half Marathon con il tempo di 59:26: nessun azzurro prima di lui era riuscito a correre la mezza in meno di un’ora. Il 25enne trentino delle Fiamme Oro diventa anche il secondo europeo di ogni epoca, a tredici secondi dal record continentale dello svizzero Julien Wanders (59:13). L’azzurro sfila il record italiano a Eyob Faniel che lo aveva portato a 1h00:07 nello scorso febbraio alla mezza di Siena-Ampugnano, evento che aveva segnato proprio debutto di Yeman nella mezza, con ritiro per infortunio dopo pochi chilometri. Oggi è tutto un altro Crippa: al rientro da sei settimane in altura a Iten, in Kenya, batte tutti gli africani sul traguardo del quartiere di Fuorigrotta, mettendo in fila i keniani Joshua Belet (59:28), Josphat Kipkemboi Kemei (59:32), Josphat Kiprotich (59:35), l’etiope Mogos Tuemay (1h00:11) e proprio il primatista europeo Wanders (1h00:28, sesto).

Nelle liste continentali di ogni epoca, supera la leggenda Mo Farah (Gran Bretagna, 59:32), il francese Morhad Amdouni (59:40), il norvegese Sondre Nordstad Moen (59:48), il turco Kaan Kigen Ozbilen (59:48), lo spagnolo Fabian Roncero (59:52), gli altri sub-60 minuti della storia d’Europa. E in questo momento l’atleta allenato da Massimo Pegoretti detiene cinque primati italiani: tre in pista (3000, 5000, 10.000) e due su strada (5 km e mezza maratona).

“È il nostro momento, è il momento dell’atletica italiana - esulta Yeman Crippa - ed è giusto che ce lo godiamo. Per me questa giornata ha un valore immenso, nello sguardo di fuoco che avevo all’arrivo c’è tutta la mia cattiveria, agonistica, positiva: dopo un anno difficile come il 2021, un susseguirsi di infortuni e delusioni, dovevo dimostrare in primis a me stesso quello che valgo. Oggi mi sono rifatto di tutto, di Siena, di Tokyo, di Dublino”. A scandire il ritmo di Yeman Crippa, due compagni d’allenamento nei recenti periodi in altura di Iten, gli atleti arrivati poi secondo e terzo al traguardo, bravissimi a trainarlo a passaggi da 14:02 (5 km), 28:12 (10 km) e 42:25 (15 km) con andatura estremamente regolare e una media di 2:49 al km. “No, non credevo di poter far così bene, l’ho capito soltanto al 15esimo chilometro che si potesse andare davvero sotto l’ora - racconta l’azzurro - Ma gli allenamenti mi davano buone indicazioni, le sei settimane in Kenya sono state fondamentali. Dal decimo chilometro ho ripreso il gruppo di testa e intorno al diciottesimo sono rimasto da solo, su una lieve salita di 600 metri”.

L’uomo che abbatte i muri, ne ha già altri due nel mirino: “Quest’anno voglio scendere sotto i 13 minuti nei 5000 (ha 13:02.26, ndr) e sotto i 27 minuti nei 10.000 (ha corso in 27:10.76 in occasione dell’ottavo posto ai Mondiali di Doha). Ma soprattutto - prosegue Crippa - cerco buoni piazzamenti ai Mondiali di Eugene in luglio e medaglie agli Europei di Monaco di Baviera in agosto. Per prepararci alla pista, andremo in Marocco a fine marzo a quota 1700-1800 metri. La mezza maratona? Ne farò un’altra in autunno, sono convinto di essere portato per le distanze più lunghe: anno per anno mi dedicherò sempre di più alla mezza e poi si proverà la maratona. Passo dopo passo. Resto sempre con i piedi per terra, però oggi posso dirlo: sono tornato!”.

Nella stessa gara, dodicesimo posto per Yohanes Chiappinelli (Carabinieri) al debutto nella mezza (1h02:08), tredicesimo il tricolore Iliass Aouani (Fiamme Azzurre): con 1h02:32 toglie 26 secondi al personale di 1h02:58 corso a Roma proprio in occasione della vittoria ai Campionati italiani. Al femminile, successo per la keniana Gladys Chepkirui con 1h08:09 davanti all’etiope Ftaw Zeray (1h09:36), terzo posto e primato personale di 1h10:11 (prec. 1h10:33) per Sofiia Yaremchuk (Esercito) atleta con doppia cittadinanza italiana e ucraina, arrivata al traguardo con la bandiera del suo Paese d’origine come segno di vicinanza nelle giornate più dure del conflitto con la Russia.

Nessuno come Kiplimo

L'ugandese campione del mondo di mezza maratona corre per la terza volta la distanza in meno di 58 minuti, unico al mondo. I migliori risultati indoor e outdoor da Europa, Oceania, Sud America.

La mezza maratona di Ra's Al-Khaymah non delude. Nel cast stellare assemblato per l'edizione 2022 di sabato scorso, è emerso nuovamente il nome del primatista mondiale sulla distanza, l'ugandese bronzo olimpico dei 10000 metri e iridato di mezza maratona (classe 2000) Jacob Kiplimo (Atletica Casone Noceto), che da 48 ore può vantare l'ennesima unicità. E' il solo atleta al mondo sceso per ben tre volte sotto i 58 minuti in una mezza maratona (e un totale di quattro volte sotto i 59 minuti contando il 58:49 del titolo mondiale a Gdynia). Nel giro di 14 mesi, 57:37 a Valencia (sconfitto dal keniano Kandie con il record mondiale a 57:32), poi il primato del mondo in 57:31 a Lisbona lo scorso novembre, ora il 57:56 della corsa degli Emirati.

Un crono che poteva essere ancora più esaltante, con condotta meno vertiginosa nei primi due terzi di gara. A dispetto dei passaggi previsti (13:35 e 27:10 per quinto e decimo chiloemtro), Kiplimo ha accumulato rispettivamente dodici e quattordici secondi di vantaggio sulla tabella di corsa (13:23 e 26:56, nove secondi più veloce del passaggio di Lisbona), transitando al 15esimo chilometro in un eccezionale "world best" di 40:43, laddove World Athletics assegna la miglior prestazione mondiale al connazionale Cheptegei in 41:05. Nel rallentamento nel quarto intermedio di 5 km (54:53 al 20esimo km, rispetto al 54:21 di Lisbona) si riassume il risultato finale, 57:56, record della corsa e quinto crono di sempre sulla distanza.

Il record è caduto anche nella gara donne, a firma dell'esordiente etiope di soli vent'anni Girmawit Gebrzihair, terza ai mondiali U20 di Tampere nel 2018 sui 5000 metri, un 1:04:14 che ne fa la quarta donna più veloce di sempre in una mezza maratona a soli ventidue secondi dal record mondiale, e soprattutto capace di battere una leonessa del calibro di Hellen Obiri, seconda in 1:04:22 (quinta di sempre), e l'altra keniana Sheila Chepkirui (1:04:36, sesta all-time). Dietro l'avanguardia africana, completata dalla keniana Judith Jeptum Korir (1:05:28) e dall'altra etiope Bosena Mulate (1:05:46), ecco l'atteso exploit cronometrico di Eilish McColgan, sesta in 1:06:26 e nuova primatista britannica, con ben ventuno secondi sottratti a Paula Radcliffe dopo poco più di vent'anni. La gara femminile (dove non sono giunte al traguardo le big Ababel Yeshaneh e Genzebe Dibaba) è stata condotta secondo i pace previsti, 30:28 al decimo chilometro e 45:50 al quindicesimo.

INDOOR EUROPA, SIDOROVA VOLA. La russa iridata di Doha Anzhelika Sidorova, salita a 4,85 a Liévin, ha superato i 4,87 due giorni dopo nell'All Star Perche Meet di Clermont-Ferrand, ben impegnata dalla connazionale Polina Knoroz, progredita due volte con 4,75 (eguagliando il personale outdoor) e poi 4,81. La Sidorova ha poi provato senza successo i 5,00, così come infruottoso è stato l'assalto ai 6,00 dell'olandese Menno Vloon, vincitore della gara uomini con 5,87 (vanta 5,96!), che ha cercato invano il record olandese. Per gli "orange", il primato è arrivato invece nel peso donne dal meeting di Apeldoorn, firmato da una sempre più competitiva Jessica Schilder, 22enne campionessa d'Europa U23, che ha migliorato ancora il record nel peso, portato la scorsa settimana a 19,26.
Stavolta, 19,48 al lancio d'apertura, seguito da un eccellente 19,72, miglior prestazione mondiale dell'anno.

TORNA ROMANI. Miglior lancio 2022 anche per il brasiliano Darlan Romani, quarto a Doha nella miglior gara di peso di sempre, che ai campionati sudamericani indoor di Cochabamba ha portato il primato sudamericano a 21,71 (lo deteneva con 21,68). Buoni risultati nella manifestazione, come l'8,17 del lunghista peruviano Mandros e l'8,10 dell'uruguaiano Lasa nel lungo, e la conferma del primatista sudamericano dei 60hs Pereira, oro in 7.58 per eguagliare il recente primato del continente.

TRIPLISMI. Naturalizzato spagnolo da pochi giorni, il triplista Jordan Díaz, stella cubana fin dalla categoria U18 e primatista mondiale di categoria, alla seconda uscita stagionale ha portato il record spagnolo a 17,27, aggiungendo sei centimetri al 17,21 dell'ex-connazionale Martinez, ottenuto venerdì a Liévin. L'altro immenso triplista nato a Cuba ma naturalizzato in Europa, il portoghese campione olimpico Pedro Pablo Pichardo, ha gareggiato ieri ai campionati di club di Pombal, saltando 16,57.

PICCOLE DONNE..SALGONO. Si sono scatenate tutte le più talentuose U18 in circolazione nel panorama dell'alto femminile. In vetta c'è la tedesca Johanna Göring (2005) salita a 1,90 ai campionati nazionali di categoria di Sindelfingen (vanta già 1,92 outdoor da sedicenne). Di seguito, un altro progresso della serba figlia d'arte Angelina Topic (papà Dragutin è ancora primatista mondiale e europeo U20 con 2,37), che in sette giorni ha vinto i campionati balcanici di categoria con 1,86 e sabato quelli nazionali con 1,89, in una manifestazione in cui l'altra stellina Rokavec (30 dicembre 2004, non è U18 per soli due giorni), ha superato l'1,88 in un pentathlon. Infine, l'estone appena 17enne Karmen Bruus, anche lei a suo agio nelle prove multiple, che nel weekend è salita a 1,87 a Tallinn, salendo sei centimetri oltre il personale.

PRIMATI ALL'APERTO. Oceania: 2,30 nell'alto di Hamish Kerr nel World Continental Tour Bronze di Auckland (tentato invano il primato neozelandese a 2,34), con successo nel peso di Tom Walsh (21,26). Il record nazionale è arrivato sui 400hs donne a firma di Portia Bing (55.50), ed eguagliato anche quello della 4x100 donne in 44.20 (grazie a Alfons Juck e Carles Baronet). Nell'area, anche il primato U20 d'Australia di Aidan Muprhy sui 200 (20.41 a Adelaide). Aria di record nazionale anche nello sprint Made in Africa, dopo gli incredibili exploit del keniano Omanyala a fine stagione 2021. Stavolta tocca al Botswana, con record sui 100 metri firmato dal campione mondiale U20 Tebogo (10.08 ad alta quota). Lanci: primo over-80 in carriera del martellista russo Valeriy Pronkin, argento mondiale 2017 e finalista olimpico a Tokyo. Una bordata di 81,12 (e un altra di 80,49), per vincere un meeting di lanci sul Mar Nero. Per pochissimo, un centimetro, il club degli 80+ avrebbe ospitato anche un secondo iscritto nuovo di zecca, Andrey Romanov, beffato dalla misurazione con 79,99.


Mondo: Keira D'Amato 2h19:12 a Houston

Impresa della maratoneta 37enne. Indoor USA con il bahamense Jones freccia sui 60 (6.45). Esordi 2022 per Mu, Camacho-Quinn, Harrison, Gardiner, Coleman.

La domenica porta sotto i riflettori la maratoneta statunitense Keira D'Amato, che a Houston ha vinto la 42,195 km texana in 2h19:12, nuovo record nazionale (precedente 2h19:36 di Deena Kastor-Drossin, Londra 2006), 22esima prestazione all-time sulla distanza, 44esima donna a infrangere la barriera delle due ore e venti minuti. Un'impresa di grande spessore, ottenuta con un transito a metà gara di 1h09:40 e con negative split di 1h09:32 nella seconda parte. Al passaggio della mezza, guidava già con venti secondi di margine sull'etiope Biruktayit Degefa Eshetu, poi ritirata. Al traguardo, quasi dieci minuti di margine sulla britannica seconda, Alice Wright (2h29:08).

Una storia sui generis, ma non così insolita per le maratonete che mietono successi in età matura, quella di Keira D'Amato, nata Carlstrom, 37 anni compiuti e maratoneta da quattro anni. Una carriera iniziata nel 2004, durata un lustro, prima di un break di oltre otto anni. Il ritorno all'attività nel 2017, con la prima maratona corsa, parole sue, per perdere peso dopo due gravidanze. Gara dopo gara, i primi risultati di livello internazionale arrivano dopo un biennio, con la partecipazione alla Berlin Marathon 2019 (2h34:55, 17esima), e soprattutto i crono di 1h10:01 nella mezza di Houston, il record nazionale sulle dieci miglia in 51:23 a Washington e una 42 km dicembrina in Arizona in un sontuoso 2h22:56, sconfitta solo da Sara Hall (2h20:32). La scorsa stagione, la perla del quarto posto a Chicago (2h28:22), poco più di un minuto alle spalle della stessa Hall.

Proprio Sara Hall, moglie dell'ex-maratoneta Ryan Hall, anche lei madre e quasi coetanea (38 anni), festeggia ancora assieme alla D'Amato, per il record USA di mezza maratona ottenuto nel festival di oggi a Houston in 1h07:15, togliendo dieci secondi al limite nazionale di Molly Huddle, ancora a Houston quattro anni fa, oggi sconfitta solo dalla keniana Vicoty Chepngeno (1h05:03, undicesima performer di sempre con un progresso di oltre due minuti sul recente personale di 1h07:22 di due mesi fa a Philadelphia). Tra gli uomini, successi del keniano James Ngandu in 2h11:03 sui 42 km e dell'etiope Milkesa Mengesha Tolosa in 1h00:24 nella mezza.

INDOOR USA. La prima metà di gennaio si chiude con i primi eccellenti risultati indoor dagli Stati Uniti. Tanti i meeting in programma, con picchi di rilevanza assoluta qua e là. Sprint, prima di tutto, con la sorpresa dell'appena 20enne velocista bahamense Terrance Jones, che nel Corky Classic di Lubbock ha fermato il cronometro sui 60 metri prima a 6.53 (primo 60 della carriera) poi in finale a 6.45, record nazionale e primato universitario eguagliato (affiancando Leonard Myles-Mills e Christian Coleman), nonché nona prestazione di sempre. L'atleta delle Bahamas, finora noto come duecentista da 20.36 ma dal rendimento altalenante, ha enormi mezzi fisici: muscolatura normale, elastica, sorprenderà ancora. Nel meeting anche l'ottimo 14,76 nel triplo della saltatrice nigeriana 24enne Ruth Usoro, campionessa NCAA, che ha abbattuto il limite universitario e quello nazionale indoor, 26 centimetri oltre il primato all'aperto.
Nelle altre sedi, un nuovo precoce "meno-6.50" dal Cougar Classic di Spokane a firma Micah Williams, quinto ai Trials olimpici della scorsa estate e appena due mesi più giovane di Jones: in 6.48 ha limato un centesimo al personale correndo praticamente da solo (quasi tre metri davanti al secondo classificato).

QUI CLEMSON. Per chiudere, altra partenza sparata per Don’drea Swint (6.53) nel Clemson Invitational, un decimo secco sottratto al personale. Swint vanta un terzo posto negli NCAA della scorsa stagione con la 4x100 di Florida State. Proprio a Clemson l'esordio stagionale di Kendra Harrison, iridata indoor e primatista del 100hs, che ha aperto la stagione in 7.81, la doppia affermazione del prodigio bianco Matt Boling, che nella due giorni in South Carolina ha largamente migliorato il personale nel lungo (8,25, McCarter secondo con 8,10) e piazzato subito un gran 200 da 20.49, e altre cose interessanti: l'esordio di Randolph Ross (45.37 sui 400), il favoloso 300 di Jacory Patterson che in 31.99 ha centrato la settima prestazione di sempre, strappando nel giro di 24 ore la leadership mondiale 2022 al campione olimpico dei 400 Steven Gardiner (32.06 in Alabama venerdì, primato nazionale). e l'1:15.27 di Kameron Jones sui 600, undicesima prestazione all-time al coperto. Nelle altre gare, 7.57 di Trey Cunningham sui 60hs, 36.37 di Talitha Diggs sui 300, prima anche sui 60 in 7.26. Sulla distanza spuria ha preceduto la 19enne irlandese doppio oro europeo U20 Rhasidat Adeleke (36.87).

ALTRI RISULTATI DAGLI USA. Ancora dai 300 un nome-top, quello della portoricana oro di Tokyo sui 100hs Jasmine Camacho-Quinn, apertura in 36.63 in Alabama e primato nazionale. Dal fronte femminile, ottimo 3000 metri nel Ted Nelson Invitational di College Station con vincitrice la tedesca Konstanze Klosterhalfen in 8:39.36, appena quaranta minuti dopo essersi imposta sugli 800 in un 2:07.47 da jogging, davanti alla neo-primatista d'Australia (ma non d'Oceania) Jessica Hull, seconda in 8:39.79, nella scia della filiforme tedesca. Altre note: 7.10 di Aleia Hobbs sui 60 metri a Baton Rouge, due gare in 24 ore per l'astista Zach Bradford (5,67 e 5,65), l'esordio dell'olimpionica degli 800 metri Athing Mu (4:37.99 nel miglio a College Station). Infine, 22.53 sui 200 per la campionessa NCAA in carica Abigail Steiner, ma sulla pista di Lexington (quella del Kentucky) che sviluppa 291 metri, dove ha esordito dopo la sospensione anche il campione del mondo dei 100 metri di Doha Christian Coleman: per lui, prima apparizione sui 300 (33.20), sconfitto da Kennedy Lightner (32.76).

FIGLI D'ARTE. Dal peso il 21,33 di Turner Washington in Arizona: è il figlio del discobolo iridato nel 1999 Anthony Washington. Ancora, un 300 donne dove non si può non citare Shawnti Jackson, figlia di un altro campione del mondo (Bershawn Jackson), che a soli 16 anni si è espressa in 36.95 e ha ancora quasi tre anni interi per abbattere il limite mondiale U20 sulla distanza. A proposito di giovanissimi, annotiamo il nome di Miles Brown, classe 2003, un 600 corso in Michigan in 1:16.98, a soli sei centesimi dal primato USA U20 di Casimir Loxsom.


Barcellona, doppio primato nei 5 km

Impresa degli etiopi Berihu Aregawi (12:49) e Ejegayehu Taye (14:19) che migliorano i record mondiali su strada

Il 2021 finisce con un record del mondo, anzi due. Cadono a Barcellona nel giorno di San Silvestro entrambi i limiti dei 5 chilometri di corsa su strada, maschile e femminile. Tra gli uomini il ventenne etiope Berihu Aregawi vola in 12:49 migliorando il 12:51 del fenomenale ugandese Joshua Cheptegei (16 febbraio 2020 nel Principato di Monaco) dopo averlo mancato di un solo secondo a Lilla, in Francia, con il 12:52 di inizio di novembre. Il neoprimatista, vincitore della finale sui 5000 in Diamond League e quarto nei 10.000 olimpici, alla Cursa dels Nassos ha staccato nettamente la concorrenza guidata dal keniano Peter Maru, al traguardo in 13:30.

Anche nella gara delle donne è un’atleta dell’Etiopia che scrive il suo nome nell’albo dei record. La 21enne Ejgayehu Taye con 14:19 demolisce il primato mondiale femminile in gara mista, per cancellare il 14:43 della keniana Beatrice Chepkoech (ancora sulle strade di Montecarlo il 14 febbraio del 2021), visto che non è stato ratificato il 14:39 a Lilla dell’etiope Dawit Seyaum per mancanza del controllo antidoping. Seconda al mondo nelle liste stagionali nei 5000 metri (14:14.09) e quinta alle Olimpiadi, quest’anno ha anche stabilito il record nazionale sui 3000 con 8:19.52. Lontane anche qui le avversarie, con la svedese Meraf Bahta (15:04) al secondo posto.

10 km: a Madrid ottavo Chiappinelli

Sulle strade della capitale spagnola, l’azzurro chiude in 28:29 nella San Silvestre Vallecana

Ultimo dell’anno in trasferta per Yohanes Chiappinelli. A Madrid l’azzurro è ottavo sui 10 chilometri della San Silvestre Vallecana, la classica gara del 31 dicembre nella capitale spagnola. Il 24enne dei Carabinieri ferma il cronometro a 28:29, non lontano dal record personale di 28:21 messo a segno in estate ad Arezzo prima di cogliere il secondo posto alla rassegna tricolore di Forlì. Ancora un test su strada per il mezzofondista senese, che in pista è salito sul podio agli Europei del 2018 con la medaglia di bronzo sui 3000 siepi. Nella 57esima edizione della corsa di Madrid, tornata stavolta sul tradizionale tracciato in lieve discesa che parte all’esterno dello stadio Santiago Bernabeu e arriva in quello del Rayo Vallecano, è un atleta spagnolo ad imporsi come non accadeva da 18 anni. Esulta al traguardo Mohamed Katir, primo in 27:45, finalista in questa stagione alle Olimpiadi di Tokyo nei 5000 dopo aver demolito il record nazionale con 12:50.79 al Golden Gala di Firenze. Alle sue spalle il burundese Rodrigue Kwizera (27:55) e l’altro iberico Nassim Hassaous (28:05), mentre chiude ventiduesimo Ademe Cuneo (Atl. Cento Torri Pavia, 29:59). La gara femminile è invece terreno di conquista per l’etiope Degitu Azimeraw in 30:26 davanti alla keniana Edinah Jebitok (30:44) e all’israeliana Lonah Salpeter (31:14).
Ekiru, alte frequenze keniane

Dagli Emirati alla Francia è la settimana dei maratoneti keniani. Tanto cross, 10000 metri superlativi in Giappone.

Un lungo weekend inaugurato dalla maratona di Abu Dhabi, negli Emirati: vittoria al favorito Titus Ekiru, world-leader 2021 con il successo nella maratona di Milano di metà maggio, unico al mondo nella stagione in corso a scendere sotto le due ore e tre minuti in 2:02:57. Nella ricca maratona medio-orientale, il keniano si è imposto in 2:06:13, fallendo però il target della vigilia di due ore e due minuti. Un successo maturato dal 22esimo chilometro, dopo un transito a metà corsa in 1:01:46. Il 2021 delle maratone si avvia alla conclusione. con un bilancio dei migliori finisher che premia appunto la 42 km di Milano, e a seguire altre quattro maratone disputate in Europa, Rotterdam, Amsterdam, Londra e Parigi. Tutte europee anche le maratone femminili che, nel 2021, hanno registrato vittorie con i crono più veloci al mondo. L'ordine premia Londra, a seguire Amsterdam, ancora Milano, poi Berlino e Praga.

LE DONNE. A Abu Dhabi gran crono anche della vincitrice della 42 km femminile, l'altra keniana Judith Jeptum Korir, con un vistoso miglioramento fino a 2:22:30. Ben conosciuta in Italia con il successo del 2019 nella Venice Marathon, aveva ben preparato la gara negli Emirati con due ottime mezze maratone in estate a Lens (1:07:22) e a Lugano (prima in 1:06:24). Altra keniana in evidenza, nella maratona francese di ieri a La Rochelle, Celestine Chepchirchir. Al terzo successo in una 42 km nella carriera da maratoneta, la keniana ha migliorato il record della corsa in 2:23:38 (anche personal best), peecedendo la 24enne etiope ABerash Fayesa Robi (2:25:32, personale) e l'altra keniana Judith Jerubet (2:26:43), oltre quattro minuti sottratti al 2:30:50 fatto registrare in settembre nella maratona di Roma, dove chiuse al secondo posto.

CHI SI RIVEDE. A La Rochelle successo maschile di una vecchia conoscenza delle piste, il keniano Edwin Cheruiyot Soi, che fu bronzo olimpico sui 5000 metri ai Giochi di Pechino, bronzo mondiale indoor sui 3000 metri nell'edizione di Istanbul, nel 2012, e pluri-vincitore della BoClassic di San Silvestro. Proprio nella capitale turca, l'anno scorso, Soi aveva esordito sulla distanza di maratona con un sesto posto e un crono poco inferiore alle due ore e quindici minuti. Al secondo approccio ieri, a La Rochelle, netto progresso cronometrico in 2:09:16. Nelle altre maratone della tornata, un discreto 2:27:36 della etiope Meseret Gebre a San Sebastian. Nell'altra 42 km di buon livello corsa in Francia ieri, la maratona delle Alpi Marittime con partenza da Nizza e traguardo a Cannes, 2:11:21 di un altro keniano, Enock Onchari. Oltre oceano, 2:27:22 di Lucy Cheruiyot a Città del Messico, a una manciata di secondi dal personale.

STRADA CORTA. Tempi a sensazione nella mezza keniana di Nakuru, ma niente omologazione per la lunghezza del percorso, risultata più corta di circa seicento metri.Titus Ekiru nella Milano Marathon

A vincere il noto Daniel Ebenyo Simiyu (12:55.88 sui 5000 a Lucerna e eliminato in batteria alle Olimpiadi), in uno spettacolare 59:03 che non avrà il conforto dell'ufficialità. Più corti anche i 10 km, altra corsa in programma, di circa settecento metri, con prestazioni meno esaltanti di quella di Simiyu. Tutto regolare invece nella mezza saudita di Khobar, con l'ennesima doppietta made in Kenya del fine settimana, firmata dal 25enne Rhonzas Kilimo in 1:02:05 (a un minuto dal personale) e dalla più nota Gloria Kite, terza quest'anno alla Roma-Ostia, in 1:12:42.

CROSS DI ALCOBENDAS. Gli atleti spagnoli hanno approfittato della squalifica del vincitore burundiano Rodrigue Kwizera. Secondo le fonti locali, l'atleta africano ha disputato il cross con una divisa commerciale anziché quella del suo club. Il successo nell'importante Cross Internacional de la Constitución è così andato allo spagnolo 23enne Abdessamad Oukhelfen sul sempre puntuale Carlos Mayo e sul favorito ugandese Thomas Ayeko. Vittoria donne all'eritrea Dolshi Tesfu, che ha migliorato la seconda piazza conquistata a Amorebieta.

FANGO D'EUROPA. Titoli nazionali in Portogallo. Vincono Samuel Barata e la 21enne Mariana Machado, che ha staccato di venti secondi la big lusitana degli ultimi vent'anni Jessica Augusto, terza. Nel cross olandese di Tilburg vince ancora la svedese di origini etiopi Meraf Bahta. L'impresa di un nuovo successo non riesce a Mike Foppen, battuto dallo svizzero Raess, ma in ogni caso campione nazionale (Vastenburg tra le donne). Tornata a una campestre dopo quattro anni, Konstanze Klosterhalfen ha vinto la gara di Pforzheim staccando di oltre trenta secondi l'altro talento del mezzofondo tedesco Alina Reh. In Inghilterra, i trials di Liverpool per l'Europeo di cross: successo di Jack Rowe sul favorito Butchart e di Jessica Judd. Campionati nazionali anche in Canada, con il terzo successo di fila di Genevieve Lalonde tra le donne e di John Gay al maschile.

LA CARICA DEI DIECIMILA. Un classico della seconda metà di novembre, l'Hachioji Distance giapponese, quest'anno disputato nel distretto di Tokyo. Risultati, ancora una volta e forse di più, di incredibile densità e eccellente qualità. Tante serie disputate, ma due in particolare da ricordare, con un totale di ben 35 (!) atleti sotto i ventotto minuti: di questi, tredici sono keniani che gareggiano per i club giapponesi, e ben ventidue sono specialisti del Sol Levante. In più di un caso, tra i giapponesi, miglioramenti-monstre anche di un minuto e mezzo o due. E' anche la prima volta che ventuno atleti scendono nello stesso 10000 metri sotto i ventotto secondi, migliorando di una unità il primato della finale olimpica di Pechino. A vincere, dominare sarebbe più opportuno, i keniani guidati da Evans Keitany (27:28.25), James Muoki (27:28.49) e Samuel Masai (27:28.77). Miglior giapponese, Tatsuhiko Ito, quarto nella serie più veloce in 27:30.69.
Fantastico Faniel, terzo a New York!

Strepitosa prestazione dell'azzurro, al comando della maratona per 18 km e ripreso al 29esimo: chiude in 2:09:52 e riporta l'Italia sul podio maschile dopo 24 anni. Doppietta keniana con Korir e Jepchirchir

Nella 50esima edizione della maratona di New York, il recordman italiano Eyob Faniel è protagonista di una gara coraggiosa, premiata con un magnifico terzo posto in 2h09:52. Un azzurro torna sul podio maschile della maratona più prestigiosa del pianeta, a distanza di ventiquattro anni dalla terza posizione di Stefano Baldini nel 1997 e a venticinque anni dal successo, l'ultima vittoria di un europeo a New York, di Giacomo Leone. Faniel è anche il primo europeo a chiudere tra i primi tre a New York dal 1999, un'impresa nell'impresa. Vince il keniano Albert Korir, secondo due anni fa nella precedente edizione, in 2h08:22 e secondo il marocchino Mohamed El Aaraby in 2h09:06.

Gara subito in testa per il vicentino delle Fiamme Oro, che prende il comando assieme a El Aaraby all'undicesimo chilometro. La coppia accumula un consistente vantaggio di oltre 50 secondi al passaggio della mezza maratona in 1h03:57. Al ventinovesimo chilometro, si rifanno sotto i keniani Albert Korir e Kibiwott Kandie, primatista mondiale di mezza maratona e esordiente sulla distanza. Dopo trenta chilometri, i due keniani allungano e Faniel scivola in quarta posizione a cinque secondi dai leader. Ma la fuoriuscita dal podio virtuale di Faniel dura poco: l'azzurro recupera sull'ombra di Kandie e lo supera, ritornando in lizza per il podio, mentre il keniano lentamente esce di scena.

A Central Park l'esito conferma la straordinaria impresa di Faniel, che chiude terzo con un ritardo di un minuto e mezzo sul vincitore in 2h09:52, e a 44 secondi da El Aaraby. È il miglior crono italiano del 2021, a poche ore da quello scritto questa mattina a Barcellona da Daniele Meucci (2h10:03). Faniel è l'ottavo maratoneta italiano a centrare il podio newyorchese, dopo Pizzolato, Poli e Leone (vincitori), e ancora Bordin, Demadonna, Bettiol e Baldini, ultimo a riuscirci. Nella storia della 42,195 km più celebre del mondo, un successo italiano femminile nel 1998 con Franca Fiacconi, e numerosi podi ancora dalla Fiacconi e da Laura Fogli. Tra i battuti da Faniel, un parterre di big impressionante, come il pluricampione olimpico su pista e secondo performer di sempre sulla distanza, l'etiope Kenenisa Bekele (sesto), e l'olandese argento a cinque cerchi Abdi Nageeye (quinto). Un punto di svolta, vero e meritato, nella carriera del primatista italiano che ha corso in 2h07:19 nella passata stagione a Siviglia, mentre quest'anno ha portato a 1h00:07 il record nazionale della mezza maratona.

Trionfa al femminile la favorita e campionessa olimpica a Sapporo, la keniana Peres Jepchirchir (2h22:39), con l'azione decisiva a poco meno di un chilometro dal traguardo con un fulmineo cambio di frequenze. Seconda l'altra keniana Viola Cheptoo Lagat, al debutto sui 42 km, in 2h22:44, terza l'etiope Ababel Yeshaneh in 2h22:52. Quarta la statunitense bronzo olimpico Molly Seidel in 2h24:42.

Nella categoria wheelchair maschile successo con larghissimo margine dello svizzero Marcel Hug in 1h31:24, al quarto successo dopo la doppietta dello statunitense Daniel Romanchuk, che mirava al tris consecutivo, oggi terzo in 1h38:22, preceduto anche dal britannico David Weir (1:38:01). Nella categoria wheelchair donne, vince l'australiana Madison de Rozario, oro paralimpico, che vince in 1h51:01 sulle favorite Tatyana McFadden (1:53:59) e Manuela Schar (1:54:02).

Barcellona: Meucci al personale con 2h10:03

Nella maratona catalana, oltre mezzo minuto di progresso dopo più di tre anni per l’azzurro, con lo standard per i prossimi Mondiali ed Europei

Si migliora Daniele Meucci alla maratona di Barcellona. L’azzurro riscrive il record personale correndo in 2h10:03 e toglie oltre mezzo minuto al suo primato di 2h10:45 stabilito nel marzo del 2018 alla gara giapponese di Otsu. Dopo più di tre anni torna a superare se stesso il portacolori dell’Esercito, campione europeo a Zurigo nel 2014, che si piazza dodicesimo all’arrivo. E continuano i progressi del 36enne ingegnere, a tre settimane dall’ottimo secondo posto alla RomaOstia in 1h00:11 con il secondo crono italiano di sempre in una mezza maratona. Ancora una prestazione convincente per l’atleta allenato da Luciano Di Pardo, al rientro sulla distanza dei 42,195 chilometri a poco più di un anno dal ritiro di Londra nell’ottobre 2020, che si lascia alle spalle i problemi fisici delle ultime stagioni. È un risultato ampiamente in linea con lo standard richiesto per i Mondiali della prossima estate a Eugene, fissato a 2h11:30, e per i successivi Europei di Monaco di Baviera (2h14:30), ottenuto su un tracciato suggestivo nel cuore della città, ma ricco di saliscendi, in una mattinata fresca e piuttosto ventosa.

Nella città catalana, dove nel 2010 si rivelò con la medaglia di bronzo sui 10.000 agli Europei, il pisano conduce una prova coraggiosa e all’inizio cerca di rimanere agganciato al gruppo di testa, che conta una ventina di atleti, per poi transitare in 1h03:39 a metà gara con circa mezzo minuto di ritardo e una proiezione finale vicina al record italiano. Meno rapida la seconda parte dell’azzurro, che recupera posizioni ma perde progressivamente terreno dai leader, con parziali di 1h30:46 dopo 30 km e di 1h46:23 al 35° chilometro. Davanti trionfa il keniano Samuel Kosgei con il personale di 2h06:03 ritoccando di un secondo il record della manifestazione, affiancato sul podio dai marocchini Othmane El Goumri (2h06:30) e Mohamed Ziani (2h06:33 PB). Anche al femminile cade il record del percorso ad opera dell’etiope Tadu Teshome in 2h23:53 davanti alle connazionali Meseret Gola (2h24:09) e Bekelech Gudeta (2h24:51).

Mondo: Amsterdam e Parigi, 42 km-record

Cadono i primati delle classiche 42 km europee. Corse velocissime anche in Spagna e Portogallo. Il weekend internazionale è ricchissimo di risultati.

E' mancato solo il record femminile della maratona di Parigi per il superlativo poker sull'asse Olanda-Francia. Entrambe le 42 km in programma ieri hanno offerto sensazionali risultati al maschile, e il picco-donne di Angela Tanui ad Amsterdam. Da questo partiamo, perché nel caso della Tanui, che ha dedicato il successo alla connazionale Agnes Tirop, scomparsa tragicamente pochi giorni fa, il successo è venuto dopo la forzata rinuncia a corrrere la maratona di Boston, causa problemi di visto. Scelta l'Olanda in extremis, la 29enne keniana ha centrato la miglior prestazione tecnica femminile dell'intera tornata di maratone, con un pazzesco 2:17:57, oltre due minuti sotto al personale di Ampugnano (2:20:08, primato sul suolo italiano) e terza vittoria consecutiva in maratona. Una corsa con un negative split determinante (1:10:07/1:07:50) per un risultato che la colloca al decimo posto nelle graduatorie di sempre, oltre ad essere il secondo crono mondiale 2021 e abbattere il primato della corsa detenuto dal 2019 dall'etiope Azmeraw (2:19:26). Strepitose le piazzate: la connazionale Maureen Chepkemoi (2:20:18) e le due etiopi Haven Hailu (2:20:19) e Gebiyanesh Ayele (2:21:22).

TUTTI SOTTO AL RECORD. Nella recente casistica della 42 km olandese, solo tre uomini avevano infranto la barriera delle due ore e cinque minuti. Ieri, ci sono riusciti in cinque, a partire dal vincitore etiope Tamirat Tola, che in 2:03:39 ha ottenuto il secondo crono mondiale 2021, anche per lui con un negative split di 1:02:11 e 1:01:28 (meno imponente di quello della Tanui) migliorando il record della corsa, ben sotto il 2:04:06 del keniano Lawrence Cherono (2018). Sotto le 2:05 anche il keniano Bernard Koech (2:04:09), l'altro etiope Leul Gebresilase (2:04:12), ancora Kenya con Jonathan Korir (2:04:32) e infine primato nazionale per l'eritreo Hiskel Tewelde (2:04:35). In totale dieci runner sotto le 2:07 per una 42 km sensazionale.

ANCHE A PARIGI CRONOMETRO SUPER. Come a Amsterdam, cinque atleti sotto le 2:05, tutti sotto il primato della corsa di Kenenisa Bekele (2:05:01). Impresa costruita nella parte finale dal keniano Elisha Rotich (2:04:21), emerso dal folto gruppo che a lungo ha corso con proiezioni ancora inferiori per poi rallentare negli ultimi dodici chilometri. Dietro Rotich, miglioramenti di massa fino al settimo, a partire dall'etiope Hailemaryam Kiros (2:04:41), la coppia keniana Hillary Kipsambu (2:04:44) e Barselius Kipyego (2:04:48), l'etiope Abayneh Degu (2:04:53) e ancora, sopra le 2:05, Morris Gachaga (Kenya, 2:05:09) e Tsegaye Getachew (Etiopia, 2:05:11). Tra le donne, mai in pericolo il primato della keniana Rionoripo (2:20:55), tris etiope con Tigist Memuye (2:26:11) davanti a Yenenesh Dinkesa (2:26:14) e Fantu Jimma (2:26:21).
Priscah Jeptoo, già vincitrice a Londra e New York e al rientro, si è piazzata decima in 2:32:09.

PORTOGALLO E SPAGNA. Corse velocissime anche a Lisbona e Barcellona. Nella 42 km lusitana successi etiopi con Andualem Shiferaw in 2:05:52 sul keniano Hosea Kiplimo Chirchir (2:07:39) e l'altro etiope Yihunligne Adane Amsalu (2:07:54) e della 22enne Asayech Ayelew (2:25:07) sulla connazionale Almaz Negede Fekade (2:27:14). Meno veloce in proporzione la mezza maratona: anche qui doppietta etiope con Gerba Beyate Dibaba (1:01:21) e Ethlemahu Sintayehu Dessi (1:10:48). A Barcellona mezza di lusso (aspettando l'imminente 42 km catalana), con successo uomini dell'esordiente etiope Haftu Teklu in 59:39 e tris di ragazze sotto l'ora e otto minuti: keniane le prime due, Sandra Tuei (1:07:12) e Brillian Kipkoech (1:7:31), etiope la terza, Asnakech Awoke (1:7:47).

SUD AFRICA. Cade anche il record femminile della maratona di Città del Capo, con quattro atlete sotto al limite precedente (2:26:44). Firme delle keniane Lydia Simiyu (2:25:41) e Lucy Karimi (2:25:53), dell'etiope Aynalem Teferi (2:26:09) e della sudafricana Gerda Steyn (2:26:22), quasi un minuto sopra al record nazionale stabilito in aprile a Ampugnano (2:25:28). Tra gli uomini, secondo successo del popolare Stephen Mokoka, primo in 2:10:01. A Perth, vittoria e record personale di Jessica Stenson (nata Trengove) in 2:25:13. Per la abituale diffusione dei tanti risultati di atleti africani, si ringrazia Carole Fuchs.

ALTRE DISTANZE: McCOLGAN SUPER. Ulteriore coronamento a un gran 2021 per la britannica Eilish McColgan, nona sui 10000 metri a Tokyo e, in Europa, oscurata solo dalla superstar Hassan. Nelle liste europee 2021, la McColgan chiude la parte in pista quinta sui 1500 metri, seconda su 3000 e 5000, terza sui 10000, e con il miglior crono dell'anno sui 10 km (30:52). Ieri a Portsmouth la ciliegina del primato nazionale delle dieci miglia in 50:43, che migliora di due secondi il vecchio limite, nonché European Best, di Lonah Salpeter. Altre mezze maratone: ottimi risultati maschili a Poznan con gli etiopi Mohamed Esa Huseyidin (59:32) e Gizealew Abeje Ayana (59:39), il keniano Edmond Kipngetich (59:41) e il sudafricano Lesiba Mashele (1:00:00). Ad Amburgo successo di Miriam Dattke in 1:09:59. Dieci km: a Laredo (Spagna) 27:24 del keniano Weldon Langat, 30:34 per la connazionale Naomi Chepngeno.

PISTA, SUDAMERICANI UNDER 23. Nei campionati disputati a Guayaquil (Ecuador), miglior riscontro tecnico con il record colombiano del lungo maschile firmato da Arnovis Dalmero (8,04). Nello sprint, 10.25 del primatista brasiliano U23 Cardoso (10.01 quest'anno) e 20.52 del 20enne velocista di casa Anderson Marquinez. Nella marcia su pista, titolo alla 21enne colombiana Glenda Morejon, oro mondiale U18 nel 2017, in 1:32:01.67.

Incredibile: Gidey batte il record sui 10.000 di Hassan dopo due giorni

L'exploit è avvenuto ancora sulla stessa pista di Hengelo che, nell'occasione, ospitava i trials olimpici dell'Etiopia

Cose folli nel mezzofondo mondiale. A sole 48 ore dal primato mondiale sui 10.000 realizzato domenica scorsa ad Hengelo da Sifan Hassan con 29.06.81 lo stesso record è stato spazzato via ieri sera dall’etiope Letesenbet Gidey con un incredibile 29.01.03. Oramai siamo davvero a poco più di un secondo dal crollo del muro dei 29 minuti netti. L’exploit è avvenuto ancora sulla stessa pista di Hengelo che, nell’occasione, ospitava i trials olimpici dell’Etiopia. Medaglia d’argento sui 10.000 ai mondiali di Doha nel 2019 la Gidey l’anno scorso aveva già realizzato a Valencia il nuovo primato mondiale dei 5000 metri con 14.06.62. È la prima volta dopo la norvegese Ingrid Kristiansen, fra il 1986 ed il 1993, che un’altra donna detiene entrambi i primati del mezzofondo prolungato. Nella sua cavalcata record la Gidey è stata aiutata nella prima parte di gara dalla connazionale Ababel Yeshaneh poi ha fatto tutto da sola seguendo la scia della wave light.

ETIOPI SCATENATI —
Oltre al super primato della Gidey anche su tutte le altre distanze del mezzofondo i suoi connazionali hanno fatto cose da urlo. A suon di primati mondiali stagionali. Difficile anche scegliere chi nominare per primo. Forse i 5000 donne vinti da Gudaf Tsegay in 14.13.32, davanti a Ejegayehu Taya 14.14.09 e Sembere Teferi 14.15.24. Rispettivamente la 5°, 6° e 7° prestazione di tutti i tempi. Sempre in campo femminile da circolino rosso Werkwuha Getachew 1.56.67 sugli 800 nuovo primato nazionale. Ancora Freweynu Hailu 3.57.33 sui 1500. Non sono stati certo da meno gli uomini. Nei 1500 metri si è imposto Teddese Lemi con 3.31.90. Nei 3000 siepi lo junior Bikila Tadese Bekele con 8.09.37 ha stabilito la miglior prestazione mondiale stagionale. Fuochi d’artificio anche sui 5000 metri con vittoria di Getnet Wale in 12.53.28 davanti a Nibret Melak 12.54.22. Gran bel duello sui 10.000 metri fra i due fuoriclasse Selemon Barega primo di un soffio in 26.49.51 davanti al grande rivale Yomif Keyelcha 26.49.73. Nella lunga storia dell’atletica leggera senza dubbio una serie di gare di mezzofondo mai vista in nessun altra occasione.

Bruni decolla a Rieti: 4,70 record italiano!

L’astista vola ancora: dieci centimetri di progresso, con due primati nella stessa gara (anche 4,62) e lo standard per le Olimpiadi di Tokyo. “È un sogno. E adesso 4,80 non è più un mondo parallelo”

Sempre più in alto Roberta Bruni. Splendida gara dell’azzurra che a Rieti migliora due volte il record italiano di salto con l’asta e vola alla quota di 4,70 dopo essere già salita a 4,62 pochi minuti prima. È lo standard per le Olimpiadi di Tokyo, con un progresso di dieci centimetri sul limite nazionale che aveva pareggiato otto giorni fa, il 15 maggio a Firenze, eguagliando il 4,60 di Anna Giordano Bruno stabilito nel 2009. La 27enne dei Carabinieri, allenata da Riccardo Balloni, centra entrambe le misure da record al secondo tentativo e poi prova anche per tre volte, senza successo, la quota di 4,80. Nel prossimo weekend gareggerà in maglia azzurra agli Europei a squadre di Chorzow, in Polonia.

Adesso è tutto suo il primato. Si esalta sulla pedana di casa, per arrivare dove nessuna era mai riuscita in Italia, entrando una nuova dimensione: seconda europea dell’anno all’aperto dopo la greca Katerina Stefanidi, campionessa olimpica della specialità, e quinta al mondo a pari merito con altre atlete. Il suo talento si era rivelato presto, dalla medaglia di bronzo ai Mondiali under 20 nel 2012 all’impresa del record italiano assoluto indoor a 4,60 nel 2013, quando non aveva ancora compiuto 19 anni. Poi un periodo difficile, ma è tornata alla ribalta due stagioni fa, con la vittoria alle Universiadi di Napoli e il personale all’aperto di 4,52 che le aveva dato il pass per i Mondiali di Doha, fino agli ultimi exploit.

“È un momento incredibile, è un sogno, volevamo questo risultato e il pass olimpico - le parole di Roberta Bruni - Cercavamo il 4,70 per non restare appesi fino all’ultimo minuto con il ranking. Sapevo di stare bene, il 4,62 era già stata la conferma della mia condizione in ascesa. Dopo la scarica di energia grandissima ho provato anche 4,80: non so ancora quant’è il mio massimo ma so per certo che voglio saltare sempre di più. Fino a poco tempo fa pensavo che 4,80 fosse un mondo parallelo, adesso mi rendo conto di poterci entrare in quel mondo e non vedo l’ora di farne parte”.

La prima telefonata a sua mamma: “È scoppiata a piangere quando l’ho chiamata subito dopo la fine della gara - prosegue - Ci voleva un momento di positività, in un periodo in cui mio nonno ha avuto un’operazione: è per tutti loro, è per me, e spero di fare ancora meglio. Le Olimpiadi? Me le immagino divertenti. E la prossima settimana sarà la mia prima volta agli Europei a squadre, spero di vestire la maglia azzurra al massimo: mi riaffaccio in un panorama internazionale dopo tanto tempo e voglio dire la mia anche lì”. Secondo posto in gara con 4,30 di Sonia Malavisi (Fiamme Gialle), poi 4,10 per Maria Roberta Gherca (Nissolino Sport) e per la ventenne Francesca Zafrani (Atl. Arcs Cus Perugia) che incrementa il personale di dieci centimetri.

HOOPER NEI 200 - Nuovo sprint di Gloria Hooper (Carabinieri). All’indomani del record personale nei 100 metri (11.24 e quarta italiana di sempre) stavolta la 29enne veronese si mette alla prova sui 200 correndo in 23.28 (-0.6) all’esordio stagionale sulla distanza che la vedrà impegnata in azzurro negli Europei a squadre del prossimo weekend. Un successo in rimonta nei confronti di Anna Bongiorni (Carabinieri, 23.48) che precede Alessia Pavese (Aeronautica, 23.82) e Maria Benedicta Chigbolu (Esercito, 24.09). Al maschile il quattrocentista Brayan Lopez (Fiamme Azzurre) scende a 21.39 (+0.7).

CRESCE MARCHIANDO - Conferma il suo bel momento Eleonora Marchiando (Atl. Sandro Calvesi), azzurra nella 4x400 del record italiano agli Europei indoor, che alla prima gara dell’anno sui 400 ostacoli abbatte il proprio limite con 56.21 migliorandosi di oltre un secondo rispetto al 57.44 della passata stagione. Nel disco 54,31 di Stefania Strumillo (Fiamme Azzurre) davanti al 52,70 di Valentina Aniballi (Esercito).

Dai record di Faniel e Crippa alla doppia gara di Gressier: l’anno si è chiuso col botto!

Dall'Italia alla Spagna con risultati da primato: ecco come sono andate le ultime gare del 2020. Che show!

Fine d’anno con doppio record italiano nei 5000 e 10.000 su strada per i nostri due numeri uno azzurri del fondo e mezzofondo prolungato Yemaneberhan Crippa ed Eyob Faniel Ghebrehiwet.

SAN SILVESTRE VALLECANA – Quest’ultimo, che nel corso del 2020 è diventato il nuovo primatista italiano della maratona con 2.07.19, ha gareggiato sui 10 km sulle strade di Madrid nella classica “San Silvestre Vallecana” conquistando un prestigioso secondo posto davanti a tanti atleti di nome e dietro soltanto al keniota Daniel Simiu Ebenyo vincitore in 27.41. Il suo crono finale di 28.08 eguaglia al secondo il primato italiano stabilito da Daniele Meucci il 12 gennaio 2020 a Valencia. Un bel test di velocità per chiudere bene l’anno prima di iniziare la preparazione specifica per la maratona dei giochi olimpici di Tokyo. Che però per ragioni climatiche dovrebbe svolgersi a Sapporo nel nord del Giappone.

BO CLASSIC – Crippa invece, causa il rispetto delle norme anti coronavirus, ha gareggiato in una inedita edizione della Bo Classic su di un circuito di 975 metri ricavato dentro una pista di Go Kart a Vadena, appena fuori Bolzano. Obiettivo, oltre a quello praticamente scontato di migliorare il primato italiano di 13.48 di Michele Gamba, l’attacco al primato europeo di 13.18 del francese Jimmy Gressier. Il mezzofondista azzurro, reduce da un mese di duri allenamenti a Tenerife, ci è andato vicino chiudendo la sua fatica in un ottimo 13.20. Una gara partita veloce con un primo km in 2.36 e che poi ha perso un po’ di slancio nei successivi 3 km. All’ultimo giro Crippa ha provato a ravvivare il ritmo andando davanti ad accelerare le cadenze pagando però dazio negli ultimi 300 metri quando ha dovuto lasciar via libera al 19 enne ugandese Oscar Chelimo primo in 13.17 davanti al sorprendente belga Robin Hendrix che con 13.19 ha sfiorato il primato europeo di Gressier ed all’esperto mezzofondista marocchino Abdelaati Iguider che con 13.20 lo ha preceduto di pochi decimi di secondo sul traguardo. Crippa, quarto all’arrivo, si è pero consolato con il nuovo record italiano e la conferma di essere già in ottima forma sulla strada verso i giochi olimpici di Tokyo.

DOPPIO GRESSIER – In Spagna si è gareggiato anche a Barcellona con la “Cursa dels Nassos”. Il protagonista principale è stato il francese Jimmy Gressier primatista europeo dei 5 km su strada. Il 23 enne mezzofondista transalpino prima ha vinto la gara dei 5000 metri in 13.39. Poi, pochi minuti dopo, ha preso il via anche nella successiva prova dei 10.000 metri finendo al terzo posto in 28.13 nella gara vinta dal connazionale Morad Amdouni in 27.43. Pochi secondi peggio del crono di Eyob Faniel a Madrid. Personaggio estroverso a cui piace dare spettacolo, ma anche grande agonista, Gressier nella sua carriera ha vinto tre volte consecutivamente il titolo europeo under 23 di corsa campestre.

Mondo 2020: record nonostante tutto

Le imprese di Duplantis, i primati di Cheptegei, la strada che prende il volo. Il talento, la giovinezza e lo specchio della normalità in un anno che di normale ha avuto poco

Il primo dietrofront viene reso noto ai media il 25 gennaio. La prima manifestazione che fa le spese del coronavirus outbreak sono i campionati asiatici indoor di Hangzhou (Cina, 600 km da Wuhan) previsti per metà febbraio. La valanga è alle porte e sta per travolgere tutto. Saltano i Mondiali indoor di Nanchino, poi le maratone di Tokyo e Nagoya, i campionati NCAA indoor, poi quella corsa così attesa, quell'altro evento di minor risonanza, poi tutto. La spianata della discesa libera del virus maledetto fa piazza pulita dell'atletica, dello sport, dei Giochi Olimpici che restano sospesi nel limbo, in attesa della clemenza di una natura che, al momento, chiude l'umanità e la normalità dietro una porta. Eppure, il segnale della normale bellezza è arrivato, si è srotolato lungo un anno difficilissimo, seppur con dinamiche nuove, più individuali che di massa. Meno concorrenti, meno spettatori a incorniciare le strade di maratona lungo le città. Il segnale è arrivato, ironia della forza e non della sorte, subito dopo i primi allarmi e notizie allarmistiche, poi nel pieno delle totali cancellazioni. Arriva l'8 di febbraio, in Polonia, per il primo dei record del mondo che hanno colorato a tinte forti un annus horribilis tutto bianco, come la distesa di neve effetto della valanga.

UNA SETTIMANA DA DIO - Sale dove nessuno mai. Armand Duplantis aggiunge un centimetro alla conquista di quello spazio figlio di Renaud Lavillenie, sulla pedana di Torun, in Polonia, dove il World Indoor Tour scrive una pagina storica. Mondo di qua, Mondo di là, ma a 20 anni non ci si ferma a guardarsi allo specchio. Sette giorni dopo, nell'arena di Glasgow, il 6,18 del ragazzo svedese nato in Louisiana fa già dimenticare il 6,17 polacco. Che importa se c'è il tetto, il record è assoluto come da regolamento. E poi a Armand, il tetto inizia ad andare stretto. Il suo 2020 sciorina meraviglie. Chiude le gare in sala con cinque gare tutte oltre i sei metri. Il 6,07 di Liévin, subito dopo l'abbuffata record, appare a palati grossolani come una delusione (sic!). All'aperto riparte da Oslo con le sagome a sostituire il pubblico, poi Montecarlo, Stoccolma, la meravigliosa sfida di Losanna con Capitan Kendricks, l'apoteosi del Golden Gala, per i 6,15 mai superati da un umano a cielo aperto. Imbattuto. Imbattibile.

LUNGA È LA STRADA - Il primo a scrivere un primato del mondo è un altro ragazzo del '99, Rhonex Kipruto, che il 12 gennaio sulle strade di Valencia corre i dieci chilometri in 26:24, togliendo il limite all'ugandese Cheptegei. Una specie di ampio compasso che parte dalla finale mondiale dei 10.000 metri a Doha, dove l'ugandese si era laureato campione del mondo e Kipruto, alla prima grande rassegna in pista, era salito sul podio con il bronzo. I loro destini, e la location valenciana, sono legati a doppio filo.

STRISCIA RECORD MOZZAFIATO - Il tris d'oro è firmato proprio da Cheptegei. Inizia dalle strade monegasche il 16 febbraio, con l'aggiornamento della fresca casistica del primato del mondo dei 5 km su strada. L'ugandese è il primo a scendere sotto i tredici minuti in 12:51. Toglie il primato a chi? A Kipruto, che nel record di Valencia era transitato al quinto chilometro in 13:18, ancorché un primato decisamente in via di evoluzione. Il Principato di Monaco pulsa per i garretti di Cheptegei alla vigilia di Ferragosto, è il primo ugandese a cifrare un record del mondo sui 5000 metri in 12:35.36, due secondi sotto al limite di Bekele ormai vecchio di oltre tre lustri. E' finita? No, torna in auge ancora Valencia, la nuova Mecca del cronometro. Il 7 ottobre, Cheptegei va in orbita sui 10.000, accoppiando il primato al titolo iridato di un anno prima. E' ancora Bekele il re detronizzato dall'ugandese, stavolta di sei secondi e mezzo, fino a un impensabile 26:11.00. Lussuoso affresco valenciano è la scorribanda sui 5000 donne di Letesenbet Gidey, etiope di flessuosa eleganza, che in 14:06.62 si prende il record di Tirunesh Dibaba. Tutto in meno di un'ora.

L'ORA DEI PRIMATI - Laddove manca il sale, viene buono il pepe. Lo aggiungono a Bruxelles il 4 settembre i nuovi primatisti mondiali Mo Farah e Sifan Hassan, che in un'ora altamente tecnologica percorrono rispettivamente 21,330 km e 18,930 km. A esser pignoli, ci scappa anche il limite ai 20.000 metri del belga Abdi (56:20.02), per pochi attimi capofila davanti all'ombra-killer del britannico pigliatutto. La Diamond League, mortificata dalle limitazioni, assicura comunque tre primati del mondo e il capolavoro romano di Duplantis.

RIVOLUZIONE MEZZA MARATONA - I limiti cadono quattro volte. Nell'esotica Ras al-Khaimah apre le danze l'etiope Ababel Yeshaneh, che in 1h04:31 toglie 20 secondi al record della keniana Jepkosgei, e strada facendo copre i primi venti chilometri in un crono mai visto (1h01:11). Secondo e terzo capitolo sono di stampo keniano, con la due volte iridata sulla distanza Peres Jepchirchir, che abbatte il limite della mezza per sole donne e non mista, prima a Praga in 1h05:34 poi nel Mondiale di Gdynia in 1h05:16. L'apocalisse cronometrica è una volta di più a Valencia, solo tre settimane fa. Il 6 dicembre le strade della capitale 2020 dei primati vedono l'impossibile, ben quattro atleti sotto il precedente record del mondo (58:01 del keniano Kamworor), con un altro keniano, Kibiwott Kandie, a disegnare un presente inimmaginabile in 57:32. Il delfino di Cheptegei, Jacob Kiplimo, gli finisce a cinque secondi a soli vent'anni, ma si prende il miglior crono di sempre al passaggio del 20esimo chilometro (54:42). Rhonex Kipruto, un habitué di questa review, è terzo in 57:49. Fuori podio, ma con prestazione sotto il record mondiale, il keniano Mutiso, 57:59, crono stordente, mani vuote.

APPENDICE - Come tralasciare altri grandi momenti dell'anno più sui generis? Il giusto riconoscimento va al pazzesco Karsten Warholm, che prima del piatto forte del record europeo dei 400hs a Stoccolma (46.87 urtando l'ultimo ostacolo) aveva firmato un 300hs in solitaria negli Impossible Games di Oslo, primo dei terrestri a chiudere sotto i 34 secondi (33.78). Da record mondiale indoor il triplo della venezuelana Yulimar Rojas, 15,43 in sala a Madrid. Ancora, il 10.000 metri di marcia più veloce di sempre (37:25.21) del nipponico Takahashi, e nella stagione delle distanze spurie, i 150 metri piani dell'olimpionica dei 100hs Brianna McNeal (16.41). Da Warholm a un altro figlio dei fiordi. Il tributo va a Jakob Ingebrigtsen, che all'european best di Oslo sui 2000 metri (4:50.01) nella sfida a distanza con i keniani, accoppia una delle perle della stagione, il record europeo sui 1500 metri in 3:28.68 nella magica serata di Montecarlo, cedendo solo al campione mondiale Timothy Cheruiyot (3:28.45).

Valencia, che botti: Kandie fa il record del mondo nella mezza. E che super maratona

Il keniano, sui 21 km, vola in 57’32”, con altri tre atleti sotto il precedente primato. Maratona a due connazionali: Chebet (2h03’00”) e Jepchirchir (2h17’16”). La Straneo cede dopo il 25° km: 2h37’04”

Valencia è sempre più la terra promessa del running. Il 24enne keniano Kibiwott Kandie, con 57’32”, nella super bolla della città spagnola, polverizza il record del mondo della mezza maratona che, con 58’01”, dal 2019 apparteneva al connazionale Geoffrey Kamworor. Altri tre atleti volano sotto quel limite, realizzato a Copenaghen: l’ugandese Jacob Kiplimo, campione del mondo in carica della specialità (57’37”) e gli altri keniani Rhonex Kipruto (57’49”), debuttante sulla distanza ed Alexander Mutiso (57’59”). Merito delle nuove scarpe con solette in fibra di carbonio, certo. Ma anche di una generazione di talenti con pochi eguali.

CHE TEMPI—
La gara si risolve in una sfida a due tra Kandie, portacolori della scuderia del trentino Gianni Demadonna, che attacca poco dopo il 18° km e Kiplimo, atleta rappresentato dal bresciano Federico Rosa. Il keniano affonda il colpo una seconda volta dopo il 19° km e il 20enne ugandese non replica. Parziali da brividi: 13’37” al 5° km, 27’25” al 10° (13’48”), 41’10” al 15° (13’45”) e 54’42” al 20° (13’32”), con i secondi 10 km (un fantastico 27’17”) più rapidi dei primi. Per Kandie, 70.000 euro di bonus per il primato e sui 21,097 km vice iridato in carica, è la consacrazione: per lui, nel 2020, è la quarta mezza sotto i 59’, con tanto di successi a Ras Al Khaimah in febbraio e a Praga in ottobre. Migliori europei lo svizzero Julien Wenders, ora allenato dal torinese Renato Canova (8° in 59’55”) e lo spagnolo Carlos Mayo (9° in 1h00’06”). Non da meno la prova femminile: è appannaggio della grande Genzebe Dibaba in 1h05’18”, dodicesimo crono all-time e il migliore di sempre per un’esordiente. L’etiope primatista del mondo dei 1500, su strada non aveva nemmeno mai corso una 10 km... Alle sue spalle la keniana Sheila Chepkirui (1h05’39”) e l’altra etiope Sembere Teferi (1h05’51”). Quinta la statunitense Emily Sisson (1h07’26”), a 1” dal primato americano di Molly Huddle.

LA MARATONA— A Valencia – budget da 5,3 milioni di euro, un’organizzazione perfetta pur in condizioni difficili come quelle attuali e un meteo favorevole con temperatura di 10 gradi – fanno le cose in grande. E così anche la contemporanea maratona, la prima valida per l’ottenimento dei minimi olimpici dopo la riapertura della relativa finestra temporale, regala spettacolo e grandi prestazioni. Fioccano crono strabilianti. In campo maschile e femminile, con primati della gara abbattuti. In un cast eccelso, il vincitore è relativamente a sorpresa: ad affermarsi, con 2h03’00” (1h01’41” alla mezza), sesto uomo all-time e primo del 2020, è infatti il 32enne keniano Evans Chebet, rivelatosi negli ultimi mesi con i successi di Buenos Aires (con il personale di 2h05’00”) del settembre 2019 e di Lake Biwa (2h07’29”) del marzo scorso. Il braccio di ferro nei due km finali con il connazionale Lawrence Cherono, ultimo vincitore a Boston e a Chicago (nel 2019), è entusiasmante. E si risolve per una questione di 4”. Dietro di loro l’etiope Legese (2h03’16”) e un altro keniano, Amos Kipruto (2h03’33”). Cade il record spagnolo di Julio Rey (2h06’52”; Amburgo 2008): Ayad Lamdassem, a 39 anni, fa 2h06’34”. Arriva anche il primato tedesco (2h07’18” di Amanal Petros). In 41 fanno meglio del 2h11’30” del minimo olimpico, con 18 atleti europei. Persino più prestigiosa la prova femminile. Va alla 27enne keniana Peres Jepchirchir che, con 2h17’16” (1h09’04” nella prima metà) diventa la quinta donna di sempre, la più veloce nel 2020. Il suo, non a caso tra le finaliste per il riconoscimento di miglior atleta dell’anno, sarà da ricordare: nella mezza ha vinto il titolo iridato e migliorato due volte la miglior prestazione mondiale. E adesso, in una sola volta, il progresso sui 42 km è di 6’44”. Seconda piazza per la 26enne connazionale Joiciline Jepkosgei, ultima vincitrice a New York e argento mondiale sulla mezza nel 2018: 2h18’40”. Sul podio anche la 40enne namibiana Helalia Johannes (2h19’52”). È il trionfo del manager Demadonna: anche Chebet, la Jepchirchir e la Jepkosgei sono rappresentate dalla sua agenzia.
POCA ITALIA— Poca gloria per i due italiani al via: Daniele D’Onofrio, al debutto, chiude 59° in 2h15’36” (1h06’47” alla mezza), Valeria Straneo, che a 44 anni inseguiva le 2h29’30” dello standard di partecipazione ai Giochi di Tokyo, va in crisi dopo il 25° km (1h14’17” a metà gara) e ha comunque la forza di terminare (in 2h37’04”).

Yehualaw 1h04:46 nella mezza di Delhi

L'etiope a 15 secondi dal record del mondo batte l'iridata di maratona Chepngetich e la primatista Yeshaneh. Walelegn 58:53 nella velocissima mezza maschile, la quarta della storia con tre atleti sotto i 59 minuti.

Nella mezza maratona di Nuova Delhi sono caduti entrambi i primati della corsa. La prestazione più importante è stata registrata nella gara donne, vinta dall'etiope Yalemzerf Yehualaw, che in 1h04:46 ha firmato la seconda performance di sempre sulla distanza e nuovo world best under 23, già suo con l'1h05:19 ottenuto nel Mondiale di Gdynia a metà ottobre, quando salì sul podio conquistando la medaglia di bronzo. L'1h04:46 di Delhi fa della Yehualaw la sesta atleta a correre sotto l'1h05 in condizioni regolari, a soli 15 secondi dal primato del mondo della connazionale Ababel Yeshaneh (1h04:31), ottenuto in febbraio a Ra's Al-Khaymah, stavolta battuta e terza in 1h05:21. Tra le due etiopi, l'iridata di maratona a Doha 2019, la keniana Ruth Chepngetich, in 1h05:06, ora ottava prestazione di sempre. Strabattuto il primato della corsa della vincitrice uscente Tsehay Gemechu (1h06:00), che ha chiuso quinta in 1h07:16. Ritirata all'ottavo chilometro Brigid Kosgei, primatista mondiale di maratona.

Passaggi ovviamente velocissimi, con transito in 15:27 al quinto chilometro e con un poker di atlete cronometrate in 30:49 al decimo chilometro (Yehualaw, Yeshaneh, Chepngetich e l'altra keniana Cheptai, alla fine quarta in 1h06:43). Staccata la Cheptai dopo metà gara, le battistrada hanno chiuso la terza frazione, al quindicesimo chilometro, in 46:15 (tra le migliori venti prestazioni di sempre), poi la sola Yehualaw è stata capace di seguire il ritmo dettato dal pacemaker keniano Alex Kibarus fino a due chilometri dal traguardo. Non sono ancora noti i passaggi al ventesimo chilometro, dove con ogni probalità la Yehualaw ha stabilito un'altra miglior prestazione mondiale under 23.

WALELEGN PER UN SECONDO - Nella gara maschile, resta sul podio il vincitore uscente Andamlak Belihu, secondo in 58:54, sconfitto di un niente dall'altro etiope Amedework Walelegn (58:53), con terzo l'ugandese Stephen Kissa (58:56, a sette secondi dal record nazionale di Jacob Kiplimo ottenuto per conquistare il titolo mondiale a Gdynia), per la quarta mezza maratona della storia con tre atleti capaci di esprimersi sotto i 59 minuti, dopo i precedenti di Ra's Al Khaymah 2013, Copenhagen 2017 e Valencia 2018.

EDRIS ESORDIO SUPER - Se il crono di Walelegn non scombussola le graduatorie di sempre (diciannovesimo all-time e terzo del 2020), ma frantuma il primato della corsa di Ayola (59:06), è il quarto classificato, l'esordiente Muktar Edris, due volte campione del mondo sui 5000 metri, a stupire in un formidabile 59:04, secondo miglior debutto di sempre sulla distanza. Passaggi da 13:57, 27:50 e 42:00. Sotto l'ora anche il keniano Leonard Barsoton (59:10), l'etiope 21enne Tesfahun Akalnew (59:22), l'ugandese anch'egli 21enne Victor Kiplangat (59:26) e l'altro keniano Shadrack Kimining (59:51).

MARATONA A NANCHINO - Titoli nazionali assegnati oggi in Cina. Prestazioni interessanti relativamente al contesto locale, con successo maschile in 2h08:50 per Peng Jianhua, seguito da Yang Shaohui (2h08:56), Duo Bujie (2h09:03) e Chen Tianyu (2h09:55). Tra le donne vince Li Dan in 2h26:59. Sotto le 2h30 anche Jin Mingming (2h27:08), Bai Li (2h29:10) e Pan Yinli (2h29:19).

STRADA E CROSS - Martedì scorso la 36enne statunitense Keira D'Amato ha stabilito a Washington il nuovo record nazionale sulle dieci miglia in 51:23, quasi un minuto sotto al limite stabilito dalla ex-keniana (poi cittadina USA) Janet Bawcom (52:14), vecchio di sei anni. Il polacco Marcin Lewandowski ha vinto sabato i campionati nazionali di cross a Kwidzyn, aggiudicandosi il titolo sul percorso dei quattro chilometri davanti a una coppia di under 23, Kozlowski e Mutwil. Lewandowski tornava a gareggiare ai nazionali di cross dopo quattro anni. Per il polacco, il primo test sul percorso di avvicinamento agli Europei indoor di Torun, dove cercherà di vincere il terzo oro consecutivo sui 1500 metri dopo i successi di Belgrado 2017 e Glasgow 2019.

VAN ROOYEN 87,62 - Gran lancio del giavellottista sudafricano Rocco Van Rooyen, che torna alla ribalta dopo alcune stagioni travagliate per problemi fisici. Ieri a Paarl un lancio da 87,62, abbondante record personale e terza prestazione mondiale stagionale. Nella sua miglior stagione, il 2015, partecipò anche al Golden Gala Pietro Mennea.

ANCORA IN PISTA - Venerdì si torna a gareggiare in Giappone, con i campionati nazionali di 5000, 10.000 metri e 3000 siepi, a Osaka. Presenti tutti i campioni uscenti. Domenica 6 dicembre in calendario il GP Brasil Caixa, ultima tappa del 2020 World Athletics Continental Tour Silver level, con la star del getto del peso Darlan Romani in pedana. Iscritti una decina di primatisti del Sud America, per una riunione davvero interessante, posposta in dicembre per lo stravolgimento del calendario.

La Grøvdal reginetta di Norvegia

La mezzofondista insidia la miglior prestazione europea di Paula Radcliffe sui 10 km. Jakob Ingebrigtsen chiude al passo. Warholm e un possibile futuro da ottocentista.

Esattamente un anno fa, il 19 di ottobre del 2019, Jakob Ingebrigtsen dominava in 27.54 la Hytteplanmila di Hole, corsa su strada di 10 km nell'area occidentale del paese, imponendosi largamente su fior di avversari, come l'eritreo Tsegay e il fratello Filip. Due giorni fa, allo scoccare della nuova edizione, il due volte campione europeo a Berlino 2018 su 1500 e 5000 metri non si è ripetuto, chiudendo in modalità jogging dopo aver perso contatto a tre quarti di gara. Una battuta a vuoto per il formidabile norvegese, abituato a sciorinare nel 2020 soltanto vittorie o, al massimo, secondi posti. Non è andata benissimo nemmeno a Filip, il secondogenito, sesto a debita distanza dal vincitore Zerei Kbrom Mezngi, un eritreo di 34 anni che solo da una manciata di mesi ha acquisito la nazionalità norvegese e laureatosi con il titolo nazionale dei 10000 metri un mese fa a Bergen in 28:04.29.

GRØVDAL SUPER - Ben altra prova ha riservato Karoline Bjerkeli Grøvdal, trentenne d'argento all'Eurocross 2019 e sei volte al bronzo: quattro nel cross corto, sui 10000 metri all'europeo 2016 e sui 3000 siepi in quello 2018. L'atleta di Ålesund ha vinto la corsa donne in un notevolissimo 30:32, record nazionale, primato europeo stagionale (sesto crono mondiale 2020) e soprattutto seconda prestazione di sempre in Europa, a soli undici secondi dal limite di Paula Radcliffe (30:21) risalente a diciassette stagioni fa. Quindici giorni fa, la Grøvdal aveva portato a 15:04 la miglior prestazione mondiale stagionale sui 5 km stradali a Spikkestad. Una settimana fa ha vinto il titolo nazionale di cross a Skien con distacco di ben oltre un minuto, laddove Filip Ingebrigtsen aveva vinto quello uomini con facilità.

WARHOLM GUARDA LONTANO - Chiusa la personale straordinaria stagione 2020, culminata con il record europeo sui 400hs in 46.87 a soli nove centesimi dal primato del mondo di Kevin Young, il due volte campione iridato Karsten Warholm ha salutato con l'ultima uscita sui 400 piani in 45.56 a Oslo, quindici giorni fa.Karoline Bjerkeli Grøvdal
Ai microfoni dei media norvegesi, ha ipotizzato di voler proseguire la carriera nelle prossime stagioni sui 400hs ma gareggiare più spesso sulla distanza piana, per migrare nella seconda parte della sua storia atletica sugli 800, dove i precedenti di grandi quartermiler capaci di fare cose eccelse sul doppio giro, non mancano.

PRIMATI NEI BALCANI - Qualche nota dalla Bulgaria, dove nella difficoltà planetaria del momento si è comunque riusciti a mettere in piedi la Sofia Wizz Air Marathon la scorsa settimana. La perseveranza ha premiato con un doppio primato della corsa: interessante al femminile, 2h27:57 dell'ucraina Khapilina con standard olimpico e vittoria su keniane di buon livello, di discreta fattura il 2h13:03 del marocchino 40enne Sbai. In Macedonia (Skopje), una maratona che risale a due settimane fa ma che ha dato l'ennesimo primato nazionale (2h35:54) alla ben nota Luiza Gega, la migliore atleta d'Albania (argento europeo 2016 sui 3000 siepi), che con il limite sui 42 km vanta ora tutti i primati nazionali dal mezzofondo veloce al prolungato fino alla maratona, oltre che nella mezza maratona.

50 KM UCRAINI - Nella consueta sede di Ivano-Frankivsk, disputati ieri i campionati ucraini di marcia, con eccellente prestazione di Ihor Hlavan, bronzo mondiale a Mosca 2013, che in 3h47:31 ha centrato la miglior prestazione mondiale stagionale escludendo quelle ottenute in Russia (Cheparev e Sharipov hanno marciato quattro minuti più veloce sulla distanza). Sotto le 3h50 anche Budza in 3h49:47. Altri titoli a Losev (1h21:44) e alla Olyanovska, anche lei al bronzo mondiale ma nel 2015, in 1h29:18.









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